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25 novembre 2021

25 NOVEMBRE GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE


25 NOVEMBRE GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

Il 25 novembre è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, ma ogni giorno dovrebbe essere buono per ribadire che bisogna proteggere le donne da quegli uomini violenti che si avvantaggiano della superiorità fisica per imporre la propria volontà o, anche solo, per sfogare le proprie frustrazioni dimostrando così una gran vigliaccheria e debolezza morale. 
Uomini così, oltretutto, non provano amore, rispetto e... chi più ne ha più ne metta... non solo nei confronti delle donne, ma soprattutto di loro stessi e devono capire che ma non è certo con la sopraffazione che vinceranno il senso d’inadeguatezza e un intrinseco complesso d'inferiorità.
Sono uomini che non hanno l'umiltà di mettersi in discussione e che non si sforzano di allargare gli orizzonti della propria mente.
Uomini che non hanno capito che uomini e donne sono assolutamente alla pari, in quanto entrambi ESSERI UMANI.
Questi uomini devono capire che uomo e donna dovrebbero compensarsi e completarsi , devono capire che da soli siamo nessuno, ma insieme diventiamo una forza!
OGNI GIORNO bisogna dire alle donne che la forza bruta dei loro carnefici va contrastata con la forza d'animo di ribellarsi a ogni tipo di violenza,  anche quella psicologica, che non crea meno danni di quella fisica in quanto lascia danni permanenti nell'anima .
NESSUNO ha il diritto di renderci la vita un inferno o addirittura di togliercela, e men che meno in nome di uno pseudo-amore.
Chi ci ama davvero non ci umilia, non ci minaccia e non ci riempie di botte MAI.
Ricordate: una volta è già una di troppo e potrebbe fare la differenza tra la vita e la morte...

ALLE DONNE VITTIME DI VIOLENZA

Non grida più la donna
Gli alberi già sanno il suo dolore
E la terra si ritrae
Ché le lacrime di sangue
Non siano nutrimento alla purezza d'un fiore. 

Dall'antro buio
Di cuori ottenebrati dal male
Mostri umani
Cavano l'insano desiderio
Che li rende feroci assassini dell'amore.

Non grida più la donna
Negli occhi vitrei intrisi di terrore
Rispecchia il cielo che man mano schiara,
Qual tenera carezza si china e le lava
Dalla pelle e dall'anima l'orrore.

Diana Moscatelli


STORIA DELLA GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA ALLE DONNE




STORIA  DELLA GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA ALLE DONNE

Fu a Bogotà in Colombia nel 1981 che,  durante un incontro femminista, venne deciso di celebrare il 25 novembre la Giornata internazionale della violenza contro le donne.
Tale data fu scelta per ricordare la trucidazione delle tre sorelle Mirabal per ordine del dittatore domenicano Rafael Leónidas Trujillo.
Nate da una famiglia benestante a Ojo de Agua (Repubblica Dominicana), Patria, Minerva e Maria Teresa iniziano da giovanissime la loro militanza politica.
Tutto inizia quando Minerva, la più intellettuale delle tre, durante la festa di san Cristobal, organizzata dal dittatore per l'alta società il 13 ottobre 1949 , osa sfidare Trujillo contrastando pubblicamente  le sue idee politiche.
La data segna l’inizio delle rappresaglie contro tutta la famiglia Mirabal, con conseguenti periodi di detenzione del padre e la confisca dei beni.
Minerva fin da bambina dimostra un carattere forte, indipendente e un grande amore per il suo paese e con lo scopo di liberarlo il 9 gennaio del 1960 tiene nella sua casa la prima riunione che porterà alla nascita di un' organizzazione clandestina rivoluzionaria con suo marito Manolo Tamarez Justo (assassinato poi nel 1963) come presidente.
Ben presto all'organizzazione aderirono anche la sorella Maria Teresa e il marito Leandro Guzman, entrambi già da anni attivisti politici.  Anche la sorella maggiore Patria, decide di entrare a far parte del  movimento per "non permettere che i nostri figli crescano in questo regime corrotto e tirannico", coinvolgendo  il marito Pedro Gonzalez, semplice agricoltore.

Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal

La loro opera rivoluzionaria è una grossa spina nel fianco per  il Dittatore che espresse così la sua rabbia: "Ho solo due problemi: la Chiesa cattolica e le sorelle Mirabal."
Nel 1960 sia Minerva che Maria Teresa vengono incarcerate due volte e  condannate a cinque anni di lavori forzati per avere attentato alla sicurezza nazionale; anche i loro mariti e  il marito di Patria  vengono imprigionati e torturati.
 In seguito alle  feroci proteste nazionali e internazionali, Trujillo è però costretto a rilasciare le sorelle.
 Arriviamo al  25 novembre 1960 , quando Minerva e Maria Teresa decidono di far visita ai loro mariti ancora detenuti in carcere.
Il marito di Patria è detenuto in un altro carcere, ma  lei decide di  accompagnare le sorelle.
Trujillo però non ha certo digerito la faccenda e altro non aspettava che di trovare il modo di togliere di mezzo le  donne senza suscitare nuove ribellioni.
Le Mirabal vengono bloccate lungo la strada per la prigione dalla polizia segreta del dittatore che dopo  averle stuprate, torturate e  infine strangolate, simulano un incidente gettandole dentro l'auto in un precipizio.


La messinscena dell'incidente non convinse nessuno  e l'indignazione e commozione per la morte di queste eroine furono enormi e diedero il colpo mortale che pose fine a una dittatura considerata   tra  più sanguinose della storia moderna  avendo causato l'impressionante numero di circa 50.000 vittime.
Trujillo venne infatti ucciso da un colpo di fucile il 31 maggio dell'anno seguente, sopravvivendo di fatto pochi mesi alle sorelle.
Le sorelle Mirabal avevano una quarta sorella non impegnata politicamente, Adele detta Dedè, che dedicò  la sua vita  alla cura dei sei nipoti rimasti orfani: Nelson, Noris e Raul, figli di Patria; Minou e Manuelito, figli di Minerva  e Jaqueline figlia di Maria Teresa, ma anche a mantenere viva la memoria delle sorelle pubblicando tra l'altro nel  1999 un libro a loro dedicato  "Vivas in su jardin", dove le definisce come "fiori del giardino della casa museo dove rimarranno vive per sempre le mie farfalle".




VOLA

Vola
mio cuore ebbro
lontano dalle gelide spine
di questo muto talamo
che solo
possedere
sa
un corpo disperso
inerte di silenzio.

Vaga
ove il vento sfiora
la piega molle
del giunco
e il pudico canto
della mite ginestra.

Ascolta
il limpido danzar
delle libellule
e non ti curare di questo ventre
che tenace
si nega, caparbio
nelle ore meste
dell’atroce consuetudine
all’infida insistenza,
mai sopita violenza.
Esso è fatto
di sangue e fuoco
e attendere saprà
l’ultimo plenilunio
quando il grido della tortora
annuncerà
l’ignara stagione
delle dorate farfalle.

( Ilaria Biondi)




Anche l'idea di usare le scarpe rosse come simbolo delle vittime di violenza e femminicidio, hanno origine da un fatto di sangue.
L'idea " Zapatos Rojos " è infatti frutto della mente  dell'artista messicana Elina Chauvet  che la realizzò a Ciudad Juarez nel 2009  schierando 33 paia di scarpe rosse, ispirata dalla morte della sorella uccisa dal marito e anche  dalle centinaia di donne rapite, violentate,  uccise  e seppellite nel deserto di  quella infernale città di frontiera nel nord del Messico che è Juarez, tristemente famosa anche per i suoi traffici di droga e vendita di esseri umani.


Ciudad Juarez - Croci in ricordo delle vittime di femminicidio


3 aprile 2021

TORTA MARGHERITA - 3 aprile giornata nazionale



Il 3 aprile è la giornata nazionale della torta margherita, il soffice impasto di origine contadina che anticamente si preparava per i giorni di festa e che probabilmente deve il suo nome al colore giallo intenso dell’impasto e al bianco dello zucchero al velo che ne ricopre la superficie.
Ingredienti semplici, per un dolce delizioso!

TORTA MARGHERITA

Ingredienti 
per una teglia di 22 cm 

150 gr di farina
150 gr di fecola
5 uova
180 g di zucchero
90 g di burro
130 ml di latte intero
1 bustina di lievito
la buccia grattugiata di un limone
zucchero a velo q.b.
un pizzico di sale



Utilizzare uova a temperatura ambiente e separare i tuorli dagli albumi che monterete a neve ferma aggiungendo un pizzico di sale.
 Sbattere i tuorli con lo zucchero uova con una frusta per diversi minuti perché più il composto incamera aria, maggiore sarà la morbidezza della torta. Quando la montata di uova avrà assunto un aspetto chiaro e spumoso, aggiungere la buccia di limone grattugiata e il burro a pezzetti ammorbidito a temperatura ambiente, amalgamando per bene e a seguire aggiungere poco per volta la farina, la fecola e il lievito setacciati e il latte. 
Alla fine unire poco alla volta gli albumi montati, mescolando delicatamente con movimenti dal basso verso l’alto per non smontare l’impasto.
Versare in una teglia imburrata di 22 cm e cuocere sulla prima guida del forno preriscaldato, funzione statica, a 160° per circa 60 minuti 
Prima di sfornarla, eseguire la prova stecchino: infilandolo nel centro della torta dovrà uscire asciutto e pulito. Una volta fredda, spolverare con zucchero a velo.



18 marzo 2021

18 MARZO Giornata nazionale per le vittime italiane del covid - poesie tratte da "IL DOLORE DELLA CASA" di Gian Piero Stefanoni




 Era il 18 marzo 2020 quando a Bergamo, una delle città più colpite dalla prima ondata di Covid -19, i camion dell’esercito sfilavano con il loro funebre carico, trasportando fuori città le centinaia di bare che non trovavano più posto nel cimitero.
Le immagini, drammaticamente indimenticabili, hanno suscitato commozione e terrore in tutti e proprio in memoria di quel doloroso ricordo, il Senato ha approvato rapidamente la legge che istituisce la Giornata nazionale per le vittime della terribile pandemia da celebrare, per l'appunto, ogni 18 marzo. 
La cerimonia commemorativa si è svolta a Bergamo, dove è stata deposta una corona di fiori al Cimitero Monumentale e il presidente del Consiglio ha richiesto anche l’esposizione a mezz'asta delle bandiere nazionali ed europee sugli edifici pubblici e un minuto di silenzio.


Le chiamiamo vittime, ma ognuna di loro aveva un'identità e una famiglia alla quale sono state strappate e la pandemia non ha guardato in faccia nessuno, portandosi via persone di ogni età.
Molte di queste vittime hanno contratto il virus e perso la vita per svolgere generosamente il loro lavoro, in luoghi a stretto contatto con i contagiati, con mascherine e occhiali obbligatori tenuti così a lungo da lasciare dolorosi segni.
A loro va un riconoscente, enorme GRAZIE!
A rappresentazione di queste vittime, ho scelto alcune poesie tratte dalla raccolta "Il dolore della casa", dedicate ai compianti del Covid.
Non resta che augurarci che la pandemia diventi presto solo un funesto ricordo…

 Disegno di Paola, ausiliaria di Siena, per dare forza 
e augurare buona Pasqua ai “bianchi guerreri”.


 CHIARA FILIPPONI

Anestesista di Portogruaro, primo medico deceduto in Italia (per concausa) da corona virus il 7.3.2020. 


Sei stata la prima,
da te che gestivi il sopore del corpo
la coscienza: il camice
pronto a cedere ha ceduto,
persa la presa nel sonno.


Del virus hai detto
l'acritica funzionalità del colpo,
la fragilità della scienza
nell'immagine di un silenzio
che però ora non tocca.
Le perle infatti
ancora circondano la bocca,
nel sorriso, nella luce digitale della nostra foresta.

(Gian Piero Stefanoni)




DANIELA TREZZI

Infermiera di trentaquattro anni della terapia intensiva del San Gerardo di Monza (uno dei maggiori fronti della pandemia). Si è tolta la vita il 24 marzo: "Viveva in un pesante stress per la paura di aver contagiato altri" (Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche).

Dobbiamo ricordare i vivi
grazie anche a chi, per loro,
vivo non è più.  Che non è
un facile bando la regola della memoria
ma nei fatti del sangue il passaggio,
l'ossigenato fluire dalle mascherine
da una esistenza offesa. 

Con te però il sudario 
raccoglie lo scrupolo, il terrore 
esploso negli occhi di un dare infetto, 
dentro le corsie una malattia d'amore
probabilmente vinta. 

Resta un qualcosa di più grande
però in ciò che t' ha spazzata,
di più vasto. La donna che teme, 
e che avanza se cade infatti non è muta 
nel grido della terra che reclama,
che in te ancora può. E non cessa.

(Gian Piero Stefanoni)


LI WENLIANG

Oculista all'ospedale centrale di Wuhan uno dei primi medici a riconoscere la pericolosità della polmonite di Wuhan lanciando l'allarme sul virus il 30.12.2019. Ammonito dalla polizia "per aver fatto commenti falsi su internet" muore dopo aver contratto il Covid-19 sul  lavoro il 7.2.2020.  Il 2 aprile dello stesso anno è stato dichiarato martire ed eroe nazionale.

La legge smentisce- 
e punisce- i fabbricatori 
di notizie fuori dallo stato.

Per questo ti pronuncia del virus
il primo segno, l'incredulità 
nel destino di Cassandra.

Ma tu giovane oculista 
hai risposto 
all'elementare rispondenza 
del dato, al confine invisibile 
che pronuncia della scienza l'allarme.

A questo educato, 
a questo esposto
nella norma della cura, 
nella norma dell'assenso  
che è della vita ora riposi.

(Gian Piero Stefanoni)


LAMENTAZIONI

Ricomincia da ciò che sai,
da ciò che puoi cuore mio 
ora che la sera muta i legami
e la notte non ha corpo
a cui cedere il sangue.

Ricomincia dalle tue morti,
dagli abbandoni precoci, 
reimpara l'assenza, la misura 
esatta e sola della carne.

Qui freme la sottrazione
la parte mutila del mondo,
accorda in una medesima nota
una vita che non ha terra, 
e che non torna.

Siamo nel grande pianto.

(Gian Piero Stefanoni)

Ringrazio Gian Piero Stefanoni, gentilissima persona ed eccellente  poeta, per avermi concesso di pubblicare le sue poesie. 







17 febbraio 2021

17 FEBBRAIO FESTA DEL GATTO - GATTO di C. Baudelaire



Il 17 febbraio  si festeggia la Festa dei Gatti: un evento nato per celebrare uno degli animali domestici più diffusi e amati nel nostro Paese.

La Festa del Gatto è nata nel 1990 su iniziativa di Claudia Angeletti, una giornalista gattofila della rivista “Tuttogatto” che lanciò un sondaggio tra i propri lettori per scegliere una giornata da dedicare ai felini. La proposta vincitrice fu quella della signora Oriella Del Col, che diede diverse motivazioni per supportare la sua idea spiegando i significati di questa data:

1) Febbraio è il mese del segno zodiacale dell’Acquario, ossia degli spiriti liberi ed anticonformisti come quelli dei gatti che non amano sentirsi oppressi da troppe regole;

2) Tra i detti popolari febbraio veniva definito “il mese dei gatti e delle streghe” collegando in tal modo a gatti e magia

3) il numero 17 nella nostra tradizione è sempre stato ritenuto un numero portatore di sventura, stessa fama che, in tempi passarti, è stata riservata al gatto (specie quello nero). Questa fama è determinata dall’anagramma del numero romano che da XVII si trasforma in “VIXI” ovvero “sono vissuto”, di conseguenza “sono morto”. Non così per il gatto che, per leggenda, può affermare di essere vissuto vantando la possibilità di altre vite (il 17 diventa quindi “1vita per 7 volte”).
La festa del gatto non è comunque  una novità,in realtà il gatto è  stato oggetto di culto  fin dai tempi antichi.



La storia c'insegna che in Egitto, si adorava la dea Bastet, divinità associata a gioia, seduzione, musica e la danza,che veniva raffigurata  con  corpo umano e testa di gatta e  una volta all'anno numerosissime persone si riunivano presso il delta del Nilo per festeggiarla. Nell'antico Egitto era prevista la pena di morte per chiunque togliesse la vita a un gatto, ed è noto che i felini erano imbalsamati per godere della vita eterna presso la loro protettrice, Bast, dalla quale prese il nome la città di Bubastis, nota per la sua necropoli felina.


La dea Bastet

Molte altre sono le divinità femminili associate ai gatti: la dea Freyja (il cui nome significa “Signora”),  aveva un carro trainato da due bellissimi gatti , dono del suo sposo Thor. 


La dea Freyja

Anche i Celti avevano una dea gatta chiamata Palu o Palug e ai piedi dei Menhir, svolgevano cerimonie sacre con  i gatti credendoli un magico tramite tra cielo e terra.
Spaziando a Oriente, la dea Kali, grande signora della religione Indiana, evocata con mille appellativi e temuta almeno quanto è adorata, è spesso raffigurata insieme a dei gatti neri, un colore che ricorre di continuo nel suo culto: la dea ha pelle e capelli neri, viene adorata in particolare nelle notti di luna nera e i suoi sacerdoti indossano vesti nere.


Miniatura indiana del XVIII secolo raffigurante la dea Kalì.


Attualmente in India ogni sei mesi si festeggia  come simbolo dell'amore e della fertilità, la dea Sashti che cavalca un gatto bianco.


La dea Sashti

Per tornare ai tempi nostri,In Italia e nel mondo la giornata del gatto viene festeggiata con l’organizzazione di iniziative artistiche o di solidarietà a favore di questi splendidi animali che ci fanno tanta compagnia con affetto e discrezione...per molti l'unica compagnia!

Gianni Strino - Il Vecchio e il Gatto


IL GATTO

I

Un bel gatto forte, dolce e vezzoso 
Passeggia nel mio cervello 
Come a casa sua. 
Si sente appena quando miagola, 
Per quanto il tono è tenero e discreto; 
Ma la voce è sempre profonda e ricca, 
Sia che brontoli o s'acqueti. 
Questo il suo incanto e il suo segreto. 
Come penetra e filtra questa voce 
Nell'intimo mio più tenebroso! 
Mi riempie come un verso numeroso 
E mi rallegra come un filtro! 
Che quiete per i mali più crudeli! 
Racchiude in sé tutte le estasi! 
Non le servono parole 
Per dire le più lunghe frasi. 
L'unico archetto che morde 
Sul perfetto strumento del mio cuore 
E fa cantare più regalmente 
La più vibrante corda 
È la tua voce, gatto misterioso, 
Gatto serafico, gatto strano! 
Tutto in te, come in un angelo, 
E' sottile ed armonioso!

II

Che dolce profumo esala da quel pelo 
Biondo e bruno! 
Com'ero tutto profumato 
Una sera che l'accarezzai 
Una volta, una soltanto! 
E' lui il mio genio tutelare! 
Giudica, governa e ispira 
Ogni cosa nel suo impero; 
E' una fata? 
O forse un dio? 
Quando i miei occhi, attratti 
Come da calamita, dolci si volgono 
A quel gatto che amo 
E guardo poi in me stesso, 
Che meraviglia il fuoco 
Di quelle pallide pupille, 
Di quei chiari fanali, 
Di quei viventi opali 
Che fissi mi contemplano!

Charles Baudelaire


15 dicembre 2020

GIORNATA INTERNAZIONALE DEL CAFFÈ - PRIMO OTTOBRE


Se la mattina possiamo iniziarla con il piacere di un caffè, molto probabilmente dobbiamo ringraziare delle capre!
Pare, infatti, che fra il V e il XIV secolo, non si sa bene se in Etiopia, Persia o Yemen, un Imam osservando delle capre che brucavano le bacche della Coffea arabica (un arbusto montano sempre verde appartenente alla famiglia delle Rubinaceae), notò l’effetto energico che le bacche davano a questi animali.
 Ebbe dunque l'idea di raccogliere codeste bacche e sezionandole scoprì che all’interno vi erano dei semi di facile tostatura.
 Una volta tostati i semi, li macinò e dalla polvere ottenne un infuso: ecco come venne fuori la prima bevanda del caffè.


All’epoca però il caffè si beveva solo durante le cerimonie e riti religiosi, così i sufi yemeniti riuscivano, per esempio, a rimanere svegli tutta la notte a pregare e salmodiare.
Fu solo nel XVI secolo che il caffè cominciò a essere venduto a Istanbul, Il Cairo e alla Mecca e un secolo più tardi la bevanda cominciò a diffondersi anche in Europa, diventando rapidamente forse la bevanda più popolare del mondo cui è stata addirittura dedicata una giornata del caffè, l’International Coffee Day, che si celebra ogni primo ottobre.






ODE AL CAFFE' NERO

Caro, caldo, buon caffè nero,
sia moca, turco, o serbo vero,
o Dio sa cosa d’altro esser può,
gentiluomo casalingo e no;
quando ti vedo davanti a me,
sei solo il buon fumante caffè.
Devi saper, infatti, e tu lo sai
( non così forse il lettore),
senza te lavorar non potrei,
la mente mia essendo già nei guai:
assai peggior sarebbe se
qui sulla scrivania non ci fosse
un thermos pieno di buon caffè.

P.e. questa rima balorda
Di “fosse” con “potrei” è madornale.
E che dire del condizionale?
È chiaro: sono giù di corda.
Il perché è molto evidente:
non ho preso caffè sufficiente!
Ora a questo pongo rimedio
e mi metto tosto al lavoro:
per le rime aumenta il dialetto!
È il caffè nero benedetto

Che funziona alla perfezione:
io ben so che è uno stregone!
Passa fratello per la gola
E non farlo una volta sola,
scendi trasforma notte in giorno,
agisci, caffè, fa’ come il forno,
manda il tuo fuoco verso l’ interno,
proteggimi dal raggio esterno.
Dicono che causi il batticuore
Che il sonno scacci e che il nervo muore.
Ma non so qual piacer si goda
Su questa terra impunemente
che la salute non ti roda:
nulla la vita da per niente.

Soldi, gloria, amor e così via
Tutto nel mondo è monotonia.
Il destino chiude la sua corsa
Entro la stessa morsa.
Ma basta di moca l’aroma
Per metter in moto un automa.
Io me ne infischio del malvagio
Che mi sussurra adagio adagio:
la caffeina è una minaccia che altro da questa vitaccia?
La vita è tutta sol malattia
Che porta alla morte e così sia!
Fino al fatale momento a te
resto fedele mio buon caffè.

( Friedrich Torberg)






21 novembre 2020

ALBERI - Albert Joyce Kilmer

 


Sebbene Alfred Joyce Kilmer  fosse un prolifico poeta americano che celebrava la  bellezza della natura e la sua  grande fede religiosa , è principalmente ricordato per la poesia : "Trees" (Alberi)  pubblicata nella raccolta "Trees and Other Poems" nel 1914. 
Kilmer era anche giornalista, critico letterario, docente ed editore , sposato con Aline Murray , anche lei una poetessa e scrittrice affermata, dalla quale ebbe cinque figli.
Durante la prima guerra mondiale si arruolò nella Guardia Nazionale di New York e fu schierato in Francia con il 69 ° Reggimento di Fanteria  nel 1917. 
Perse la vita il 6 dicembre del 1918,  ucciso dalla pallottola di un cecchino nella seconda battaglia della Marna  all'età di 31 anni.

ALBERI 

Non credo che vedrò mai
una poesia bella come un albero.
Un albero la cui bocca bramosa sia attaccata
al dolce seno fluente di madre Terra.
Un albero rivolto a Dio per tutto il giorno,
che innalza al cielo le sue frondose braccia
in segno di preghiera.
Un albero che in estate può indossare
un nido di pettirossi tra i capelli.
Sopra il cui cuore la neve si stende leggera,
che vive intimamente con le piogge.
Le poesie sono scritte dagli sciocchi come me,
ma solo Dio può creare un albero.

(Albert Joyce Kilmer)

HAPPY ARBOR DAY - FESTA DEGLI ALBERI



HAPPY ARBOR DAY

Salviamo gli alberi e loro salveranno noi...


L’Arbor Day (dal latino arbori cioè albero) ebbe origine il 10 aprile 1872 a seguito di grandi inondazioni che colpirono diversi stati dell’America settentrionale, causando disastrosi disboscamenti, quindi su iniziativa del governatore del Nebraska, Sterling Morton, si decise di dedicare un giorno all'anno all'attività d’impianto di alberi per sensibilizzare una coscienza ecologica nella popolazione e per accrescere il patrimonio forestale del paese,infatti si  stima che circa un milione di alberi furono piantati quel giorno in tutto il paese.
 L’iniziativa fu presto emulata in tanti paesi del mondo, ma in diversi giorni dell'anno, secondo i periodi di semina .
In Italia la prima "Festa degli Alberi" si svolse 
nel 1898 a Roma  lungo la Via Latina per iniziativa di Guido Baccelli, allora Ministro della Pubblica Istruzione, dove vennero piantati circa 500 alberelli che oggi sono  robuste piante.



In seguito, nel 1923, con la Legge Forestale - art. 104- fu istituita la Festa degli Alberi con l'intento di diffondere fra i giovani il rispetto e l'amore per la natura. 
Nel 1951 una circolare del Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste stabiliva che tale festa dovesse svolgersi il 21 novembre di ogni anno, con la possibilità di differirla al 21 marzo nei comuni di alta montagna.


ALBERO AMICO MIO

Albero amico,
tanto simile a me,
così greve di musica,
sotto le dita del vento
che ti sfogliano
come una fiaba.
Albero
che come me,
conosci la voce del silenzio,
che dondoli
nel profondo le tue ciocche verdi
il fremito delle tue mani vive.
Albero Amico,
 Amico mio
perduto come me,
perduto nel cielo,
perduto nel fango,
verniciato di luce danzante
dalla pioggia.
Albero,
eco della pena del vento,
della gioia degli uccelli,
Albero spogliato dall'inverno.
Albero Amico
ti guardo per la prima volta...

Minou Drouet



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