28 febbraio 2019

L' IMPORTANZA DI SAPER ASCOLTARE - racconto zen



L' IMPORTANZA DI SAPER ASCOLTARE

Molti anni fa, in Cina, vivevano due amici. Uno era molto bravo a suonare l'arpa. 
L'altro era dotatissimo nella rara arte di saper ascoltare.
Quando il primo suonava o cantava di una montagna, il secondo diceva: "Vedo la montagna come se l'avessimo davanti".
Quando il primo suonava a proposito di un ruscello, colui che ascoltava prorompeva: "Sento scorrere l'acqua fra le pietre". 
Ma un brutto giorno, quello che ascoltava si ammalò e morì. 
Il primo amico tagliò le corde della sua arpa e non suonò mai più.

Esistiamo veramente solo se qualcuno ci ascolta e il dono più grande che possiamo fare ad una persona è di ascoltarla "veramente.

( racconto zen)

IL CONTADINO GIAPPONESE DISPERATO - racconto zen


IL CONTADINO GIAPPONESE DISPERATO

Un contadino giapponese disperato chiese un incontro con un famoso maestro di meditazione – un maestro Zen – e il suo allievo: quando si presentò il contadino disse: “Maestro, mi devi aiutare! Sono disperato! Mia moglie mi ha scacciato di casa perchè dice che sono un fannullone, mio figlio maggiore è scappato con una geisha invece di aiutarmi nei campi, il Daimyo (la carica feudale più importante tra il XII secolo e il XIX secolo in Giappone) ha preso gli altri due miei figli maschi per le sue guerre, non mangio da tre giorni e mia madre è morta il mese scorso. Ti prego aiutami, solo tu puoi farlo!”
Maestro e discepolo si trovavano nel giardino della loro dimora, l’allievo guardò il Maestro che sembrava pensoso.
Una farfalla svolazzava allegramente tra fiori rossi porpora e il cielo era terso, spirava una leggera brezza primaverile che rinfrescava l’ambiente.
Il contadino era trepidante in attesa della risposta che il Maestro gli avrebbe dato e anche il discepolo non poteva proprio immaginare come il Maestro avrebbe potuto aiutare il povero contadino.
Dopo qualche minuto il maestro si voltò verso il contadino e gli disse: “Ricordati che l’acqua scorre nel ruscello, le farfalle volano, il vento ci accarezza e il cielo è blu.”
Il contadino rimase ammutolito per qualche secondo, poi iniziò a ringraziare il Maestro e ad inchinarsi, sembrava veramente sollevato dal peso delle sue disgrazie.
Quando il contadino se ne andò, il discepolo si rivolse al Maestro: “Maestro, non ho capito il senso della sua risposta” e il Maestro gli disse: ‘‘Aspetta, abbi pazienza!’’
Passò un anno e il contadino tornò a fare visita al Maestro.
 La sua condizione esteriore denotava un sicuro miglioramento rispetto l’anno precedente.
 Arrivato al cospetto del Maestro Zen gli disse: “Maestro, le sue parole mi hanno veramente aiutato, mi hanno svelato lati che non vedevo nella mia situazione. Mia moglie mi ama e mi accudisce,  mio figlio maggiore è tornato e mi aiuta seguendo le mie indicazioni, anche il Daimyo ha ascoltato questo povero contadino e ha restituito entrambi i miei figli minori che così possono aiutarmi nei campi. Sono diventato un uomo benestante e felice e questo lo devo ai tuoi preziosissimi consigli”.
Il contadino fece un dono al Maestro e se ne andò.
Quando furono soli, il discepolo disse: “Maestro, non ho ancora capito, malgrado ci abbia meditato tutto l’anno, come le tue parole possano aver aiutato quel contadino. Ti prego, spiegamelo!”
Il Maestro gli rispose: “Caro discepolo, è questo uno dei vantaggi di essere un Maestro Zen: puoi dire quello che ti passa per la testa sicuro che la gente lo interpreterà come grande insegnamento e agirà di conseguenza!”

( racconto zen)


27 febbraio 2019

COSI' PERCORRONO LE STELLE - Hermann Hesse



Che miriadi di stelle illuminino le nostre notti buie...

COSI' PERCORRONO LE STELLE

Così percorrono le stelle la loro orbita
inalterabili ed incomprese.
Noi ci contorciamo in mille vincoli.
Tu procedi di splendore in splendore.

La tua vita è un'unica luce.
Io dalle mie oscurità devo tendere
le mie desiderose braccia verso di te.
Tu mi sorridi e non mi comprendi

Hermann Hesse

MI HAI FATTO SENZA FINE - Rabindranath Tagore


Infinitamente bella questa poesia di Rabindranath Tagore , poeta, prosatore, drammaturgo e filosofo bengalese , vincitore del Premio Nobel per la letteratura nel 1913: "per la profonda sensibilità, la freschezza e la bellezza dei versi con i quali, con consumata capacità, ha reso il proprio pensiero poetico, espresso in inglese con parole proprie, parte della letteratura occidentale."

MI HAI FATTO SENZA FINE

Mi hai fatto senza fine
questa è la tua volontà
questo fragile vaso
continuamente tu vuoti
continuamente lo riempi
di vita sempre nuova.

Questo piccolo flauto di canna
hai portato per valli e colline
attraverso esso hai soffiato
melodie eternamente nuove.

Quando mi sfiorano le tue mani immortali
questo piccolo cuore si perde
in gioia senza confini
e canta melodie ineffabile.

Su queste piccole mani
scendono i tuoi doni infiniti.
Passano le età, e tu continui a versare
e ancora c'è spazio da riempire.

Rabindranath Tagore




ELEVAZIONE- Charles Pierre Baudelaire




Una felice giornata!

 ELEVAZIONE

Al di là degli stagni, delle valli e dei monti,
al di là dei boschi, delle nuvole e dei mari,
al di là del sole, al di là dell'aria,
al di là dei confini delle stellate sfere,

tu, mio spirito, ti muovi con agilità
e, come buon nuotatore che gode tra le onde,
allegro solchi la profonda immensità
con indocile e maschia voluttà.

Fuggi lontano dai morbosi miasmi,
voli a purificarti nell'aria più alta,
e bevi, come un puro liquido divino,
il fuoco chiaro che colma spazi limpidi.

Felice chi con ali vigorose,
le spalle alla noia e ai vasti affanni
che opprimono col peso la nebbiosa vita,
si eleva verso campi sereni e luminosi!

Felice chi lancia i pensieri come allodole
in libero volo verso i cieli nel mattino!
Felice chi, semplice, si libra sulla vita e intende
il linguaggio dei fiori e delle cose mute!

Charles Pierre Baudelaire

26 febbraio 2019

UNA MANO SOGNANTE - Roberto Perin


Buonanotte e romantici sogni!

UNA MANO SOGNANTE

Dita
fra le dita,
emozioni incantate
da emozioni sognanti.


Gesta
di umili gesta,
il tuo viso sulle punte,
una briciola alle labbra,
una carezza tra i capelli.


Sogni,
piccoli sogni,
di una mano
sognante nella notte 

Roberto Perin 

ARACNE - Ilaria Spes



"L’invisibile ragno della malinconia stende sempre la sua ragnatela grigia sui luoghi dove fummo felici e da dov’è fuggita la felicità."
(Boleslaw Prus)

ARACNE

Potrei uscire 
e guardare il sole 
Strappare 
le ombre ferite 
della memoria 
E dimenticarmi 
Invece resto qui 
chiusa tra questi
muri d'acanto 
Imprigionata 
nella tela 
dei tuoi disegni 
A cercare il filo 
che la sciolga 
per sempre

Ilaria Spes

NELLA TELA DEL RAGNO - dal web


"Tendiamo nel vuoto molteplici fili di ragno per formare la tela che possa trattenere la felicità."
Augusta Amiel-Lapeyre

NELLA TELA DEL RAGNO

Come insetto
Abbagliato dalla luce
Mi sono impigliato
Nella tela del ragno
E attendo inerme
Imprigionato a bozzolo
Le fauci imperiose
Nutrirsi della mia anima

(dal web)


TIENE IL RAGNO - Emily Dickinson




Anche un insignificante ragno diventa un'opera d'arte  se nasce dalla penna di una grande poetessa come Emily Dickinson...

TIENE IL RAGNO


Tiene il ragno un gomitolo d'argento
con due mani invisibili
e in una danza dolce e solitaria
sdipana il filo di perla.

Di nulla in nulla avanza
col suo lavoro immateriale.
Ricopre i nostri arazzi con i suoi
nella metà del tempo.

Gli basta un'ora ad innalzare
teorie di luce.
Pende poi dalla cima di una scopa,
dimenticando ogni sua sottigliezza.



Emily Dickinson

IL FILO DEL RAGNO - Bruno Ferrero



IL FILO DEL RAGNO

Uno strozzino morì.
Per tutta la vita,egoista e spergiuro,aveva accumulato ricchezze sfruttando i poveri e carpendo la buona fede del prossimo.
La sua anima cadde nel profondo baratro dell'inferno, che le avvampò tutt'intorno.
Gridò allora: "Giudice supremo delle anime aiutami! Concedimi una sosta, fà sì che ritorni sulla terra e ponga rimedio alla mia condanna!".
Il Giudice supremo lo udì e chinandosi dall'alto sul baratro dell'inferno chiese: "Hai mai compiuto un'opera buona, in vita, cosicché ti possa aiutare adesso?".
L'anima dello strozzino pensò a tutto quel che aveva fatto in vita, e più pensava e meno riusciva a trovare una sola azione buona in tutta la sua lunga esistenza.
Ma alla fine si illuminò e disse: "Si Giudice supremo, certo! Una volta stavo per schiacciare un ragno, ma poi ne ebbi pietà, lo presi e lo buttai fuori dalla finestra!".
"Bravo!- rispose il giudice supremo.- Pregherò quel ragno di tessere un lungo filo dalla terra all'inferno, così ti ci potrai arrampicare".
Detto fatto. Non appena il filo di ragno la toccò, l'anima dello strozzino cominciò ad arrampicarsi, bracciata dopo bracciata, del tutto piena d'angoscia perché temeva che l'esile filo si spezzasse.
Giunse a metà strada, e il filo continuava a reggere, quando vide che altre anime s'erano accorte del fatto e cominciavano ad arrampicarsi anch'esse lungo lo stesso filo.
 Allora gridò: "Andate via, lasciate stare il mio filo. Regge solo me. Andatevene, questo filo è mio!".
E proprio in quel momento il filo si spezzò, e l'anima dello strozzino ricadde nell'inferno.
Infatti il filo della salvezza regge il peso di centomila anime buone, ma non regge un solo grammo d'egoismo.

Bruno Ferrero



24 febbraio 2019

CADE LA NOTTE - Forough Farrokhzad


Buonanotte con una poesia di Forough Farrokhzad, forse la più grande poetessa iraniana.
Compositrice precoce, dopo la scuola dell’obbligo non si diploma neppure, ma pubblica a metà degli anni ’50 la raccolta autobiografica "Prigioniera": è così che si sente, tanto che divorzia dal marito, sposato a soli 17 anni, lasciandogli il figlio piccolissimo, per essere libera di seguire la vocazione poetica e una vita tumultuosa e anticonformista.
 Per sfuggire alla pressione sociale ripara per un breve periodo in Europa, dove riceve premi e riconoscimenti internazionali per il documentario "La casa è nera" da lei stessa girato in una comunità di lebbrosi nel 1963.
Vivendo di provocazioni che la portarono a sfidare le autorità religiose e i letterati più conservatori contestando il ruolo della donna nel matrimonio tradizionale e nella società, ebbe chiacchierate relazioni anche con uomini sposati e si legò al poeta Nader Naderpur, finché non trova il suo ultimo amore, lo scrittore e regista Ebrahim Golestan.
La loro però e una relazione tempestosa, fatta di litigi e rappacificazioni.
Anche la fredda notte di febbraio in cui morì, a 32 anni, aveva litigato furiosamente con lui e mentre stava tornando da una visita alla madre la sua jeep scivolò su una lastra di ghiaccio e si schiantò.
Forugh Farrokhzad è ora il simbolo della voglia di vivere e di libertà degli iraniani e la sua tomba è meta di pellegrinaggio.

CADE LA NOTTE

Cade la notte
E dopo la notte, il buio
E dopo il buio
Gli occhi
Le mani
I respiri, i respiri…
E il rumore dell’acqua
Che gocciola dal rubinetto

Dopo due punti rossi
Due sigarette accese
Il tic-tac dell’orologio
Due cuori
E due solitudini

Forough Farrokhzad
(Teheran, 5 gennaio 1935 – Tafresh, 13 febbraio 1967) 

CONOSCO DELLE BARCHE - Marie Annick Retif



 "Conosco delle barche" (Je connais des bateaux), sembra una poesia, ma è il testo di una vecchia canzone francese, tratta dall’album “Le temps de l’amour” del 1977.
 La canzone, scritta e cantata da Marie Annick Retif (in arte Mannik), è dedicata al cantautore, compositore, attore e regista belga Jacques Brel.

CONOSCO DELLE BARCHE 

Conosco delle barche
che restano nel porto per paura
che le correnti le trascinino via con troppa violenza.
Conosco delle barche che arrugginiscono in porto
per non aver mai rischiato una vela fuori.
Conosco delle barche che si dimenticano di partire
hanno paura del mare a furia di invecchiare
e le onde non le hanno mai portate altrove,
il loro viaggio è finito ancora prima di iniziare.
Conosco delle barche talmente incatenate
che hanno disimparato come liberarsi.
Conosco delle barche che restano ad ondeggiare
per essere veramente sicure di non capovolgersi.
Conosco delle barche che vanno in gruppo
ad affrontare il vento forte al di là della paura.
Conosco delle barche che si graffiano un po’
sulle rotte dell’oceano ove le porta il loro gioco.
Conosco delle barche
che non hanno mai smesso di uscire una volta ancora,
ogni giorno della loro vita
e che non hanno paura a volte di lanciarsi
fianco a fianco in avanti a rischio di affondare.
Conosco delle barche
che tornano in porto lacerate dappertutto,
ma più coraggiose e più forti.
Conosco delle barche straboccanti di sole
perché hanno condiviso anni meravigliosi.
Conosco delle barche
che tornano sempre quando hanno navigato.
Fino al loro ultimo giorno,
e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti
perché hanno un cuore a misura di oceano.

Marie Annick Retif





IL SIGNIFICATO DELLA VITA - Bruno Ferrero




"La verità era uno specchio che, cadendo, si ruppe. Ciascuno ne prese un pezzo e, vedendovi riflessa la propria immagine, credette di possedere l'intera verità."
(Jalal ed Din Rumi)

 IL SIGNIFICATO DELLA VITA

Un professore concluse la sua lezione con le parole di rito: "Ci sono domande?". 
Uno studente gli chiese: "Professore, qual è il significato della vita?". 
Qualcuno, tra i presenti che si apprestavano a uscire, rise. Il professore guardò a lungo lo studente, chiedendo con lo sguardo se era una domanda seria. Comprese che lo era. "Le risponderò" gli disse. Estrasse il portafoglio dalla tasca dei pantaloni, ne tirò fuori uno specchietto rotondo, non più grande di una moneta. Poi disse: "Ero bambino durante la guerra. Un giorno, sulla strada, vidi uno specchio andato in frantumi. 
Ne conservai il frammento più grande. Eccolo. Cominciai a giocarci e mi lasciai incantare dalla possibilità di dirigere la luce riflessa negli angoli bui dove il sole non brillava mai: buche profonde, crepacci, ripostigli. Conservai il piccolo specchio. Diventando uomo finii per capire che non era soltanto il gioco di un bambino, ma la metafora di quello che avrei potuto fare nella vita. Anch'io sono il frammento di uno specchio che non conosco nella sua interezza. Con quello che ho, però, posso mandare la luce, la verità, la comprensione, la conoscenza, la bontà, la tenerezza nei bui recessi del cuore degli uomini e cambiare qualcosa in qualcuno. Forse altre persone vedranno e faranno altrettanto. In questo per me sta il significato della vita".


Bruno Ferrero
 ( da Solo il vento lo sa)


CASTELLO ANTICO - Claudio Cisco


Il fascino evocativo di un secolare castello... 

CASTELLO ANTICO

Il castello
sta
là,
disteso sul colle
come statua imponente.
Guarda
nebbie e fantasmi
terre ed oceani
monotoni e spettrali
nel tempo che passa.
Ricorda
lotte e tormenti
amori e passioni
nel volgere lento
dei secoli.
Fra quelle mura antiche e millenarie
trova ancora rifugio un vecchio gabbiano
ammalato e stanco
che mira da lontano
le immense acque solcate nei voli

Claudio Cisco

L'INDIFFERENTE - Josè Hierro


"La felicità è come una farfalla: se l’insegui non riesci mai a prenderla, ma se ti metti tranquillo può anche posarsi su di te."
(Nathaniel Hawthorne)

L'INDIFFERENTE

Adesso saremo felici,
quando non c'è niente da sperare.

Che cadano le foglie secche,
che nascano da fiori bianchi,
che importa!

Che splenda il sole o che arpeggi
la pioggia sul vetro,
che tutto sia menzogna
o sia tutto verità;

che regni sulla terra
la primavera immortale
o che declini la vita,
che importa!

Che ci siano musiche erranti,
che importa!

A che fine vogliamo musiche
se non c'è niente da cantare.

Josè Hierro
( da Alegría, 1947) 

21 febbraio 2019

AUGURO - Chiara Trabalza


Ringrazio tutti per gli affettuosi, graditissimi auguri di buon compleanno!

AUGURO

Auguro alla bambina che sono stata di far pace col suo passato.
 Auguro alle mie ferite di rimarginarsi 
e ai miei sogni di seguitare a volare alti. 
Auguro alla donna che sono diventata di non arrendersi
 e di seguitare a credere nell'amore,
 di rialzarsi dopo ogni caduta 
e di non aver più paura di non essere abbastanza.

Chiara Trabalza

16 febbraio 2019

MIA STREGA - Claudio Cisco


Buonanotte e sogni d'argento...

MIA STREGA

Balla mia strega
balla per me muovendo più forte i fianchi
balla con il corpo e con l’anima.
Balla sotto questa luna piena
colora d’argento i miei sogni
nei tuoi occhi vedo riflessi cosmici diamanti.
Non ho bisogno di bere il tuo filtro
mi hai stregato solo con lo sguardo
mi hai in tuo potere ormai.
Riempimi i sensi e l’anima di te
abbandonati tra le mie braccia
e regalami la tua follia per sempre.

Claudio Cisco

IL VERO AMORE - Sir Walter Raleigh


"Un vero amore è come un fuoco a fiamma perenne: una fiamma che si eleva al cielo e non si spegne mai, qualunque sia il vento che le passa accanto."
(Liala)

IL VERO AMORE

Il vero amore è un duraturo fuoco che 
eternamente nella mente brucia.
Mai s’inferma, mai s’invecchia, mai non muore
a sé stesso sempre fedele.
L’amore è un fuoco che divampa e sempre brucia,
l’amore è fuoco di cometa che mai tramonta
e ogni stella acceca.

Sir Walter Raleigh

LA VITA NON DOVREBBE ESSERE COSI' SERIA - Yin Lichuan


La vita passa in un soffio quindi è il caso di viverla con leggerezza e semplicità...


LA VITA NON DOVREBBE ESSERE COSI' SERIA

La vita non dovrebbe essere così seria
Gli ho dato appena un'occhiata
e l'ho sposato
siamo stati caotici
non abbiamo avuto figli
quando mi andava preparavo una minestra
abbiamo vissuto un po' a caso
abbiamo avuto degli amici casuali
il tempo è trascorso così
e così siamo invecchiati
con un piede nella fossa
per caso siamo diventati un modello
"erano fatti l'uno per l'altra"
... una vita armoniosa
con semplicità abbiamo esalato l'ultimo respiro
il sole ha dato appena un'occhiata
al balcone deserto.

Yin Lichuan

AVVERTIMENTO (WARNING ) - Jenny Joseph





Questa divertente e frizzante poesia, il cui titolo originale è “Warning”, è tratta dalla raccolta "Rose In The Afternoon" della scrittrice inglese Jenny Joseph e, secondo un sondaggio indetto dalla BBC, è stata votata come la più popolare del dopoguerra.
Scritta nel 1961, in Italia non è molto nota, ma in America è stata di ispirazione per la fondazione di un movimento che promuovesse in tutto il mondo l’interazione sociale tra le donne rigorosamente over 50.
Obiettivo ampiamente raggiunto, questo movimento che si chiama Red Hat Society (Società del Cappello Rosso) e fu fondato nel 1998 in California, ad oggi conta infatti oltre un milione e mezzo di iscritte. 
Le socie della RHS, donne di ogni certo sociale, si sostengono vicendevolmente e si impegnano a vivere gioiosamente, mantenersi in forma, esplorare nuovi interessi e creare nuove amicizie, in breve a carpire il meglio della vita che può riservare belle sorprese anche in tarda età.
Queste signore non più giovani, ma tanto dinamiche e ironiche, si riuniscono indossando vivaci vestiti viola e audaci cappelli rossi, proprio secondo i dettami di Jenny Joseph…





AVVERTIMENTO
(WARNING)

Quando sarò vecchia mi vestirò di viola
con un cappello rosso che non si intona e non mi dona.
E spenderò la mia pensione in brandy e guanti estivi
E in sandali di raso, e poi dirò che non abbiamo soldi per il burro.
Mi siederò sul marciapiede quando sarò stanca
E arrafferò assaggi di cibo nei negozi, suonerò tutti i campanelli
Farò scorrere il mio bastone sulle ringhiere
E mi rifarò della sobrietà della mia giovinezza.
Uscirò in pantofole sotto la pioggia
E raccoglierò fiori nei giardini degli altri
E imparerò a sputare.

Quando sei vecchia puoi indossare assurde camicie e ingrassare
E mangiare tre libbre di salsicce in un colpo solo
O solo pane e sottaceti per una settimana,
E accumulare penne e matite e tappi di bottiglia e cianfrusaglie nelle scatole.

Ma ora dobbiamo indossare vestiti che ci tengano asciutti,
E pagare l’affitto e non dire parolacce per strada
E dare il buon esempio ai bambini.
Dobbiamo invitare amici a cena e leggere il giornale.

Ma forse dovrei cominciare a fare un po’ di pratica adesso?
Così chi mi conosce non rimarrà troppo scioccato e sorpreso
Quando improvvisamente sarò vecchia, e comincerò a vestirmi di viola.

Jenny Joseph
(Birmingham 7 Maggio 1932 – Birmingham 8 Gennaio 2018)

IL CAPPELLO ROSSO PORPORA - dal web



Io non uso cappelli, ma mi fiondo a comprarne uno rosso!

IL CAPPELLO  ROSSO PORPORA

A tre anni
 Lei si guarda e vede una Regina.

A otto anni
Lei si guarda e vede Cenerentola.

 A quindici anni
Lei si guarda e vede una Brutta sorella
("mamma non posso andare a scuola con questo aspetto").

A vent’anni
Lei si guarda e si vede
"troppo grassa, troppo magra,
troppo bassa,  troppo alta,
con i capelli troppo lisci, troppo arricciati",
ma decide che uscirà di casa lo stesso.

A trent’anni
 Lei si guarda e si vede
"troppo grassa, troppo magra,
troppo bassa, troppo alta,
con i capelli troppo lisci, troppo arricciati",
ma decide che non ha tempo di risistemarsi
e che uscirà di casa lo stesso.

A quarant’anni
 Lei si guarda e si vede
"troppo grassa, troppo magra,
troppo bassa, troppo alta,
con i capelli troppo lisci, troppo arricciati",
ma dice: "almeno sono pulita",
ed esce di casa lo stesso.

A cinquant’anni
Lei si guarda e si vede "esistere"
e se ne va dovunque abbia voglia di andare.

A sessant’anni
Lei si guarda e ricorda tutte le persone
che non possono più nemmeno guardarsi allo specchio.
Esce di casa e conquista il mondo.

A settant’anni
Li si guarda e vede la saggezza,
 la capacità di ridere
e saper vivere,
 esce e si godo la vita.

A ottant’anni
non perde tempo a guardarsi.
Si mette in testa 
un cappello color rosso porpora
ed esce per divertirsi con il mondo.

 Con l’augurio che sappiano tutte
afferrare prima 
quel cappello color porpora!
(dal web)


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