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16 febbraio 2021

FILASTROCCA DI CARNEVALE - Gabriele D'Annunzio


Sappiamo bene che Carnevale è il periodo di festeggiamenti che segue il Natale e precede la Quaresima, periodo di astinenza e digiuno prima della pasqua ma riguardo alla sua etimologia abbiamo certezza.
Secondo la maggioranza degli studiosi il termine deriva da “carnem levamen” (levare la carne) o da “carnem laxare” (lasciare la carne) o, ancor meglio, da carne vale (addio carne), in chiaro riferimento alla tradizione cristiana di astenersi dal mangiare carne durante la Quaresima.
Gli studiosi che contestano tale teoria, fanno però osservare che non avrebbe avuto senso attribuire alla parola “carnevale” il significato di rinuncia alla carne quando per tutta la sua durata è consentito mangiarla: in tal caso sarebbe stato più logico chiamare così la Quaresima e che, comunque, i latini avrebbero detto SINE CARNE o VALE CARNE.



Essendo il carnevale caratterizzato da parate di carri allegorici e da mascheramenti, avrebbe invece molto più attinenza con "carrus navalis" , cioè "nave su ruote", in riferimento ai carri che venivano portati in processione durante il festoso rito in maschera in onore della Dea egizia Iside, che fece risorgere il suo sposo Osiride.
Il rito fu "importato" dai Romani verso il 150 d.C. che, sostituendo la dea Iside con il dio Saturno e, aggiungendo il gusto della beffa e della caricatura ai personaggi più potenti dell'epoca, come l'Imperatore o i Senatori, lo trasformarono nei "Saturnali".
Altri ancora, pensano che il termine potrebbe anche avere origine dai “Carnualia”, che erano dei giochi che si facevano in campagna saltando sugli otri.



 FILASTROCCA DI CARNEVALE


Carnevale vecchio e pazzo

s'è venduto il materasso

per comprare pane e vino

tarallucci e cotechino.

E mangiando a crepapelle

una montagna di frittelle

gli è cresciuto un gran pancione

che somiglia ad un pallone.

Beve e beve e all'improvviso

gli diventa rosso il viso,

poi gli scoppia anche la pancia

mentre ancora mangia, mangia…

Così muore Carnevale

e gli fanno il funerale,

dalla polvere era nato

ed in polvere è ritornato


Gabriele D'Annunzio

L’INVENZIONE DI PULCINELLA - Gianni Rodari

 



Pulcinella è la famosa maschera, nata a Napoli,  che rappresenta la figura del servo che si ribella ai padroni, quindi, la rivincita del popolo sui ricchi e potenti.
Non sarà, però, un tantino fanfarone, il caro Pulcinella?
Perché sostiene d'aver inventato lui la pizza, gli spaghetti e persino la mozzarella!
E che non sia stato tu, caro Pulcinella, non è mica un ... segreto!


L’INVENZIONE DI PULCINELLA

Signore e signori, fatevi avanti
più gente entra, più siete in tanti!
Correte a vedere la grande attrazione,
la formidabile invenzione.
Non sono venuto su questo mercato
per vendere il fumo affumicato.
Non sono venuto a questa fiera
per vendere i buchi del gruviera.
Il mio nome è Pulcinella
ed ho inventato la moz – za – rel – la!

Da questa parte, signori e signore
son Pulcinella il grande inventore!
Per consolare i poveretti
ho inventato gli spaghetti.
Per rallegrare a tutti la vita
creai la pizza Margherita!
Olio, farina, pomodoro
nulla vale questo tesoro.
Ad ascoltarlo corre la gente,
si diverte… e non compra niente!

 Gianni Rodari




CARNEVALE - Velise Bonfante

 


Quest'anno il carnevale è arrivato quasi in anonimato: nessun carro, nessuna sfilata, nessuna pioggia di coriandoli o scherzi birichini.  
La pandemia anche il carnevale ci ha portato via, in compenso ci ha riempito di mascherine e non solo sui volti, ma anche buttate in ogni angolo di via... anche di ciò non ha colpa la pandemia, ma solo il nostro scarso senso  civico!


CARNEVALE


Febbraio è il papà di Carnevale.

Vorrebbe che suo figlio

fosse serio e normale,

 
invece è un monello:

sempre festa vuol fare

e bizzarri vestiti indossare.

 
Carnevale arriva

con la maschera sul viso

e un grande sorriso.

 

Quando passa per la via

lascia profumo

di frittelle e allegria
 

Resta poco e quando va

rimane un ricordo

di felicità.


Velise Bonfante


COME UN PAGLIACCIO - dal web


Dentro di noi dimorerà sempre bambino e se questo bambino riusciamo a farlo sorridere, lui farà sorridere l'adulto che sei diventato...
Come riuscirci è un po’ complicato, o magari fin troppo semplice pensando a quanto poco basti per far felice un bambino: gli basta un sorriso o una carezza, un gelato, un pallone e, se proprio vuoi raggiungere il massimo, puoi portarlo alle giostre!
In fondo, non dovrebbe essere difficile, no?

COME UN PAGLIACCIO

Aleggia nell’aria,
un richiamo...
una voce... 
un canto,arriva da lontano,
una maschera 
 nasconde il pianto,
pianto silenzioso,che non
vuol venir fuori,
come un pagliaccio,
fa mille capriole, gioca con la vita,
gira e rigira
 continua a prendersi
in giro, aleggia nell’aria,
l’anima mia,in cerca di Dio,
per dirgli Signore,
ridammi  il  sorriso di un bambino.
(dal web)

CARNEVALE STANCO - Maria Cavallaro




Il carnevale quest'anno non ha avuto modo di stancarsi, la pandemia non lo ha fatto esibire in tutta la sua allegria e , sfidando anche un freddo glaciale, solo qualche mascherina si è vista in giro!

CARNEVALE STANCO

Si veste il Carnevale
di maschere e sorrisi finti,
si sveglia il clown
che dorme nel mio cuore
e va per vie di coriandoli,
di lecca lecca
e profumo di torrone.
Musiche e balli
d’un carnevale stanco
echeggiano nell’aria,
mentre ridono
i bimbi ignari,
guardando
questa crisi di cartapesta,
che veste di colori
il grigio di una città
in ginocchio
che cerca l’oro
fra le sue ceneri.

Maria Cavallaro


10 marzo 2019

PREGHIERA PER LA QUARESIMA - A. Dini


"Tutte le cose che domanderete in preghiera,
se avete fede, le otterrete."
(Matteo 21:22)

PREGHIERA PER LA QUARESIMA

Mi hai chiamato, Dio dei miei padri,
ad uscire dalla palude del peccato
perché volevi che io provassi la gioia luminosa di una prateria,
ove è possibile giacere, saltare, correre e cantare.
Mi hai strappato dalla schiavitù antica
per farmi vivere nella libertà.
Ed io, o Signore, sono un uomo inquieto
perché la libertà è una gioia, ma anche un tormento.
Ad ogni passo sono costretto a scegliere fra il bene e il male,
fra il peccato e la grazia, fra la tua parola e quella del maligno,
fra la polvere delle stelle e il fango della terra.
Quanta fatica, o Signore,
hai messo nelle mie mani con la libertà!
Tu intanto stai in silenzio a guardare la mia libertà.
Stai a guardare le scelte che compio e i passi che faccio.
Se cado, per una scelta sbagliata,
con dolcezza mi rialzi e continui a guardarmi.
Se rest o in piedi per una scelta giusta
sorridi e continui a guardarmi.
Sei un Dio fuori di ogni immaginazione!
Vuoi che cammini da me
perché non sei né un dittatore o un plagiatore
e nemmeno un carceriere che impedisce ogni mio passo,
ma un Dio che ama solo e sempre chi è uomo libero
e si fa perciò responsabile di sè e degli altri.
In Paradiso ci arriverò perché voglio
e perché faccio quello che è necessario
e non perché ci sono costretto da te.
La mia libertà di scelta
è anche la grazia più bella che mi hai offerto
perché mi fa uguale a te, Dio,
appassionato amante della libertà.

(A. Dini)


5 marzo 2019

LA FELICITA' - Marcus Vinícius da Cruz de Mello Moraes


Una felice notte!

 LA FELICITÀ

Tristezza non ha fine
Felicità, sì...

La felicità è come la piuma
Che il vento porta per l’aria
Vola lieve
Ma ha una vita breve
Bisogna che il vento non cada.

La felicità del povero somiglia
Alla grande illusione del Carnevale
Si lavora l’anno intero
Per un momento di sogno
Per fare un costume
Di re, o di pirata o di giardiniera
Poi tutto finisce il mercoledì.

Tristezza non ha fine
Felicità, si...

La felicità è come la goccia
Di rugiada sul petalo di un fiore
Brilla tranquilla
Dopo oscilla lievemente
E cade come una lacrima d’amore.

La mia felicità sta sognando
Negli occhi della mia innamorata
È come questa notte
Che passa, che passa
In cerca dell’aurora
Parlate piano, per favore...
Perché lei si svegli allegra come il giorno
Offrendo baci d’amore.

Tristezza non ha fine
Felicità, sì...

Marcus Vinícius da Cruz de Mello Moraes 

LA MASCHERA - Trilussa

Carnevale di Roma - Lingelbach Johannes, 1651

"Durante il Carnevale, l'uomo mette sulla propria maschera un volto di cartone."
(Xavier Forneret)

LA MASCHERA

Vent’anni fa m’ammascherai pur’io!
E ancora tengo er grugno de cartone
che servì p’annisconne quello mio.
Sta da vent’anni sopra un credenzine
quella Maschera buffa, ch’ è restata
sempre co’ la medesima espressione,
sempre co’ la medesima risata.
Una vorta je chiesi:-E come fai
A conservà lo stesso bon umore
Puro ne li momenti der dolore,
puro quanno me trovo fra li guai?
Felice te, che nun te cambi mai!
Felice te, che vivi senza core!-
La Maschera rispose:-E tu che piagni
Che ce guadagni? Gnente! ce guadagni
Che la genti dirà: Povero diavolo,
te compatisco… me dispiace assai…
Ma, in fonno, credi, nun j’importa un cavolo!
Fa’ invece come me, ch’ho sempre riso:
e se te pija la malinconia
coprete er viso co’ la faccia mia
così la gente nun se scoccerà…-
D’allora in poi nasconno li dolori
De dietro a un’allegria de cartapista
E passo per un celebre egoista
Che se ne frega de l’umanità!


Trilussa

E' ARRIVATO CARNEVALE - Luigi Tartaglione


Un Carnevale in allegria e tanta compagnia!

E' ARRIVATO CARNEVALE

Preciso e puntuale
è arrivato il Carnevale.
Ecco l'arguto Arlecchino,
il malizioso Meneghino,
con un abito da regina
la bella Colombina
C'è l'astuto Pulcinella
in barruffa con Brighella;
il dotto Balanzone
se la prende con Pantalone
e come se la spassa
il Capitan Fracassa!
Vispa e paffutella
la graziosa Pacchianella.
C'è la dama, il paggetto,
il simpatico coniglietto;
con la bacchetta e la stellina
ecco arriva la Fatina.

Ci son proprio tutti quanti?
E allora
via con le stelle filanti,
i coriandoli, i sorrisi,
le trombette, gli schiamazzi,
con girotondi pazzi.
Viva, viva le mascherine
allegre e biricchine
che cacciano la malinconia
e portano allegria.

La vita è come una minestra senza sale,
se non c'è un po' di Carnevale. 

(Luigi Tartaglione - Maestro - Poeta di San Severo)

15 febbraio 2018

PIERROT - Egidia Russo



Buonanotte con il triste Pierrot!

PIERROT

Dall'aria triste
e malinconico
tinge il suo viso
infarinato di bianco
Guance rosse
come l'amore
accende la sua bocca
a forma di cuore...
Alla luna
la serenata
aspettando la sua amata...
Una lacrima
riga il viso
stringe in mano
il mandolino...
Con il cuore
d'un bambino
abbraccia i sogni
sul cuscino!

(Egidia Russo)





AFORISMI E PROVERBI SUL CARNEVALE


AFORISMI E PROVERBI SUL CARNEVALE



A carnevale ogni scherzo vale, ma che sia uno scherzo 
che sa di sale.

(Proverbio)

A carnevale si conosce chi ha la gallina grassa.
(Proverbio)

A carnevale tutto il mondo è giovane, anche i vecchi. A carnevale tutto il mondo è bello, anche i brutti.
(Nicolaï Evreïnov)

 


Chi si marita male non fa mai Carnevale.
(Proverbio)

E’ come un cardo senza sale, far col marito il Carnevale.
(Proverbio)

San Valentino e Carnevale cadono nello stesso mese. Trovo stupido mettere così vicino due feste di maschere.
(Francesco D’Antonio)


Nel quotidiano le persone si nascondono sotto varie maschere. Nel carnevale le maschere svelano il loro vero volto.
(Mieczysław Kozłowski)


La gola, il ballo e il gioco in carnevale, vidi ogni anno a qualcuno esser fatale.
(Proverbio)

Tutti i cibi in Quaresima fan male, a chi abusò di tutti in carnevale.
(Proverbio)


Durante il Carnevale, l’uomo mette sulla propria maschera una maschera di cartone.
(Xavier Forneret)

L'amore di carnevale muore in Quaresima.
(Proverbio)

Carnevale, giorno sempre triste per me che amo la quiete ed il silenzio
(Edmondo De Amicis)


Quando il padre fa carnevale i figli fanno quaresima.
(Proverbio)

Il mondo è tutto in maschera; tutto l'anno è carnevale.
(Mariano José de Larra)

Di carnevale il povero va a zappare.
(Proverbio)


 Carnevale guarisce ogni male.
(Proverbio)

La quaresima viene dopo il carnevale per ricordarci che siamo polvere e non coriandoli.
(Franco Lissandrin)

I carnevali passano, certe maschere restano.
(Jean-Paul Malfatti)


GIOVEDI' GRASSO



Dopo i bagordi del Carnevale, iniziano i tempi di magra, o almeno così dovrebbe essere!

RICORDI DEL GIOVEDI' GRASSO

Vagano nella mente,
non più vissuti,
lontani ricordi,
di un carnevale dei tempi andati.
I contadini in quel periodo facevano festa,
del maiale erano gli ultimi grugniti.
Nella giornata del giovedì grasso
per le campagne mascherati,
giravano giovanottoni,
da pagliacci più o meno vestiti.
Il baldaccio in testa,
così veniva chiamato chi la comitiva primeggiava.
Lo spiedo, di legno, in mano a mo' di lancia,
petto in fuori, passo svelto,
senza un filo di pancia.
Cappello a cono fatto di cartone
simile a quello dell'asino alle elementari.
La maschera, artigianale di circostanza,
bene nascondeva ogni sembianza.
Chi lo seguiva,
il paniere, il sacco o la fisarmonica portava.
D'obbligo era fermarsi ad ogni casolare
tutti insieme,
sempre pronti alla burla ed a ballare.
L'organetto suonava un tango un po' storpiato,
un valzer, dal tempo sorpassato.
Tutti in allegria,
ogni amarezza quel giovedì,
la musica portava via.
Su ogni mensa,
era pronto il vino, il pane ed il salame,
come usanza
e come buona accoglienza.
Lardo, salsicce, uova e grano erano donati,
i danari pochi,
solo sognati.
Al giungere della sera, la festa finiva,
tutti in un casolare riuniti a gozzovigliare.
Quando il sole spuntava
ognuno con i propri pensieri, barcollando,
la strada per la dimora riprendeva.

(Virginio Giovagnoli)


Quando il padre fa Carnevale, ai figlioli tocca far Quaresima
  (Proverbio)


CARNEVALE

Carnevale vecchio e pazzo
s'è venduto il materasso
per comprare pane e vino
tarallucci e cotechino.
E mangiando a crepapelle
la montagna di frittelle
gli è cresciuto un gran pancione
che somiglia a un pallone.
Beve e beve e all'improvviso
gli diventa rosso il viso,
poi gli scoppia anche la pancia
mentre ancora mangia, mangia...
Così muore Carnevale
e gli fanno il funerale,
dalla polvere era nato
ed in polvere è tornato.

(Gabriele D'Annunzio)


Tutti i cibi in Quaresima fan male, a chi abusò di tutti in Carnevale.
  (Proverbio)

Immagini tratte dal Carnevale di Tolosa 
comune spagnolo dei Paesi Baschi

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