29 aprile 2019

AMORE, VOLA DA ME - Alda Merini


E' ora di volare  nel mondo dei sogni... buonanotte!

AMORE, VOLA DA ME

Amore,
vola da me
con l'aeroplano di carta
della mia fantasia,
con l'ingegno del tuo sentimento.
Vedrai fiorire terre piene di magia
e io sarò la chioma d'albero più alta
per darti frescura e riparo.
Fa' delle due braccia
due ali d'angelo
e porta anche a me un po' di pace
e il giocattolo del sogno.
Ma prima di dirmi qualcosa
guarda il genio in fiore
del mio cuore.

Alda Merini
(da "Alla tua salute, amore mio")

LE PERSONE - Marco Frasson


Che la vostra vita sia piena di belle persone, quelle ci arricchiscono con la sola presenza e che, anche dopo essere andate via, ci lasciano qualcosa di positivo e duraturo... 

LE PERSONE

Le persone vengono nella tua vita
per una ragione, per una stagione o tutta la vita.
Quando saprai perché,
saprai cosa fare con quella persona.
Quando qualcuno è nella tua vita per una ragione,
di solito è per soddisfare un bisogno che hai espresso.
Sono venuti per assisterti attraverso una difficoltà,
per darti consigli e supporto,
per aiutarti fisicamente,emotivamente o spiritualmente.
Possono sembrare come un dono del cielo e lo sono.
Loro sono lì
per il motivo per cui tu hai bisogno che ci siano.
Quindi, senza nessuno sbaglio da parte tua
o in un momento meno opportuno,
questa persona dirà o farà qualcosa
per portare la relazione a una fine.
Qualche volta loro muoiono.
Qualche volta se ne vanno.
Qualche volta si comportano male
e ti costringono a prendere una decisione.
Ciò che dobbiamo capire
è che il nostro bisogno è stato soddisfatto,
il nostro desiderio realizzato, il loro lavoro è finito.
La tua preghiera ha avuto una risposta
e ora è il momento di andare avanti.
Alcune persone vengono nella nostra vita
per una stagione,
perché è arrivato il tuo momento
di condividere,crescere e imparare.
Loro ti portano un esperienza di pace o ti fanno ridere.
Possono insegnarti qualcosa che non hai mai fatto.
Di solito ti danno un incredibile quantità di gioia.
Credici, è vero. Ma solo per una stagione!
Le relazioni che durano tutta la vita 
ti insegnano lezioni che durano tutta la vita,
cose che devi costruire
al fine di avere delle solide fondamenta emotive.
Il tuo lavoro è accettare la lezione,
amare la persona
e usare ciò che hai imparato
in tutte le altre relazioni e aree della tua vita.
Si dice che l'amore è cieco
ma l'amicizia è chiaroveggente.
Grazie per essere una parte della mia vita,
che sia una ragione, una stagione o tutta la vita.

Marco Frasson

28 aprile 2019

ASCOLTATE! - Vladími V. Majakóvskij



Buonanotte con una poesia di Vladímir Vladímirovič Majakóvskij, uno dei cantori della rivoluzione russa d'ottobre e maggior interprete della cultura post-rivoluzionaria.
Poeta, scrittore, drammaturgo, regista teatrale, attore, pittore, e giornalista, Majakóvskij aveva da giovane aderito alla fazione bolscevica e venne per tre volte arrestato e poi rilasciato dalla polizia zarista.
Inizialmente fu entusiasta degli esiti della rivoluzione e mise la sua arte, così piena di pathos, al servizio della rivoluzione bolscevica, sostenendo la necessità d'una propaganda che attraverso la poesia divenisse espressione immediata della rivoluzione.
Allo scopo organizzò discussioni e letture di versi nelle fabbriche e nelle officine, ma o suoi tentativi trovarono opposizioni e censure da parte prima del regime zarista e poi della dittatura staliniana.
Majakovskij muore a 37 anni il 14 aprile del 1930, sparandosi un colpo di pistola al cuore.
 La tragica decisione fu probabilmente indotta dalle disillusioni politiche e dai violenti attriti con il partito, a cui si unirono anche alcune delusioni amorose, ma non tutti son convinti che si sia trattato davvero di suicidio, arrivando a sospettare che sia stato simulato dai suoi nemici politici.

ASCOLTATE!

Se accendono le stelle,
vuol dire forse che a qualcuno servono,
che qualcuno desidera che esse siano,
che qualcuno chiama perle questi piccoli sputi?
E, forzando
le bufere di polvere del meriggio,
si spinge fino a Dio,
teme d’essere in ritardo,
piange,
gli bacia la mano nodosa,
implora
– ha bisogno di una stella! –
giura
che non può sopportare questo martirio senza stelle!
E poi
cammina inquieto,
fa finta d’esser calmo.
Dice a qualcuno:
“Allora, adesso, stai meglio?
Non hai paura?
No?!”.

Ascoltate!
Se accendono
le stelle,
vuol dire forse che a qualcuno servono,
che è indispensabile
che ogni sera
sopra i tetti
risplenda almeno una stella?

Vladímir Vladímirovič Majakóvskij 



VENERE - dal web


Venere raggiunge la sua massima brillantezza poco prima dell'alba o poco dopo il tramonto, e per questa ragione è spesso chiamata "Vespero" o "Stella del Mattino" e "Lucifero" o "Stella della Sera".
Essendo molto luminoso, molti infatti la scambiano per una stella, anche se della stella non ha il luccichio, infatti la luce di Venere, a ben guardare, è fissa.
 La sua luminosità supera però, addirittura, quella di Sirio, la stella più luminosa del cielo notturno.
La luminosità di Venere non è dovuta solo alla sua vicinanza al Sole, ma alla spessa coltre di nubi che l'avvolgono, che riflettono ben il 76 % della luce solare. 
Classificato come un pianeta terrestre, a volte è definito il "pianeta gemello" della Terra, poiché i due mondi sono molto simili per quanto riguarda criteri quali dimensioni e massa, ma a differenza della Terra, Venere è decisamente un pianeta inospitale perché la sua atmosfera è composta per lo più di anidride carbonica e di acido solforico e la sua temperatura, data la vicinanza col Sole, raggiunge i 475°C.
Come se non bastasse, l'atmosfera è composta anche da elementi "pesanti", quindi la pressione atmosferica è molto alta: un astronauta che si trovasse sul pianeta verrebbe immediatamente schiacciato!



VENERE
  
Ogni sera quando il sole tramonta
 e la luna
 disegna aloni di luci nel cielo
 appare Venere per prima 
ad annunciare
 pioggia leggere di stelle
 che salutano e danno
 un arrivederci sincero
 al sole.

(dal web)

PREGHIERA INDIANA



"Condividere e dare sono le vie di Dio."
(Proverbio dei Sauk)

PREGHIERA INDIANA

Fa’ che io ami
gli animali, le piante.
Fa’ che io possa
dividere il mio pane
con chi ha fame, che possa
dividere la mia acqua
con chi ha sete, che posa
far sorridere chi piange;
che possa ospitare
chi non ha casa.
Fa’ che io possa
fare tutto questo,
o Signore, perchè solo così
mi sentirò vicino a te

Preghiera indiana

LA PREGHIERA - S. Teresa di Lisieux



Una breve riflessione sulla preghiera di Santa Teresa di Lisieux, conosciuta anche come Santa Teresa di Gesù Bambino o Santa Teresina per distinguerla da Teresa d'Ávila.
 La religiosa francese, nata ad Alençon il 2 gennaio 1873 e morta Lisieux il 30 settembre 1897, fu proclamata santa da papa Pio XI il 17 maggio 1925.
 Dopo la morte e la pubblicazione dei suoi scritti, tra cui "Storia di un'anima", è diventata una delle sante più conosciute e amate.
 Patrona dei missionari, dei malati di malattie infettive, aviatori, fiorai e orfani, è anche patrona di Francia assieme a Giovanna d'Arco.
  La Basilica di Lisieux, edificata in suo onore, è il secondo luogo di pellegrinaggio di Francia dopo Lourdes.
 La sua ricorrenza è solitamente il 1° ottobre, salvo in forma straordinaria il 3 ottobre.

LA PREGHIERA

La preghiera
è uno slancio del cuore,
è un semplice sguardo
gettato verso il Cielo,
è un grido di gratitudine
e di amore nella prova
come nella grazia;
insomma è qualche cosa
di grande, di soprannaturale,
che mi dilata l'anima
e mi unisce a Gesù.

S. Teresa di Lisieux

27 aprile 2019

SONO UNA STELLA - Hermann Hesse


Buonanotte con una splendente stella!

SONO UNA STELLA

Sono una stella del firmamento
che osserva il mondo, disprezza il mondo
e si consuma nel proprio ardore.

Io sono il mare di notte in tempesta
il mare urlante che accumula nuovi
peccati e agli antichi rende mercede.

Sono dal vostro mondo esiliato
di superbia educato, dalla superbia frodato,
io sono il re senza corona.

Son la passione senza parole
senza pietre del focolare, senz'arma nella guerra,
è la mia stessa forza che mi ammala.

 Hermann Hesse

ORTENSIA BLU - Rainer Maria Rilke


L’ortensia viene generalmente regalata per rivelare la nascita di un amore o anche il ritorno di un amore passato ma, come per tutti i fiori, il significato dell’ortensia può variare a seconda del colore.
Regalare fiori di ortensia bianchi indica la nascita di un amore sincero e che ogni pensiero è rivolto alla persona amata; mentre le ortensie rosa significano che la persona  a cui lo doniamo è la sola e unica che amiamo, invitandola al contempo ad approfittare delle gioie dell’amore.
Regalare delle ortensie blu vuol invece dire che, malgrado il carattere capriccioso dell’amata, l’amore provato nei suoi confronti è ardente e profondo.
Quanto all’origine del nome "ortensia", la teoria più accreditata riferisce che l’esploratore e naturalista francese Philibert Commerson, che la introdusse dalle foreste della Cina in Europa, chiamò così questo fiore ispirandosi alla sua amante, Hortense Barrè, che l’aveva accompagnato nella spedizione di circumnavigazione della terra, alla scoperta di nuove piante, guidata da  Louis Antoine de Bougainville  fra il 1766 e il 1769.

ORTENSIA BLU

 

Così come l'ultimo verde nelle tavolozze dei colori
queste foglie sono vecchie, appiattite e ruvide,
dietro le ombrella dei fiori che non possiedono
un loro blu, ma lo riflettono solo da lontano.

Lo riflettono opaco ed impreciso,
come se volessero di nuovo perderlo,
e come nell'antica carta da lettere blu
in loro c'è il giallo, il viola e il griggio;

scolorito come un grembiule da bambino
non più portato, a cui non accade più niente:
come si percepisce la brevità di una piccola vita.

Ma all'improvviso il blu sembra rinnovarsi
in una delle ombrelle e si vede un blu
commuovente contento dinnanzi al verde.

Rainer Maria Rilke



AMO QUESTE ROSE - Ludovico Iaconianni




"Chi non osa afferrare la spina non dovrebbe mai desiderare la rosa."
(Anne Brontë)

AMO QUESTE ROSE

Amo queste rose
che ogni primavera
pungono il mio cuore
senza che una goccia di sangue
coaguli tra le mani
questi sogni antichi.

Ludovico Iaconanni
( da:Il cammino di luce, edizioni Dell'Oleandro - Roma, 1998)

QUESTA SCIOCCA FELICITÀ - Sergej Aleksándrovič Esenin


Eccola la felicità!
Quella felicità  semplice o  addirittura sciocca, da lasciarci sperare di poterla incontrare in qualsiasi cosa e in qualsiasi momento ...

QUESTA SCIOCCA FELICITÀ

Eccola, questa sciocca felicità
Con le sue finestre bianche spalancate sull'orto!
Sopra lo stagno, uguale a un cigno purpureo
Naviga silenzioso il tramonto. 
Salve, mia pozzanghera d'oro
E voi betulle capovolte nell'acqua!
Dal tetto una banda di cornacchie
Canta i Vespri alle stelle. 
Laggiù oltre i giardini
Dove fiorisce la vitalba
Una soave ragazza vestita di bianco
Accenna delicate canzoni: 
E il freddo notturno si distende sui campi
Come una sottana celeste.
O mia cara, mia sciocca felicità,
Tenere e fresche guance di una volta! 

Sergej Aleksándrovič  Esenin

22 aprile 2019

IL SUDARIO PIEGATO DI GESU' - dal web



Concludiamo questa Santa Pasqua con una bellissima speranza...

IL SUDARIO PIEGATO DI GESU'

Il Vangelo di San Giovanni, al capitolo 20, ci parla di un sudario che era stato posto sul Volto di Gesù quando venne sepolto il pomeriggio del Venerdì Santo.
Dopo la Resurrezione, quando il sepolcro venne trovato vuoto, quel sudario non era a terra da una parte, come le bende che avevano avvolto il Corpo di Gesù. 
Il Vangelo riserva un intero versetto per raccontarci che il sudario era stato piegato accuratamente.
Perché Gesù ha piegato il sudario che copriva il suo capo nel sepolcro dopo essere risuscitato?



"Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava (San Giovanni evangelista), e disse loro: "Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!" Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte”.



Perché Gesù ha piegato il sudario che copriva il suo capo nel sepolcro dopo essere risuscitato?
Una tradizione ebraica del tempo ci rivelerebbe l'importante messaggio rappresentato da quel gesto apparentemente insignificante.
Il sudario piegato ha a che vedere con una dinamica quotidiana tra padrone e servo – dinamica che persino ogni bambino ebreo conosceva bene. 
Il servo, quando preparava la tavola affinché il padrone mangiasse, cercava di essere sicuro di farlo esattamente nel modo desiderato dal suo signore.
Dopo che era stata preparata la tavola, il servo rimaneva ad aspettare fuori dal campo visivo del padrone fino a che questi non aveva terminato di mangiare.
 Il padrone quindi si alzava, si puliva le dita, la bocca e la barba, appallottolava il tovagliolo e lo lasciava sulla tavola. 
Il tovagliolo appallottolato voleva dire “Ho finito”.
Se invece il padrone si fosse alzato e avesse lasciato il tovagliolo piegato al lato del piatto, il servo non avrebbe osato toccare la tavola, perché lasciare il telo piegato avrebbe significato: “Tornerò!”


La venuta del Figlio dell'uomo

Subito dopo la tribolazione di quei giorni,
il sole si oscurerà,
la luna non darà più la sua luce,
le stelle cadranno dal cielo
e le potenze dei cieli saranno sconvolte.

Allora comparirà in cielo il segno del Figlio dell'uomo e allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra, e vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi del cielo con grande potenza e gloria.
 Egli manderà i suoi angeli, con una grande tromba, ed essi raduneranno i suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all'altro dei cieli.
Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l'estate è vicina. 
Così anche voi: quando vedrete tutte queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte. 
In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. 
Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
Quanto a quel giorno e a quell'ora, nessuno lo sa, né gli angeli del cielo né il Figlio, ma solo il Padre.

( dal Vangelo secondo Matteo 29,36)


LA STORIA DELLA COLOMBA DI PASQUA



LA STORIA DELLA COLOMBA DI PASQUA

Molte sono le leggende sull’origine delle colombe pasquali,  dolce d’obbligo sulle nostre tavole il giorno di Pasqua in quanto simbolo di libertà, amore e  pace cristiana.
La prima leggenda risale all'epoca medioevale, quando Re Alboino, re dei Longobardi, calò in Italia con le sue orde barbariche per assalire Pavia.
Dopo un assedio di tre anni, alla vigilia della Pasqua del 572, riuscì ad entrare in città, ricevendo in segno di sottomissione vari regali fra i quali anche dodici meravigliose fanciulle destinate ad allietare le notti del re.
 Mentre Alboino, sovrano feroce, ma per certi versi generoso, stava decidendo sul destino della città, si presentò davanti a lui un vecchio artigiano con dei pani dolci a forma di colomba, quale tributo di pace nel giorno di Pasqua.
Il vecchio s’inchinò solennemente davanti al trono, ubicato nel sagrato della basilica e rivolgendosi con rispetto all’invasore disse: “Sire, sono venuto a porgerti queste colombe, quale tributo di pace nel giorno di Pasqua”.
Il re assaggiò così i pani, che gli piacquero così tanto da indurlo a sentenziare: “Pace sia! Inoltre, rispetterò sempre le colombe, simbolo della tua delizia.”
Il dono fatto dal vecchio pasticcere altro non era che un’astuta idea per salvare la città e i suoi abitanti.
 Quando Alboino interrogò le giovani fanciulle chiedendo loro il nome, tutte risposero di chiamarsi Colomba. 
Egli capì il sottile inganno, ma decise comunque di rispettare la promessa fatta e non solo risparmiò la città ed i suoi abitanti, ma rispettò anche le giovinette a lui donate.

L'assassinio di Alboino - Charles Landseer (1856)


Altre fonti fanno risalire la nascita della colomba a San Colombiano, da cui prenderebbe il nome.
La leggenda vuole il santo abate irlandese al suo arrivo in città, attorno al 612 venisse ricevuto dalla sovrana longobarda Teodolinda e invitato a corte con i suoi monaci ad un sontuoso pranzo.
 Gli furono servite numerose vivande con molta selvaggina rosolata, ma Colombano ed i suoi, rifiutarono quelle carni servite in un periodo di penitenza quaresimale.

Teodolinda, regina dei Longobardi

La regina Teodolinda si offese non capendo, ma l'abate superò con diplomazia l'incresciosa situazione affermando che essi avrebbero consumato le carni solo dopo averle benedette. 
Colombano alzò la mano destra in segno di croce e le pietanze si trasformarono in candide colombe di pane, bianche come le loro tuniche monastiche.
Il prodigio colpì molto la regina che comprese la santità dell'abate e decise di donare il territorio di Bobbio dove nacque l'Abbazia di San Colombano.
La colomba bianca divenne anche il simbolo iconografico del santo, ed è sempre raffigurata sulla sua spalla. 

San Colombano

Secondo alcuni invece la creazione della colomba pasquale è legata ad un’altra leggenda, che risale al tempo della Battaglia di Legnano, nel 1176, quando i Comuni Lombardi sconfissero l’invasore Federico Barbarossa, imperatore del Sacro Romano Impero.
Si dice infatti che, proprio durante la battaglia, tre colombe bianche si fossero posate sopra le insegne lombarde, simbolo della protezione divina nei confronti della Lega dei comuni.
 Vinta la battaglia, vennero confezionati dei pani dolci in memoria di quelle tre colombe. 

Federico Barbarossa

Giungendo a tempi molto più recenti, fu Dino Villani, direttore pubblicità della ditta milanese Motta, già celebre per i suoi panettoni natalizi, che intorno al 1930, per sfruttare gli stessi macchinari e la stessa pasta, ideò un dolce simile al panettone, ma con una forma che fosse più consona al periodo pasquale, quindi la colomba sembrò perfetta.
Il dolce raggiunse grande notorietà soprattutto dopo che l’artista Cassandre disegnò il famoso manifesto pubblicitario con sopra una colomba e lo slogan: “colomba pasquale Motta, il dolce che sa di primavera”.


L’impasto tradizionale a base di farina, burro, uova, zucchero e buccia d'arancia candita, con una ricca glassatura alle mandorle, ha successivamente assunto varie forme e varianti, ma senza mai perdere la morbidezza e quel profumo che lo contraddistingue.
La colomba è ufficialmente inserita nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani (P.A.T) del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (Mipaaf).

PASQUA - Luisa Nason


Buona Pasqua con una dolce poesia...

PASQUA

Il sole stamattina è molto affaccendato
a risvegliare i fiori del frutteto e del prato.
Poi bussa d’ogni nido alla porta piccina:
– Su, cinguettate, presto: è festa stamattina.
Alle campane dona il raggio più lucente
e prega: – Sorelline, chiamate tanta gente!
Chiede mammina rondine: – Che succede laggiù?
Cantano i bimbi in coro: – E’ risorto Gesù!
Ogni bimbo ha nel cuore un fiore ed un sorriso;
Gesù tutto contento li porta in Paradiso.

Luisa Nason


LUNEDI' DELL'ANGELO - Giovanni Paolo II


Buona Pasquetta o, come preferiva dire Papa Giovanni Paolo II, buon lunedì dell' Angelo...

LUNEDI' DELL'ANGELO

"Oggi siamo nella seconda giornata dell'Ottava di Pasqua. Ieri è stata la solennità di Pasqua, oggi è il lunedì di Pasqua. In Italia c'è la bella tradizione di chiamare questa giornata "Pasquetta", ma io non voglio parlare di "Pasquetta".
C'è anche un altro nome per indicare questo giorno: il giorno, o la festa "dell'Angelo". E' questa una tradizione molto bella che corrisponde profondamente alle fonti bibliche sulla Risurrezione. Ci ricordiamo della narrazione dei Vangeli Sinottici, quando le donne vanno al Sepolcro e lo trovano aperto. Esse temevano di non poter entrare perché la tomba era chiusa da una grande pietra. Invece è aperta e, dall'interno, sentono le parole: "Gesù Nazareno non è qui".
Per la prima volta vengono pronunciate le parole: "E' risorto". Gli evangelisti ci dicono che queste parole sono state pronunciate dagli Angeli. Vi è un profondo significato in questa presenza angelica e in questa proclamazione angelica: come per annunciare l'Incarnazione del Verbo, Figlio di Dio, non poteva essere che un Angelo, Gabriele, così anche per esprimere per la prima volta le parole "è risorto", la Risurrezione, non era sufficiente un soggetto umano, non era sufficiente una parola umana. Ci voleva un essere superiore, perché per l'essere umano questa verità e le parole che comunicano la verità, "è risorto", questa verità stessa è così sconvolgente, talmente incredibile, che forse nessun uomo avrebbe osato pronunciarla.

Dopo questo primo annuncio si comincia a ripetere: "il Signore è risorto e si è rivelato a Pietro, a Simone", ma il primo annuncio richiedeva un'intelligenza superiore a quella umana. Così questa festa dell'Angelo, almeno io la intendo in questo modo, è un completamento dell'Ottava pasquale. Nelle letture bibliche, nei brani dei Vangeli si legge sempre di questi Angeli, ma la festa italiana sottolinea il momento di questa presenza angelica, non solo la sottolinea, ma spiega anche il perché di questo momento della Risurrezione. Al di sopra dell'umana costatazione che il sepolcro era vuoto, ci voleva un'altra, sovrumana costatazione: "E' risorto".

Giovanni Paolo II, Lunedì dell'Angelo, 1° aprile 1991
© Copyright  - Libreria Editrice Vaticana

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