Tra le tante orrende sevizie che i nazisti riservavano ai prigionieri dei lager, c'era quella meno cruenta, ma lo stesso di forte impatto emotivo, di rasare i capelli.
In prima ipotesi verrebbe da pensare che fosse per evitare le pediculosi, ma la verità è che avevano anche trovato il modo di trarne profitto.
I capelli venivano trasformati, previo avvolgimento in bobine, soprattutto in feltro industriale, mentre con quelli delle donne e bambine, solitamente più lunghi e folti, riuscivano anche a fabbricare calde pantofole o li adoperavano per adornare le teste di costose bambole.
Inquietante anche solo il pensiero!
QUANDO HANNO RAPATO A ZERO
"Quando hanno rapato a zero le donne del convoglio
quattro detenuti hanno spazzato via i capelli
di quelle che stavano per essere gassate
e li hanno ammonticchiati.
Bene in vista, il mucchio di capelli dei giustiziati.
Vi palpita qualche spilla,
qualche pettine d’osso.
La luce non li illumina più,
il vento più non li spettina, nessuna mano li accarezza più,
né la pioggia,
né le labbra.
Nelle casse di capelli
delle donne asfissiate c’è una treccia legata da un nastro,
a scuola i più monelli
la tiravano sempre".
Leopold Levin
( nato il 9 novembre 1898 a Oslo- morto ad Auschwitz nelle camere a gas il 4 gennaio 1943)
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