27 gennaio 2020

SAN MASSIMILIANO MARIA KOLBE



SAN MASSIMILIANO MARIA  KOLBE

Tra le vittime dell’olocausto tedesco, ricordiamo padre Massimiliano Kolbe, un sacerdote che con il suo martirio ha riportato “la vittoria mediante l’amore e la fede, in un luogo costruito per la negazione della fede in Dio e nell’uomo”, come sentenziò Giovanni Paolo II quando lo proclamò santo il 10 ottobre 1982.
Alla cerimonia era presente anche Franciszek Gajowniczek, l'uomo che aveva salvato dalla morte nel campo di concentramento.
La Chiesa cattolica celebra la sua memoria nel giorno della sua morte, il 14 agosto e poiché, poche settimane prima della deportazione Kolbe aveva ottenuto la patente di radioamatore, è ufficialmente il santo protettore dei radioamatori.
 Fulgida luce di fede e conforto per gli altri prigionieri, Rajmund Kolbe, nacque   l’8 gennaio 1894 a Zdunska-Wola, in Polonia, da una famiglia da una famiglia molto povera.
 Già da bambino Rajmund sente un profondo amore soprattutto per Maria Vergine e molto volentieri accoglie l’invito del Seminario dei Frati Minori Conventuali di Leopoli di accoglierlo nel loro collegio per proseguire gli studi, fino a entrare, nel 1910, nell’Ordine francescano dove prese il nome di  ’fra Massimiliano Maria.
Dopo il noviziato nel convento francescano, studiò teologia e filosofia a Roma, dove venne ordinato sacerdote il 28 aprile 1918.


Durante la permanenza in Italia, Massimiliano Kolbe sviluppò maggiormente il tratto essenziale della sua vocazione spirituale, cioè quello legato alla venerazione di Maria e, nel 1917, fonda con alcuni confratelli l’associazione “Milizia dell'Immacolata", con lo scopo di diffondere il nome di Maria in tutto il mondo, riuscendo in breve, grazie alla sua socievole e stimata personalità, a raccogliere adepti di ogni ceto sociale.
Sottolineando l'importanza della devozione a Maria, Kolbe amava ripetere: «Chi ha Maria per madre, ha Cristo per fratello.»
Tornato in Polonia, iniziò ad insegnare nel seminario di Cracovia, ma presto dovette abbandonare per curare la tubercolosi che aveva contratto a Roma.
Per una maggiore diffusione del culto di Maria Kolbe concepisce l’idea di usare il mezzo stampa e così, messa su una stamperia, nel 1922 esce il primo numero del” Cavaliere dell'Immacolata”, la rivista della Milizia dell'Immacolata che, partita da una tiratura iniziale di 5.000 copie, arriverà al milione nel 1938.
Dopo un nuovo soggiorno a Zakopane per la cura della tubercolosi, nel 1927 fondò, non lontano da Varsavia e sul terreno donatogli da un nobile conte, un convento che chiamerà” Niepokalanów”, cioè “Città di Maria”, dotato di una moderna tipografia e di un seminario missionario.
Nel convento di Niepokalanów, alla vigilia del secondo conflitto mondiale vivevano all'incirca un migliaio tra frati, novizi e seminaristi e nei primi anni della guerra offrì riparo a numerosi rifugiati polacchi, compresi molti ebrei.
Pur con un fisico indebolito dalla tubercolosi, nel 1930 Padre Kolbe si spinse fino in Giappone e in India per radicare i suoi “Cavalieri” della sua Milizia, ma la tubercolosi lo riporta in Polonia proprio quando l’esercito di Hitler sta per invaderla.


Dopo l’invasione del 1° settembre 1939 i nazisti, ovviamente, ostacolano fortemente l’operato dei frati francescani che danno accoglienza a 2.500 rifugiati, 1.500 dei quali ebrei e ordinano lo scioglimento di Niepokalanow.
Il 19 settembre 1939, i tedeschi prelevarono padre Kolbe e gli altri frati portandoli in un campo di concentramento da dove furono però inaspettatamente liberati l’8 dicembre.
 Ritornati a Niepokalanow, Massimiliano e i suoi frati ripresero l’attività di assistenza per circa 3500 rifugiati di cui 1500 ed ebrei, ma ciò durò solo qualche mese, poi i rifugiati furono dispersi o catturati e lo stesso Kolbe, dopo un rifiuto di prendere la cittadinanza tedesca per salvarsi, data l’origine del suo cognome, il 17 febbraio 1941 viene arrestato e il 28 maggio per lui si aprono i cancelli di Auschwitz.



Persa l’identità, come tutti gli altri prigionieri, diventa il numero 16670 e viene assegnato al penoso compito del trasporto dei cadaveri nel crematorio.
In quel luogo, dove l’orrore regnava sovrano, il Cavaliere di Maria vive l’ultima, breve fase della sua esistenza spiccando per rettitudine, saggezza e doti umanitarie: “Kolbe era un principe in mezzo a noi”, racconterà un superstite.
 Alla fine di luglio fu trasferito al Blocco 14, dove i prigionieri erano addetti alla mietitura nei campi.
Qui uno di loro riuscì a fuggire e, come prevedeva l’implacabile legge del campo di sterminio, per rappresaglia i nazisti selezionarono dieci prigionieri vennero destinati al bunker della morte, condannati a morire di fame.
Tra i prescelti vi è Franciszek Gajowniezek, un giovane sergente polacco, che scoppiando in lacrime supplica il lagherfurher di risparmiarlo perché ha moglie e figli.
Kolbe uscì allora dalle file dei prigionieri, offrendosi come volontario al suo posto e, in modo del tutto inaspettato, poiché i nazisti non vedevano di buon occhio i gesti di solidarietà, lo scambio venne concesso.


L’agonia per i dieci, senza acqua né cibo, fu lentissima.
   Sostenuti dall’incoraggiamento di padre Massimiliano che intona canti e preghiere, le voci dei prigionieri diventano più flebili di giorno in giorno, di ora in ora fino a spegnersi una dopo l’altra.
  Dopo due settimane, però ci sono ancora in quattro sopravvissuti, tra cui padre Kolbe, che continuano a pregare e cantare inni a Maria e le SS decidono di accelerarne la fine con una iniezione di acido fenico.
 Tendendo il braccio al medico che sta per ucciderlo padre Kolbe gli dice: “Lei non ha capito nulla della vita. L’odio non serve a niente. Solo l’amore crea”.



Fu lo stesso tenente medico nazista che raccontò dopo alcuni anni questo fatto, che fu messo agli atti del processo canonico.
Massimiliano Kolbe morì il 14 agosto 1941 e il suo corpo cremato il giorno dopo, festa dell’Assunta, insieme a quello di tanti altri condannati.
Una volta ebbe a dire: “Vorrei essere come polvere per viaggiare con il vento e raggiungere ogni parte del mondo e predicare la Buona Novella.
Possiamo tristemente dire che il suo desiderio fu esaudito… 




TESTIMONIANZE DI PRIGIONIERI

«Il 28 maggio del 1941, le SS caricarono 320 prigionieri su un treno merci per deportarli ad Auschwitz. Dopo che ci ebbero stipati nelle vetture senza finestre cadde un silenzio di morte. Ma improvvisamente, con mia grande sorpresa e gioia, qualcuno cominciò a cantare. Sotto l’incoraggiamento dei canti e dei racconti di Padre Kolbe, ci sentimmo veramente meglio e dimenticammo il nostro triste destino».
(Ladislao Swies    "Dal libro: "Massimiliano Kolbe - Il santo di Auschwitz")


«Fu lui che mi incoraggiò a parlare e finii per confessarmi. Ero così triste e disperato: volevo vivere!. Le sue parole furono semplici e profonde. Mi spronò ad avere una fede salda nella vittoria del bene. "L'odio non è forza creativa, solo l'amore crea", mi sussurrò, stringendo caldamente la mia mano con tutto l'ardore. "Queste sofferenze non ci spezzeranno, ma ci aiuteranno a diventare sempre più forti. Sono necessarie, insieme ai sacrifici degli altri, perchè chi verrà dopo di noi possa essere felice". Il modo così caloroso in cui continuava a tenere la mia mano e il modo in cui puntava tutto sulla misericordia di Dio mi rincuorarono».
(Giuseppe Stemler, direttore del dipartimento per l'educazione di Polonia - Dal libro: "Massimiliano Kolbe - Il santo di Auschwitz")


«Ci spronava a perseverare coraggiosamente. "Non vi abbattete moralmente", ci pregava, assicurandoci che la giustizia di Dio esiste e che avrebbe alla fine sconfitto i nazisti. Ascoltandolo attentamente dimenticavamo per un po' la fame e il degrado a cui eravamo sottoposti. Ci faceva vedere che le nostre anime non erano morte, che la nostra dignità di cattolici e di polacchi non era distrutta. Sollevati nello spirito, tornavamo nei nostri Blocchi ripetendo le sue parole: "Non dobbiamo abbatterci, noi sopravviveremo sicuramente, loro non uccideranno lo spirito che è in noi».
(Miecislao Koscielniak, Artista - Dal libro: "Massimiliano Kolbe - Il santo di Auschwitz")


«San Massimiliano Kolbe salvò prima di tutto in noi la nostra umanità. Fu una guida spirituale nella cella della fame, incoraggiava, guidava la preghiera, conduceva i moribondi con un segno della croce all’altra vita. In noi, salvati dalla selezione, fortificò la fede e la speranza. In questo clima di terrore e di male ci restituì la speranza».
( Michele Micherdzinski - Dal libro: "Massimiliano Kolbe - Il santo di Auschwitz")


«Potei solo cercare di ringraziarlo con gli occhi. Ero
stravolto e facevo fatica a capire cosa stesse succedendo. L’immensità del gesto:
io, il condannato, dovevo vivere e qualcun altro, volontariamente e con gioia,
aveva offerto la sua vita per me, un estraneo. Era un sogno o era realtà? ».
(Francesco Gajowniczek - Dal libro: "Massimiliano Kolbe - Il santo di Auschwitz")


«Vidi Padre Kolbe, in preghiera, porgere lui stesso il
braccio al suo assassino… Il suo corpo non era sporco come gli altri, ma pulito
e luminoso. La testa era piegata leggermente da una parte. I suoi occhi erano
aperti. Il suo volto era puro e sereno, raggiante».
(Bruno Borgowiec - Dal libro: "Massimiliano Kolbe - Il santo di Auschwitz")


"Carissimi Figli, nelle difficoltà, nelle tenebre, nelle debolezze, negli scoraggiamenti ricordiamoci che il Paradiso si sta avvicinando. Ogni giorno che passa è un intero giorno in meno di attesa.
Coraggio, dunque! Ella ci attende di là per stringerci al Cuore.
Inoltre, non date retta al diavolo, qualora volesse farvi credere che il paradiso non esiste, ma non per voi, perché, anche se aveste commesso tutti i peccati possibili, un solo atto di amore perfetto lava tutto al punto tale che non ci rimane neppure un’ombra.


Carissimi Figli, come desidererei dirvi, ripetervi quanto è buona l’Immacolata, per poter allontanare per sempre dai vostri piccoli cuori la tristezza, l’abbattimento interiore o lo scoraggiamento. La sola invocazione “Maria”, magari con l’anima immersa nelle tenebre, nelle aridità e perfino nella disgrazia del peccato, quale eco produce nel Suo Cuore che tanto ci ama! E quanto più l’anima è infelice, sprofondata nelle colpe, tanto più questo Rifugio di noi poveri peccatori la circonda di sollecita protezione.
Ma non affliggetevi mai se non sentite tale amore. Se volete amare, questo è già un segno sicuro che state amando; ma si tratta solo di un amore che procede dalla volontà.
Anche il sentimento esteriore è frutto della grazia, ma non sempre esso segue immediatamente la volontà. Vi potrà capitare, miei Cari, un pensiero, quasi una mesta nostalgia, una supplica, un lamento…: “Chissà se l’Immacolata mi ama ancora?”.
Figli amatissimi!
Lo dico a tutti insieme e a ciascuno in particolare nel Suo nome, notate bene, nel Suo nome: Ella ama ciascuno di voi, vi ama assai e in ogni momento senza alcuna eccezione.
Questo, carissimi Figli, ve lo ripeto nel Suo Nome."
(Lettera  del 13 aprile 1933 di San Massimiliano Kolbe ai confratelli in Giappone )



LA GIORNATA DELLA MEMORIA - Giuseppe Boccioni


Per non permettere che il tempo sbiadisca le pagine di storia intrise dal sangue delle migliaia di vittime della ferocia nazista...

LA GIORNATA DELLA MEMORIA

Oggi
i nostri cuori
la Giornata della Memoria
celebrano
per non dimenticare
echi antichi
di un calvario
di pianti e di sofferenze
di torture e di violenze
di atrocità e di resistenze
di esecuzioni
di silenzi.

Oggi
i nostri cuori
trafitti dal filo spinato
della storia
rosari di lacrime e nostalgie
intrecciano
e nei campi dell’Olocausto
parole di speranza seminano
perché dalle vittime
dell’intolleranza e dell’odio
nazista
un futuro di sentimenti germogli

Giuseppe Boccioni


23 gennaio 2020

BELLISSIMA - Gloria Salvi



Buona serata da una bellissima sirena!

BELLISSIMA

Bellissima,
appari nell’arancio lucente del sole.
I tuoi capelli sono raggi splendenti,
bagnati nell’oro del tramonto.
I tuoi occhi verdi belli,
come un sogno d'estate.
Hanno rubato il colore
alle onde del mare.
Ammaliante sirena
ti abbandoni alla tenerezza
di uno sguardo.

Gloria Salvi
16 settembre 2007

DIVENTERAI SIRENA - Giancarlo Piciarelli



"Le sirene non hanno lacrime e per questo soffrono molto di più."
(Hans Christian Andersen)

DIVENTERAI SIRENA

Vedo ancora
i tuoi occhi chiari
accompagnarmi oltre il giardino
tra gli appanni
di teneri fiati di vetro.

Ma giro le spalle
e calpesto il trifoglio
con colpevole fretta
mentre il passo veloce
mi conduce al cancello.

E sento il tuo sguardo
puntato alle spalle
come pugnale che non ferisce.

Ma io non mi volto
a guardare ancora
il tuo sguardo chiaro.
Oltre la finestra
barriera e confine
non puoi andare.

Ed io approfitto
delle tue gambe di pietra
per portarmi
con atroce egoismo
il dolore lontano.

Ma tornerò
per sollevarti
dalla tua casa di latta e ruote.

Ti porterò al mare
dove per camminare
non servono gambe
ma ali di gabbiano.

E lasceremo
che il sole ci disegni
il suo rosso souvenir
sulla pelle bianca.

Poi, tra le mie braccia
ti adagerò sull'onda
dove, lo so,
diventerai sirena.


Giancarlo Piciarelli
(vincitore premio nazionale poesia "Libro parlato")

SIRENA - Federico Garcia Lorca


"Angelo o Sirena, cosa importa, se tu – fata dagli occhi di velluto, ritmo, luce, profumo, o mia sola regina! – mi rendi meno ripugnante l’universo, meno grevi gli istanti?"
(Charles Baudelaire)

SIRENA

Com'è limpido l'orizzonte!
E questa tristezza?
(Se ne andrà via di corsa
appena tu torni.)
Come brilla l'orizzonte!
E questa tristezza?
(Vieni tra le mie braccia.
Non vedi come s'allontana?)
Oh che fiamma d'orizzonte!
E questa tristezza?
(Brucia con me e con lei.)

Federico Garcia Lorca

IL SILENZIO DELL' AMORE - Anna Andreevna Achmatova




"...è insostenibile per l’anima/il silenzio dell’amore..."
Anna Andreevna Achmatova 

IL SILENZIO DELL'AMORE

Delle mie gambe non so più che fare,
in coda di pesce perciò siano mutate!
Che gioia e che freschezza nel nuotare,
e da lontano biancheggia pallido un ponte.

A che mi serve quest’anima paziente,
che vada pure in fumo
e in tenere volute azzurre si alzi in volo
dal lungofiume buio.

Guarda, mi tuffo giù e solo aggrappata
a un’alga scivolo via.
Non ripeto, no, parole d’altri
né mi imprigiona l’altrui nostalgia.

Ma possibile che tu, mio assente,
sia impallidito e la tristezza t’abbia reso muto?
Che cosa sento? Tre settimane intere,
non fai che bisbigliare: “Povera te, perché?

(da "il silenzio dell'amore", 1911)
Anna Andreevna Achmatova 

CANTO DELLE SIRENE - Daniela Cesta




Questa mattina, a svegliarci non sarà lo stridulo suono di una sveglia ma un suadente canto di sirene!

CANTO DELLE SIRENE

Ascolta!
il canto delle sirene,
lamento dolce
di un amore perduto,
tra flutti d'amore
e la candida schiuma
nell'odore salmastro
mentre l'orizzonte chiama
in uno sguardo senza fine.
l'alba chiama e le
ombre della notte
fuggono.

Daniela Cesta

22 gennaio 2020

IL PROFESSORE E L ' OROLOGIO - autore sconosciuto



IL PROFESSORE E L ' OROLOGIO

Un anziano incontra un giovane che gli chiede:
- Si ricorda di me? E il vecchio gli dice di no.
Allora il giovane gli dice che è stato il suo studente. E il professore gli chiede: - Ah sì? E che lavoro fai adesso?
Il giovane risponde: - Beh, faccio l’insegnante.
- Oh, che bello come me? gli dice il vecchio.
- Beh, sì. In realtà, sono diventato un insegnante perché mi ha ispirato ad essere come lei.
L'anziano, curioso, chiede al giovane di raccontargli come mai. E il giovane gli racconta questa storia: - Un giorno, un mio amico, anch'egli studente, è arrivato a scuola con un bellissimo orologio, nuovo e io l’ho rubato. Poco dopo, il mio amico ha notato il furto e subito si è lamentato con il nostro insegnante, che era lei. Allora, lei ha detto alla classe:
- L'orologio del vostro compagno è stato rubato durante la lezione di oggi. Chi l'ha rubato, per favore, lo restituisca.
Ma io non l'ho restituito perché non volevo farlo.
Poi lei hai chiuso la porta ed ha detto a tutti di alzarci in piedi perché avrebbe controllato le nostre tasche una per una. Ma, prima, ci ha detto di chiudere gli occhi. Così abbiamo fatto e lei ha cercato tasca per tasca e, quando è arrivato da me, ha trovato l'orologio e l'ha preso.
Ha continuato a fingere di  cercare nelle tasche di tutti e, quando ha finito, ha detto: - Aprite gli occhi. Ho trovato l'orologio.
Non mi ha mai detto niente e non ha mai menzionato l'episodio. Non ha mai fatto il nome di chi era stato quello che aveva rubato. Quel giorno, lei ha salvato la mia dignità per sempre. È stato il giorno più vergognoso della mia vita. Non mi ha mai detto nulla e, anche se non mi ha mai sgridato né mi ha mai chiamato per darmi una lezione morale, ho ricevuto il messaggio chiaramente. E, grazie a lei ho capito che questo è quello che deve fare un vero educatore. Si ricorda di questo episodio, professore?
E il professore rispose: - Io ricordo la situazione, l'orologio rubato, di aver cercato nelle tasche di tutti ma non ti ricordavo, perché anche io ho chiuso gli occhi mentre cercavo.

Questo è l'essenza della decenza. Se per correggere hai bisogno di umiliare, allora non sai insegnare.

(autore sconosciuto)

IL MURO DI PIETRE - dal web

"Gli eremiti"
   

"L’uomo che sposta le montagne comincia portando via i sassi più piccoli."
(Proverbio cinese)

IL MURO DI PIETRE

In un deserto aspro e roccioso vivevano due eremiti. 
Avevano trovato due grotte che si spalancavano vicine
una di fronte all'altra. 
Dopo anni di preghiere e feroci mortificazioni, uno dei due eremiti era convinto di essere arrivato alla perfezione.
L'altro era un uomo altrettanto pio, ma anche buono e indulgente. 
Si fermava a conversare con i rari pellegrini, confortava e ospitava coloro che si ritrovavano 
schiacciati dalle difficoltà, e coloro che cercavano un consiglio.
"Tutto tempo sottratto alla meditazione e alla preghiera!" pensava il primo eremita. 
Che disapprovava le frequenti, anche se minuscole, mancanze dell'altro.
Per fargli capire in modo visibile quanto fosse ancora lontano dalla santità, decise di posare una pietra all'imboccatura della propria grotta ogni volta che l'altro commetteva una colpa. 
Dopo qualche mese davanti alla grotta c'era un muro di pietre grigio e soffocante. 
E lui era murato dentro.
Talvolta intorno al cuore costruiamo dei muri, con le piccole pietre quotidiane dei risentimenti, le ripicche, i silenzi, le imbronciature.
Il nostro compito più importante è impedire che si formino muri intorno al nostro cuore.
E soprattutto cercare di non diventare  "una pietra in più nei muri degli altri"!


CINQUE COSE ... - E. De Bella




"Non è facile fermare un sasso
 quando è uscito dalla mano,
né un discorso 
quando è uscito dalla bocca."
(Euripide)

CINQUE COSE CHE NON SI RECUPERANO


Esistono cinque cose nella vita 

che non si recuperano:

Una pietra dopo averla lanciata;
Una parola dopo averla detta;
Un'opportunità dopo averla persa;
Il tempo dopo esser passato;
L'amore per chi non lotta.


Ci sono molte pietre lungo il sentiero della nostra vita,
dalla nascita fino alla morte:
pietre su cui inciampiamo …
Pietre che bloccano il nostro cammino …
Pietre che usiamo
per costruire muri attorno a noi
e soffocare i nostri sogni …

… Ma ci sono anche pietre speciali …


Lastricano i pensieri che portano al cuore …
Aprono le porte del nostro spirito
e costruiscono porti sicuri per i nostri sogni …
A te che mi hai insegnato a scegliere
le pietre colorate
della vita e dei ricordi …
Che mi hai insegnato come metterli insieme
in un variopinto arcobaleno …

A te il dono di queste pietre …
Che ormai sono ciò che mi rimane
del mio spirito bambino …
Assieme ai frammenti del mio cuore
che pur divisi
continuano a battere .


(Eugenia De Bella)






LA MINESTRA DI SASSI - dal web



"Ci vogliono due pietre focaie per accendere un fuoco."
(Louisa May Alcott)

LA MINESTRA DI SASSI
Un giorno, nella piazza di un paese, si presentò uno sconosciuto che allo scoccare del mezzogiorno accese un fuoco sotto un paiolo pieno d'acqua, vi buttò dentro due grossi sassi ben levigati che aveva in un sacco e si mise a sedere in attesa che l'acqua bollisse. 
Inutile dire che, uno alla volta, i curiosi cominciarono a radunarsi intorno a lui ed a fare domande: 
"Cosa stai cucinando!" esclamò il primo.
"La minestra di sassi!" rispose lo sconosciuto. 
"Ed è buona?" chiese il curioso.
"Eccome" disse lo sconosciuto, "certo con un paio di cipolle sarebbe ancora migliore!" 
"Io un paio di cipolle le ho, vado a prenderle a casa e le porto subito".
Così il primo curioso tornò poco dopo con le cipolle, che finirono nel paiolo. 
Ora erano in due seduti vicino al fuoco ad aspettare che l'acqua bollisse. 
Dopo un po' si fece avanti un secondo curioso e chiese anche lui allo sconosciuto: 
"Cosa stai cucinando?" 
"Ma la minestra di sassi!" fu la risposta.
"Ed è buona?" 
"Certo, però se ci fosse anche un bell'osso di prosciutto sarebbe ancora più gustosa..." 
"Io un osso di prosciutto a casa ce l'ho, vado a prenderlo e torno".
E così, man mano che i curiosi si avvicinavano, la minestra di sassi si arricchiva di patate... carote... sedano... cavolo e altro ancora.
Alla fine, i curiosi che avevano collaborato erano tutti seduti intorno al fuoco aspettando che la minestra cuocesse. 
Quando fu pronta ognuno se ne riempì una ciotola e ognuno riconobbe che era veramente la migliore minestra che avesse mai mangiato! 
Moralesolo quando tutti contribuiscono con la loro legna da ardere è possibile creare un grande fuoco...

"Da soli possiamo fare così poco; insieme possiamo fare così tanto."
(Helen Keller)


20 gennaio 2020

IL MONDO DELLE FAVOLE - Daniela Cesta


Vi auguro una favolosa notte!

IL MONDO DELLE FAVOLE

Il mondo delle favole
è il mio mondo...
io vivo tra le stelle...
dove tutto è magico,
o nei boschi con gli gnomi,
o sopra gli scogli,
insieme alle sirene,
dove tutto è poesia,
leggenda,
sensazione,
stati d'animo.
Io abito nel cuore del lupo,
nella luce velata della luna,
nella bianca spuma di mare.

Daniela Cesta

DANZARE NELLA PIOGGIA ... dal web


DANZARE NELLA PIOGGIA ...

"La vita non é una questione di come sopravvivere alla tempesta, ma di come
danzare nella pioggia."

Chiunque può sopravvivere alla tempesta, forse per fortuna o solo per caso, ma la vera arte del vivere sta nel saper danzare nella pioggia.
 Sole e pioggia... Sorrisi e lacrime...
 Di questo sono fatte le nostre giornate e le nostre vite. 
Saper danzare sotto la pioggia anche quando le lacrime si mescolano alle gocce che ci bagnano il viso... 
Danzare sotto la pioggia ascoltando la melodia delle gocce, lasciandosi trasportare...
 C'è una bellezza un po' misteriosa anche nelle giornate buie, nelle malinconie, nei silenzi, una bellezza senza clamori che ci porta a scoprire noi stessi nel gocciolare della pioggia delle nuvole che rabbuiano l'anima... 
E si scopre un'armonia che non conoscevamo, perchè la pioggia porta sempre con se nuova vita, e si impara a danzare guardando verso l'orizzonte in attesa di un arcobaleno, si impara a danzare da soli perchè la solitudine è meglio di mille finti amici bugiardi e caciaroni, si impara che il vero sole è quello che abbiamo nell'anima e le nuvole possono solo velarlo ma mai spegnerlo, si impara che anche sotto la pioggia si può sorridere... 
Allora continuo a danzare... 

(dal web)


ALLA VITA - Nazim Hikmet


"Nella vita bisogna fare tre cose: fare un figlio, scrivere un libro, piantare un albero."
(Detto zen)

ALLA VITA

La vita non è uno scherzo. 
Prendila sul serio, 
ma sul serio a tal punto, 
che messo contro un muro, 
ad esempio, con le mani legate, 
o dentro un laboratorio, 
col camice bianco e grandi occhiali, 
tu muoia affinché vivano gli uomini, 
gli uomini di cui non conoscerai la faccia, 
e morrai sapendo che nulla è più bello, 
più vero della vita. 

Prendila sul serio, 
ma sul serio a tal punto, 
che a settant'anni, ad esempio, pianterai degli ulivi, 
non perché restino ai tuoi figli, 
ma perché non crederai alla morte pur temendola, 
e la vita peserà di più sulla bilancia.

(Nazim Hikmet) 



IL TRENO DELLA VITA - Ela Gentile


"C'è chi va per la via dritta, c'è chi va per la strada in cerchio e torna alla casa paterna, torna all'amore di un tempo.
Ma io, per mia sventura, non vado né dritto né il cerchio, mai da nessuna parte, come un treno che ha deragliato."
Anna Achmatova

IL TRENO DELLA VITA

Cammino... vado avanti
un passo dietro l'altro
affondo nella sabbia i piedi,
guardo avanti... verso l'orizzonte
e stamani
mi sento saldamente ancorata,
nessuna protuberanza dorsale
che tenti di tirarmi su in alto.
Non si può sempre volare,
ci son giorni 
che ti senti i piedi di piombo
che ti trattengono giù
per assaporare
il gusto amaro della vita,
anche se essa ti ha offerto
la possibilità del "forte sentire",
di catturare il profumo dei fiori,
di ascoltare il canto degli uccelli,
di sorridere e di amare.

Ci son salita sul treno della vita,
...ora son qui con i piedi
affondati nella sabbia
e non so
se quelle che sento scivolare sul viso
son lacrime o gocce di mare 

Ela Gentile 

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