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24 gennaio 2021

A SPASSO CON BOB



Molti ricorderanno Bob, il rosso micione che cambiò la vita di James Bowen da una situazione d’indigenza e tossicodipendenza ad autore di best-seller e attivista nella beneficenza. 
Ebbene, Bob è morto il 15 giugno 2020 a quattordici anni e a comunicarcelo è stato, con dolente commozione, il suo padrone con queste parole: 
"Bob mi ha salvato la vita. È così semplice. Mi ha dato molto di più che compagnia. Con lui al mio fianco, ho trovato una direzione e uno scopo che mi mancava. Il successo che abbiamo ottenuto insieme attraverso i nostri libri e film è stato miracoloso. Ha incontrato migliaia di persone, ha toccato milioni di vite. Non c'è mai stato un gatto come lui E non ci sarà mai più. Mi sento come se la luce si fosse spenta nella mia vita. Non lo dimenticherò mai." 

James Bowen e Bob

La storia di Bob e James è stata raccontata dapprima nel libro "A streetcat named Bob" del 2010, pubblicato per la prima volta nel 2012, ottenendo un immediato successo, cui seguirono altri libri, raggiungendo oltre otto milioni di libri tradotti in più di quaranta lingue. 
Dopodiché arrivò anche il successo cinematografico nel 2016, protagonista l'attore inglese Luke Treadway, con Bob nel ruolo di se stesso, diventando in breve il gatto più famoso e amato del mondo. 


Era il 2007 quando James, che all'epoca stava tentando di disintossicarsi dall'uso di sostanze stupefacenti, si ritrova sulla porta del suo alloggio popolare un gatto randagio bisognoso di cure. 
Nonostante facesse fatica a mettere insieme pranzo e cena, s’impietosisce per le sorti del gatto e decide di prendersene cura fino alla guarigione. 




Il gatto pian piano guarisce e James tenta di rimetterlo in strada, ma non ha fatto i conti con l’affettuosa tenacia dell'animale che non ha nessuna intenzione di separarsi da lui e inizia a seguirlo ovunque, anche quando James si reca in città per cantare e suonare la sua chitarra per i turisti a Covent Garden o davanti alle metropolitane. 
Le strade di Londra possono essere pericolose, per un gatto e allora James mette a Bob un guinzaglio di fortuna per quando il micio non sta comodamente acciambellato sulle sue spalle. 




Questa strana, tenera coppia di artisti di strada che gira per le vie di Londra, attira le simpatie di tutti e le persone che normalmente tiravano dritto senza dargli una seconda occhiata, ora si fermano a guardare il gatto lasciando pure una donazione.
 


La responsabilità di prendersi cura del gatto, porta James a trovarsi un vero lavoro, vendendo per strada a " The Big Issue", la rivista prodotta e venduta dai senza fissa dimora, ma senza smettere le esibizioni musicali col suo insolito partner.
Il vero colpo di fortuna giunge qualche anno dopo, quando un agente letterario, che spesso s’imbatteva nel duo a Covent Garden, suggerisce a James di raccontare la loro storia in un libro.


James Bowen, Luke Treadway  e Bob


Possiamo dire che James ha salvato Bob ma una morte quasi certa, ma Bob ha dato a James la giusta motivazione per porre fine alla tossicodipendenza che lo aveva allontanato da tutto e tutti e di conseguenza a ricucire i rapporti interrotti con la sua famiglia. 
A volte non è necessario un miracolo per salvarci da una brutta situazione, ma è sufficiente un amico, magari peloso e a quattro zampe!

22 gennaio 2021

IO & MARLEY

 


Io & Marley (titolo originale inglese Marley & Me) è un'autobiografia del noto giornalista americano John Grogan dedicata al suo cucciolo di Labrador  chiamato Marley, in omaggio al cantante giamaicano Bob Marley. 
Negli Stati Uniti, questo libro ha ricevuto un grande successo di pubblico ed ha venduto tre milioni di copie, ponendosi in testa alla classifica dei libri più venduti e diventando poi un film simpaticamente commovente.
Io personalmente ho trovato molto piacevoli sia il libro che il film.


Quando John e Jenny, una giovane coppia che vive un Florida, decidono di adottare un cucciolo per fare pratica prima di diventare genitori, senza immaginare i disastri che cane riuscirà a combinare, scombussolando letteralmente le loro vite. 
Marley, un Labrador dal pelo dorato, da adorabile cucciolo si trasforma rapidamente in un enorme cagnone maldestro e pasticcione che si lancia attraverso le porte a zanzariera, distrugge ogni cosa si trovi sul suo cammino, rosicchia i mobili, sbava sugli ospiti, ingurgita qualsiasi cosa attiri la sua curiosità, fugge dai bar tirandosi dietro il tavolino... giusto per rendere l'idea.
Per rimediare lo iscrivono a una scuola di addestramento, ma senza risultati e a nulla servono i tranquillanti che il veterinario gli prescrive per calmare la sua esuberanza.
Marley, ha quindi tanti difetti, ma possiede anche un cuore puro e innocente, così come la sua lealtà e il suo attaccamento sono infiniti, e con la sua allegria devastante ma contagiosa sa riconquistarsi ogni volta l'affetto dei padroni e in seguito dei figli che avranno, diventando parte integrante della famiglia sino alla fine dei suoi giorni. 

Ecco un estratto molto significativo del libro:

"….ad un cane non servono automobili lussuose o grandi case o vestiti di sartoria. Gli status symbol non significano niente per lui. Un bastone fradicio gli va altrettanto bene. Un cane giudica gli altri non dal colore, il credo o la classe ma da chi sono interiormente. A un cane non importa se sei ricco o povero, istruito o analfabeta, intelligente o stupido. Dagli il tuo cuore e lui ti darà il suo……Nonostante tutte le delusioni e le aspettative disattese, Marley ci aveva fatto un dono, ci aveva fatto un dono, spontaneo e inestimabile. Ci aveva insegnato l'arte dell'amore incondizionato. Come darlo, come accettarlo. Dove c'è quest'amore, gli altri pezzi vanno quasi sempre a posto…"



HACHIKO

 


Un amore così incondizionato e disinteressato, forse solo un cane può donarcelo!
Così testimonia anche la dolcissima, reale storia di Hachiko, che molti conosceranno soprattutto per merito del coinvolgente film del 2009: "Hachiko - Il tuo migliore amico", diretto da Lasse Hallström e con Richard Gere nelle vesti di Hidesaburō Ueno, il professore universitario che, nel gennaio del 1924, adottò un cucciolo bianco di Akita Ino e lo chiamò Hachi, in giapponese otto, perché era l'ottavo nato della cucciolata e anche perché in Giappone il numero otto è beneaugurante, mentre l'affisso vezzeggiativo "kō" fu aggiunto in seguito.


Il professor Ueno, docente all'Università imperiale di Tokyo, sviluppò in Giappone lo studio dell'agro-ingegneria del terreno arato e  ogni giorno lavorativo si dirigeva alla stazione ferroviaria di Shibuya, dove viveva,  per raggiungere  l’università , sempre scortato dal suo fedele cane  che, incredibilmente, tornava in stazione ogni pomeriggio a riprenderlo nell' orario in cui il treno riportava a casa il suo adorato padrone. 
Il 21 maggio del 1925, purtroppo, il professore morì stroncato da un ictus, durante una lezione e per il povero cane iniziò così la lunga vana attesa.


Hidesaburō Ueno
( Tsu, 19 gennaio 1872 – Tokyo, 21 maggio 1925)


Hachiko, infatti, si recò alla stazione il giorno seguente e continuò nei giorni a seguire, sempre speranzoso di veder scendere dal convoglio l’uomo a cui era legato da profondo affetto.
Inizialmente, nessuno badò a quel docile cane che si appostava alla stazione, ma il suo persistere si fece notare dal capostazione e dai pendolari che abitualmente frequentavano la stazione e iniziarono ad accudirlo con premura.



Col tempo si seppe il motivo per cui Hachiko si recava alla stazione e la struggente storia si diffuse in tutto il Giappone, tanto che moltissime persone venivano da fuori solo per vedere e accarezzare l’eroica bestia che attendeva il rientro del suo padrone con qualsiasi condizione meteorologica, senza saltare un giorno.
Solo la sua morte, che avvenne a causa della filariasi l'otto marzo 1935, quindi dopo dieci lunghi anni, mise fine al rito quotidiano.


Hachiko

La morte di Hachiko, diventato ormai un simbolo di fedeltà canina, fu talmente sentita dall’intera popolazione giapponese, che la notizia fu riportata su tutte le prime pagine dei giornali e fu addirittura indetto un giorno di lutto nazionale in suo onore. 
Nell’aprile del 1934, lo scultore Teru Ando, realizzò una scultura di bronzo con le sembianze di Hachiko che fu posta nella stazione di Shibuya, la statua fu però sciolta durante la Seconda Guerra Mondiale per la necessità di fondere il metallo per farne delle armi e poi rimpiazzata nel 1948 da una nuova statua commissionata al figlio dello scultore, Takeshi Ando.
Esiste anche una seconda scultura di Hachiko a Odate, luogo in cui il cane nacque.



Alcune ossa di Hachiko sono sepolte nel cimitero di Aoyama, con quelle del suo padrone, ma il resto del suo corpo, perfettamente imbalsamato, si trova presso il Museo Nazionale di Natura e Scienza della città di Shibuya..
La storia di Hachikō ha avuto lungamente eco anche nella letteratura, comparendo soprattutto in racconti per bambini.




4 luglio 2019

PRINCIPESSA - Orazio Gennuso



"Buongiorno, principessa! Stanotte t'ho sognata tutta la notte, andavamo al cinema, e avevi quel tailleur rosa che ti piace tanto, non penso che a te principessa, penso sempre a te!"
(dal film "La vita è bella" di Roberto Benigni)

PRINCIPESSA

Che miracolo
incontrarci qui
nei giorni incolori
della malinconia,
il cielo gonfio
di presagi,
le stelle sempre
più lontane.

Noi due,
uguali e diversi,
enigmi da decodificare,
mia principessa.

(da ” Frammenti”)
 Orazio Gennuso

2 giugno 2019

IL CUORE QUANDO SI SPEZZA - Cecelia Ahern


Cecelia Ahern, nata a Dublino, 30 settembre 1981, è una scrittrice irlandese, laureata in giornalismo e comunicazione.
Figlia dell'ex primo ministro irlandese Bertie Ahern, a soli 20 anni, ha scritto il suo primo romanzo "P.S. I love you",  divenuto  in brevissimo tempo un bestseller  tradotto in oltre 50 paesi e che molti avranno visto poi interpretato sui grandi schermi da Hilary Swank e Gerard Butler.
 Questo che vi propongo, invece, è un estratto dal sul terzo romanzo : "Se tu mi vedessi ora"...

IL CUORE QUANDO SI SPEZZA

"Se un piatto o un bicchiere cadono a terra senti un rumore fragoroso.
Lo stesso succede se una finestra sbatte, se si rompe la gamba di un tavolo o se un quadro si stacca dalla parete.
Ma il cuore, quando si spezza, lo fa in assoluto silenzio.
Data la sua importanza, ti verrebbe da pensare che faccia uno dei rumori più forti del mondo, o persino che produca una sorta di suono cerimonioso, come l'eco di un cembalo o il rintocco di una campana.
Invece è silenzioso, e tu arrivi a desiderare un suono che ti distragga dal dolore.
Se rumore c'è, è interno.
Un urlo che nessuno all'infuori di te può sentire.
Un boato così forte che le orecchie rintronano e la testa fa male.
Si dimena nel petto come un grande squalo bianco intrappolato nel mare; ruggisce come la mamma orsa a cui è stato rapito il cucciolo.
Ecco cosa sembra e che rumore fa.
È un'enorme bestia intrappolata che si agita, presa dal panico; e grida come un prigioniero davanti ai propri sentimenti.
L'amore è così...nessuno ne è indenne.
È selvaggio, infiammato come una ferita aperta esposta all'acqua salata del mare, però quando si spezza il cuore non fa rumore.
Ti ritrovi a urlare dentro e nessuno ti sente".

Cecelia Ahern
(Tratto dal libro "Se tu mi vedessi ora" )


IL CUORE - Dal film Manuale d’amore


IL CUORE

Il cuore ha le dimensioni di un pugno chiuso e una forma simile ad una pera con la punta rivolta verso il basso. Il cuore è l’organo simbolo dell’amore, segue il ritmo delle emozioni. Normalmente in una persona adulta il cuore si contrae 60-70 volte al minuto; in una persona innamorata molte di più… a volte si arriva a 100 senza rendersene conto. Il cuore è l’ultimo ad andarsene… anche quando la persona amata ti abbandona… Anche quando tu non vuoi più soffrire, non sei più tu che comandi… Quando sei innamorato. Quando il tuo cuore batte forte per un’altra persona non sei più tu che comandi… è lui!

(Dal film Manuale d’amore)

30 maggio 2019

SOGNO DI LIBERTA' - Marcos Ana




Marcos Ana, pseudonimo di Fernando Macarro Castillo (Alconada, 20 gennaio 1920 - Madrid, 24 novembre 2016) è il poeta spagnolo che ha illustrato a tutto il mondo la spietatezza del fascismo spagnolo (che uccise e torturò migliaia di persone) e la disumanità delle carceri franchiste con tanto di celle di tortura.
Imprigionato nel 1938, a 18 anni, e scampato a due condanne a morte, trascorse in diverse prigioni 23 anni per motivi politici: “Due volte venne la morte, e due volte si dimostrò pentita. Dicono che andò via offesa perché non poté farmi abbassare la fronte. Per questo mi lasciò la vita!”.
Durante quei bui e disperati anni di prigionia, l'unico appiglio fu la poesia.
In cella compose poesie che furono imparate a memoria dai suoi compagni di prigionia i quali, una volta liberati, le divulgarono.
Le poesie commossero e inorridirono il mondo e i più grandi poeti e artisti dell'epoca, tra cui Pablo Picasso, Pablo Neruda e Rafael Alberti se ne fecero promotori.
 Liberato nel 1961 per interessamento anche di Amnesty International, visse da esiliato a Parigi, ma rientrò nella sua Spagna alla morte del Caudillo Francisco Franco nel 1976.
Assolutamente da leggere la struggente autobiografia “Ditemi com'è un albero.”


LA MIA CASA E IL MIO CUORE
(SOGNO DI LIBERTA')

Se un giorno tornerò alla vita
la mia casa non avrà chiavi:
sempre aperta, come il mare,
il sole e l'aria.

Che entrino la notte e il giorno,
la pioggia azzurra, la sera,
il pane rosso dell'aurora;
la luna, mia dolce amante.

Che l'amicizia non trattenga
il passo sulla soglia,
né la rondine il volo,
né l'amore le labbra. Nessuno.

La mia casa e il mio cuore
mai chiusi: che passino
gli uccelli, gli amici,
e il sole e l'aria.

Marcos Ana)
(da 'Ditemi com'è un albero')


DITEMI COM' E' UN ALBERO

Ditemi com’è un albero.
Ditemi il canto del fiume
quando si copre di uccelli.

Parlatemi del mare. Parlatemi
del vasto odore della campagna.
Delle stelle. Dell’aria.

Recitatemi un orizzonte
senza serratura né chiavi
come la capanna di un povero.

Ditemi com’è il bacio
di una donna. Datemi il nome
dell’amore: non lo ricordo.

Le notti si profumano ancora
di innamorati con fremiti
di passione sotto la luna?

O resta solo questa fossa,
la luce di una serratura
e la canzone delle mie lapidi?

Ventidue anni… Già dimentico 
la dimensione delle cose,
il loro colore, il loro profumo…. Scrivo

a tentoni: "il mare", "la campagna"…
Dico "bosco" e ho perduto
la geometria dell'albero.

Parlo, per parlare, di argomenti
che gli anni mi hanno cancellato.

(non posso continuare, sento
i passi della guardia)

Marcos Ana
(da 'Ditemi com'è un albero')


8 maggio 2019

BERE UNA COCA CON TE - Frank O'Hara



Questa particolare poesia d'amore, che cita la famosa bevanda Coca- Cola, l'ho scoperta guardando il  romanticissimo film del 2011 "Beastly",  una specie di  rivisitazione  moderna  della fiaba "La bella e la bestia", interpretata da Vanessa Hudgens e Alex Pettyfer


BERE UNA COCA CON TE

C'è più gusto a bere una Coca-cola con te
che ad andare a San Sebastian, Irun, Bianitz, Bayonne
o a dare di stomaco in mezzo alla Traversera de Gracia a Barcellona
un po' perché con questa camicia arancione sembri un San Sebastiano, 
ma più credibile, più felice
un po' per l'amore che ti porto, un po' per l'amore che porti tu allo yogurt
un po' per l'arancione dei tulipani fluorescenti che circondano le betulle
un po' per la discrezione con cui ci sorridiamo se c'è gente o di fronte alle statue
quando tu ci sei stento a credere che ci siano cose tanto immobili tanto solenni
tanto spiacevolmente definitive quanto le statue e proprio quando standoci davanti
nella calda luce delle  in punto a New York andiamo alla deriva avanti e indietro
dall'uno all'altro come un albero che respira con gli occhiali
e tra i ritratti della mostra sembra che non ci sia nemmeno una faccia, soltanto colori
tanto che all'improvviso ti chiedi perché mai qualcuno li abbia dipinti
io guardo te 
e preferirei continuare a guardare te piuttosto che tutti i ritratti del mondo
a eccezione forse, certe volte, del Cavaliere polacco che comunque è alla Frick
e che grazie al cielo non hai ancora visto così potremo essere insieme la prima volta che lo vedrai
e poi col fatto che sei talmente bello nei movimenti possiamo quasi quasi fare a meno del Futurismo
e anche a casa non penso mai al Nudo che scende una scala né, alle prove,
a questo o quel disegno di Leonardo o Michelangelo che un tempo mi lasciava senza fiato
e a che cosa gli sono serviti agli impressionisti tutti quegli esperimenti
visto che non hanno mai trovato la persona giusta da mettere in posa
 vicino a un albero col sole che cala o se tanto mi dà tanto
l a Marino Marini che ha scelto bene il cavallo ma non il cavaliere
direi che tutti quanti si sono lasciati scappare un'esperienza
meravigliosa che però con me non andrà sprecata ed è per questo che te ne parlo.

 Frank O'Hara




8 maggio 2018

ARIANA RICHARDS - 25 ANNI DOPO JURASSIC PARK


ARIANA RICHARDS - 25 ANNI DOPO 
JURASSIC PARK


Ricordate la bionda ragazzina che nel kolossal Jurassic Park del 1993 urlava terrorizzata dai dinosauri inferociti?
Il film, diretto da Steven Spielberg e basato sull'omonimo romanzo scritto da Michael Crichton, come ricorderemo narra di un eccentrico miliardario che riesce a riportare in vita i dinosauri, estinti più di 65 milioni di anni fa, utilizzando le poche cellule contenenti il loro codice genetico nel sangue succhiato da zanzare preistoriche, ritrovate poi in gocce d'ambra fossilizzate.
L'idea del miliardario era di fare un parco in una sperduta isola, con i dinosauri come attrazione.
Ovviamente le cose non andarono affatto lisce e i dinosauri sfuggirono al controllo degli scienziati seminando il terrore nell'isola.






Quella ragazzina, che nel film interpretava Lex Murphy, nipote del miliardario, nella realtà si chiama Ariana Richards, è nata in California l'11 settembre del 1979 e ora è una normalissima moglie e mamma che, dopo aver provato senza troppa convinzione a continuare la strada del cinema, si è completamente allontanata dai set cinematografici.



Attualmente vive con la sua famiglia a Salem, nell' Oregon, in mezzo alla natura e si dedica con passione alla pittura.I soldi guadagnati col cinema, li ha infatti investiti per pagarsi gli studi in Belle Arti e seguire le orme di un lontano e illustre antenato da parte di madre, il pittore rinascimentale Carlo Crivelli.

Carlo Crivelli - La Madonna Lenti o Bache,  1472-1473
Metropolitan Museum di New York.

 Probabilmente non raggiungerà mai i livelli del suo ascendente, i cui quadri sono esposti nei musei più prestigiosi del mondo, ma lei nel suo piccolo ha già vinto nel 2005 la "National Professional Oil Painting Competition”, con il dipinto "Lady of the Dahilas”.


Ariana Richards - Lady of the Dahilas

Certo, lo stile è molto differente da quello di Crivelli, infatti a dire degli esperti, i dipinti di Ariana Richards, tendono all'impressionismo.


Ariana Richards - Reflection


Ariana Richards - Timeless moment

Ariana Richards - Lady of the trees


Lei è anche   molto fiera del fatto che, l’acquarello di un autoritratto in cui si è immortalata in una delle scene del film, adorna una delle pareti dello studio di Steven Spielberg. 


Ariana Richards - Autoritratto



7 aprile 2018

MAYA ANGELOU - UNA DONNA FENOMENALE


“L'orizzonte si piega in avanti, offrendoti spazio per fare nuovi passi di cambiamento.”

MAYA ANGELOU - UNA DONNA FENOMENALE

Grazie a un doodle che le ha dedicato Google il 4 aprile per ricordare il giorno in cui avrebbe compiuto 90 anni, scopro l'esistenza di una donna fenomenale, una di quelle dalla forza trainante.
Non potete immaginare l'ammirazione che provo quando leggo di donne così tenaci, incrollabili e indomite, che con il solo desiderio di rivalsa e la forza delle loro idee, riescono a ribaltare la propria vita.
Provo quel tipo d'ammirazione che sfiora “l'invidia”, ma nel senso costruttivo del termine.
 Mi riferisco a quel tipo di ammirazione emulativa che genera un forte desiderio di miglioramento e lo stimolo a lavorare su noi stessi, pur consapevoli che mai raggiungeremo simili traguardi.



UNA DONNA FENOMENALE

Le belle donne si domandano dove si celi il mio segreto.
 Non sono appariscente, né disegnata per vestire
 taglie da modella,
 ma quando comincio a raccontarmi
 credono stia raccontando storie.
 Dico loro
 Che è nello spazio del mio abbraccio,
 è nell’ampiezza dei miei fianchi
 è nell’andatura del mio passo,
 è nella linea delle mie labbra.
 Sono una donna,
 intensamente.

 Sono una donna fenomenale
 Ecco io chi sono.
 Quando entro in una stanza,
 disinvolta, come piace a te
 E cammino verso un uomo
 tutti gli altri si alzano in piedi
 O cadono sulle ginocchia,
 poi si raccolgono intorno a me
 Come le api intorno al miele.
 Dico loro
 Che è il fuoco del mio sguardo,
 è lo splendore del mio sorriso
 è l’ondeggiare della mia vita,
 ed è la gioia nei miei piedi.
 Sono una donna,
 intensamente.

Una donna fenomenale
 Ecco io chi sono.
 Anche gli uomini si domandano
 cosa vedano in me,
 ci provano davvero,
 ma non riescono a toccare
 l’essenza del mio mistero.
 Quando tento di mostrarlo
 essi dicono che ancora non vedono.
 Dico loro
 Che è nell’arco della mia schiena,
 è nella luce del mio sorriso,
 è nel sentiero dei miei seni,
 è nella grazia del mio stile.
 Sono una donna,
 intensamente.

Sono una donna fenomenale.
 Ecco chi sono io.
  Ora puoi comprendere
 perché il mio capo non è chino.
 Io non urlo o salto in giro
 io non parlo con un grido.
 E quando mi vedi passare provi un orgoglio glorioso.
 Io dico
 è nello scatto delle mie ginocchia,
 è nell’onda dei miei capelli,
 è nel palmo delle mie mani,
 è nel bisogno delle mie attenzioni.
Perché io sono una donna,
 intensamente.
 Una donna fenomenale.
 Ecco io chi sono.

Maya Angelou


Poco conosciuta in Italia, in America Maya Angelou è diventata un vero mito, una paladina dei diritti umani, portavoce del grido di dolore della popolazione afroamericane, le donne in particolare.
Come poetessa e scrittrice ha scritto sette autobiografie, tre libri di saggistica e numerose raccolte di poesie, oltre a libri per bambini, drammi teatrali, sceneggiature e programmi televisivi.
Ha ricevuto dozzine di premi e collezionato una cinquantina di lauree honoris causa, che la portarono a insegnare nelle università pur senza dottorato.
Prima di arrivare agli allori, comunque, Marguerite Ann Johnson (questo il suo vero nome), nata il 4 aprile 1928 a St Louis, nel Missouri, per mantenere sé stessa e il figlio avuto a poco più di sedici anni, fu costretta a svolgere dai mestieri più umili come la cameriera e la cuoca, a quelli più umilianti come la spogliarellista e la prostituta.
Faticosamente   risale la china e il primo risultato positivo che ottiene è un posto come tranviera, diventando di fatto la prima persona di colore a condurre un mezzo pubblico a San Francisco, città nella quale si era trasferita con una borsa di studio per danzare e recitare.



LA VITA NON MI SPAVENTA

La vita non mi spaventa per niente
 Ombre sul muro,
 rumori lungo il corridoio,
 la vita non mi spaventa per niente.
 Cani infuriati che latrano,
 Enormi fantasmi in una nuvola:
 la vita non mi spaventa per niente.
  
La vecchia cattiva Mamma Oca,
 i leoni in liberta’
 non mi spaventano per niente.
 I draghi che sputano fiamme
 sul mio copriletto
 non mi spaventano per niente.

Io faccio –buh-,
dico -pussa via-,
 mi diverto
 a vederli correre;
 non voglio piangere
 così voleranno via.
 Mi basta sorridere
 per farli impazzire.
 La vita non mi spaventa per niente.

Ragazzi violenti che fanno a botte 
tutta sola di notte
 la vita non mi spaventa per niente
 pantere nel parco 
estranei nel buio
 no, non mi spaventano per niente.
  
Quella nuova classe dove
 tutti i ragazzi mi tirano i capelli
 (ragazzine smorfiose
 dai capelli ricci)
 non mi spaventano per niente 

Non mostratemi rane e serpenti
 aspettandovi che urli,
 se mi spavento
 lo faccio solo nei miei sogni.
  
Ho un incantesimo,
 lo tengo nascosto nella manica,
 posso camminare sul fondo del mare
 senza bisogno di respirare.
  
La vita non mi spaventa per niente
 per niente
 per niente
 la vita non mi spaventa per niente.

Maya Angelou




Nel 1951, dopo aver sposato Tosh Angelos, musicista di origine greca, entrò nel mondo dello spettacolo come ballerina e cantante con il nome di Maya Angelou.
Il nome Maya lo sceglie come un affettuoso omaggio al fratello che da piccolo così la chiamava.
La vera svolta avviene dal 1959, quando inizia il suo coinvolgimento nella lotta per i diritti civili, che la porta nelle zone più nevralgiche del mondo.
Nel 1961, la relazione con Vusumzi Make, un avvocato attivista sudafricano, le permise di assistere in prima fila al processo di indipendenza degli stati africani.
Con lui si trasferisce al Cairo in Egitto, dove lavora come giornalista freelance, ma fu una relazione di breve durata, infatti si separarono l'anno successivo.



Furono per la Angelou anni intensi, in cui visse anche ad Accra, capitale del Ghana, dove frequenta con assiduità il mondo universitario (lavorando come assistente amministrativa) e quello dei mezzi di comunicazione, esperienze che si rivelarono fondamentali al suo rientro negli USA.
Fu all'università di Accra che entra in contatto con Malcom X, in visita in Africa per una serie di conferenze nelle università.
 Inizia così a collaborare attivamente con lui per i diritti umani e le rivendicazioni afroamericane, fino al giorno della morte del carismatico leader, avvenuta il 21 febbraio 1965, quando Malcolm durante un discorso pubblico a New York, a 39 anni, fu ucciso con sette colpi di arma da fuoco.



Successiva è la collaborazione, e la grande amicizia, con l'altro leader attivista Martin Luther King durata fino all' assassinio di King pochi anni dopo, il 4 aprile 1968, proprio nel giorno del compleanno di Maya Angelou che, per anni, rifiutò di festeggiarlo e non dimenticò mai di mandare ogni anno, per la ricorrenza, un mazzo di fiori a Coretta Scott, la vedova di King.
Al suo rientro negli Stati Uniti, dopo aver realizzato una serie di documentari per la National Educational Television, su consiglio dell'amico e scrittore James Baldwinnel 1969 scrive il primo dei sette libri autobiografici, "I Know Why the Caged Bird Sings" (in italiano “Io so perché canta l'uccello in gabbia", conosciuto anche come "Il canto del silenzio"), libro che le regala fama immediata, diventando il primo best-seller scritto da un'afroamericana.



IO SO PERCHE' CANTA L'UCCELLO IN GABBIA

So perché canta l’uccello chiuso in gabbia
 Un uccello libero salta sulla schiena
 del vento e fluttua fino a valle,
 alla fine della corrente, e intinge un’ala
 nell’arancione dei raggi del sole
 e osa rivendicare il cielo.
 Ma un uccello che si trova nella sua stretta gabbia
 può vedere raramente attraverso le sue sbarre di rabbia
 le sue ali sono tagliate e le sue zampe legate
così apre la gola per cantare.
 L’uccello in gabbia canta con un temibile trillo
 di cose sconosciute ma ancora sospirate
 e la sua melodia si sente sulla collina distante perché
 l’uccello in gabbia canta la libertà.
 L’uccello libero pensa a un’altra brezza
 e agli alisei delicati attraverso
 i sospiri degli alberi
 e ai vermi grassi che aspettano scintillante d’alba
 un prato e lui nomina il cielo come suo.
 Ma un uccello in gabbia si erge sulla tomba dei sogni
 la sua ombra grida sopra un urlo da incubo
 le sue ali sono tagliate e le sue zampe legate
 così apre la gola per cantare.
 L’uccello in gabbia canta con
 un temibile trillo di cose sconosciute
 ma ancora sospirate e la sua
 melodia si sente sulla collina distante
 perché l’uccello in gabbia
 canta la libertà.


Maya Angelou


Nel libro racconta con linguaggio estremamente schietto e aperto, la propria vita fino a diciassette anni, iniziando dall'infanzia vissuta dalla nonna paterna in Arkansas, dove arriva con il fratello dal Missouri quando si separano i genitori.
La nonna, una donna molto rispettabile e proprietaria di un emporio, garantisce ai due bambini una vita tutto sommato tranquilla e decorosa, anche se all'occasione non mancava di punirli severamente.
L'infanzia di Maya viene bruscamente interrotta quando la madre si ripresenta con il nuovo compagno a riprendersi i figli.
L'uomo, infatti, senza alcun riguardo per la tenera età di Maya che ha solo otto anni, la stupra.
Maya non si lascia intimorire, non se ne sta zitta e denuncia l'abuso del patrigno alla famiglia.
L'uomo viene arrestato, ma presto rilasciato, scatenando la rabbia della comunità e qualcuno, molto probabilmente uno degli zii di Maya, lo uccide.
Il trauma per la piccola Maya fu devastante e nonostante la violenza subita, l’uccisione del patrigno la sconvolge profondamente.
 Capisce che le sue parole ne hanno causato la morte e il senso di colpa provato fu talmente schiacciante che smise di parlare.
Aveva duramente imparato quanto possono essere potenti le parole.
Per cinque lunghi anni Maya rimase in silenzio.
Per superare il trauma e uscire dal mutismo, ci vollero tutto l’amore e il sostegno della madre e del fratello, ma determinante fu anche l’aiuto di un’amica di famiglia che la incoraggiò a leggere autori come Dickens, Shakespeare, Allan Poe, così come libri di autrici di colore come Frances Harper e Anne Spencer.



Dopo il primo libro non smise più di scrivere e i suoi libri sono diventati letture obbligate per le femministe americane e anche per molti studenti, nonostante l’opposizione di diverse associazioni di genitori, che li trovavano letture poco convenienti a causa della loro brutale franchezza, la carica di sessualità e l’irriverenza religiosa.
Nel frattempo, insegnava all'università e teneva conferenze in tutto il paese, attività che ha continuato a svolgere anche da ottantenne.
In occasione di un’intervista, due anni prima della sua morte, ebbe a dire: «Probabilmente starò scrivendo quando il Signore dirà “Maya, Maya Angelou, è ora”»
Scrisse il suo ultimo libro Mom & Me & Mom, nel 2012, due anni prima di morire.
Il libro, incentrato sulla figura della madre Vivian Baxter, racconta del loro complicato legame, interrotto dall’abbandono, e di come sono riuscite a riallacciarlo e a farlo diventare un solido rapporto di amore e supporto.



Nel 1993 Bill Clinton scelse proprio la Angelou per recitare, nel giorno del suo primo insediamento alla Casa Bianca, "On the Pulse of Morning", una veemente poesia da lei scritta, che incita a non tirarsi indietro e a imparare dagli errori del passato evitando di ripeterli.
Era un avvenimento straordinario che non accadeva dal 1961, anno in cui Robert Frost lesse i propri versi per l’insediamento di John F. Kennedy.
Questo diede maggior lustro culturale alla Angelou, aprendole una stagione ricca di premi e onorificenze culminate nel 2011 con il prestigioso riconoscimento della Medaglia Presidenziale della Libertà, consegnatale dal presidente Barack Obama.
La ragazzina che per cinque anni si era costretta al silenzio, era riuscita a diventare una delle voci più influenti d'America.


ANCORA IO MI SOLLEVERO’

Tu puoi scrivere di me nella storia, 
con le tue bugie amare e contorte. 
Puoi calpestarmi nella sporcizia
 ma io, come la polvere, mi solleverò. 

La mia sfacciataggine ti irrita?
 Perché sei assediato dalla malinconia?
 Perché io cammino come se avessi pozzi di petrolio
 che sgorgano nel mio salotto.
 Proprio come le lune e i soli,
 con la certezza delle maree,
 proprio come la speranza che alta si slancia,
 ancora io mi solleverò.
  
Volevi vedermi spezzata?
 Con la testa china e gli occhi bassi?
 Le spalle cadenti come lacrime.
 Indebolita dal mio pianto, che viene dall’anima.
 La mia superbia ti offende?
 Non prenderla così male. 
Perché io rido come se avessi miniere d’oro
 scavate nel mio cortile.
 Puoi spararmi con le tue parole.
 Puoi ferirmi con i tuoi occhi.
 Puoi uccidermi con il tuo odio,
 ma io, come l’aria, mi solleverò.

 È la mia sensualità a disturbarti?
 Ti arriva come una sorpresa,
 il fatto ch’io danzi come se avessi diamanti
 all’incrocio delle mie cosce?
 Fuori dalle capanne della vergogna della storia,
 mi sollevo.
 Su, da un passato che ha le radici nel dolore,
 mi sollevo.
 Sono un oceano nero, ampio, che balza,
 zampillando e gonfiandomi, genero nella marea.
 Lasciando alle spalle notti di terrore e paura,
 mi sollevo.
 In un’alba che è meravigliosamente chiara,
 mi sollevo.
 Portando i doni che i miei antenati mi diedero,
 io sono il sogno e la speranza dello schiavo.
 Mi sollevo.
 Mi sollevo.
 Mi sollevo.

Maya Angelou


La morte la colse serenamente il 28 maggio 2014 nella sua casa a Winston-Salem, nella Carolina del Nord e il suo corpo è stato cremato.
Solo pochi giorni prima nel suo ultimo twitter aveva scritto: «Ascoltatevi dentro, nella quiete forse udirete la voce di Dio».

La famiglia ne annunciò così la scomparsa: "Ha vissuto una vita come maestra, attivista, artista ed essere umano. È stata una guerriera per l'uguaglianza, la tolleranza e la pace".


“Ama la vita, fatti coinvolgere da essa, dalle tutto quello che hai. Amala con passione, perché la vita davvero ti rende, molte volte di più, ciò che hai messo in essa!”

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