30 giugno 2018

A UNA IN PARADISO - Edgar Allan Poe


Una paradisiaca buonanotte!

 A UNA IN PARADISO


Tu fosti per me tutto, tutto, amore,

onde l’anima mia sofferse tanto.

Un’isola d’incanto

o amore, tutta verde in mezzo al mare,

una pura sorgente ed un altare

inghirlandato d’ogni dolce frutto,

e d’ogni fiore:

e d’ogni fior, di tutto,

ero il Signore.


Ah, sogno troppo bello e sorridente

per essere durevole! O Speranza

fulgida ch’apparisti dolcemente

per lasciarmi di te la rimembranza.

Un grido dal futuro grida: «Avanza,

avanza e sorgi!» Ma, sovra il passato,

(abisso desolato)

l’anima mia si giace,

ammutolita, vinta, senza pace.


Sparita! Ahimè, sparita

ora è per me la luce della vita.

«Mai più! Mai più» (così l’onda selvaggia

del mar dice alla sabbia della spiaggia)

«Mai più, mai più la rovere percossa

dal fulmine e stecchita,

darà virgulti, e l’aquila ferita

si librerà colla sua prima possa».


Un’ombra i giorni miei funebre inghiotte,

e tutti i sogni miei, tutti, ogni notte,

mi conducono là, dove scintilla

la bruna tua pupilla,

e dove i passi tuoi su eteree aiuole

e presso una divina acqua tranquilla

si lascian dietro a danza orme di sole.

Edgar Allan Poe

PARADISO - Jaroslav Seifert


Può bastare poco per trovare il paradiso... 

PARADISO

Ho veduto solo una volta
un sole così insanguinato.
E poi mai più.
Scendeva funesto sull'orizzonte
e sembrava
che qualcuno avesse sfondato la porta
dell'inferno.
Ho domandato alla specola
e ora so il perché.

L'inferno lo conosciamo, è dappertutto
e cammina su due gambe.
Ma il paradiso?
Può darsi che il paradiso non sia
null'altro
che un sorriso
atteso per lungo tempo,
e labbra
che bisbigliano il nostro nome.
E poi quel breve vertiginoso momento
quando ci è concesso di dimenticare
velocemente
quell'inferno.

Jaroslav Seifert


PER NOI - Vladimir Majakovskij


Solo l'amore può portarti in un momento dal paradiso all'inferno ... o viceversa!

PER NOI

"L’amore
non è paradiso terrestre,
a noi
l’amore
annunzia ronzando
che di nuovo
è stato messo in marcia
il motore
raffreddato del cuore.
Trattenendo
me stesso,
come a un convegno,
sino all’ultimo battito del petto,
tendo l’orecchio:
l’amore riprende a ronzare,
umano,
semplice.
Fuoco,
uragano
ed acqua
s’avanzano con un sordo brontolìo.
Chi saprebbe dominarsi?
Potete?
Provateci …"

Vladimir Majakovskij

PARADISO E INFERNO: LA VERA DIFFERENZA - Ann Landers


Cibo per l'anima...

PARADISO E INFERNO: LA VERA DIFFERENZA 

Un uomo parlava con il Signore riguardo a paradiso e inferno.
Il Signore disse all’uomo:“Vieni, ti mostrerò l’inferno”…
Entrarono in una stanza in cui un gruppo di persone sedeva attorno ad una grande pentola di stufato.
Tutti erano denutriti, disperati e affamati. Ognuno teneva in mano un cucchiaio che raggiungeva la pentola, ma il cucchiaio aveva un manico tanto più lungo delle loro braccia che non poteva essere usato per portare alla bocca lo stufato. La sofferenza era terribile.


“Vieni, adesso ti faccio vedere il paradiso”, disse il Signore dopo un po’.
Entrarono in un’altra stanza, identica alla prima, tutto era uguale: la stessa pentola di stufato e gli stessi cucchiai a manico lungo. Ma lì tutti erano felici e ben nutriti.
“Non capisco”, disse l’uomo. “Perché sono felici qui se nell’altra stanza erano disperati e tutto era uguale?”
Il Signore sorrise. “Ah, è semplice”, disse…. “Qui hanno imparato a darsi da mangiare l’un l’altro”.

Ann Landers


UN FIORE IN PARADISO - Antonio Bigliardi



Con un fiore proveniente addirittura dal Paradiso, vi auguro una meravigliosa giornata...

UN FIORE IN PARADISO

I tuoi profumi floreali
Si estendono in volo
Sono carezze benefiche
Tra i raggi delicati dell’Alba

Il tuo volto brilla d’azzurro
Sotto un manto di stelle tra le più belle
Come i tuoi occhi riflettono il cielo
Sopra le tondeggianti cupole arcuate
La bellezza di un velo di seta
La dolcezza di un fiore in Paradiso.

Antonio Bigliardi

INCROCIAMO LE DITA...



INCROCIAMO LE DITA...

Quando una persona deve affrontare una prova difficile o è preoccupata per qualcosa, è normale volerle augurarle il meglio e siamo soliti rivolgere un semplice "buona fortuna", oppure uno scaramantico "incrociamo le dita”, comunemente usato in svariati paesi europei.
Il classico incrociamo le dita, croisons les doigts in francese, “keep your fingers crossed” in inglese,” o "cruzamos los dedos" in spagnolo, è infatti uno dei gesti maggiormente usati in tutto il mondo occidentale per allontanare la negatività e richiamare energia positiva.
Anche per scongiurare la malasorte quando si afferma il falso, si usa incrociare le dita... in questo caso senza farsi scoprire, ovviamente!
Ma cosa vorrà mai significare questo gesto di uso così comune?
Il gesto di incrociare le dita ha addirittura origini religiose: già nel Medioevo si usava farlo con l'intento di tener lontano il diavolo, il malocchio e la sfortuna.
 All'epoca infatti si credeva che il diavolo avesse la capacità di raggiungere le anime passando attraverso le dita e incrociandole gli si sbarrava la strada.
Questo perché, incrociare le dita è in realtà solo un altro modo per fare il segno della croce.
Nella iconografia cristiana, infatti, troviamo spesso l’immagine di Cristo che tiene la mano destra in posizione detta “pantea”, dove il dito indice, medio e pollice sono tesi a raffigurare la Trinità, mentre il mignolo e l’anulare li vediamo ripiegati, proprio come spesso vediamo fare ai religiosi in atto benedicente per richiedere la protezione divina.


28 giugno 2018

SACRO CUORE DI GESU'


 Al Sacro Cuore di Gesù, simbolo univoco dell’amore mostrato dal nostro Salvatore all’umanità, la Chiesa Cattolica rende culto di adorazione per tutto il mese di giugno.
La devozione al Sacro Cuore si accese in Francia, nella seconda metà del XVI secoloin tempi gelidi per il Cristianesimo, messo in crisi dalle guerre di religioni e dalla diffusione del giansenismo, precursore dell’Illuminismo sviluppatosi poi nel '700, che predicava l'uso della ragione (l’unica in grado di illuminare le menti), contro le superstizioni e i pregiudizi delle religioni, della tradizione e di tutto ciò che limita la libertà dell'uomo.
La prima Instancabile propagatrice del culto all'umanità di Gesù Cristo e del Suo Sacro Cuore in particolare, fu Santa Gertrude di Hefta detta anche la “Grande" o "Magna ” per l’alta caratura della sua cultura evangelica.
La  religiosa cistercense tedesca che il 27 gennaio 1281 riceve la prima visita mistica di Gesù, è la teologa del Sacro Cuore, fornace ardente di carità, la cui piaga rappresenta per lei una porta scintillante di diletti, dove trova rifugio e si purifica.


Santa Gertrude di Helfta, detta la Grande
(Eisleben, 6 gennaio 1256 – Helfta, 17 novembre 1302)

La diffusione del culto però avviene solo nel secolo XVII per merito dei due grandi santi francesi Giovanni Eudes e Margherita Maria Alacoque.
San Giovanni Eudes, fervido sacerdote gesuita che avversò il giansenismo col sostegno al papato, fu il primo a esaltare il calore dell'amore divino dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria e a fondare nel 1641 due Congregazioni religiose a Loro dedicate.

San Giovanni Eudes
(Ri, 14 novembre 1601 – Caen, 19 agosto 1680)

Sono però le rivelazioni di Margherita Maria Alacoque, una mistica monaca cristiana canonizzata da papa Benedetto XV nel 1920 e la cui memoria liturgica ricorre il 16 ottobre, a far crescere in modo inarrestabile la propagazione del culto in tutto il mondo.
Nata in Borgogna il 22 luglio 1647, la santa già a cinque anni aveva fatto voto di castità al Signore e nonostante l'opposizione della ricca famiglia che la voleva opportunamente maritare, a 24 anni riuscì ad entrare nell’Ordine della Visitazione fondato da San Francesco di Sales.
Dopo alcuni anni di permanenza nel monastero di Paray-le-Monial, il 27 dicembre 1673 riferì di aver avuto la prima apparizione di Gesù, mentre era assorta in adorazione ai piedi del crocifisso.
Durante questa visione  le domandava una particolare devozione al suo Sacro Cuore e le rivelava in tutta la loro mirabile profondità i doni d'amore del suo appassionato Cuore e la promessa che i soprannaturali carismi sarebbero stati estesi a tutti i devoti: “Il mio divino Cuore è così appassionato d’amore per gli uomini, che non potendo più racchiudere in sé le fiamme della sua ardente carità, bisogna che le spanda. Io ti ho scelta per adempiere a questo grande disegno, affinché tutto sia fatto da me”

Santa Margherita Maria Alacoche
 (Verosvres, 22 luglio 1647 – Paray-le-Monial, 17 ottobre 1690)

Le visioni continuarono per tutta la sua vita, ma le più importanti furono quattro.
"Ecco quel Cuore che tanto ha amato gli uomini e che nulla ha risparmiato fino ad esaurirsi e a consumarsi per testimoniare loro il suo Amore" - le venne anche detto da Gesù nel rapimento delle visioni -  "In segno di riconoscenza, però, non ricevo dalla maggior parte di essi che ingratitudini per le loro tante irriverenze, i loro sacrilegi e per le freddezze e i disprezzi che essi mi usano in questo Sacramento d'Amore. Ma ciò che più mi amareggia è che ci siano anche dei cuori a me consacrati che mi trattano così.
Per questo ti chiedo che il primo venerdì dopo l'ottava del "Corpus Domini", sia dedicato a una festa particolare per onorare il mio Cuore, ricevendo in quel giorno la santa comunione e facendo un'ammenda d'onore per riparare tutti gli oltraggi ricevuti durante il periodo in cui è stato esposto sugli altari.
Io ti prometto che il mio Cuore si dilaterà per effondere con abbondanza le ricchezze del suo divino Amore su coloro che gli renderanno questo onore e procureranno che gli sia reso da altri".


Grandi sono le Promesse fatte da Gesù agli adoratori del suo Splendente e Fulgido Cuore e, in pratica, costituiscono un piccolo Codice dell’amore e della misericordia di Dio e una sintesi di quanto Gesù rivela nel Vangelo:

1. Darò loro tutte le grazie necessarie al loro stato

2. Porterò soccorso alle famiglie in difficoltà e metterò la pace nelle famiglie divise.

3. Li consolerò nelle loro afflizioni

4. Sarò il loro sicuro rifugio in vita e specialmente in punto di morte.

5. Spargerò abbondanti benedizioni sopra tutte le loro opere.

6. I peccatori troveranno nel mio Cuore la fonte e l'oceano della Misericordia.

7. Le anime tiepide si infervoreranno.

8. Le anime fervorose giungeranno in breve a grande perfezione.

9. Benedirò i luoghi dove l'immagine del mio Sacro Cuore verrà esposta ed onorata.

10. A tutti coloro che lavoreranno per la salvezza delle anime darò loro il dono di commuovere i cuori più induriti.

11. Il nome di coloro che propagheranno la devozione al mio Sacro Cuore sarà scritto nel mio Cuore e non ne verrà mai cancellato.

12. Io ti prometto, nell'eccesso della Misericordia del mio Cuore, che il mio Amore Onnipotente concederà a tutti coloro che si comunicheranno al Primo Venerdì del mese per nove mesi consecutivi, la grazia della penitenza finale. Essi non moriranno in mia disgrazia, né senza ricevere i Sacramenti, e il mio Cuore sarà il loro asilo sicuro in quell'ora estrema.

Sacro Cuore di Gesù opera di Pompeo Batoni (1767) 
Chiesa del Gesù di Roma

 Le apparizioni della Santa però non convinsero né   consorelle né i suoi superiori spirituali, che la giudicarono una fanatica visionaria.
Fu San Claudio La Colombière, il gesuita divenuto sua autorevole guida spirituale, a credere il lei e a chiederle di stilare un’autobiografia, per rendere pubbliche le visioni e rivelazioni ascetiche avute.
Vinte le ostilità clericali, si diffuse nel mondo cattolico la pratica pia dei primi nove venerdì di ogni mese e la devozione a quel Cuore Divino che  a Santa Margherita Maria Alacoque si era  manifestato: "su un trono di fiamme, più raggiante del sole e trasparente come cristallo, circondato da una corona di spine simboleggianti le ferite inferte dai nostri peccati e sormontato da una croce, perché dal primo istante che era stato formato, era già pieno d’ogni amarezza."

Claude de la Colombière
(Saint-Symphorien-d'Ozon, 2 febbraio 1641 – Paray-le-Monial, 15 febbraio 1682)

La festa del Sacro Cuore fu celebrata per la prima volta in Francia, probabilmente nel 1685, presente la santa mistica.
I francesi divennero così devoti che, in segno di profonda dedizione, costruirono a Parigi tra il 1875 e il 1914, l’abbacinante e grandiosa basilica del Sacre Coeur, che domina Montmartre, proprio nel cuore del cosiddetto "quartiere maledetto", sede degli artisti tutto genio e sregolatezza e poco distante dal lussurioso Moulin Rouge.

Basilique du Sacré-Cœur - Paris

Il Sacro Cuore riporta chiaramente alla mente la Passione di Cristo sulla croce ed è raffigurato sfolgorante di raggi di luce,  cinto dalla corona di spine, sormontato dalla croce, trafitto da una lancia (o in talune raffigurazioni trafitto con frecce) e avvolto dalle fiamme.
Facilmente intuiamo come i raggi di luce rappresentino Gesù, come ci suggeriscono anche alcuni versetti della Bibbia: "Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita"(Giovanni 8, 12,) o anche :"La città non ha bisogno di sole, né di luna che la illumini, perché la gloria di Dio la illumina, e l'Agnello è la sua lampada." (Apocalisse 21, 23).
 Il fuoco è da sempre associato all’essenza della divinità e simboleggia anche la consumazione perfetta di un sacrificio, basti pensare alle offerte bruciate in sacrificio descritte nell’Antico Testamento, quindi l’immagine del fuoco associato al cuore rappresenta  il sacrificio l’amore supremo fatto da Cristo per noi.
Le spine sono i nostri peccati che trafiggono in profondità il cuore di Gesù, così come la lancia, anche se potrebbe anche richiamare al mito di Cupido, il dio dell'amore che colpiva al cuore con una freccia gli innamorati e dunque interpretabile come un ulteriore simbolo dell’amore di Cristo per noi. 


"Nel linguaggio biblico il “cuore” indica il centro della persona, la sede dei suoi sentimenti e delle sue intenzioni. Nel cuore del Redentore noi adoriamo l’amore di Dio per l’umanità, la sua volontà di salvezza universale, la sua infinita misericordia. Rendere culto al Sacro Cuore di Cristo significa, pertanto, adorare quel Cuore che, dopo averci amato sino alla fine, fu trafitto da una lancia e dall’alto della Croce effuse sangue e acqua, sorgente inesauribile di vita nuova..."
papa Benedetto XVI, Angelus 5 giugno 2005


26 giugno 2018

ALLORA E' GIUNTA L' ESTATE - Renzo Pezzani


Finalmente è giunta la calda e luminosa stagione!


ALLORA E' GIUNTA L' ESTATE

Se le cicale cantano sugli alberi del viale
se il frumento è diventato giallo e ha i grani duri; 
se i fiumi hanno appena una vena d'acqua; 
se le rondini vanno alte fino a scomparire nel cielo; 
se nel giardino sono fioriti i girasoli; 
se la fontana mette voglia di bere; 
se si sente il ronzio delle trebbiatrici nelle aie; 
se, per la pioggia, il cielo tuona e ha lampi; 
se il pastore sale con il gregge ai pascoli piu alti; 
se sai tutte le cose del tuo libro di scuola vuoI dire che è giunta l'estate 
e che bisogna cercare una casetta lontana tra l'ombra delle piante...

Renzo Pezzani

24 giugno 2018

PREGHIERA DELLA NOTTE - Luigi Ederle


Buonanotte a tutti!

PREGHIERA DELLA NOTTE

Questa notte mi è preghiera
pure il respiro, o mio Dio.
Ogni Tua parola
mi è di sostegno,
mi è di appoggio, mi è forza.
Vedo tutto ciò che mi è stato fatale,
ogni passo che io ero assente da Te,
e ora ne vivo l′incertezza, la paura.
Ma, il Tuo amore non diminuisce,
più io sono sceso al basso,
più hai aumentato in me la certezza
del Tuo essere veritiero.
Non mi cala la notte in cuore,
né il buio la speranza mi domina,
ma la Tua luce e il Tuo amore
mi danno ancora
l′alba in cuore.

Luigi Ederle

IL CORAGGIO E LA CERTEZZA DELL' AMORE - R. Tagore


Una preghiera piena d'amore per augurarvi una buona domenica!

IL CORAGGIO E LA CERTEZZA DELL' AMORE

Dammi il supremo coraggio dell'amore, 
questa è la mia preghiera,
coraggio di parlare,
di agire, di soffrire,
di lasciare tutte le cose, o di essere lasciato solo.
Temperami con incarichi rischiosi, onorami con il dolore,
e aiutami ad alzarmi ogni volta che cadrò.
Dammi la suprema certezza nell'amore, e dell'amore,
questa è la mia preghiera,
la certezza che appartiene alla vita
nella morte, alla vittoria nella sconfitta,
alla potenza nascosta nella più fragile bellezza,
a quella dignità nel dolore, che accetta l'offesa, ma disdegna di ripagarla
 con l'offesa. 
Dammi la forza di Amare sempre e ad ogni costo.

 Rabindranath Tagore


23 giugno 2018

FILASTROCCA DEL GIRASOLE - Nadia Agustoni


Scocca l'ora della buonanotte!

FILASTROCCA DEL GIRASOLE

Di giorno seguo il sole
la notte so aspettare
mi inventa la pazienza
un mondo da guardare.

Giro la corolla
c’è il cielo da vedere
i prati, il campo
e le api serene:
stanno sulla terra
senza sogni
o hanno sogni muti
da ascoltare
ali trasparenti
dove la luce
è riposare.

Nadia Agustoni

CLIZIA E LA NASCITA DEL GIRASOLE


Clizia - Evelyn De Morgan, circa 1887

CLIZIA E LA NASCITA DEL GIRASOLE


Il girasole, fiore il cui nome scientifico è Helianthus, dal greco “helios" (sole) e” anthos” (fiore), così detto per il movimento circolare della sua corolla che segue costantemente la rotazione del sole, detto eliotropismo, il girasole è simbolo di amore devoto e costante.
L’origine della nascita del girasole si trova in Ovidio, nel IV libro delle Metamorfosi, in cui viene raccontata la storia della ninfa Clizia, che era perdutamente innamorata del dio Apollo e lo seguiva ininterrottamente con lo sguardo mentre lui guidava il suo carro infuocato in tutto l’arco del cielo.
Inizialmente il Sole fu lusingato ed anche intenerito da così tanta devozione e contraccambiò il sentimento, tanto che finì per sedurre la giovane Ninfa.
 Ben presto però Apollo l’abbandona perché si innamora della mortale Leucotoe e, per riuscire a conquistarla, si trasforma nella madre di lei per riuscire ad entrare nella stanza dove stava tessendo con le ancelle.
 Riuscito a rimanere solo con la fanciulla, riesce a diventarne l’amante
Clizia, gelosissima per vendicarsi dell’affronto, rivelò l’unione segreta al padre della ragazza, che la sotterrò viva.
Apollo, disperato per la perdita dell’amata, non volle mai più vedere la Ninfa.
Tentò invano di riportare in vita la sua Leucotoe scaldandola con i suoi raggi, ma non riuscendo nel suo intento, cosparse il tumulo dove giaceva, con nettare profumato e da lì nacque l’incenso.
Clizia, ripudiata dal Sole, non seppe darsi pace. Trascorse le giornate sdraiata sulla terra, nutrendosi solamente di brina e delle sue lacrime, osservando ininterrottamente il Dio che attraversava il cielo col suo carro infuocato, mai le rivolgeva uno sguardo.
Lentamente consumata da quel rifiuto e da quell’amore per il Dio del Sole, s’irrigidì, i suoi piedi si conficcarono nel terreno, i suoi capelli divennero una gialla corolla.
Tale atteggiamento contemplativo e nello stesso tempo addolorato per il rifiuto da parte del dio, come la noncuranza per la propria persona, nel mito provocano la morte della fanciulla, o meglio il suo annullarsi come essere umano, diventando il girasole, che come la Ninfa in vita, segue cambiando inclinazione secondo l’andamento del Sole, il grande perduto amore di Clizia nel cielo.


Clizia trasformata in girasole -  Charles de la Fosse ,1688

LA LEGGENDA DI BELLA E DEI GIRASOLI - dal web


LA LEGGENDA DI BELLA E DEI GIRASOLI

Come ci insegna la storia, il girasole fu portato dal Perù, dove era considerato il simbolo del dio Sole, da Hernando Pizarro che ne portò i semi in Spagna e da lì poi di diffusero in tutta Europa.
Eppure, secondo una vecchia leggenda medievale, secoli prima i girasoli illuminavano col loro colore dorato anche i prati delle terre d'Europa e specialmente d ‘Italia, il paese del sole.
Dopo che il fatidico anno 1000 era passato senza che, come si tremava, il mondo andasse distrutto dall’Apocalisse, i popoli della grande pianura padana vivevano relativamente in pace, sia pur nell'avvilimento del servaggio.
Restavano comunque sempre tempi crudeli con usanze padronali umilianti se non spietate.
Una delle più dure da accettare era quella della “ius primae noctis” che riconosceva al Signore feudale, in occasione del matrimonio di un proprio servo della gleba, il diritto di poter trascorrere la prima notte di nozze con la sposa. 
Ogni tanto si riusciva ad aggirare quell'usanza a dir poco immorale, celebrando le nozze di nascosto, ma era pur sempre un grave rischio se si veniva scoperti.
In uno di questi villaggi della pianura padana, viveva una giovinetta che si chiamava Bella, che possedeva la bellezza di una mattina d'estate, ma anche la natura mutevole e pericolosa del fuoco; i suoi occhi luminosi non erano mai rivolti umilmente verso la terra: perché Bella era della razza dei servi, ma aveva nel cuore la fierezza dei padroni.
Quando giunse anche per lei il tempo dell'amore, venne promessa in moglie al contadino di un villaggio vicino. 
Il giovane acconsentì di buon grado di sposarla, rassegnato anche ad accettare, se non si fosse riusciti ad eluderla, la barbara usanza feudale.
Contrastarla apertamente, del resto, significava condannarsi a morte.
Alla festa del fidanzamento, quando i due si incontrarono per la prima volta, gli occhi di lui caddero finalmente sulla giovane promessa sposa ed in petto prese ad ardergli una fiamma finora sconosciuta. 
Bella vide quella fiamma negli occhi dell'uomo che gli era stato promesso e scambiò quell'ardore per lo stesso orgoglio che animava lei, pronta alla morte, ma non al disonore.
Giunse infine il giorno delle nozze, che si sperava restassero segrete, ma così non fu e notizia giunse anche al loro Signore, che si presentò non invitato alle nozze, curioso di vedere se fosse il caso di esigere ciò che la legge gli riconosceva come diritto.
Pronta a tutto, Bella levò gli occhi fieri verso quell'uomo che pretendeva di possederla e vide qualcosa, negli occhi chiari di lui, rimasti spalancati da tanta bellezza di fuoco, per un attimo le fece sognare un mondo diverso, pieno di diverse possibilità anche per lei.
Affascinato, il Signore si immobilizzò, tentato di rispettare quell'intatta bellezza.
Per un attimo, persino il tempo parve arrestarsi, persino le foglie degli alberi cessarono di stormire e si quietò il cinguettio degli uccelli.
Tutti tacevano, stupiti, in attesa.
Ancora esitante, il Padrone volse intorno lo sguardo e solo in quel momento vide accanto a Bella lo sposo destinato, a capo basso e pronto alla rinuncia e al disonore.
"Per essere di costui, puoi anche esserlo dopo che ti avrò preso io" sogghignò allora il Signore, dimentico di quel suo breve istinto di nobiltà e trascinò con sé Bella in un vicino campo di girasoli per farla sua. 
La fanciulla però riuscì ad impadronirsi del pugnale che l'uomo portava sempre con sé e rapida come una lingua di fiamma lo diresse verso colui che voleva disonorarla. 
Ucciderlo e poi uccidersi, andandosene per sempre, ma intatta.
Questo Bella aveva nel cuore. 
Eppure... quegli occhi chiari che per un interminabile momento l'avevano guardata come una donna, quella ardente, spavalda giovinezza di lui cui tanto prometteva la vita, mentre lei era comunque condannata ad essere prima di quest’ uomo e poi di quell'altro che, ancora immobile e a capo chino, aspettava mansueto.
Così Bella, in un istante decise e deviò il corso della lama, conficcandosela nel cuore.
La ragazza cadde tra i grandi fiori, che, pietosi si piegarono su di lei, nascondendola. 
Il Signore, sconvolto corse via dal campo di girasoli e risalì a cavallo, galoppando lontano da quel luogo di morte.
Si racconta che, ossessionato dai fieri occhi di lei e dalla generosità con cui gli aveva risparmiato la vita, iniziò a vagare per le sue terre, ordinando ovunque che venissero abbattuti i girasoli, sicché neppure un campo restasse a ricordargli l'episodio che ormai lo tormentava. 
Per tutto il resto della sua vita, spingendosi sempre più lontano, continuò a distruggere tutti i girasoli che incontrava al suo passaggio.
Fu così che i grandi fiori del sole scomparvero dalle terre d'Europa, per ritornarvi secoli dopo dall’America del Sud.


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