25 novembre 2020

UN SUSSULTO - Maria Gisella Catuogno



Quanto dolore fisico e morale si può infliggere a una donna. Così tanto  ch'è umanamente difficile riuscire a non farsi distruggere, anche se le donne sono forti,  son fatte per sopportare i dolori del parto e di conseguenza hanno dovuto fortificare la loro tempra e abituarsi a difendersi da sole. Purtroppo, però, non sempre riescono a sottrarsi alla forza bruta di prevaricatori che le vorrebbero striscianti ai loro piedi, pronte a scattare a ogni loro desiderio e prigioniere di un incubo!


 UN SUSSULTO


Un sussulto, concediti un sussulto

di dignità, di misericordia:

non sono carne da godere o da macello

sono creatura, come te

contraddittorio impasto

di cielo e di terra, di miele e di dolore.


Devi accettarmi, non plasmarmi

-come argilla il vasaio-

sono pesanti le tue mani

magli che illividiscono

e spaccano la pelle, aprono rivoli

di sangue, lacrime ed orrore.


Non appartengo a te

né a nessun altro, sappilo:

io sono della stessa materia delle stelle

degli acini che si gonfiano nel grappolo

della linfa che vivifica i tronchi

e fiorisce gemme a primavera.


La mia anima è ovunque, credilo:

nelle maree lievitate dalla luna

nei movimenti delle posidonie sui fondali

nel frullìo d’ali degli uccelli

nel vibratile sussurro della neve.


Non è forza la tua, è solo debolezza

vigliacca, che m’umilia e t’umilia

che recide ogni filo della trama

tessuta un giorno insieme.

Perché l’anima, sai, non si possiede

non si possiede mai.


E questo corpo su cui cantasti

un giorno, forse, una canzone d’amore

è diventato una sfida e una prigione.

E’ sbocciato l’odio nel mio cuore

e lo coltivo come fosse un fiore.

E mi ripeto che questa non è vita

è un cadavere senza sepoltura

un incubo perverso e allucinante

l’inferno, senza averne colpa.


Maria Gisella Catuogno  

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