31 dicembre 2013

ANNO NUOVO -Massimo Di Veroli


Tante sono le cose che ci auguriamo per un felice anno nuovo: le migliori!

Un brindisi insieme a voi affinché si avverino...


ANNO NUOVO

Cosa mi auguro?
Mi auguro di incontrare persone che mi aiutino a crescere.
Ho ancora tanto da imparare.
Mi auguro che ci sia gente capace vedere e prendere il meglio da me senza succhiare l'anima. Ho tanto da dare.

Mi auguro di incontrare persone che non abbiano voglia di fare i maestri.
Mi auguro di trovare qualcuno che sappia ascoltare anche il battito d'ali a distanza di chilometri.
Qualcuno che non viva nel proprio mondo e misuri tutto con i suoi parametri.

Mi auguro di essere argine e di incontrare qualcuno che rimanendo fiume sia capace di essere mare.

Cosa mi auguro?

Mi auguro di sorridere un po' di più e poterlo donare a chi se lo merita.
Mi auguro di non essere più stanco e svegliarmi presto la mattina, ma non per andare a lavoro, per respirare la giornata.
Mi auguro di essere più egoista e di incontrare meno egoisti. Almeno siamo pari!

Mi auguro di stringere una mano e arrivare a sentire il battito del suo cuore.

Mi auguro che se ne vadano in ferie la mia malinconia, la nostalgia, la tristezza, l'autocritica, il pessimismo e la mia inquietudine. E pure un po' di sfiga!
Che tornino a lavoro il mio ottimismo, l'ironia, la simpatia,
la creatività, la fiducia e la forza.

Mi auguro di tirare fuori dal sacco, gli auguri migliori di quelli mai fatti, mai pensati o mai sognati da regalare ad ognuno
di noi e augurare..."Che tu sia felice."

Massimo Di Veroli


30 dicembre 2013

LA LEGGENDA DELLA LUCCIOLA


Una dolce leggenda natalizia da raccontare ai bambini!

Ad adorare il bambino Gesù nella capanna di Betlemme insieme con gli altri animali accorsero anche gli insetti e per non spaventare il piccolo restarono in gruppo sulla soglia. Ma Gesù, con un gesto delle rosee manine, li chiamò a sè ed essi si precipitarono, portando i loro doni. L'ape offrì il suo dolce miele, la farfalla la bellezza dei suoi colori, la formica un chicco di riso, il baco un filo di finissima seta. La vespa, non sapendo che cosa offrire, promise che non avrebbe più punto nessuno, la mosca si offrì di vegliare, senza ronzare, il sonno di Gesù. Solo un insetto piccolissimo non osò avvicinarsi al bambino, non avendo nulla da offrire.Se ne stette timido sulla porta; eppure avrebbe tanto voluto dirgli il suo amore. Mentre con il cuore grosso e la testa bassa stava per lasciare la capanna, udì una vocina: " E tu, piccolo insetto, perché non ti avvicini?" Era Gesù stesso che glielo domandava. Allora, commosso l'insetto volò fino alla culla e si posò sulla manina del bambino. Era così emozionato per l'attenzione ricevuta, che gli occhi gli si colmarono di lacrime. Scivolando giù, una di queste, cadde proprio sul piccolo palmo di Gesù. " Grazie", sorrise il bambinello. " Questo é un regalo bellissimo". In quel momento un raggio di luna, che curiosava dalla finestra, illuminò la lacrima. " Ecco é diventata una goccia di luce!" disse Gesù sorridendo. " da oggi porterai sempre con te questo raggio luminoso. E ti chiamerai lucciola."


ESISTE BABBO NATALE?



ESISTE BABBO NATALE?


Nel  dicembre del lontano 1897 , la piccola Virginia O'Hanlon scrisse una lettera al giornale "New York Sun" riguardante Babbo Natale.

"Caro Editore, ho otto anni. Alcuni miei amici dicono che Babbo Natale non esiste. Il mio papà dice: "Se lo leggi sul Sun ,credici".
Per favore dimmi la verità: Babbo Natale esiste oppure no?"

Questa fu l’illuminata risposta... per chiunque non crede, allora come ora! 

"Virginia,
I tuoi piccoli amici si sbagliano. Essi sono stati colpiti dallo scetticismo in un’epoca di scetticismo. Non credono se non a quello che vedono.Loro pensano che quello che non è comprensibile per le loro piccole menti non esiste. Virginia, ogni mente, che si tratti di adulti o di bambini, è a suo modo minuscola. Nel nostro grande universo, l'uomo non è che un semplice insetto, una formica, con il suo intelletto, se messo a confronto con il mondo sconfinato che lo circonda o con l'essenza della verità e della conoscenza. Sì, Virginia, Babbo Natale esiste. Esiste come esistono l'amore, la devozione, la generosità che abbondano per darti una vita il più possibile serena e felice. Oh no! Che cosa sarebbe il mondo senza Babbo Natale! Sarebbe orribile! E' come se non ci fossero Virginie! Non ci sarebbe la fede fanciullesca, né la poesia, né il romanticismo a rendere tollerabile la nostra esistenza. Non avremmo piacere che per i nostri sensi e per ciò che vediamo. La luce eterna della fanciullezza che riempie di sé l'universo si spegnerebbe per sempre.
Non credi a Babbo Natale? Allora non credi alle favole. Poi chiedere al tuo papà di far sorvegliare tutti i camini alla Vigilia di Natale per vedere Babbo Natale; ma anche se non riuscissi a vederlo, che importanza avrebbe? Nessuno lo vede, ma questo non vuol dire che egli non esista. Le cose più reali al mondo sono quelle che né gli adulti né i bambini riescono a vedere. Hai mai visto le fate danzare nel tuo giardino? Certamente no, ma questo non vuol dire che esse non esistano. Chi può immaginare tutte le meraviglie al mondo che non ci riesce a vedere. Possiamo rompere il giocattolino di un bambino per vedere dentro cos'è che fa rumore, ma ci sarà sempre un velo che copre la realtà, un velo che anche i più forti tra gli uomini non potranno squarciare. Solo la fede, la poesia, l'amore, possono aprire il sipario per mostrare la bellezza e la gioia che vi si cela. E' tutto vero? Ah Virginia, in questo mondo non c'è niente di reale ed eterno.
Solo la fede, la poesia, l'amore, possono aprire il sipario per mostrare bellezza e gioia soprannaturali.
Piccola Mia, in questo mondo non c'é niente di reale ed eterno."


28 dicembre 2013

LETTERA A BABBO NATALE - V. Balboni

 


Una lettera a Babbo un po’ particolare perché a scriverla non è, come ci si aspetta, un bambino...

                    LETTERA A BABBO NATALE

Nel paese, l' ufficio postale, tre gradini, una panca.
A terra, una busta, sgualcita, pestata, bagnata.
Un bambino si china, l'afferra e, curioso, la apre e poi legge:

" Caro Babbo Natale, io lo so che son già cresciutella ed indosso ho il grembiule dei piatti, ma pensavo di chiederti un dono soltanto che ho meritato alla fine di un giorno passato tra pentole, stracci e ginocchia sbucciate. 
Ti prego, è una cosa da poco, ma stanotte, provando a dormire, vorrei ancora indietro tornare e sognare la casa di quando, bambina, mangiavo la neve leggera, condita con mele e limone ed il pane con panna di latte, ancor caldo di stalla; vorrei riveder il mio nonno, con l'abito "buono" da festa ed il grande orologio a catena, che magiche note emanava; vorrei la mia mamma, serena, ma a volte con occhi velati di pianto, che presto celava se io, nella camera, entravo; e gli amici, compagni di burle bislacche, di sassi tirati ai lampioni,di calci sferrati ai portoni, le fughe, i dispetti, le eterne promesse di sempre, con dita incrociate : "lo giuro"; ripenso alle sere di veglia, fra intrecci di paglia e di sogni, illusioni perdute, bruciate col legno nel fuoco e alla gioia del vivere insieme la vita, i racconti paurosi, le streghe, gli amori già nati, gli amori finiti, le dolci castagne rubate; rivedo il micetto impaurito, salire sul pero ed il cane, abbaiare, selvaggio; risento, ancor caro suono, la radio di legno del babbo, con grossi pomelli e canzoni gracchiate, e i pulcini, in ceste di paglia tra stracci, vicini alla stufa ben viva, in attesa di crescere forti.
Domenica, a Messa, con scarpe lucenti (un sol paio!) e un curioso cappello di paglia, con l'elastico, che il volto cerchiava, a fermarlo. 
L'omino del ghiaccio e il fioraio, con vecchi carretti malmessi e la tromba del "rusco" suonava, tra il ridere e correre, sberleffi e moine, il "gran puzzo", passava. 
Ed or che son mamma, ripenso ai tesori perduti, che vorrei i miei bimbi avessero, perché i sogni nessuno li ruba, perché i sogni appartengono al cuore."

Veronica Balboni



25 dicembre 2013

C' ERA - Juan Ramon Jiménez


Buon Natale con una tenera poesia proveniente dalla "mia" Spagna; fu infatti scritta  da una dei maggiori esponenti del " Siglo de oro" (secolo d'oro) della poesia iberica: Juan Ramón Jiménez, premio Nobel per la letteratura nel 1956, nato anche lui il giorno della vigilia del Natale del 1881.



C'ERA

 L'agnello belava dolcemente.
L'asino, tenero, si rallegrava
in un caldo richiamo.
Il cane latrava,
quasi parlando alle stelle...
    Mi destai. Uscii. Vidi orme
celesti nel suolo
fiorito
come un cielo
capovolto.
    Un alito tiepido e dolce
velava il bosco;
la luna andava declinando
in un tramonto d'oro e di seta,
che sembrava un ambito divino...
    Il mio petto palpitava,
come se il cuore avesse avuto vino...
    Aprii la stalla per vedere se
era li.
    C'era!

( da Segunda antolojía poética, Madrid 1945)
Juan  Ramón Jiménez Mantecón 
(Moguer, 24 dicembre 1881 –
 San Juan, 29 maggio 1958)


AUGURI SCOMODI - Don Tonino Bello

  


AUGURI   SCOMODI

  

Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo.

Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario.

Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.

Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!

Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali

e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.

Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.

Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.

Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.

Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.

Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.

I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.

Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.

Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano. 

Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.

I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge ”, e scrutano l’aurora,

vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio.

E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.

Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.


 Don  Tonino Bello 


24 dicembre 2013

MESSA DI MEZZANOTTE - Pietro Mastri




Aspettiamo con trepida gioia la nascita di Gesù Bambino!
Buona Notte Santa, con tanto affetto, a tutti ...

MESSA DI MEZZANOTTE 

C'era un silenzio 
come di attesa 
lungo la strada 
che andava alla chiesa; 
e fredda l'aria 
di notte, in quell'ombra 
là solitaria. 

C'eran le stelle 
nel cielo invernale 
e un verginale 
candore di neve, 
ma rado e lieve. 

C'era una siepe 
nera e stecchita, 
parea fiorita 
di biancospino. 
E mi teneva 
-oh,mio sogno lontano- 
mia madre per mano. 

E nella tepida 
chiesa, che incanto! 
Fra lumi e un denso 
profumo d'incenso 
e suono d'organo 
e voci di canto, 
ecco il Presepe 
con te, Bambino. 

Pietro Mastri

22 dicembre 2013

INVERNO - D.Vignali



Un felice inverno, colmo di tepore, per ogni cuore! 

INVERNO


Avanza, il vecchio inverno,
con passo lento e stanco,
coperto fino ai piedi
da un manto tutto bianco.
E porta freddo e gelo,
un cielo bianco e greve,
per l’aria fa danzare
la fredda e bianca neve.
Ghiaccioli di cristallo
ci dona a profusione
fa i passeri volare
sull’aia e sul verone.
Fa stare la nonnetta
accanto al caminetto
e, mentre lei sferruzza,
le fusa fa il micetto.
E i bimbi birichini?
Sul ghiaccio lieti vanno,
oppure con la neve
fantocci o palle fanno.

 D. Vignali

21 dicembre 2013

LA REGINA D'INVERNO-Renzo Montagnoli


E mentre lady Autunno volge l'ultimo sguardo e si dilegua, incede l'algida Regina dell'Inverno...

LA REGINA D'INVERNO

Cristalli di ghiaccio i suoi occhi
fiocchi di neve i capelli
vento di tramontana
la sua voce.
Scende dal cielo
in groppa a una renna
viene al suo regno
di bianco e di brume
la regina d'inverno
dama condannata
al freddo eterno.
Mai un po' di calore
anche nel cuore
Per lei si spezzano rami
raggelano viandanti
s'imbiancano abetaie
ma nemmeno
un cuore si spezza
nemmeno 
un principe s'appressa.
Corre i suoi giorni
su terre gelate
su ore di buio
sola e indurita
regina senza monarca
di una stagione
che muore
in pozze di fango
nel sole
che di nuovo ritorna.

Renzo Montagnoli

20 dicembre 2013

LA SIGNORA DELL'AUTUNNO-Aurora Cantini



Salutiamo la fine di quest'autunno con un'incantevole poesia di Aurora Cantini, insegnante di scuola primaria, poetessa e narratrice.
La sua prima poesia è stata pubblicata quando aveva appena quattordici anni e da allora ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti.
Di se stessa dice:

"Sono la portavoce di un dono che mi hanno dato e spero qualcuno possa condividere con me; oggi si parla troppo poco di poesia, eppure forse potrebbe essere un modo per trasmettere più amore nel mondo".

Certo che  condividiamo e con quanto più amore possiamo!

LA SIGNORA DELL'AUTUNNO

Nei magici silenzi dei colli
Un volto di donna avanza.
S’immerge di nebbia
Sui prati umidi di lacrime
E striduli lamenti di passeri.
Diafana e scarna
Fradicia di foglie morenti
La Vita volge un ultimo sguardo
A coloro che ha amato...
Poi trasuda in tremuli ceri
E scompare.

Aurora Cantini

15 dicembre 2013

NELSON MANDELA - INVICTUS



L'ADDIO A NELSON MANDELA 

Con novantacinque candele accese , tante quanti gli anni della sua vita, è stato dato l'ultimo commosso saluto a Nelson Mandela : il grande leader consegnato alla storia per il suo impegno contro ogni tipo d'ingiustizia razziale e aver contribuito in modo decisivo alla caduta dell' apartheid in Sudafrica.
Una lunga vita ben spesa e ricca di soddisfazioni la sua, nonostante ne abbia trascorso quasi un terzo rinchiuso nelle più spietate prigioni, dove i diritti umani sono in sostanza inesistenti.

Immani sofferenze, privazioni e umiliazioni, che avrebbero distrutto chiunque, ma che non hanno avuto il predominio su Nelson Mandela, anzi ne hanno addirittura rafforzato la tempra.


Nelson Mandela nacque a Mvezo (Sudafrica) il 18 luglio 1918 nella famiglia reale dei Thembu, una tribù di etnia Xhosa e il suo nome tribale Rolihlahla, ha un significato che si rivelerà quanto mai profetico volendo dire “piantagrane”.

In nome Nelson gli fu assegnato nella scuola coloniale britannica che frequentava, dall’insegnante che sceglieva nomi inglesi a caso per i ragazzini sudafricani, al posto di quelli impronunciabili della loro lingua.

Studente brillante e proficuo, furono presto chiari i suoi ideali di una società libera da ogni oppressione e mosso dalle sofferenze della sua gente oppressa da leggi sempre più ingiuste e intollerabili, fondò la Lega Giovanile dell’ANC (African National Congress), per difenderne i diritti.
Completati gli studi di legge con incrollabile determinazione, con l'inseparabile compagno di lotte Oliver Tambo avviò il primo studio legale per i neri che sarebbero rimasti altrimenti senza rappresentanza legale.
Mandela s’impegnò a condurre una campagna non violenta di disobbedienza civile, aiutando a organizzare scioperi, marce di protesta e manifestazioni, incoraggiando la gente a non piegarsi alle leggi discriminatorie e per questo fu arrestato varie volte.
La situazione degenerò soprattutto dopo la strage di Sharpeville quando, durante una manifestazione pacifica il 21 marzo 1960, la polizia sudafricana aprì il fuoco sulla folla dei dimostranti, uccidendo sessantanove persone e dichiarando fuorilegge L’ANC.


Sfuggito al massacro, Mandela è costretto a sacrificare la sua vita privata e professionale; entra in clandestinità e passa all’insurrezione armata, organizzando sabotaggi contro l'esercito del governo , pianificando la guerriglia e prodigandosi per raccogliere fondi anche all'estero.
Nel 1962 Mandela è arrestato e condannato a cinque anni di lavori forzati per alto tradimento, incitamento alla dissidenza e viaggi all’estero non autorizzati.
Mentre sconta la condanna, gli muovono nuove accuse di sabotaggio e mutano la pena in ergastolo.
Memorabile la sua lunga e appassionante arringa al processo di Rivonia che così concludeva :


“Ho nutrito l’ideale di una società libera e democratica, in cui tutte le persone vivono insieme in armonia… Questo è un ideale per cui vivo e che spero di realizzare. Ma se è necessario, è un’ideale per il quale sono pronto a morire”.


                         


Mandela ha trascorso in carcere ventisette anni, per la maggior parte in una delle prigioni più spietate che si possa immaginare: Robben Island, un piatto isolotto dell’Atlantico di fronte Città del Capo .
Un carcere tanto duro che ai prigionieri era permesso di scrivere e ricevere solo una lettera e una visita ogni sei mesi, rinchiusi in una cella tanto piccola che non era possibile neanche dormire completamente distesi.
I condannati erano costretti ai lavori forzati spaccando pietre o a lavorando nelle cave di calcare che sotto il sole diventavano di un bianco accecante. Non era consentito parlare e chi fischiettava, era punito. Come ulteriore umiliazione i prigionieri neri erano costretti ad indossare pantaloni corti, maglietta, casacca di tela e scarpe senza calzini,come se fossero dei ragazzini.
Mandela cominciò una nuova crociata per migliorare le disumane condizioni di prigionia dei detenuti, ottenendo tante piccole vittorie come i pantaloni lunghi per tutti, l’uguaglianza nei pasti e occhiali da sole da indossare nelle cave di calcaree.
Gli anni trascorrevano implacabili, ma Nelson Mandela non dimenticava la battaglia più importante e il mondo non si dimenticava di lui: anche segregato, è sempre lui il simbolo della lotta contro la segregazione razziale.
Nel 1976 finalmente l’Onu dichiara l’ apartheid crimine internazionale e lo inserisce nella lista dei crimini contro l'umanità.

               

Ci vollero altri lunghi anni, ma finalmente l’ 11 febbraio 1990, Mandela fu liberato e dopo tanti anni di silenzio si trova accolto da un’acclamante folla immensa che bastò a ricompensarlo di tutto.

Aveva già settantuno anni, la parte più lunga della sua vita dunque alle spalle e aveva perso tanti affetti nel frattempo, ma il suo spirito indomito aveva trionfato su ogni tipo di avversità e privazione e ora era pronto a ricominciare senza lasciare spazio al minimo risentimento, seguendo anzi la strada del perdono e cercando la riconciliazione con i suoi avversari politici, guidando il Sudafrica da primo presidente eletto dopo l'apartheid verso l’unione e la pace.


Premio Nobel per la pace nel 1993 ottenne numerosi e gratificanti altri riconoscimenti e onorificenze in tutto il mondo.
Nelson Mandela si ritira ufficialmente dalla vita pubblica nel 1999, per potersi finalmente dedicare agli affetti familiari, ma senza mai interrompere la sua straordinaria azione umanitaria fino a quando la sua immensa luce si spegne il 5 dicembre 2013 nella sua casa di Johannesburg.
 Le spoglie di Madiba (il soprannome derivante dal suo clan di appartenenza con cui veniva anche affettuosamente chiamato) sono custodite a Qunu suo villaggio natale,proprio come lui desiderava.



Durante le tremende tribolazioni in carcere, l'unica forma di "evasione" di Madiba era scrivere e leggere, scrisse difatti molti libri ,ma ciò che più lo aiutò a sottrarsi alle spire della disperazione lo trovò in una poesia scritta da William Ernest Henley (1849-1903), un poeta inglese che a 12 anni si ammalò di una grave forma di tubercolosi ossea ,ma nonostante tutto continuò gli studi diventando giornalista. La malattia lo costrinse all’amputazione di una gamba all’età di venticinque anni, ma Henley non si lasciò vincere neanche questa volta e riuscì a vivere altri trenta anni con una protesi.

Era anche seguendo questo esempio di coraggio e leggendo questi versi che Madiba ricaricava la sua forza interiore, versi che da adesso non dimenticheremo più neanche noi.
Pur non avendola scritta lui, è diventata la "sua "poesia ... Invictus è Nelson Mandela!



INVICTUS
(dal latino “non vinto, non sconfitto”) 

Dal profondo della notte che mi avvolge,
Buia come un pozzo che va da un polo all'altro,
Ringrazio qualunque dio esista
Per l'indomabile anima mia.

Nella feroce stretta delle circostanze
Non mi sono tirato indietro né ho gridato.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
Il mio capo è sanguinante, ma indomito.

Oltre questo luogo d'ira e di lacrime
Si profila il solo Orrore delle ombre,
E ancora la minaccia degli anni
Mi trova e mi troverà senza paura.

Non importa quanto stretto sia il passaggio,
Quanto piena di castighi la vita,
Io sono il padrone del mio destino:
Io sono il capitano della mia anima.

William Ernest Henley



"Ho percorso questo lungo cammino verso la libertà sforzandomi di non esitare, e ho fatto alcuni passi falsi lungo la via. Ma ho scoperto che dopo aver scalato una montagna ce ne sono sempre altre da scalare. Adesso mi sono fermato un istante per riposare, per volgere lo sguardo allo splendido panorama che mi circonda, per guardare la strada che ho percorso. Ma posso riposare solo qualche attimo, perché assieme alla libertà vengono le responsabilità, e io non oso trattenermi ancora: il mio lungo cammino non è ancora alla fine."

(da Il "lungo cammino verso la libertà" - N. Mandela )

Dopo tanto lottare, indomito difensore dei diritti umani, il tuo cammino è giunto al termine e puoi ora riposare con l’orgoglio e l'immortalità della gloria, certo di non aver vissuto invano!


1 dicembre 2013

AUTUNNO-Eugène Borchers


Buonanotte dolce stellina!
 
AUTUNNO
 
 
E viene il tempo degli alberi
che lasciano cadere le foglie d’oro.
 
E viene il tempo
dei giorni che si accorciano.
 
Le notti sono lunghe
e ogni sera ha un nome
sempre nuovo di fiabe.
 
Nel vano della finestra
una stellina si ferma ad ascoltare.
 
Eugène Borchers

30 novembre 2013

QUANDO ARRIVA LA SERA - Daniela Cesta



Questa sera fredda e piovosa sembra fatta apposta per mangiare le caldarroste davanti al camino acceso e immaginare...

QUANDO ARRIVA LA SERA

Quando arriva la sera
tutto è così silenzioso e tranquillo

con la pioggia d'autunno
che ticchetta sui vetri

e il vento smuove le foglie morte
le fa volare in aria,

carezzandole per l'ultima volta,
io sento i miei piedi gelati

e io mi raggomitolo sue me stessa
accanto al fuoco,

rosicchiando una castagna arrostita
mentre il crepitio del fuoco è sicuro e riposante

oh respiro dell'anima mia!
oh spirito ribelle che si riposa,

nella quiete della sera che copre ogni cosa,
la luna è nascosta, al di la delle nuvole

io immagino la sua lucentezza,
scintilla silenziosa alzando le maree

con potenza!

(Daniela Cesta)

RACCOLGO CASTAGNE-A. Gentile Squarzoni


Andiamo per boschi a raccogliere castagne e anche ricordi con il cuore colmo di riconoscenza e amore...

RACCOLGO CASTAGNE

Raccolgo castagne,
sparse ovunque, fra le foglie
scontrose e fruscianti,
occhieggianti dai diffidenti ricci.
E, mentre chino raccolgo,
il tempo mi sfugge
e gli anni si perdono.
Raccolgo castagne
e ti sento respirare vicino,
perché il bosco alita intorno,
ti sento ridere ad ogni inezia,
perché nella tua anima ingenua
gorgheggia l’allegria.
Raccolgo castagne
fra il bisbiglio degli alberi
e la danza composta dei rami,
fra il riecheggio delle frasche
ed i richiami di autunno,
immerso nel languore.
Raccolgo castagne
ed i ricordi più belli.
accolgo la luce ovattata
di questo stupendo meriggio,
i colori stemprati, venati,
sfumature di totale poesia.
Raccolgo castagne
col cuore straripante d’amore
per questa natura benigna
che si dona alla mia contemplazione,
per questo meraviglioso miracolo
fatto anche di te.
Raccolgo castagne...


Armando Gentile Squarzoni

TEMPO DI CASTAGNE-E.Fabrini



Tra i tanti doni che la natura ci offre in autunno, le castagne sono tra i più graditi!

TEMPO DI CASTAGNE

Ai bordi della irta stradina
castagni austeri
tagliano l'azzurro del cielo.
Foglie secche dondolano
cullate dal vento
mentre
il giallo autunnale
colora i tuoi occhi.


Nascoste nell'erba,
castagne appena cadute
si stringono
avvolte nel loro riccio...
In attesa che tu le colga
si godono
l'ultimo tiepido
raggio di sole.

Elisabetta Fabrini

16 novembre 2013

CANTO D'AMORE - Hermann Hesse



Un melodioso canto per una notte da sogno!

 
CANTO D'AMORE
Io sono il cervo, il capriolo tu,
tu sei l’uccello e l’albero son io,
il sole tu ed io la neve,
tu il giorno sei, il sogno io.

Di notte dalla mia bocca dormiente
vola un uccello d’oro fino a te,
chiara la voce, l’ali variopinte,
ti canta questo canto che dice dell’amore,
questo canto che dice di me.

(Hermann Hesse)

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