31 dicembre 2021

ULTIMO BRINDISI - Anna Achmatova



Quest'anno, così duro per tutti e per molti addirittura funesto, non meriterebbe nessun brindisi, ma solo lacrime.
Io però, gli concedo un brindisi amaro e una poesia non certo tradizionale... ma non possiamo non brindare, perchè bisogna continuare a sperare!


ULTIMO BRINDISI


Bevo a una casa distrutta,

alla mia vita sciagurata,

a solitudini vissute in due

e bevo anche a te:

all'inganno di labbra che tradirono,

al morto gelo dei tuoi occhi,

ad un mondo crudele e rozzo,

ad un Dio che non ci ha salvato.


Anna Achmatova


BUON CAPODANNO - Lina Schwarz


Il 2020 è un  anno bisestile e tradizione  popolare  recita :"Anno bisesto, anno funesto"...
Io non voglio perdere l'ottimismo  e spero  tanto che sia un anno strepitosamente fortunato!
AUGURI!

BUON CAPODANNO

Buon Capodanno. S'alza il sipario...
Via il primo foglio del calendario!
Sui tuoi foglietti scritto che hai,
Anno che sorgi? Letizia o guai,
giornate bianche, giornate nere?..
No, i tuoi segreti non vo' sapere;
sopra ogni pagina che Iddio mi dona
io voglio scrivere: "Giornata buona".

 Lina  Schwarz

FILASTROCCA DI CAPODANNO - Gianni Rodari


Buon Anno Nuovo...con tanto affetto!

"Niente auguri eclatanti; uno solo, fatto col cuore, di tanto amore e serenità."
(Silvana Stremiz )

FILASTROCCA DI CAPODANNO

Filastrocca di capodanno:
fammi gli auguri per tutto l'anno:
voglio un gennaio col sole d'aprile,
un luglio fresco, un marzo gentile;
voglio un giorno senza sera,
voglio un mare senza bufera;
voglio un pane sempre fresco,
sul cipresso il fiore del pesco;
che siano amici il gatto e il cane,
che diano latte le fontane.
Se voglio troppo, non darmi niente,
dammi una faccia allegra solamente. 

Gianni Rodari

ANNO NUOVO -dal web


 Non dimentichiamo  a mezzanotte il bacio sotto il vischio per avere un anno ricco d'amore!

ANNO NUOVO

Anno nuovo, vecchia annata,
l'uno viene, l'altra va.
Mezzanotte è rintoccata:
anno nuovo, eccoti qua.
Anno bambino che vieni
in questa notte serena,
di gioia i tuoi giorni sian pieni,
senza dolore né pena.
Porta i pesci ai pescatori,
buon raccolto ai contadini,
i leoni ai domatori
e i giocattoli ai bambini.
Porta i treni ai ferrovieri,
il lavoro agli operai,
la farina ai panettieri
e che il pane non manchi mai.

(dal web)

LEGGENDA DEL TRENTINO SUL VISCHIO - Stefania Fiorucci


LEGGENDA DEL TRENTINO SUL VISCHIO

C’era una volta, in un paese tra i monti, un vecchio mercante. L’uomo viveva solo, non si era mai sposato e non aveva più nessun amico. Per tutta la vita era stato avido e avaro, aveva sempre anteposto il guadagno all’amicizia e ai rapporti umani.
L’andamento dei suoi affari era l’unica cosa che gli importava. Di notte dormiva pochissimo, spesso si alzava e andava a contare il denaro che teneva in casa, nascosto in una cassapanca.
Per avere sempre più soldi, a volte si comportava in modo disonesto e approfittava della ingenuità di alcune persone. Ma tanto a lui non importava, perché non andava mai oltre le apparenze.
Non voleva conoscere quelli con i quali faceva affari. Non gli interessavano le loro storie e i loro problemi. E per questo motivo nessuno gli voleva bene.
Una notte di dicembre, ormai vicino a Natale, il vecchio mercante non riusciva a dormire e dopo aver fatto i conti dei guadagni, decise di uscire a fare una passeggiata. Cominciò a sentire delle voci e delle risate, urla gioiose di bambini e canti.
Pensò che di notte era strano sentire tanto chiasso in paese. Si incuriosì perché non aveva ancora incontrato nessuno, nonostante voci e rumori sembrassero molto vicini.
A un certo punto cominciò a sentire qualcuno che pronunciava il suo nome, chiedeva aiuto e lo chiamava fratello. L’uomo non aveva fratelli o sorelle e si stupì.
Per tutta la notte, ascoltò le voci che raccontavano storie tristi e allegre, vicende familiari e d’amore. Venne a sapere che alcuni vicini erano molto poveri e che sfamavano a fatica i figli; che altre persone soffrivano la solitudine oppure che non avevano mai dimenticato un amore di gioventù.
Pentito per non aver mai capito che cosa si nascondeva dietro alle persone che vedeva tutti i giorni, l’uomo cominciò a piangere. Pianse così tanto che le sue lacrime si sparsero sul cespuglio al quale si era appoggiato. E le lacrime non sparirono al mattino, ma continuarono a splendere come perle. Era nato il vischio.

 Stefania Fiorucci


IL VISCHIO TRA STORIA E LEGGENDA


IL VISCHIO TRA STORIA E LEGGENDA

Il Viscum album, semplicemente come vischio, appartiene alla famiglia delle Viscacee.
Si tratta di una pianta cespugliosa sempreverde, parassita di numerosi alberi come: pioppi, querce, tigli, olmi, noci, meli e pini.
Gli uccelli amano le sue bacche e volando alcune cadono sugli alberi, dove poi mettono le radici e se ne può notare la presenza specialmente in inverno, quando la pianta che li ospita ha perso le foglie.
 

Nell'antichità i druidi ritenevano la pianta simbolo della divinità e le attribuivano un grande potere poiché vive senza toccare terra: se le sue radici avessero toccato terra come le altre piante, avrebbe perso i poteri divini.
 Erano anche convinti che fosse in grado di proteggere da ogni male e di guarire da qualunque malattia e lo usavano per ottenere infusi e pozioni medicamentose.
Vestiti con abiti bianchi, essi andavano alla ricerca della pianta sacra e quando la trovavano, seguiva una grande cerimonia, mentre un druido raccoglieva il vischio con un coltello d'oro. 
 


Le caratteristiche medicinali del vischio, erano conosciute anche ai tempi di Ippocrate e Plinio e come antitumorale fu menzionato da Plinio, Dioscoride e Galeno, proprietà antitumorali sulle quali proseguono tuttora le ricerche.
Per molti anni il vischio fu usato anche nel trattamento di una varietà di disturbi del sistema nervoso, incluse convulsioni, delirio, isteria, nevralgie ed astenia nervosa.
Probabilmente a causa della sua tossicità, l'uso del vischio cadde in discredito finché nel 1906 fu pubblicato in Francia uno studio che dimostrava un'azione ipotensiva negli animali e nell'uomo e questo sembra aver ristabilito il prestigio fitoterapeutico del vischio.


Nella mitologia scandinava, il vischio era la pianta sacra di Frigg, dea dell’amore e moglie di Odino e a una leggenda dobbiamo l'usanza di baciarci  passando sotto un suo ramoscello.
La leggenda narra che le lacrime di Frigg, piangente sul cadavere del figlio Balder che era stato colpito a morte dal fratello Loki, con una freccia fatta con il legno di vischio, si trasformarono nelle bacche bianche del vischio e il figlio Balder tornò in vita.
 Per la felicità, Frigg cominciò a baciare chiunque passasse sotto l’albero sul quale cresceva il vischio, facendo sì che non potesse capitare mai nulla di male a tutti quelli che si fossero baciati sotto un suo ramoscello.




In memoria di Balder, gli scandinavi sono soliti bruciare rami di vischio in prossimità del solstizio d'estate, con lo scopo di allontanare la sventura e invocare la prosperità e il benessere, così come ora siamo soliti,   tenere in casa rami di vischio tra la fine del vecchio e l'inizio del nuovo anno, nella speranza di proteggere la nostra casa dai guai e dalle disgrazie.




30 dicembre 2021

COTECHINO E LENTICCHIE A CAPODANNO



COTECHINO E LENTICCHIE A CAPODANNO

Tradizione vuole che, per avere un anno prospero, in tavola a Capodanno non debbano mancare le lenticchie con il cotechino o lo zampone da consumare subito dopo il brindisi di mezzanotte.
Tale tradizione, di origine italiana, ha radici molto antiche e già al tempo dei romani era in usanza consumare un piatto di lenticchie la notte tra il 31 dicembre e il primo gennaio e anche di regalare piccoli sacchetti pieni di quest’alimento da appendere alla cintura. 
La credenza che le lenticchie portino fortuna deriverebbe dalla loro forma tonda e appiattita che ricorda quella delle monete, ed anche per il fatto durante  la cottura aumentano di  volume, facendo pensare  a maggiore ricchezza e prosperità.


Che poi ricchezza lo erano davvero,  in epoche in cui molti avevano una nutrizione povera di proteine animali e l’alto valore nutritivo delle lenticchie riusciva a garantire un buon apporto proteico e vitaminico.
Se le lenticchie ("lens culinaris") appartenenti alla famiglia delle Fabaceae e originarie della Turchia sono conosciute addirittura dal 5500 a.C., del cotechino o zampone, la prima testimonianza risale al periodo medioevale, precisamente a un episodio storico del  1511.


Era l’anno 1511, infatti, quando le truppe del Pontefice Giulio II stavano assediando la cittadina emiliana di Mirandola, fedelissima alleata dei Francesi.
Pico della Mirandola, filosofo e umanista, consigliò allora ai mirandolesi, di macellare tutti i maiali, loro fonte di sostentamento maggiore, per evitare che nemici potessero appropriarsene e sfamarsi con loro. 
L’idea di non perdere tutta la carne macellata, evitando che andasse a male, venne a uno dei cuochi di Pico che propose di tritarla e miscelarla con una grande varietà di spezie, utilizzando come involucro  la pelle delle zampe anteriori dei maiali per conservarla adeguatamente, ed ecco nato il primo cotechino!


Prodotto dunque tipico della zona di Modena, possiamo dire che nasce come piatto povero presente sulle tavole dei contadini, che lo consumavano abitualmente con le zuppe di legumi e il minestrone.
Anticamente era preparato dai “lardaroli" e i "salsicciari”, gli ex beccai, che si riunirono in corporazione autonoma solo dal 1547, anche se la prima citazione riguardo al cotechino è di duecento anni dopo, nel 1745.


La sua diffusione popolare è stata, però, merito di Pellegrino Artusi, scrittore, gastronomo e critico letterario autore del noto libro di ricette: ”La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene”, dove elogia il gustoso cotechino.
Va detto che la differenza tra cotechino e zampone sta unicamente nell'involucro: lo zampone è fatto con la zampa del maiale a cui viene eliminato l'osso centrale in modo da poterlo farcire, mentre per ottenere il cotechino si farcisce una parte di budello .
Dopo le nozioni storiche, buona scorpacciata di lenticchie e cotechino!



BISCOTTI DELLA FORTUNA PER CAPODANNO



Ecco un’idea originale e deliziosamente stuzzicante da servire durante il classico brindisi di fine anno, in alternativa ai classici dolci natalizi: i biscotti della fortuna!

La ricetta è semplice e veloce e sicuramente tutti sapranno che sono quei biscotti serviti a fine pranzo nei ristoranti cinesi, che all'interno nascondono un bigliettino con un messaggio a sorpresa.
 In questo caso ovviamente il bigliettino lo scriveremo noi: frasi spiritose, perle di saggezza, auguri o persino numeri da giocare al lotto…  insomma, tutto quello che ci verrà in mente per rallegrare la festa!  


Se volete maggiormente stupire i vostri ospiti, facendo sfoggio della vostra cultura, ecco le origini del delizioso biscotto...

Contrariamente a quello che comunemente si pensa, le origini dei biscotti della fortuna risalgono al Giappone e non alla Cina.
Una recente ricerca compiuta dalla signora Yasuko Nakamachi, ha portato alla luce la verità : la prima traccia della presenza di biscottini risale al 1878 e si tratta di un’illustrazione giapponese.
 Fu nei primi anni del Novecento che  i biscottini , in seguito all’immigrazione giapponese in America, approdarono  in California.
 I primissimi “fortune cookies” furono infatti serviti al "San Francisco’s Japanese Tea Garden" nel 1890, ma chi ne sia l’artefice  ancora non è noto.


Naturalmente, le origini dei biscotti della fortuna sono molto più antiche e affondano le radici nella aleuromanzia (detta anche alveromanzia) , che significa letteralmente "divinazione con la farina" ed era un tipo di divinazione praticata nel passato da molti popoli.
Durante il Medioevo, ed esempio, veniva effettuata nascondendo nei sacchi di farina dei biglietti sui quali erano stati scritti i responsi.
I biscottini della fortuna si richiamano anche alla sticomanzia, forma di divinazione in cui si legge a caso la frase di un libro e la si interpreta rapportandola alla situazione di chi interroga.


Ora passiamo alla ricetta...

BISCOTTI DELLA FORTUNA

(Ingredienti per circa 6 biscotti)

60 gr Farina 00
60 gr zucchero a velo
45 gr di burro
3 albumi
1 cucchiaino di essenza di vaniglia

Innanzitutto preparare i bigliettini  tagliando tante striscioline di carta  alte un centimetro e scriveteci i vostri messaggi: potete anche stamparli al computer per semplificare le cose, basterà lasciare tra una frase e l’altra lo spazio giusto.
Quindi procediamo a impastare i biscotti.
Con un frullino elettrico sbattere gli albumi a fino a montarli leggermente e mescolare piano lo zucchero a velo setacciato, unire poi il burro fuso e l'essenza di vaniglia , amalgamando poi la farina setacciata poco per volta, fino ad ottenere un composto liscio e omogeneo.
Lasciate riposare l'impasto per 15 minuti e preriscaldate il forno a 180°.
Foderate una teglia con carta forno e disponete dei cerchietti di impasto di biscotti della fortuna distanziati tra loro in modo che in cottura, crescendo leggermente, non si uniscano.
Nel frattempo prendete dei fogli di carta forno e tracciare con una matita su ognuno 4 cerchi del diametro di 8 cm.
Mettere la carta al rovescio sulla placca del forno (così il segno della matita sarà a contatto della placca e non del biscotto.
Con un cucchiaio prendere un pò d'impasto , adagiarlo sul centro del cerchio disegnato e aiutandosi con una spatolina spalmarla cercando di non uscire fuori dai bordi disegnati o ancora meglio aiutandovi con un coppapasta, così sarà più facile non uscire dai bordi.
Preparati i primi  cerchi infornare per 8-9 minuti, sul piano basso  del forno per colorire maggiormente un lato del biscotto. Le cialde sono pronte quando i bordi sono dorati e il centro più chiaro.
Estrarre la placca dal forno e infornare la seconda che nel frattempo avrete preparato allo stesso modo .
Velocemente con una spatola staccare il primo disco facendo attenzione a non romperlo,mettendo il lato che appoggiava sulla teglia (più uniforme) rivolto all’ esterno, mettere un bigliettino al centro e piegare il biscotto a metà  fino a far toccare i bordi , quindi prendere le estremità e unirle premendo leggermente. 
Lasciate raffreddare i biscotti della fortuna con le punte in alto in   in una tazzina o alcuni stampini per muffin.


Nel procedere con il resto dei biscotti,non mettere l'impasto su una placca già calda.
Inserire i messaggi in fretta, quando i biscotti sono ancora tiepidi, perché si induriranno una volta raffreddati.
Conservate i biscotti della fortuna in un contenitore ermetico. 
Se preferite potete realizzare dei biscotti della fortuna colorati aggiungendo all’impasto qualche goccia di colorante alimentare. Per realizzare una variante al cioccolato, invece, aggiungete un po’ di cacao amaro all’impasto.


PER UN ANNO FORTUNATO




Il conto alla rovescia è iniziato, mancano poche ore e ci lasceremo alle spalle anche questo anno... anno mediocre, per quanto mi riguarda, e  spero proprio che l'anno a venire sia migliore!
Scommetto che è la stessa cosa che vi augurate voi, quindi vediamo come propiziarci la fortuna seguendo una serie di  riti portafortuna da eseguire la notte di Capodanno... per la serie non è vero, ma tentar non nuoce!


La prima usanza è quella di sparare i botti  alla mezzanotte della notte di San Silvestro per esprimere tutta l’allegria dell’avvento del nuovo anno e per scacciare gli spiriti maligni, ovviamente con la massima cautela per non farlo noi il botto e  avendo cura di mettere al riparo le orecchie dei poveri animali.
Altra nota tradizione, anche se ormai quasi in disuso,  è quella di spaccare a terra dei cocci (piatti, bicchieri ecc.) o di gettare  via oggetti vecchi e inutilizzati (sempre a mezzanotte) per scacciare tutto il male che si è accumulato nel corso dell’anno... accertandosi che non finiscano in testa a nessuno!
La tradizione prevede anche di intingere il dito in un bicchiere di spumante e di passarlo dietro al nostro orecchio o quello della persona a cui vogliamo augurare fortuna durante l’anno nuovo.


Sempre nella notte di capodanno si usa appendere del vischio sulle porte di casa per garantire pace e serenità all'interno della propria dimora e sempre con lo scopo di allontanare gli spiriti maligni da casa e se gli spiriti sono già dentro non c'è da preoccuparsi: basterà arieggiare una stanza buia poco prima dello scoccare del nuovo anno mentre  contemporaneamente si devono aprire le finestre anche in una stanza illuminata, per accogliere nelle mura domestiche gli spiriti del bene.
Raccomando solo di stare  attenti alle correnti d'aria che sono gelide in questo periodo!


 Che dire poi dell’usanza di indossare lingerie rigorosamente rossa la notte di Capodanno?
Il rosso oltre ad indicare amore e fortuna è un ottimo amuleto per la fertilità sia femminile che maschile.
Ma attenzione: la tradizione vuole che l’intimo utilizzato a Capodanno venga buttato via il giorno dopo,quindi consiglio di non usare lingerie costosa così sarà più facile convincersi a gettarla via!
Anche indossare un abito rosso è molto indicato per la serata più brillante dell'anno.


Il rosso è sicuramente il colore delle feste, ben augurante in tutte le culture del mondo. 
Parlando di rosso non può mancare  in tavola il peperoncino come guarnizione di stuzzichini, salse e persino dolci al cioccolato, la sua bacca piccante e intensa regalerà allegria e scaccerà la malasorte  e se non gradiamo il piccante nei cibi,  anche  come decorazione per centrotavola e segnaposto può andare bene.


Se si trascorre la notte di Capodanno fuori casa,  non uscite se prima non avete riempito le tasche di monete : soltanto così si moltiplicheranno nell'anno nuovo! 
Se qualcuno poi dovesse chiedervi un prestito in questo giorno, non negateglielo perché i soldi prestati torneranno centuplicati.



Ci sono poi delle tradizioni uguali in tutta Italia nate con l’intento primario di assicurarsi durante l’anno appena iniziato una buona dose di fortuna e danaro: è questo il caso dell’usanza di mangiare le lenticchie che, cuocendo,  aumentano  di volume e per questo simboleggiano i soldi che devono aumentare. Solitamente questo piatto viene servito a fine cena addirittura dopo il dolce allo scoccare della mezzanotte come augurio di fortuna e denaro per l’anno nuovo . Pare infatti che l’usanza di mangiare le lenticchie derivi da un antico rito pagano secondo il quale consumare questa pietanza l’ultimo giorno dell’anno portava fortuna e soprattutto molti soldi.


A questo proposito anticamente era tradizione all’ultimo dell’anno regalarsi dei portamonete colmi di lenticchie con l’augurio che si potessero trasformare poi in monete d’oro.
Secondo il parere di molti esperti sarebbe stata proprio la somiglianza delle lenticchie con le monete a dettare questa usanza che si è protratta nel tempo per moltissimi anni fino ai giorni nostri.
 Altra usanza sarebbe mettere un poco di lenticchie nelle tasche e nelle borse...ovviamente non cotte, pensa altrimenti che pasticcio!
E non può mancare il cotechino, visto che il maiale rappresenta prosperità e abbondanza: non è un caso, infatti, che la forma più classica dei salvadanai sia proprio un porcellino, raffigurazione di un animale tanto importante nell'alimentazione popolare.
                               


In Francia  invece delle lenticchie si mangiano diverse varieta' di piselli o ceci mentre negli Stati Uniti   sono i cibi verdi come spinaci, broccoli e cavoli, verdi come il colore dei dollari,quindi immancabili sulla tavola a Capodanno
In Spagna, Portogallo e America Latina a mezzanotte si mangiano 12 acini di uva come buon auspicio per i 12 mesi del nuovo anno perchè...
"Chi mangia l'uva a Capodanno conta i  quattrini tutto l'anno".


Per i giapponesi, invece, i soba noodles, delle tagliatelle di grano saraceno, essendo lunghe e dalla forma lineare, simboleggiano salute e longevita', mentre mangiare pesce e' un augurio di buona fortuna.
 Porta fortuna  anche mangiare melagrane  frutto che, sotto la scorza dura e tenace, racchiude chicchi succosi e dolci  e simbolo perfetto di fecondità e di fedeltà coniugale, augurio di un anno al riparo dai problemi e colmo di cose buone, proprio come i suoi grani protetti dalla scorza. In cucina può utilizzarla per regalare un tocco scintillante a tanti piatti: spargendo  i chicchi lucidi sulle insalate, usarli nelle salse o  anche mettendone una manciata nei bicchieri al momento del brindisi.
Mentre porta sfortuna  mangiare le mele,  perché ricorderebbero il pomo della discordia.


Tra le tradizioni più antiche c’è quella di osservare la prima persona che si incontra nell’anno nuovo: la mattina di Capodanno porta fortuna incontrare una persona di sesso opposto , incontrare un vecchio o un gobbo,  mentre incontrare un bambino o un prete porta  sfortuna per l’anno appena cominciato.


Un’altra credenza popolare molto in voga in tutta Italia è quella  delle “calende”: secondo questa credenza osservando il tempo dei primi 12 giorni dell’anno si riuscirebbe a capire quello di tutto l’anno, ossia se il primo gennaio è buono, così sarà tutto gennaio, se sarà buono giorno due  avremo un buon febbraio e così di seguito, ma questo con la fortuna non c'entra nulla.
Bene,ora sappiamo cosa fare per  avere un anno fortunato... se funzionerà, solo il tempo lo dirà!


28 dicembre 2021

INOCENTE PALOMITA - SANTOS INOCENTES


Secondo il calendario liturgico, il 28 dicembre si commemora il giorno dei “Santi Innocenti” in ricordo della strage di bambini ordinata da Erode nell'anno della nascita di Gesù.
Molti ignorano che in Spagna e in quasi tutti i paesi di lingua ispanica, questo giorno corrisponde al   "Pesce d’Aprile”, quindi è un giorno in cui è d'uso fare scherzi di ogni genere, detti in questo caso, “inocentadas”.
 La tradizione vuole che si attacchi alle spalle dell’ignara vittima, invece del classico pesce, la tradizione un “monigote”, cioè un pupazzo ritagliato soprattutto nella carta di giornale.


In molti mercatini, oltre agli articoli natalizi, è possibile dunque trovare ogni genere di articoli per scherzi come parrucche, polverina pruriginosa, inchiostro simpatico, ribrezzanti animali finti.

Gli scherzi, che possono sembrare anche pesanti, in realtà sono   desideri di buon auspicio al malcapitato che, per sua fortuna, ancora conserva l’innocenza e il candore dei bambini.
Anche i giornalisti danno sfogo al proprio senso dell’umorismo pubblicando false notizie oppure travisando il contenuto di alcuni articoli in modo che   le informazioni più assurde sembrino reali.
In alcune parti soprattutto dell’America Latina è bene ricordarsi, in questo giorno, di non prestare alcun oggetto o denaro, perché il debitore è libero di non restituirli recitando il motto:

“Inocente palomita que te dejaste engañar, sabiendo que en este día nada se puede prestar”

("candida colombina che ti sei lasciata ingannare, sapendo che in questo giorno nulla si può prestare")



"Su ogni bambino c’è il riverbero del bambino di Betlemme.
Ogni bambino chiede il nostro amore.
Pensiamo pertanto in questa notte in modo particolare anche a quei bambini ai quali è rifiutato l’amore dei genitori.
Ai bambini di strada che non hanno il dono di un focolare domestico. 
Ai bambini che vengono brutalmente usati come soldati e resi strumenti della violenza, invece di poter essere portatori della riconciliazione e della pace. 
Ai bambini che mediante l’industria della pornografia e di tutte le altre forme abominevoli di abuso vengono feriti fin nel profondo della loro anima" 

(Benedetto XVI, omelia della S. Messa nella Notte di Natale 2008)

Guido Reni - La strage degli innocenti (1611-1612)
Bologna - Pinacoteca Nazionale

28 DICEMBRE - GIORNO DEI SANTI INNOCENTI

Peter Paul Rubens - Il massacro degli innocenti  ( 1637) 
 - Alte Pinakothek - Münich-

28 DICEMBRE - GIORNO DEI SANTI INNOCENTI

Questa festa è collegata col Natale, ma colpisce per il suo contenuto cruento : appena tre giorni dopo Natale, la tragedia della morte assurda entra prepotentemente nella storia.
L’ episodio della strage degli innocenti è narrato nel Vangelo secondo Matteo (2,1-16) e comincia dopo la nascita di Gesù, al tempo di Erode il Grande, quando alcuni magi giunsero a Gerusalemme chiedendo dove si trovasse il re dei Giudei, appena nato.
Erode, temendo un usurpatore, si turbò moltissimo alla notizia e chiese ai sommi sacerdoti e agli scribi del popolo il luogo dove sarebbe dovuto nascere il messia.
Saputo che le profezie indicavano come luogo Betlemme, convocò in gran segreto i magi, invitandoli a recarsi nella cittadina giudea, trovare il bambinello e tornare a riferirgli affinché potesse andare ad adorarlo anche lui.  

 Benvenuto Tisi da Garofalo - Strage degli  innocenti (1519)
Pinacoteca Nazionale di Ferrara

Avvertiti in sogno dell’inganno da un angelo, i magi però  dopo acer portato i loro preziosi doni a Gesù,non tornarono a Gerusalemme da Erode che, una volta resosi conto che non avrebbe avuto da loro alcuna informazione, furioso, per proteggere la sua corona, decide di eliminare la minaccia alla radice facendo uccidere tutti i bambini al di sotto dei due anni nati nei dintorni di Betlemme.
Sono loro i Santi Innocenti: queste piccole vittime del sanguinario re Erode, strappate brutalmente dalle braccia materne in tenerissima età, queste pure creature che hanno scritto col loro sangue la prima pagina  dei martiri cristiani e che hanno meritato la gloria eterna secondo la promessa di Gesù: " Colui che avrà perduto la sua vita per causa mia la ritroverà".
Sempre secondo la narrazione evangelica, Gesù scampò alla strage grazie a un angelo che avvisò in sogno Giuseppe, ordinandogli di fuggire in Egitto e solo dopo la morte di Erode la Sacra Famiglia tornò indietro, stabilendosi in Galilea, a Nazareth.


Caroto Giovanni Francesco - Strage degli innocenti e fuga in Egitto 
(altare della Madonna in San Bernardino a Verona) 1527
Bergamo, Accademia Pinacoteca Carrara

La ricerca storica parla in tempi moderni di alcune decine di piccole vittime, visto che Betlemme all’epoca era un piccolo borgo abitato circa da mille persone, ma l’antichissima tradizione liturgica ne evoca un numero molto più alto, fino a farli coincidere con i centoquarantaquattromila di cui si parla nell’Apocalisse di Giovanni.
La Chiesa onora come martiri questo coro di fanciulli ("infantes" o "innocentes") e per essi la liturgia ripete oggi le parole del poeta Prudenzio: "Salute, o fiori dei martiri, che sulle soglie del mattino siete stati diverti dal persecutore di Gesù, come un turbine furioso tronca le rose appena sbocciate. Voi foste le prime vittime, il tenero gregge immolato, e sullo stesso altare avete ricevuto la palma e la corona".

Autore lombardo anonimo - Strage degli innocenti 
( XVII sec.) Pinacoteca Varallo

L'origine della festa dei Santi Innocenti è molto antica, infatti compare già nel calendario cartaginese del IV secolo e cent'anni più tardi a Roma nel Sacramentario Leoniano.
Con la nuova riforma liturgica, attualmente la celebrazione ha un carattere gioioso e non più di lutto com'era agli inizi, collocando le innocenti vittime tra i "comites Christi", per circondare la culla di Gesù Bambino dello stuolo grazioso di piccoli fanciulli, rivestiti delle candide vesti dell'innocenza, piccola rappresentanza dell'esercito di martiri che hanno testimoniato col sangue la loro appartenenza a Cristo.

Daniele da Volterra - Strage degli innocenti (1557) 
Galleria degli Uffizi - Firenze

Ecco il video dove ascoltare la Coventry Carol , cioè  il canto tradizionale inglese del periodo natalizio , ma non di Natale in senso proprio, in quanto si riferisce alla Festa dei Santi Innocenti (Childermas in inglese antico) .
 La Coventry Carol (nota anche col titolo di Lully Lullay) fu composta nel 1534 da Robert Croo, per una delle Sacre Rappresentazioni tradizionali della città di Coventry, appunto, che rappresentavano proprio la Strage degli Innocenti.
 Si tratta probabilmente di uno dei più antichi canti del periodo di Natale giunti fino a noi.

     

POST PIU' POPOLARI

SANTA CHIARA D' ASSISI - 11 Agosto

SANTA CHIARA D' ASSISI "Per la grazia di Dio, l'anima dell'uomo fedele, che è la più degna di tutte le creature, è...