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3 luglio 2022

DOMENICA MATTINA - Laura Marchetti


Una volta, prima dell'avvento del Cristianesimo, la domenica era chiamata “dies solis”, cioè il "giorno del Sole", ed era dedicato alla divinità del Sol Invictus.
Il Dies solis giorno restò fino allo storico editto di Tessalonica di Teodosio I emesso il 27 febbraio 380, in stabilì che l'unica religione di Stato era il Cristianesimo e di conseguenza bandendo e perseguitando ogni altro culto religioso e il 3 novembre 383 il dies Solis venne rinominato “dies dominica”, cioè “giorno del Signore.
Ancora oggi in alcuni paesi continua ad essere il giorno del sole, tipico esempio Sunday in lingua inglese, o in tedesco Sonntag,  ma noi siamo preferiamo dedicarlo al Signore.

DOMENICA MATTINA

Odore di caffè latte
Seguito dal ragù che brontolava sul fuoco
Il cucchiaino affogato nell'oro dello zabajone
Mi veniva a chiamare
Coraggio alzati che è domenica
I calzettoni bianchi in fondo al letto
Il vestito della festa
I capelli puliti e pettinati
La messa alle undici e chi era fortunato
Anche il pacchettino di paste con il fiocco
E correre incontro alla libertà
Dove ti nascondi oggi?
Distratta da altri profumi
Ricette strane che non hanno sapore
E lei che fugge sempre ad inseguire il dovere
e non ho più le gambe di allora
basterebbe il tempo o solo il coraggio
Intrappolata in labirinti
In strettoie che tolgono il fiato
Persa dentro specchi che diventano pozzi
Senza via d'uscita
Quella che rincorro dentro una divisa
Che di domenica mi va sempre troppo stretta
Quando mi alzo e non sento più i sapori
Non sento più i profumi non vedo più i colori
Non suonano più le campane come allora
che voce
che intensità quel richiamo
Che gusto aveva
quella carezza un po' bambina
Di una domenica mattina

Laura Marchetti

4 luglio 2021

LA DOMENICA - Marino Moretti

 



Buona domenica con una poesia di Marino Moretti tratta da "Poesie scritte con il lapis", raccolta datata 1910 che, oltre ad essere l’opera più conosciuta del poeta romagnolo, contribuì notevolmente a creare il Crepuscolarismo, una nuova corrente letteraria postdannunziana dal lirismo intimo, dove si accetta la vita con  languore fiacco e deluso, vivendola con una sorta di dolce stanchezza e aspettandone  la fine  con malinconico sollievo.
In pratica una vita spentasi ancor prima dello scadere del suo tempo e perdendosi nel frattempo tutta la brillantezza e il calore benefico del sole!
E allora non chiniamo per niente la testa, alziamo bene in alto il viso e lasciamocelo baciare dal sole, o bagnare dalla pioggia... poco importa... ma guardiamo la vita in faccia e  non precludiamoci la possibilità di godercela.


LA  DOMENICA


Chinar la testa che vale?

E che vai nova fermezza?

Io sento in me la stanchezza

del giorno domenicale;

del giorno in cui non si fa nulla

fuorché il triste cuore sperso,

e in cima alla mente un verso

troppo noto che ci culla;

del giorno in cui, spento ogni

rumore, la casa è vuota,

in cui la pupilla immota

non intravede più sogni.


Chinar la testa che vale?

Vive meglio col suo niente

il buon uomo che si sente

di non poter fare il male,

e non sente l'infinita

ampiezza dell'irreale,

e vive senza ideale

come un servo della vita!


La suora che nel convento

perdoni e salvezze implora

pensa alla vita d'allora

con improvviso sgomento;

la madre che à lungi il figlio

e che non sa dove sia,

pensa ch'ei sia su la via

del male, senza giaciglio;

l'amante, pieno di ardore,

che attese presso una chiesa

si logorò nell'attesa

tutto il suo giovane cuore,

ma il malato, a cui concesso

fu di stare nel cortile,

sente che l'autunno è aprile,

si consola da sé stesso;

il malato a cui è tanto

caro l'umile fil d'erba

ed a cui l'autunno serba

un primaverile incanto,

una dolcezza novella

fatta di gialle corolle,

una soavità molle,

un'indistinta favella!...


Chinar la testa che vale?

e che vai nova fermezza?

Io sento in me la tristezza

del giorno domenicale,

che declina in un vapore

grigio nella lontananza

senza che alcuna speranza

doni al mio povero cuore.


Marino Moretti

(da "Poesie scritte col lapis")

23 maggio 2021

UNA RIFLESSIONE SULLA PENTECOSTE - Pino Vangone

Pentecoste- Juan Bautista Maino


Buona domenica della Pentecoste, termine greco che tradotto significa: cinquantesimo giorno, perché si celebra, appunto, 50 giorni dopo la Pasqua, festività che gli ebrei celebravano per ricordare la liberazione dalla schiavitù egiziana, avvenuta  per opera di Dio che permise l’apertura delle acque del Mar Rosso, permettendo così al popolo ebreo di attraversarlo e raggiungere la salvezza.
Anche la Pentecoste veniva festeggiata dagli ebrei già al tempo di Gesù , ed era una festa agricola che coincideva con l’inizio della mietitura del grano e si celebrava per ringraziare Dio per i doni della terra.
Già dal IV secolo, da festa agricola, la Pentecoste è diventata per il Cristianesimo una delle solennità più importanti, in cui si ricorda il momento in cui lo Spirito Santo discese su Maria e sugli apostoli riuniti nel Cenacolo. Questo evento segna per la Chiesa il vero atto di nascita d’inizio missionario.

 "Mentre stava per compiersi il giorno di Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue di fuoco, che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi. Si trovavano allora in Gerusalemme giudei osservanti, di ogni Nazione che è sotto il cielo. Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita, perché ciascuno li sentiva parlare nella propria lingua. Erano stupefatti e, fuori di sé per lo stupore, dicevano: “Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? E com’è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa?"

(Atti degli Apostoli, capitolo 2)

UNA RIFLESSIONE SULLA PENTECOSTE


La Pentecoste è una solennità religiosa che ricorda il dono dello Spirito Santo fatto da Dio agli uomini e la nascita della Chiesa. 
 Già Giovanni il battista, che aveva il compito di indicare agli Ebrei chi fosse il Messia, ebbe a preannunciare un battesimo di fuoco agli uomini, ad opera di Gesù, con queste parole: “… Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, al quale io non sono neppure degno di sciogliere il legaccio dei sandali; egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e col fuoco.” (Luca 3:16).
Negli Atti degli Apostoli al capitolo 2, versetti 1-4, è riportata la cronaca del fatto prodigioso avvenuto agli apostoli e gli altri seguaci di Gesù: “Come giunse il giorno della Pentecoste, essi erano tutti riuniti con una sola mente nello stesso luogo. E all’improvviso venne dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, e riempì tutta la casa dove essi sedevano. E apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano, e andarono a posarsi su ciascuno di loro. Così furono tutti ripieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro di esprimersi.” Gesù ha voluto mutare il significato di entrambe le feste e con la sua offerta al Padre in un unico sacrificio di ringraziamento ha voluto che la Pasqua, più che ricordare la liberazione degli ebrei dalla loro schiavitù in Egitto, ricordasse la liberazione dell’uomo dalla schiavitù del peccato scaturita, nel tempo, da un cattivo rapporto dell’uomo col suo Dio. Gesù con la sua risurrezione, promessa anche a tutti quelli che credono in Lui, ha di fatto liberato l’uomo da paure, gravami e torpori ancestrali, che lo limitavano nel primario rapporto di Amore voluto da Dio con la sua creatura.

(Pino Vangone)



“Il frutto dello Spirito  è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza,bontà,fedeltà, mitezza, dominio di sé” 

(Gal 5, 22)


El Greco, Pentecoste (1600 ca.) - Madrid, Museo del Prado


18 aprile 2021

ALLORA UN UOMO - Gaetano Cannata




Il termine "Chiesa" deriva dal greco ἐκκλησία (ekklesía) che vuol dire "comunità, convocazione, adunanza o anche assemblea".
Nel Vangelo secondo Matteo è Gesù stesso che definisce la chiesa come la "comunità di coloro che confessano la loro fede in Lui come il Messia promesso e il Figlio di Dio".
 La prima affermazione avviene  quando, nei pressi della città di Cesarea di Filippo, l' apostolo Pietro si rivolge a Gesù dichiarandogli la sua fede con queste parole: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente", ottenendo da Lui come risposta: "E anch'io ti dico: tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte dell'Ades non la potranno vincere" (Mt 16,18).
La seconda la ritroviamo sempre nel vangelo secondo Matteo, quando Gesù fornisce ai suoi discepoli istruzioni su come debbano essere trattati casi difficili nei rapporti fra i cristiani: "...se rifiuta d'ascoltarli, dillo alla chiesa; e, se rifiuta d'ascoltare anche la chiesa, sia per te come il pagano e il pubblicano". (Mt18,17)
Nelle varie citazioni del Nuovo Testamento, la Chiesa assume varie altre denominazioni quali "Popolo di Dio, Corpo di Cristo, Sposa di Cristo, Edificio di Dio".
Parlando di Chiesa, quindi, non dobbiamo immaginare un edificio più o meno bello, austero o lussuoso, ma un gruppo di persone "chiamate" a far parte della famiglia di Dio.
In sintesi, la "Chiesa" è il popolo che Dio raduna in tutto il  mondo...

Consegna delle chiavi di Gesù a Pietro - Il Perugino, Cappella Sistina, Città del Vaticano

ALLORA UN UOMO  

Amo entrare in chiesa
quando è vuota,
quando non c'è nessuno
e il Cristo è solo come la notte,
come la notte fonda
quando non c'è incenso né profumi
né cori né campane
né rosari;
così - penso - Dio non si confonde
tra tante voci
e ascolta solo me,
basta che voglia.
Le panche vuote dormono
d'angoscia.
Le volte e le colonne fermano il tempo.

Le lampade sono spente
e le candele.
Dalle finestre alte
la luce veste di penombra
azzurra
il grand'altare.

Anche il silenzio veglia
religioso
e bianca una colomba aleggia
intorno ad esso.

E' notte dentro di me
sperduto e nudo
come foglia al vento.
D'istinto prego,
ma solo nel mio cuore
coi sentimenti d'aiuto e pentimento
a capo chino.

E allora un Uomo
stanco
inchiodato e sanguinante sulla croce
scende,
si avvicina a me
e mi sorride,
mi sussurra dolci parole,
con la mia voce
mi accarezza l'anima
e mi conforta
e poi ritorna in croce
a perdonare.

(Gaetano Cannata)

Sguardo Divino opera di Rosario Catino

28 marzo 2021

DOMENICA DELLE PALME - G. Titta Rosa




DOMENICA DELLE PALME


La Domenica delle Palme s'annunziava

con una gran festa di campane.

Cominciava il campanone della parrocchia,

che suonava in tre riprese lasciando

ogni volta nell'aria un vasto ronzio bronzeo

che si sperdeva sulle case e sugli orti

Fra l'una e l'altra ripresa tintinnava ilare egentile

la campana d'argento della chiesetta di Santa Maria.

Squillava con un suono petulante e gioioso,

in quell'asciutto mezzogiorno che intiepidiva

l'aria col primo fiato di primavera...

Ogni cosa pareva ascoltasse immota;

gli alberi e le case, nella luce,

stavano come in una vuota attesa.


G. Titta Rosa


LA DOMENICA DELLE PALME - Marino Moretti


Con la stessa gioia con cui accolsero l'entrata  trionfaledi Gesù  a Gerusalemme, accogliamo il Salvatore nel nostro cuore!


LA DOMENICA DELLE PALME


 Chinar la testa che vale?

E che val nova fermezza?

Io sento in me la stanchezza

del giorno domenicale,

 mentre la madre mia buona

entra con passo furtivo

nella mia stanza e mi dona

un ramoscello d’ulivo…

 E se’n va. Tutto quello

ch’ella vuol dirmi lo dice

a questo suo ramoscello

che adornerà una cornice:

 adornerà la cornice

dorata a capo del letto

l’ulivo ch’è benedetto,

l’ulivo che benedice;

 porterà pace e abbondanza

nelle casette più sole,

rallegrerà un po’ la stanza

dell’infermo, senza sole,

 ricorderà poi con tanta

fede l’ingresso solenne

di Cristo a Gerusalemme

nella domenica santa!…

 Ulivo, e a me che dirai?

Le stesse cose anche tu?

se una parola: giammai,

se due parole: mai più?

 Nulla tu doni al mio cuore

che lo consoli un istante,

ed il mio sguardo tremante

non vede in te che un colore:

 il color triste di tutto

il mondo che non à sole

e piange tacito e vuole

vestirsi di mezzo lutto;

 il colore della noia

e dei fiori di bugia,

il colore della mia

giovinezza senza gioia;

 il colore del passato

che ritorna ben vestito,

il color dell’infinito

e di ciò che non è stato;

 il color triste dell’ore

così lente a venir giù

dai lor numeri, il colore

che non è colore più.


(Marino Moretti)

VOLA COLOMBA - Michela Salzillo


  La colomba, da sempre simbolo di pace e gioia, è anche un importante simbolo pasquale che si ricollega  al diluvio universale narrato  nella Genesi dove , a tornare da Noè fu  proprio una colomba che portava  nel becco un ramoscello d’ulivo,  a testimonianza dell’avvenuta riconciliazione fra Dio e il mondo...


 VOLA COLOMBA

 

Vola colomba sugl'alberi in fiore,

vola sui tetti e porta l'amore,

vola sul mondo e regala la pace.


Vola colomba tra paure e smarrimenti,

tra guerre e turbamenti,

nei cuori, ti prego!, Serenità accendi.


Vola colomba e annuncia speranza,

nel ramo d'ulivo racchiudi fratellanza,

donaci la fede e non l'incertezza,

mostraci la gioia di una Santa carezza.


Che la Pasqua non sia vuota tradizione,

ma il giorno della nostra resurrezione.


Benedici Signore ognuno di noi,

Tu lo sai, non siamo degl'eroi ma figli tuoi.


Vola colomba lassù nel cielo,

vola più in alto là dov' è sereno!

 

Michela Salzillo



DOMANI INCERTO - Luciano Postogna


Buona domenica con una poesia e un'immagine dal "sapore" mesto e antico...


DOMANI INCERTO


Quando gli organi delle bianche chiese

al vespro si smorzano

e nelle strade le ultime canzoni

tacciono, quasi per timore

dell’ombra già incombente.


La gente nel cuore serba,

con tanta forza,

quella breve allegria domenicale

e taciturna cammina sul viale

per rincontrar la solita tristezza.


Toglie la maschera il sorriso

e la mestizia svela con aria disinvolta

la gioia resta sol per l’abito da festa.


Si spengono le luci

nelle case e cimiteri,

solo in cielo ogni giorno sarà festa.


È l’ora piena dei notturni lidi

dove le giovani si danno

ai famelici acquirenti

per qualche coppa di Moët&Chandon.


Ora dorme la città

e coatta sogna

poiché non vuol pensare

cosa sarà il domani. 


Luciano Postogna

7 marzo 2021

GOAL - Umberto Saba


Buona domenica con "Goal", una delle cinque poesie che Saba dedicò, tra il 1933 e 1934, alle imprese della “Triestina”, sua squadra del cuore.
Saba scrisse il componimento con la consueta semplicità, cogliendo, della partita, soprattutto l’aspetto umano e non solo agonistico.
Da interpretare come un invito a gioire delle cose semplici che può offrire la vita, tra cui anche, senza necessariamente apparire futili, la soddisfazione per vittoria della squadra preferita...


GOAL


Il portiere caduto alla difesa

ultima vana, contro terra cela

la faccia, a non veder l'amara luce.

Il compagno in ginocchio che l'induce,

con parole e con mano, a rilevarsi,

scopre pieni di lacrime i suoi occhi.


La folla - unita ebbrezza - par trabocchi

nel campo.

Intorno al vincitore stanno,

al suo collo si gettano i fratelli.

Pochi momenti come questo belli,

a quanti l'odio consuma e l'amore,

è dato, sotto il cielo, di vedere.


Presso la rete inviolata il portiere

- l'altro - è rimasto. Ma non la sua anima,

con la persona vi è rimasto sola.

La sua gioia si fa una capriola,

si fa baci che manda di lontano.

Della festa - egli dice - anch'io son parte.


Umberto Saba

24 gennaio 2021

CINGUETTIO - Daniela Cesta



Buona domenica con un gioioso cinguettio!

 

CINGUETTIO


Domenica di inverno

la neve abbaglia gli occhi,

abbronza il volto e le labbra,

tutto tace,

silenzio irreale..

un passero cinguetta..

ma è gioioso...

riconosco quel cinguettio!

come ogni anno..

è il risveglio dal sonno..

annuncia che..

tra poco tempo...

la neve si scioglierà..

e l'amore della natura

esploderà!...

amore vorticoso..

amore senza confini..

amore incontenibile

risuonando per l'intero universo.

miracolo d'amore,

melodioso,

armonioso,

il dolce ripetersi

dell'estasi di Dio.


Daniela Cesta

20 dicembre 2020

LA LUCE DI CRISTO - dal web

 


“Il segno della santità non è la perfezione, ma la consacrazione. Un santo non è un uomo senza difetti, è un uomo che si è dato senza riserve a Dio.” 

Williams Richardson 


LA LUCE DI CRISTO

Un insegnante elementare portò la sua classe di terza a visitare la splendida chiesa di S. Domenico a Perugia. 
Percorsero la navata centrale e si fermarono ad ammirare il finestrone gotico dell’abside, con i vetri policromi.
 La luce del sole di quella bella mattinata primaverile veniva gradualmente filtrata dai vetri dipinti del mosaico e i bambini guardavano col naso all’insù quell’imponente vetrata bifore di santi apostoli, profeti ed evangelisti fatte di luci ed ombre intense e sfumate, in un gioco di colori e di rimandi spettacolari. L’insegnante chiese agli studenti: "Chi sono quei santi lassù?"
 Ed uno di loro rispose: "Sono quelli che fanno passare la luce!" 
L’insegnante rimase di stucco. 
Voleva sapere soltanto il nome dei santi, mentre il bambino ne aveva dato una perfetta definizione. 
I santi sono effettivamente coloro che riflettono la luce di Cristo! 
Non hanno luce in se stessi, ma si lasciano filtrare totalmente dal Sole di Giustizia e per questo possono a loro volta illuminare il mondo. 
Sono pieni di luce perché vuoti di se stessi e dunque capaci di trasfigurarsi in quella medesima luce.



6 dicembre 2020

MATTUTINO - Louise Glück



Buona domenica e buona riflessione con una poesia di Louise Glück,  vincitrice proprio quest'anno del  Premio Nobel per la letteratura  con la seguente motivazione : "per la sua inconfondibile voce poetica che con austera bellezza rende universale l'esistenza individuale"... 

 MATTUTINO


Padre irraggiungibile, quando all’inizio fummo

esiliati dal cielo, creasti

una replica, un luogo in un certo senso

diverso dal cielo, essendo

pensato per dare una lezione: altrimenti

uguale… la bellezza da entrambe le parti, bellezza

senza alternativa… Solo che

non sapevamo quale fosse la lezione. Lasciati soli,

ci esaurimmo a vicenda. Seguirono

anni di oscurità; facemmo a turno

a lavorare il giardino, le prime lacrime

ci riempivano gli occhi quando la terra

si appannò di petali, qui

rosso scuro, là color carne…

Non pensavamo mai a te

che stavamo imparando a venerare.

Sapevamo solo che non era natura umana amare

solo ciò che restituisce amore.

Louise Glück 


22 novembre 2020

PREGHIERA - Alessandro Spissu


Con tanta fede,  vi regalo una preghiera e l'augurio di una buona domenica! 

“Come ogni essere umano, anche il credente è immerso nelle fatiche e nei dolori quotidiani. Ma trova nella fede una lente che gli permette di vedere le stesse cose di sempre sotto una luce nuova. La fede non cambia il paesaggio, ma modifica lo sguardo dell’uomo”.

(G. K. Chesterton)



PREGHIERA

Le delusioni, i rimpianti
e un solo grande amore
fra le idee azzardate che mi fanno tremare
Qualche volta il lavoro che non c’è
e la “logica” dei discorsi in tivù
troppo grande è la noia che gira con me
in questa danza stanca

Sarà la pioggia che si sente nell’aria
e le mani sugli occhi per non vedere
ogni soffio di vita gettato via
Io ti ringrazio per tutto quello che ci hai dato
per tutto quello che hai rubato
e per il resto che è volato via
in questa danza stanca

Abbiamo visto al di là di ogni razza umana
la terra divisa in mille colori
attraverso fiumi di canali
in un labirinto indecifrabile di guerre

Abbiamo scoperto quello che possiamo diventare
eppure ci eravamo illusi con le facili parole
di inventare quello che si dice… un mondo migliore

A guardare il cielo si può solo sperare
che la pioggia che cade giù
possa cancellare ogni traccia del nostro passaggio

Per chi ancora crede nelle stelle, regala la luce di un bambino
Per chi ancora si emoziona con la musica, regala una canzone
Per chi ancora crede e basta, regala una preghiera.

Alessandro Spissu

17 maggio 2020

QUADRO BAGNATO - Jaroslav Seifert



Buona domenica!

QUADRO BAGNATO

Quelle bellissime giornate
quando la città somiglia a un dado
o a un ventaglio
o al canto di un uccello
o a una conchiglia sulla spiaggia del mare
(addio, addio, belle fanciulle,
ci siamo conosciuti
e non ci rivedremo mai più).

Quelle bellissime domeniche
quando la città somiglia a un pallone
o a una carta
o a un’ocarina
oppure a una campana a festa
(nella strada assolata
le ombre di passanti si baciavano
e la gente si allontanava come se non si conoscesse).

Quelle bellissime serate
quando la città somiglia a una rosa
o a una scacchiera,
o a un violino
oppure a una ragazza che piange
(giocavamo a dominio insieme alle ragazze esili dei bar
guardando le loro ginocchia
che erano emaciate
come due teschi coronati dalla seta delle giarrettiere
nel disperato regno dell’amore).

Jaroslav Seifert
(da Il piccione viaggiatore, 1929)

5 aprile 2020

LA DOMENICA DELL' OLIVO - Giovanni Pascoli



"Che la colomba della pace porti tanta serenità nei cuori e tanta luce per illuminare chi non vede, che voli nei cieli del mondo a portare pace dove pace non ce n’è, portare pace con noi stessi e donarla agli altri senza distinzioni. Con il cuore aperto all'amore, alla serenità, alla luce dello spirito."
(Stephen Littleword)

LA DOMENICA DELL' OLIVO

Hanno compiuto in questo dì, gli uccelli
il nido (oggi è la festa dell olivo)
di foglie secche, radiche, fuscelli; 
quel sul cipresso, questo su l'alloro,
al bosco, lungo il chioccolo d'un rivo,
nell'ombra mossa d'un tremolio d'oro.
E covano sul musco e sul lichene
fissando muti il cielo cristallino,
con improvvisi palpiti, se viene
un ronzio d'ape, un vol di maggiolino

Giovanni Pascoli

14 luglio 2019

DOMENICA ALL' USCITA DA MESSA - Jorge Teillier


John Constable, Cattedrale di Salisbury , 1825.

Buona domenica con una poesia del poeta cileno Jorge Teillier, che scriveva senza dare troppa importanza all'estetica, ma la descrizione del quotidiano...

"La poesia deve essere una moneta quotidiana / e deve stare su tutte le tavole / come il canto della brocca di vino / che illumina le strade di domenica."
(Jorge Teillier)

DOMENICA ALL' USCITA DA MESSA

Domenica all’uscita da messa.
Le ragazze portano a spasso la moda 
appena giunta da Santiago
accompagnate dalla banda del Reggimento 
che suona cumbie.
I padroni di casa comprano 
le prime angurie e i giornali 
con le notizie fresche degli ultimi delitti.
Cammino per le strade di periferia 
di questo luogo di pompieri, 
rotariani, carabinieri, pensionati, 
operai e maestri elementari,
lì i pugnali del sole entrano tra le costole 
dei poveri steccati di legno.
Sento i rantoli degli ultimi carri 
e locomotive a vapore.
Cerco la pace andando verso la campagna
adorna di girasoli
contemplando il glorioso ondeggiare del grano
e gli infiniti viaggi delle nuvole 
che vanno a piangere per noi.

(da Per un popolo fantasma, 1978)
Jorge Teillier
( Lautaro , 24 giugno del 1935 - Vina del Mar , 22 aprile del 1996 )

Daniel Bernal - Ritratto di Jorge Teillier

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