28 novembre 2020

SIATE CAUTI CON LE PAROLE - Anne Sexton


Le parole vanno sapute usare, omettere, dosare e anche maneggiare con cura.
Sicuramente la poetessa Anne Sexton ha saputo scegliere quelle giuste per esprimere il concetto...


SIATE CAUTI CON LE PAROLE


“Siate cauti con le parole,

anche con quelle miracolose.

Per le miracolose facciamo del nostro meglio,

a volte sciamano come insetti

e non lasciano una puntura ma un bacio.

Possono essere buone come dita.

Possono essere sicure come la roccia

su cui incolli il culo.


Ma possono essere margherite e ferite.

Io sono innamorata delle parole.

Sono colombe che cadono dal tetto.

Sono sei arance sacre sedute sul mio grembo.

Sono gli alberi, le gambe dell’estate,

e il sole, il suo volto appassionato.


Ma spesso non mi bastano.

Ci sono così tante cose che voglio dire,

tante storie, immagini, proverbi, ecc.


Ma le parole non sono abbastanza buone,

quelle sbagliate mi baciano.

A volte volo come un’aquila

ma con le ali di un passero.


Ma cerco di averne cura

e di essere gentile con loro.

Le parole e le uova devono essere maneggiate con cura.

Una volta rotte sono cose impossibili da aggiustare.”


(Anne Sexton)




STRETTE LE PALPEBRE - Viviana Santandrea


Basta dormire,  
apri le palpebre e cercalo nella realtà il tuo bel sogno... magari è proprio oggi il giorno in cui lo trovi!


STRETTE LE PALPEBRE 


Strette le palpebre

resistono al risveglio

finché il sogno si affaccia

sulla soglia dell’anima

finché dolci languori

accarezzano i sensi

nel crescendo di attesa.

E’ là che sempre giunge

prematuro il risveglio

e inghiotte inesorabile

le incompiute emozioni;

sulla pelle turbata

resta deluso un brivido.


Viviana Santandrea

26 novembre 2020

RIPENSO IL TUO SORRISO - Eugenio Montale

 

  

Un sorriso si può stampare per sempre nel cuore e ogni volta che ne riaffiora il pensiero, inevitabilmente le nostre labbra finiscono per allargarsi in un nuovo, benefico, sorriso.
 Non è un bellissimo motivo per elargire sorrisi più spesso? 

"Se tutti lo facessero anche solo una volta al giorno, regalare un sorriso, immagina che incredibile contagio di buon umore si espanderebbe sulla terra."

(Marc Levy)

RIPENSO IL TUO SORRISO


Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un'acqua limpida 
scorta per avventura tra le pietraie d'un greto, 
esiguo specchio in cui guardi un'ellera e i suoi corimbi;
e su tutto l'abbraccio di un bianco cielo quieto.

Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,
se dal tuo volto si esprime libera un'anima ingenua,
vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua
e recano il loro soffrire con sé come un talismano.

Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie
sommerge i crucci estrosi in un'ondata di calma,
e che il tuo aspetto s'insinua nella memoria grigia
schietto come la cima di una giovane palma.


Eugenio Montale  

SORRISO - William Blake



Tra i tanti tipi di sorriso che si possono sfoggiare, preferibilmente,  che un invincibile sorriso illumini sempre il tuo viso!


IL SORRISO

C'è un Sorriso d'Amore,
e c'è un Sorriso d'Inganno,
e c'è un Sorriso dei Sorrisi
in cui questi due Sorrisi si incontrano.
E c'è uno Sguardo d'Odio,
e c'è uno Sguardo di Disprezzo,
e c'è uno Sguardo degli Sguardi,
che tentate di scordare invano;
perché si pianta nel profondo del Cuore,
e si pianta nel profondo della Schiena,
e nessun Sorriso che mai fu Sorriso,
ma un solo Sorriso soltanto,
che fra la Culla e la Tomba
si può Sorridere soltanto una volta;
ma, quando è Sorriso una volta, c'è una fine a tutta l'Angoscia. 

(William Blake)

25 novembre 2020

NELLO SGUARDO È GIÀ LA VIOLENZA - Gian Piero Stefanoni


 NELLO SGUARDO È GIÀ LA VIOLENZA



alle mie nipoti, alle mie piccole donne



“Dallo sguardo ho imparato

che le regole non sono le stesse:

subito, insieme alla paura e alla colpa,

per ciò che è possibile e non è possibile fare

per noi cui proprio a partire da questo

è chiesto di più nel silenzio e nella repulsa.




Così con quello sguardo anch’io ho imparato

a trattarmi- ed è questa, la seconda,

l'offesa più duratura - ad entrare

e ad uscire nell’imposizione di un mondo

che misura ancora per fiocchi, la cui impotenza

si sconta, si struttura però sulla forza

che solo il nostro trasporto sa dare”.




Questo ieri mia moglie mi ha detto

a proposito di questa poesia.




E so che è vero, che da qui ha inizio

il cammino all'indietro quando i conti non tornano

e che può farci padroni - se dell’amore vediamo il recinto

nel consumo di un confuso possesso.




Scudo- o menzogna del ruolo,

che forse sopravvive un po’ in tutti gli uomini-

e dietro cui più d’uno è pronto a colpire

quando del femminile l’immagine poi non risponde.




Così, penso che una vera risposta

da qui deve partire: dallo sguardo

che piuttosto a sé l’uomo deve volgere

nella comprensione di ciò che in lui accade

affermandolo nell’incontro e nel desiderio;

nel mattone che lo può costruire o costringere

in quella chiusa da cui indietro-e questo piangiamo-

spesso da solo non torna.




Percorso però che insieme si compie-

al riconoscimento e al rispetto anche le donne

educandoci: le nuove madri finalmente

rompendo quel silenzio che da adulto

il proprio figlio può armare.


Gian Piero Stefanoni

A TUTTE LE DONNE- Alda Merini

 


A TUTTE LE DONNE 

Fragile, opulenta donna,
 matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
 malgrado le tue sante guerre
 per l’emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
 e rimane uno scheletro d’amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra


Alda Merini

FEMMINICIDIO - Maria Rosa Bernasconi



Che uomo è chi prima ti picchia e poi vorrebbe farsi perdonare con paroline dolci di falso pentimento e magari regalandoti anche delle rose,che da principe più o meno azzurro si trasforma in un temibile orco e rende la tua vita non certo la fiaba che sogniamo quando ci innamoriamo, ma un dramma dal finale spesso tragico.
 Un uomo così non è la persona giusta per nessuna: l'uomo giusto ama o almeno tollera anche i tuoi difetti, senza pretendere di cambiarti con la violenza e soprattutto non ti cambia i connotati e non mette a rischio la tua vita...


FEMMINICIDIO


Le statistiche italiane parlano chiaro

Ogni due giorni una donna viene uccisa

E’ il femminicidio il fenomeno più amaro

Quando l’uomo a bestia feroce è a guisa.


Bisogna avere il coraggio di denunciare

Trovare la forza di fermarlo molto prima

Tanto si sa che finirà con l’ammazzare

Botte, violenze, e quel pensiero sempre in cima.


Il principe azzurro che si trasforma in mostro

E’ una metamorfosi del tutto sconvolgente

Gesù, Giuseppe, Maria, Padre Nostro

Ma il cielo tace e pure lo consente.


Uomini intelligenti e colti diventano violenti

Ché non accettano la fine di un rapporto

“E’ perché l’amavo troppo” – così giustificano i fendenti

La loro è una vita inutile, ma intanto c’è chi è morto.


Pretendono l’amore con la persecuzione

Non è così che si entra nel suo cuore

I sentimenti esigono la buona educazione

Non la vendetta, né l’odio, né tutto quel dolore.


A un passato incancellabile senza rispetto e stima

Una seconda possibilità mai sarà data

Ritornerà di nuovo il mostro che era prima

Sotto lo stretto sigillo di una mente malata.


Si spera che non diventino come i padri i figli

Han guardato la madre piangere con un occhio nero

Che alla compagna non mostrino gli artigli

Dalla parte delle donne con animo sincero.


No al silenzio e uniti contro la violenza

Punire i comportamenti possessivi ed incivili

Chi uccide non dovrà affidarsi alla clemenza

Lo stalking è il segno indelebile dei vili.


Maria Rosa Bernasconi



PER LA DONNA – (non violenza) - dal web


PER LA DONNA – (non violenza)

 

Vengono alcuni giorni in cui parole

sono grumi di lacrime, di lutto,

s’illividisce il cielo perché spezza

ogni dolcezza il segno di violenza,

che brucia contro il ventre.

La casa era tutta tua, è tutta tua ancora,

anche nella tua assenza inaspettata,

ed io disperdo le mie mani

tra i ninnoli che non hanno più valore.

Timidamente il polso, per quelle aritmie

che hanno sospeso a tratti il mio affanno,

quelle aritmie improvvise che hanno atterrito

tutta la poesia della nostra vita,

scardina il pianto di promesse

e sventure,

tra lamento e disperati agganci.

Forse l’orizzonte offre la stella mattutina

dai falsi contorni per ricattare la carne,

modulando le ore che lasciammo

per approdi del flauto,

o a raccattare le più che povere stagioni

tremando per le mani indispettite.

Nessuna epifania conosce il gioco

inciso nella tua verginità.

Ti lascerò distribuire il sangue

rifiutando pensieri,

doglianze del tuo piccolo ventre,

ormai più avvezzo allo scherno che ai riflessi.

Anche il trillo del vuoto è un’illusione

di altri tempi e guizzi, ultima frattura

a scaglie di ripetizioni,

belva semiaperta a mutamenti,

rincorre lampeggi segregati nell’agguato.

Il mio strappo ha l’intreccio

delle tinte roventi, delle attese,

ed ecco che le arterie inceppano

disperate filiere

secondo impasti che fan conto del sempre,

nel crepitio dei fiotti d’ombra,

ed insistono gli abbracci per fondere il cerchio,

là dove ancora sembra intatta

la punta del pensiero,

dove era scritto che la carne in discesa

maliziosamente rimetteva il verso giusto

condividendo il medesimo guizzo

delle incisioni.

Scontro per le inflessioni della voce

e nel piegarti ogni infame figura tinge il rosso.

 

(dal wweb)

 

ANIME SCALZE - Maram al-Masri


Solo un'anima scalza può riconoscerne un'altra e io vorrei tanto poter regalare a tutte loro un bellissimo e comodo paio di scarpe...


ANIME SCALZE


Le ho viste.

Loro,

i loro volti dai lividi celati.

Loro,

gli ematomi nascosti tra le cosce,

Loro,

i loro sogni rapiti, le loro parole azzittite

Loro,

i loro sorrisi affaticati.

Le ho viste

tutte

passare nella strada

anime scalze,

che si guardano dietro,

temendo di essere seguite

dai piedi della tempesta,

ladre di luna

attraversano,

camuffate da donne normali.

Nessuno le può riconoscere

tranne quelle

che sono come loro

 Maram al-Masri



UN SUSSULTO - Maria Gisella Catuogno



Quanto dolore fisico e morale si può infliggere a una donna. Così tanto  ch'è umanamente difficile riuscire a non farsi distruggere, anche se le donne sono forti,  son fatte per sopportare i dolori del parto e di conseguenza hanno dovuto fortificare la loro tempra e abituarsi a difendersi da sole. Purtroppo, però, non sempre riescono a sottrarsi alla forza bruta di prevaricatori che le vorrebbero striscianti ai loro piedi, pronte a scattare a ogni loro desiderio e prigioniere di un incubo!


 UN SUSSULTO


Un sussulto, concediti un sussulto

di dignità, di misericordia:

non sono carne da godere o da macello

sono creatura, come te

contraddittorio impasto

di cielo e di terra, di miele e di dolore.


Devi accettarmi, non plasmarmi

-come argilla il vasaio-

sono pesanti le tue mani

magli che illividiscono

e spaccano la pelle, aprono rivoli

di sangue, lacrime ed orrore.


Non appartengo a te

né a nessun altro, sappilo:

io sono della stessa materia delle stelle

degli acini che si gonfiano nel grappolo

della linfa che vivifica i tronchi

e fiorisce gemme a primavera.


La mia anima è ovunque, credilo:

nelle maree lievitate dalla luna

nei movimenti delle posidonie sui fondali

nel frullìo d’ali degli uccelli

nel vibratile sussurro della neve.


Non è forza la tua, è solo debolezza

vigliacca, che m’umilia e t’umilia

che recide ogni filo della trama

tessuta un giorno insieme.

Perché l’anima, sai, non si possiede

non si possiede mai.


E questo corpo su cui cantasti

un giorno, forse, una canzone d’amore

è diventato una sfida e una prigione.

E’ sbocciato l’odio nel mio cuore

e lo coltivo come fosse un fiore.

E mi ripeto che questa non è vita

è un cadavere senza sepoltura

un incubo perverso e allucinante

l’inferno, senza averne colpa.


Maria Gisella Catuogno  

22 novembre 2020

TI AUGURO - Gianluigi Gherzi

 


Auguro a tutti una persona che ti considera un dono...


TI AUGURO


Ti auguro

l’amore che ha gli occhi spalancati

quegli occhi

che sanno brillare

per la gioia e la felicità

di averti vicino.

Tu storto come sei

con tutte le ombre che ti porti dentro,

riconosciuto come luce,

come regalo

come inspiegabile inizio.

Amore che non seziona

non divide in pregi e difetti

che ama il miracolo che sei,

non lo spezza, non lo seziona.


Gianluigi Gherzi

(da Ti aspetto nella mia casa a disordinare)




PREGHIERA - Alessandro Spissu


Con tanta fede,  vi regalo una preghiera e l'augurio di una buona domenica! 

“Come ogni essere umano, anche il credente è immerso nelle fatiche e nei dolori quotidiani. Ma trova nella fede una lente che gli permette di vedere le stesse cose di sempre sotto una luce nuova. La fede non cambia il paesaggio, ma modifica lo sguardo dell’uomo”.

(G. K. Chesterton)



PREGHIERA

Le delusioni, i rimpianti
e un solo grande amore
fra le idee azzardate che mi fanno tremare
Qualche volta il lavoro che non c’è
e la “logica” dei discorsi in tivù
troppo grande è la noia che gira con me
in questa danza stanca

Sarà la pioggia che si sente nell’aria
e le mani sugli occhi per non vedere
ogni soffio di vita gettato via
Io ti ringrazio per tutto quello che ci hai dato
per tutto quello che hai rubato
e per il resto che è volato via
in questa danza stanca

Abbiamo visto al di là di ogni razza umana
la terra divisa in mille colori
attraverso fiumi di canali
in un labirinto indecifrabile di guerre

Abbiamo scoperto quello che possiamo diventare
eppure ci eravamo illusi con le facili parole
di inventare quello che si dice… un mondo migliore

A guardare il cielo si può solo sperare
che la pioggia che cade giù
possa cancellare ogni traccia del nostro passaggio

Per chi ancora crede nelle stelle, regala la luce di un bambino
Per chi ancora si emoziona con la musica, regala una canzone
Per chi ancora crede e basta, regala una preghiera.

Alessandro Spissu

21 novembre 2020

A VOLTE - Luigi Brambillaschi


Buonanotte a voi poetici cuori!


A VOLTE


 A volte sento di non appartenere a questo mondo;

l’anima mia vaga senza posa tra deserti vasti

e praterie.

Il tempo trascorre e vola via senza spazio

per i sogni,

e scorre sulle mie stagioni ingiallite

così come la mia mano su questi versi

inutili.

Di fronte a me la città illuminata a giorno,

nella notte.

Le infrastrutture d’acciaio,

le auto veloci e scintillanti, come dardi di fuoco,

nella notte.

Le insegne dei bar, la gente che passa nella sua gelida indifferenza

milioni di anime che passano lentamente

nella notte.

Ma i miei occhi vedono il passo furtivo di un gatto randagio.

Ed il mio cuore sente un fiore che sboccia in una piccola aiuola.

Forse per questo mi sembra d’essere

un poeta.


Luigi Brambillaschi

ALBERI - Albert Joyce Kilmer

 


Sebbene Alfred Joyce Kilmer  fosse un prolifico poeta americano che celebrava la  bellezza della natura e la sua  grande fede religiosa , è principalmente ricordato per la poesia : "Trees" (Alberi)  pubblicata nella raccolta "Trees and Other Poems" nel 1914
Kilmer era anche giornalista, critico letterario, docente ed editore , sposato con Aline Murray , anche lei una poetessa e scrittrice affermata, dalla quale ebbe cinque figli.
Durante la prima guerra mondiale si arruolò nella Guardia Nazionale di New York e fu schierato in Francia con il 69 ° Reggimento di Fanteria  nel 1917
Perse la vita il 6 dicembre del 1918,  ucciso dalla pallottola di un cecchino nella seconda battaglia della Marna  all'età di 31 anni.

ALBERI 

Non credo che vedrò mai
una poesia bella come un albero.
Un albero la cui bocca bramosa sia attaccata
al dolce seno fluente di madre Terra.
Un albero rivolto a Dio per tutto il giorno,
che innalza al cielo le sue frondose braccia
in segno di preghiera.
Un albero che in estate può indossare
un nido di pettirossi tra i capelli.
Sopra il cui cuore la neve si stende leggera,
che vive intimamente con le piogge.
Le poesie sono scritte dagli sciocchi come me,
ma solo Dio può creare un albero.

(Albert Joyce Kilmer)

HAPPY ARBOR DAY - FESTA DEGLI ALBERI



HAPPY ARBOR DAY

Salviamo gli alberi e loro salveranno noi...


L’Arbor Day (dal latino arbori cioè albero) ebbe origine il 10 aprile 1872 a seguito di grandi inondazioni che colpirono diversi stati dell’America settentrionale, causando disastrosi disboscamenti, quindi su iniziativa del governatore del Nebraska, Sterling Morton, si decise di dedicare un giorno all'anno all'attività d’impianto di alberi per sensibilizzare una coscienza ecologica nella popolazione e per accrescere il patrimonio forestale del paese,infatti si  stima che circa un milione di alberi furono piantati quel giorno in tutto il paese.
 L’iniziativa fu presto emulata in tanti paesi del mondo, ma in diversi giorni dell'anno, secondo i periodi di semina .
In Italia la prima "Festa degli Alberi" si svolse 
nel 1898 a Roma  lungo la Via Latina per iniziativa di Guido Baccelli, allora Ministro della Pubblica Istruzione, dove vennero piantati circa 500 alberelli che oggi sono  robuste piante.



In seguito, nel 1923, con la Legge Forestale - art. 104- fu istituita la Festa degli Alberi con l'intento di diffondere fra i giovani il rispetto e l'amore per la natura. 
Nel 1951 una circolare del Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste stabiliva che tale festa dovesse svolgersi il 21 novembre di ogni anno, con la possibilità di differirla al 21 marzo nei comuni di alta montagna.


ALBERO AMICO MIO

Albero amico,
tanto simile a me,
così greve di musica,
sotto le dita del vento
che ti sfogliano
come una fiaba.
Albero
che come me,
conosci la voce del silenzio,
che dondoli
nel profondo le tue ciocche verdi
il fremito delle tue mani vive.
Albero Amico,
 Amico mio
perduto come me,
perduto nel cielo,
perduto nel fango,
verniciato di luce danzante
dalla pioggia.
Albero,
eco della pena del vento,
della gioia degli uccelli,
Albero spogliato dall'inverno.
Albero Amico
ti guardo per la prima volta...

Minou Drouet



20 novembre 2020

COSI' I NOSTRI GIORNI - Attilio Bertolucci


Un dolce crepuscolo autunnale...


COSI' I NOSTRI GIORNI


I piccoli aeroplani di carta che tu

fai, volano nel crepuscolo, si perdono

come farfalle notturne nell’aria

che s’oscura, non torneranno più.

Così i nostri giorni, ma un abisso

meno dolce li accoglie

di questa valle silente di foglie

morte e d’acque autunnali

dove posano le loro stanche ali

i tuoi fragili alianti.


Attilio Bertolucci 

19 novembre 2020

COME ALBERI D'AUTUNNO - Elena Bianchi

 


COME ALBERI D'AUTUNNO


Come alberi d'autunno

le sensazioni.

Contorni

sfocati

hanno le immagini.

Il ricordo

è ormai

nostalgia.


Elena Bianchi

17 novembre 2020

TU CON LA TESTA, IO CON IL CUORE - Piero Ciampi

"Ragione non punire il cuore se a volte ti lascia per volare più in alto."

(Anonimo)


TU CON LA TESTA, IO CON IL CUORE


Tu, tu mi hai amato con la testa.

Io, io ti ho amato con il cuore.

Forse il tuo amore è più giusto, forse il mio è più forte.


(…) La nostra è una battaglia molto dura perché noi

non ci concediamo mai un perdono,

io col sentimento ti spavento, tu con la logica mi sgomenti.


Se dici che siamo soli su questa terra

cerchiamo di evitare un addio: andiamo avanti con questo amore

andiamo avanti, tu con la testa, io con il cuore. (…)

Noi stiamo rovinando tutto con le parole, queste maledette parole”


Piero Ciampi


 

IL GATTO NERO - Rainer Maria Rilke



Anche ai tanto bistrattati gatti neri è stata dedicata una giornata da chi, invece li ama!

Ricordiamo che la superstizione, ha poco in comune con l'intelligenza...

 IL GATTO NERO


Anche il fantasma evanescente è vero.

Se un giorno riesci a intravederlo suona.

Questo nero sipario copre invece

lo sguardo acuto delle tue pupille,

come cella ovattata che ad un tratto

spezza veloce e insieme dissolvente

il terribile grido di un demente.

Sembra il custode antico di ogni sguardo

che vuol celato in lui:

tutti li stringe a sé

per sonnecchiarvi sopra,

ostile e pigro

del tutto in sé racchiusi, il lungo giorno.

Ma se a un tratto si desta

e volge il muso in pieno

volto, e ti guarda fissamente

ritrovi allora il lampo del tuo sguardo

nelle tonde pupille - misterioso -

chiuso in quell'ambra come morto insetto.


Rainer Maria Rilke




RESPIRARE A COLORI - Irene Marchi

 


Che la vostra giornata sia bella e colorata come un arcobaleno che appare improvvisamente dopo un lungo temporale!

RESPIRARE A COLORI


Che importa se mi vesto di nero?

Ho comunque nel respiro ogni colore:

le nuvole rossarancio – ogni sera –

sul volto di mia figlia

il giallo vivo di certe mattine leggere

il verde che rinasce in una foglia

la luce chiarazzurra dei ricordi buoni

quel blu profumato di lavanda

e l’indaco che accompagna la verità

di un sorriso

perciò che importa – anche tu –

che importa se ti vesti di nero


se ancora ti commuovi

per un arcobaleno?

 

 © Irene Marchi 


"Lasciami, oh lasciami immergere l'anima nei colori; lasciami ingoiare il tramonto e bere l'arcobaleno."

(Khalil Gibran)



IL GATTO NERO - Sandro Fossemò

 


Riguardo la superstizione, non in pochi son rimasti al medioevo... buon 17 novembre a chi non crede che i gatti neri portino sfortuna e oggi è la giornata dedicata a queste povere bestiole dal manto scuro!


IL GATTO NERO


Nel buio pesto

di un temporale,

un fulmine trafigge

come una lancia

il cuore della notte.


Un antico lampione

emerge da mura

isolate sulla strada

bagnata e rocciosa

di un borgo medioevale.


La lampada illumina

un gatto nero

di luce nefasta.


La luce piena scruta

la bestia del diavolo,

mentre cerca riparo

in mezzo a un intrico

di tronchi e rami secchi

d'autunno.


Lo spettro notturno

è una guardia

del regno dei morti.

Sorveglia il vicolo cieco

con due lanterne diaboliche

e il mantello nero,

nel bel mezzo della tempesta.


I suoi occhi mi fissano

con astuzia

e brillano nelle tenebre

di ambra incandescente.


Il gatto si ingobbisce

e arruffa il pelo

quando l'ombra mia furtiva

pian pian s'avvicina.

Indietro tira le orecchie

e ringhia sotto le carezze mie.

Quel felino maledetto

soffia e morde

le dita con i canini insanguinati.


L' anima mia rabbrividisce

nel funebre pianto delle campane,

che annunciano la morte

insieme al gemito cupo del gatto.


© Sandro Fossemò

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