Visualizzazione post con etichetta PACE. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta PACE. Mostra tutti i post

20 gennaio 2020

INNO E ODE ALLA GIOIA





Johann Christoph Friedrich von Schiller, compose l’Ode alla Gioia (An die Freude) nel 1785 e riuscì a pubblicarla l’anno dopo su “Thalia”, una rivista che Schiller aveva lanciato nel 1784, durante il suo periodo come poeta teatrale al Mannheim Theater.
Nel 1808, Schiller ripubblicò una versione leggermente rivista, cambiando due versi della prima strofa e omettendo l’ultima strofa.
In sintesi, la prima versione dell’Ode alla Gioia era composta da nove strofe di otto versi ciascuna, poi ridotte a otto strofe, nella seconda versione.
Nell’ ode, la gioia è intesa non come mera beatitudine, ma come effetto ottenuto quando gli uomini, liberandosi da ogni sentimento di cattiveria, si uniscono in un abbraccio collettivo di fraterno amore, intonando al contempo un canto di lode al Padre Celeste di tutti noi.
Chiaro è, dunque, l’elevato messaggio di pace e amore universale racchiuso nei versi.


Lo stesso messaggio che voleva trasmettere Ludwig van Beethoven quando compose la sua ultima sinfonia, la “Sinfonia n. 9 in re minore per soli, coro e orchestra op. 125”, e proprio per essere inequivocabile nello scopo, il compositore decise di inserire nel finale del Quarto Tempo il testo di Schiller.
La sinfonia -nota anche come Sinfonia corale- sublime risultato di un lavoro durato più di otto anni, fu eseguita per la prima volta il 29 aprile del 1823  a Vienna e continua ad essere delle opere più note ed eseguite di tutto il repertorio classico.
Per i suddetti motivi, il tema del finale della Nona Sinfonia, riadattato da Herbert von Karajan, è stato scelto nel 1972 come Inno europeo.


L’Ode alla Gioia,  già estremamente popolare al momento della sua creazione, fu musicata anche da altri compositori tra cui: Franz Schubert nel 1815  con il "Lied An die Freude"  per voce e piano; Pjotr Iljitsch Tschaikowski  nel 1865  con un "Componimento per voci soliste, coro e orchestra", in traduzione russa; Pietro Mascagni nel 1882 con una cantata "Alla gioia", su testo italiano di Andrea Maffei e, nel 1892, Johann Strauss II con il valzer "Seid umschlungen, Millionen" ("Abbracciatevi o milioni di uomini").



ODE ALLA GIOIA

O amici, non questi suoni!
ma intoniamone altri
più piacevoli, e più gioiosi.

Gioia, bella scintilla divina,
figlia degli Elisei,
noi entriamo ebbri e frementi,
celeste, nel tuo tempio.
La tua magia ricongiunge
ciò che la moda ha rigidamente diviso,
tutti gli uomini diventano fratelli,
dove la tua ala soave freme.

L'uomo a cui la sorte benevola,
concesse di essere amico di un amico,
chi ha ottenuto una donna leggiadra,
unisca il suo giubilo al nostro!
Sì, - chi anche una sola anima
possa dir sua nel mondo!
Chi invece non c'è riuscito,
lasci piangente e furtivo questa compagnia!

Gioia bevono tutti i viventi
dai seni della natura;
tutti i buoni, tutti i malvagi
seguono la sua traccia di rose!
Baci ci ha dato e uva, un amico,
provato fino alla morte!
La voluttà fu concessa al verme,
e il cherubino sta davanti a Dio!

Lieti, come i suoi astri volano
attraverso la volta splendida del cielo,
percorrete, fratelli, la vostra strada,
gioiosi, come un eroe verso la vittoria.
Abbracciatevi, moltitudini!
Questo bacio vada al mondo intero Fratelli,
sopra il cielo stellato
deve abitare un padre affettuoso.

Vi inginocchiate, moltitudini?
Intuisci il tuo creatore, mondo?
Cercalo sopra il cielo stellato!
Sopra le stelle deve abitare!

Friedrich von Schiller


5 dicembre 2019

GLI ALBERI - Sandrino Aquilani


"Nella notte l’albero si gira al contrario. Le sue radici affondano nel cielo stellato."
(Fabrizio Caramagna)

GLI ALBERI
 
Gli alberi
non vogliono il loro nome
Scritto nel cielo
non vogliono cantare
Poesie d’amore
non amano illuminarsi
nelle notti buie
non trattengono per se
i frutti
e neppure le foglie.
Si fanno accarezzare
dal vento
riscaldare dal sole
dissetare dalla pioggia
vestire dalla primavera,
vivono, guardandosi
intorno, in silenzio
e in questo silenzio
è il loro gran parlare...
agli uomini
alla terra
di uguaglianza
di Pace
e non di guerra.

(Sandrino Aquilani)

30 luglio 2019

PELLEGRINO SUL MARE... - Pär Lagerkvist


“Anche se percorri la terra tutta intera, non imparerai mai tante cose quante ne imparerai dal mare. Non troverai mai pace se non sul mare, che da parte sua non ha mai pace”.
Pär Lagerkvist
(tratto dal libro “Pellegrino sul mare”, 1962)

PELLEGRINO SUL MARE

“Il mare racchiude più sapere  di qualsiasi altra cosa sulla terra, se sei capace di farlo parlare. Conosce  tutti i vecchi segreti, perché lui stesso è così antico, più antico di tutto. Anche i tuoi segreti conosce, non illuderti. E se tu ti abbandoni a lui completamente e lasci che si prenda cura di te, se non ti intrometti con le tue insignificanti obiezioni, se non ti intestardisci su ciò che è troppo effimero e insignificante perché il mare se ne curi o persino ascolti che cosa mai vai borbottando mentre parla, mentre sta per rovesciarsi sopra la barca, allora può dare pace alla tua anima, sempre che tu ne abbia una”.

Pär Lagerkvist 
 (tratto dal libro “Pellegrino sul mare”, 1962)

7 luglio 2019

HO DIPINTO LA PACE - Tamir Sorek


Tutti i colori della pace...

HO DIPINTO LA PACE

Avevo una scatola di colori
brillanti, decisi, vivi.
Avevo una scatola di colori,
alcuni caldi, altri molto freddi.
Non avevo il rosso
per il sangue dei feriti.
Non avevo il nero
per il pianto degli orfani.
Non avevo il bianco
per le mani e il volto dei morti.
Non avevo il giallo
per la sabbia ardente,
ma avevo l'arancio
per la gioia della vita,
e il verde per i germogli e i nidi,
e il celeste dei chiari cieli splendenti,
e il rosa per i sogni e il riposo.
Mi sono seduta e ho dipinto la pace.

Tamir Sorek


LA CASA... LE REGOLE... LA PACE - Henry Miller


"Quando un uomo ha raggiunto la vecchiaia e ha compiuto la sua missione non ha più bisogno degli altri uomini, li conosce e la sa lunga su di loro. Egli ha bisogno soprattutto di pace"
( Henry Miller)


LA CASA... LE REGOLE... LA PACE… 

 Considero casa mia il mondo intero.
  Io abito sulla terra, ma in una zona particolare
etichettata America, Francia, Germania, Russia…..
 Sono leale all’umanità non a un particolare paese,razza o popolo.
Rispondo a Dio, non al Presidente degli Stati Uniti, chiunque egli sia.
Sono qui sulla terra per realizzare il mio destino personale.
Il mio destino è legato a quello di ogni creatura vivente
che abita questo pianeta, forse anche a quelli di altri pianeti, chissà?
 Mi rifiuto di mettere a repentaglio il mio destino
considerando la vita entro i limiti delle anguste regole
che sono state concepite per circoscriverla.
 Dissento dal modo corrente di vedere le cose,
per quanto concerne la religione, la società e il nostro benessere.
 Cercherò di vivere la mia vita
secondo la visione che ho delle cose eterne.
 Io auguro”Pace a tutti voi”,
e se non la trovate è perchè non l’avete cercata.

( Henry Miller )

La colomba di Pablo Picasso disegnata nel 1949
 come simbolo del movimento della pace

6 luglio 2019

VOGLIA DI PACE - Elio Giacone



"Sarebbe una festa per tutta la terra
fare la pace prima della guerra."
(Gianni Rodari)

VOGLIA DI PACE

Le voci dei bimbi il vento raccoglie
e poi le sparpaglia tra i rami e le foglie
di alberi antichi, con grosse radici
che sanno ascoltare le cose che dici
per poi raccontarle, giù... giù... nel profondo
al cuore che batte al centro del mondo.

Se un bimbo sorride, sorride anche il Cuore
ed ecco spuntare in un prato un bel fiore.
Se un bimbo è felice, il Cuore è contento
e nascon farfalle che danzan col vento.

Ma, a volte, le risa diventano pianti:
le lacrime scendono, calde e pesanti,
colpiscon la Terra che trema, impaurita,
vedendo la morte mischiarsi alla vita.
Ossezia, Israele, Iraq, Palestina...
tra bombe e fucili la morte cammina,
portando con sé ceceni, afghani
e tanti, tantissimi bimbi africani!

Bombardano, sparano e parlan di pace,
al Cuore del mondo ‘sta cosa non piace:
«Se di odio e violenza riempite la Terra,
non siate bugiardi: chiamatela guerra!
La pace è sorridere, darsi la mano,
dormire tranquilli, guardare lontano
e in fondo vedere, nel cielo sereno,
i sette colori dell’arcobaleno.

 Soltanto se spargi la voglia di amare
il vento sorride e può allora portare
agli alberi antichi e alle loro radici
le voci ed i sogni di bimbi felici!

 Elio Giacone


                                           

PRENDIMI PER MANO - Thich Nhat Hanh


“Tratta bene la Terra! Non è un’eredità dei nostri padri ma un prestito dei nostri figli”. 
(Antico detto masai)


PRENDIMI PER MANO

Prendimi per mano.
Cammineremo.
Cammineremo soltanto.
Sarà piacevole camminare insieme.
Senza pensare di arrivare da qualche parte.
Cammina in pace.
Cammina nella gioia.
Il nostro è un cammino di pace.
Poi impariamo
che non c'è un cammino di pace;
camminare è la pace;
non c'è un cammino di gioia;
camminare è la gioia.
Noi camminiamo per noi stessi.
Noi camminiamo per ognuno
sempre mano nella mano.
Cammina e tocca la pace di ogni istante.
Cammina e tocca la gioia di ogni istante.
Ogni passo è una fresca brezza.
Ogni passo fa sbocciare un fiore sotto i nostri piedi.
Bacia la terra con i tuoi piedi.
Imprimi sulla terra il tuo amore e la tua gioia.
La terra sarà al sicuro
se c'è sicurezza in noi.

Thich Nhat Hanh
( monaco buddhista, poeta e attivista vietnamita per la pace)


DICHIARA PACE - Judith Hill


"Non possiamo ottenere la pace nel mondo esterno fino a quando facciamo pace dentro noi stessi."
(Dalai Lama)

DICHIARA PACE

Dichiara pace al tuo respiro.
Inspira uomini d'arme e attrito, espira edifici interi
e stormi di merli dalle ali rosse.
Inspira terroristi ed espira bambini che dormono
e campi appena falciati.
Inspira confusione ed espira alberi di acero.
Inspira quanto è caduto ed espira amicizie
di tutta una vita ancora intatte.
Dichiara pace con il tuo ascolto: quando senti sirene, prega ad alta voce.
Ricorda quali sono i tuoi strumenti: semi di fiori, spilli da vestiti, fiumi puliti.
Prepara una minestra.
Fai musica, impara come si dice grazie in tre lingue diverse.
Impara a fare la maglia, e fai un cappello.
Pensa al caos come mirtilli che danzano, immagina il dolore come
l'espirazione della bellezza o il gesto del pesce.
Nuota per andare dall'altra parte.
Dichiara pace.
Il mondo non è mai apparso così nuovo e prezioso.
Bevi una tazza di tè e rallegrati.
Agisci come se l'armistizio fosse già arrivato.
Non aspettare un altro minuto.

(Judith Hill)



21 aprile 2019

PASQUA - Maria Albini Scavuzzo


Se solo potessi comandare, ordinerei per tutti la Pasqua migliore che si possa desiderare!
Dovendoci accontentare, vi auguro una Pasqua con la pace nel cuore...
PASQUA
Se io potessi comandare
ordinerei a tutti i paesi:
«A Pasqua dovete lanciare
mille colombe nei vostri cieli ».
Pensate come sarebbe bello!
Nel nostro cielo d’aprile
ali, ali di bianche colombe
attorno ad ogni campanile.
Il campanile, io ci scommetto,
di gioia sarebbe matto:
non fermerebbe più le campane
fino a che non avesse detto
alle stelle più lontane,
alle rondini sotto il tetto
e al pesco di primavera,
all’olivo tutto d’argento,
alle candele di cera
della casa del Signore:
«Io sono contento, contento:
c’è la pace sulla terra,
non si parla più di guerra
e risorto è l’amore ».

Maria Albini Scavuzzo

22 gennaio 2019

LA PORTA CHE SI CHIUDE - Antonia Pozzi


"Quando si chiude una delle porte della felicità, un’altra si apre; spesso però, guardiamo così a lungo la porta che si è chiusa, che non vediamo l’altra che si è aperta per noi."
(Helen Keller)

 LA PORTA CHE SI CHIUDE

Tu lo vedi, sorella: io sono stanca,
stanca, logora, scossa, 
come il pilastro d'un cancello angusto
al limitare d'un immenso cortile; 
come un vecchio pilastro
che per tutta la vita
sia stato diga all'irruente fuga
d'una folla rinchiusa. 
Oh, le parole prigioniere
che battono battono
furiosamente
alla porta dell'anima
e la porta dell'anima
che palmo a palmo
spietatamente
si chiude! 
Ed ogni giorno il varco si stringe
ed ogni giorno l'assalto è più duro. 
E l'ultimo giorno
- io lo so -
l'ultimo giorno
quando un'unica lama di luce
pioverà dall'estremo spiraglio
dentro la tenebra, 
allora sarà l'onda mostruosa, 
l'urlo tremendo, 
l'urlo mortale delle parole non nate
verso l'ultimo sogno di sole. 
E poi, 
dietro la porta per sempre chiusa, 
sarà la notte intera, 
la frescura, il silenzio. 
E poi, 
con le labbra serrate, con gli occhi aperti
sull'arcano cielo dell'ombra, 
sarà
- tu lo sai -
la pace.  

Antonia Pozzi
(dalla raccolta poetica "Parole")

30 dicembre 2018

IL DIO - BAMBINO -. Pavel Aleksandrovič Florenskij


IL DIO - BAMBINO

Quando il Dio-Bambino, che nelle sue Manine teneva il Mondo intero, le protese compassionevole alla Madre, terra e cielo si fermarono in somma venerazione. Quando colui che era venuto a scaldare con il suo amore tutte le creature assiderate dal freddo della morte si scaldava al fiato del bue e dell’asino legati nella stalla, anche gli alberi vegliavano.
Il Bimbo divino nato a Betlemme reca in dono nelle sue piccole mani il segreto della pace per l’umanità. Egli è il Principe della pace! Ecco il lieto annuncio, risonato quella notte a Betlemme, e che si vuol  ripetere al mondo in questo giorno benedetto.
Il Mistero della notte di Betlemme dura senza intervallo. Esso riempie la storia del mondo e si ferma alla soglia di ogni cuore umano. 

Pavel Aleksandrovič 
 (Interpretazione mistica del Salmo 125, La mistica e l'anima russa)

BAMBINO GESU', ASCIUGA OGNI LACRIMA - Giovanni Paolo II



"Gesù Bambino sia la stella che ti guida lungo il deserto della vita presente"
 (Padre Pio)

BAMBINO GESU', ASCIUGA OGNI LACRIMA

 Asciuga, Bambino Gesù, le lacrime dei fanciulli!
Accarezza il malato e l’anziano!
Spingi gli uomini
a deporre le armi
e a stringersi in un universale abbraccio di pace!
Invita i popoli,
misericordioso Gesù,
ad abbattere i muri
creati dalla miseria
e dalla disoccupazione,
dall’ignoranza
e dall’indifferenza,
dalla discriminazione e dall’intolleranza.
Sei tu,
Divino Bambino di Betlemme,
che ci salvi,
liberandoci dal peccato.
Sei tu il vero e unico Salvatore,
che l’umanità spesso cerca a tentoni.
Dio della pace,
dono di pace
per l’intera umanità, vieni a vivere
nel cuore di ogni uomo e di ogni famiglia.
Sii tu la nostra pace
e la nostra gioia

Giovanni Paolo II 

25 maggio 2018

LA CRUNA DELL' AGO - Mia Gallegos

Vladimir Kush - Eye of the needly

Mi piace molto questa poesia che insegna a rispondere con dolcezza alle cattiverie e a perdonare.
Certo il perdono è un concetto molto personale e non tutti son propensi a "porgere l'altra guancia" o a perseguire le orme esemplari di Santa Rita da Cascia.
  In tal caso mi viene in mente un insegnamento di Buddha che dice più o meno:

 "Perdona gli altri, non perché essi meritano il tuo perdono, ma perché tu meriti la pace"...

LA CRUNA DELL’AGO, VII 

All’amore sono giunta con un grido di seta
e ci ho messo le guance,
il corpo e la coscienza.

Niente è rimasto di me,
neppure una lettera,
neppure uno specchio in cui riconoscermi
Ma ho imparato a passare
per la cruna dell’ago,
cioè a perdonare sinceramente.
A lasciare la pelle nel filo di ferro,
a ferirmi dalla testa
ai piedi.

Ho perso tutto.
E quando ho capito che non sapevo difendermi dalla gente,
ho risposto con una sberla di dolcezza,
perché io so
che solo i dolci erediteranno la terra.

Mia Gallego


10 maggio 2018

NAZIH ABU AFASH - Il poeta che combatte la guerra con le sue poesie


NAZIH ABU AFASH
 - Il poeta che combatte la guerra con le sue poesie-

Guardando le atroci immagini delle popolazioni che vivono in guerra, in un mondo progredito, che evidentemente abusa di parole come pace, libertà, giustizia e quanto di simile, io mi chiedo come sia possibile che esistano ancora persone che causano tanto male: perché sono le persone a decidere e combattere le guerre, mica scoppiano da sole.
Davanti alla sofferenza inesprimibile che sfigura i volti che ci mostrano come in uno dei tanti film violenti che ci siamo abituati a vedere, come si fa a non sentirsi scoppiare il cuore e a dire BASTA?
Peccato non tocchino il cuore di chi ha il potere di decidere… evidentemente hanno più a cuore i biechi interessi che si celano dietro a ogni guerra.
Nazih Abu Afash, nato nel 1946 a Marmarita, un villaggio a 60 km da Homs, nella parte occidentale della Siria, è uno dei maggiori poeti siriani della seconda metà del XX secolo e combatte la guerra contro il regime del suo sventrato paese a colpi di versi.

Ognuno fa quel che può...

INTERROGATIVO

I pugnali, le spade, le baionette, i coltelli,
le scuri, gli attrezzi per tagliar gole e lingue...
tutti questi ‘amabili’ strumenti son chiamati
dagli scienziati della morte: ARMI BIANCHE!...
Allora, cos’è che nei loro lessici può chiamarsi
ARMI NERE?!
Forse... queste poesie!

(8 ottobre 1999)
Nazih Abu Afash

Il suo primo libro di poesie è uscito nel 1967 e da allora ha pubblicato una dozzina di altre raccolte.
Tramite le sue liriche denuncia la mancanza di libertà e le ingiustizie sia nel suo paese che nel mondo, mantenendo tuttavia il pensiero positivo di un possibile cambiamento.
 La sua poesia libertaria, di denuncia, sempre dalla parte dei "perdenti", degli "ultimi", ha superato i confini del suo Paese, diffondendosi anche in Europa.
Tra la sua produzione ci sono comunque anche delle poesie dette “minimaliste” in cui esalta le piccole gioie della vita.
In Italia, ha partecipato a due festival poetici: nel 1996 a San Benedetto del Tronto e nel 2004 a Montecatini Terme.

Nazih oltre a essere stato un ottimo insegnante elementare, è un noto pittore, soprattutto in Siria dove ha tenuto diverse mostre. 
Attualmente lavora come editore per la rivista mensile Al-Mada.


Nazih Abu Afash

QUESTIONI

Voglio chiedere ai passeri
come piangono quando il piombo li colpisce.
Voglio chiedere agli alberi della foresta
come si lamentano quando li abbatte il taglialegna costringendoli a dormire.
Perfino della pietra, quando è frantumata,
voglio conoscere i reali sentimenti.
E le campane… com’è che non versano sangue e pianto?
Voglio chiedere ai vermi della terra
sulle profonde tenebre sinistre… e sul freddo privo di misericordia.
All’asino sulla sua paternità.
E i segnali delle strade che conducono alle lontane città,
voglio conoscere i segreti della loro solitudine serale coperta di ruggine,
d’umidità, e dei fremiti del quieto metallo.
Voglio intrufolarmi nel cuore di tutto ciò che si muove
e gridare a suo nome.
Ogni animale è condotto al macello dal suo padrone… eppur continua a
pascolare.
Ogni corpo inanimato è disperato. Ogni insetto.
Ogni piccola mandorla che cade quando non vorrebbe
voglio che abbia la sua giusta parte nel mio cuore in cui ritrovarsi.
… Quanto all’uomo
quanto all’uomo…
la grande creatura che parla d’amore, che conosce la coniugazione dei verbi,
la guida delle locomotive
e la meditazione
e la bianca menzogna e la menzogna nera
e la scelta delle scarpe adatte
e le maniglie delle porte
e i quaderni
e il grado di concentrazione degli acidi chimici velenosi…
L’uomo…
l’uomo che sorride e manifesta i propri sentimenti,
che canta comunque vada.
L’uomo che produce morte copiosa,
e le feste che a malapena dan sollievo alla mano solinga!!
Con tutto ciò, non voglio chiedergli
se sono le fruste che si abbattono sul suo corpo
a costringerlo, forse, talvolta, a gridare a gola spiegata
“Ah… madre mia…”

( Damasco 1975)
Nazih Abu Afash


Dipinto di Nazih Abu Afash


UN POSTO ADATTO

Mi chiese il boia:
dove vuoi che ti tagli la testa?
Risposi: non so.
Suvvia, cerchiamo un posto adatto.
Girammo per le strade,
entrammo nei caffè,
ci intrufolammo nelle baracche dei comandanti gli eserciti,
bussammo alle porte di conoscenti.
Cercammo nelle piazze, nei libri, nelle foci dei fiumi…
ma non trovammo un luogo adatto per uccidere un uomo!!
Al mio compagno non restò
che uccidermi in mezzo alla strada.
Per questo… oggi son triste.

Nazih Abu Afash


Dipinto di Nazih Abu Afash


GRAZIE

“a Muzaffar… martire di questo tempo”

Grazie al dolore
che rende i nostri cuori più delicati e forti.
Grazie al piombo
che c’insegna il valore del canto
e ci ricorda l’appuntamento fuggente e il bacio dimenticato.
Grazie alle prigioni
che fan tornare alla mente l’azzurro del cielo e il tocco delle erbe vaghe.
E grazie al mondo…
sui suoi aspetti più neri scriviamo questi incliti poemi.
Grazie a Nerone, a Caligola, a Hiroshima,
alla cella sbarrata e alla croce uncinata,
alle bare, alle epidemie, ai cancri del sangue;
essi ci ricordano la vita che fu… e gli imminenti oblii.
Grazie agli incubi – dice l’uomo timoroso –
essi aprono le strade chiuse e guidano al tempo pacifico.
E grazie alla notte
che i volti dei tiranni rende più laidi e neri.
Ai pugnali schifosi e alle zanne ben fisse.
E grazie al pianto…
E grazie ai nazisti e ai tribunali dell’inquisizione… e a Ponzio Pilato.
E grazie al mio cuore…
che continua ad amarvi.

(Damasco 1977)
Nazih Abu Afash


VANGELI DEL TEMPO PERDUTO

La Siria che ‘fu’
Quando guardo questa carta geografica coperta di fumo e di cimiteri,
qualcuno mi chiede: “Perché piangi?”
Non so cosa rispondere.
Ma subito mi rivolgo a me stesso:
davvero, perché piango?

Volete la verità?
Niente,
niente mi farebbe piangere, salvo la coscienza
– come se per la prima volta
guardassi la cartina di questo Paese –
che, da migliaia di anni,
le sue costole ne abbracciano il cuore
tremando di terrore a causa dei macellai di questo pianeta
.
…
Quello che veramente mi fa piangere,
che mi fa versar lacrime e mi atterrisce
è che verrà un giorno in cui guarderò questa stessa mappa
non trovandovi che polvere
e vi leggerò solo: NULLA

(14 luglio 2014)
Nazih Abu Afash

Traduzioni  di Eros Baldissera


POST PIU' POPOLARI

SANTA CHIARA D' ASSISI - 11 Agosto

SANTA CHIARA D' ASSISI "Per la grazia di Dio, l'anima dell'uomo fedele, che è la più degna di tutte le creature, è...