22 maggio 2022

SANTA RITA DA CASCIA - LA ROSA CHE NON SFIORISCE MAI




"Sotto il peso del dolore, a te, cara Santa Rita, io ricorro fiducioso"

SANTA RITA DA CASCIA
-LA ROSA CHE NON SFIORISCE MAI-

Santa Rita da Cascia fu una religiosa che fece della sua vita un fulgido esempio di fede, di mitezza e di perdono.
Avvocata dei casi disperati e apparentemente impossibili, patrona delle donne  infelicemente sposate e protettrice dei serigrafi.
Proclamata beata da papa Urbano VIII nel 1628 e santa da papa Leone XIII nel 1900, la sua ricorrenza si commemora il 22 maggio. 
Si chiamava Margherita Lotti e nacque, secondo le agiografie tradizionali, nel 1381 a Roccaporena, una frazione a circa 5 km da Cascia, in Umbria, da una famiglia molto religiosa di benestanti proprietari di terreni.
I suoi genitori, Antonio Lotti e Amata Ferri a Cascia avevano anche la funzione di “pacieri di Cristo”, nel delicato periodo storico, continuamente logorato dalle interminabili lotte politiche e faide familiari tra Guelfi e Ghibellini.





 Una leggenda narra che la mamma, già in età avanzata e ormai rassegnata a non vivere le gioie della maternità, abbia avuto la visione di un angelo che le annuncia una miracolosa gravidanza e il nome con cui avrebbe dovuto battezzare la figlia in arrivo.
Il primo miracolo di Rita invece avviene a soli 5 giorni di vita: mentre la piccola riposa dentro la culletta nel giardino della casa paterna, uno sciame di api inizia a ronzarle attorno senza tuttavia pungerla, alcune anzi addirittura le depositano del miele, metafora del nutrimento celeste e della dolcezza suprema, dentro la boccuccia.
Nel frattempo, un contadino che si era profondamente ferito con la falce ad una mano e stava correndo a Cascia per farsi medicare, nel passare accanto alla piccola Rita, vede lo sciame di api e si ferma  a  scacciarle, rendendosi poi conto che, nel mentre agitava le mani,  la ferita non solo non sanguinava più, ma si rimarginava completamente. 
L’uomo gridò al miracolo e tutti gli abitanti di Roccaporena, seppero del prodigio.


Sotto la vigile cura dei genitori Rita cresceva giudiziosa, ubbidiente e pia, con una forte inclinazione alla preghiera in solitudine.
 Casa Lotti era visitata continuamente, anche di notte, da gente che chiedeva giustizia, ma anche pace familiare e di vicinato, evitando spargimento di sangue.
Rita dunque crebbe in un clima in cui la pace e la riappacificazione erano, più che un mestiere una missione.
Ciò rese le sue docili e pacifiche convinzioni ancora più forti e contribuì a fare di lei la santa dell’implorazione della pace non solo familiare, ma anche sociale.
L’amore per il Signore comunque aveva ogni priorità e suo vivo desiderio era di consacrare a Dio la sua verginità, ma i genitori, forse costretti, la diedero in sposa giovanissima al ghibellino Paolo di Ferdinando di Mancino, iroso e violento militare.
Nonostante il carattere collerico del marito, Rita sopportò tutto con pazienza e perseveranza, senza mai lamentarsi, rispondendo alla violenza con la dolcezza, chiedendogli con ubbidienza perfino il permesso di andare in chiesa.
Con la sua costanza alla fine riuscì ad acquietarne lo spirito  e l’uomo per amore suo diventò mugnaio, con il sollievo di tutta Roccaporena, che per anni ne aveva dovuto subire le angherie.


Basilica di Santa Rita a Cascia (Perugia- Umbria)



Grazie a Rita, in casa regnò l’armonia per diciotto anni e il matrimonio fu allietato dalla nascita dei figli, forse gemelli, Giangiacomo Antonio e Paolo Maria. 
 L'uomo  tuttavia morì assassinato in un agguato vicino al loro mulino mentre rincasava in piena notte.
Non si precisamente conoscono i motivi, si trattò di un assassinio forse dovuto alle lotte politiche del tempo, ma molto più probabilmente una ritorsione nei suoi confronti a causa di vecchi rancori o tradimenti.



“Per Santa Rita la spiga è nata, la rosa fiorisce e l’usignolo canta” 
proverbio umbro


Rita, rimasta con i suoi due figli ancora adolescenti, fu assalita non solo dall’angoscia per la perdita del marito, ma anche dal pensiero della faida di sangue che stava per scatenarsi.
Lei riuscì a perdonare gli assassini, ma non altrettanto riuscirono a fare i due figli che, cresciuti secondo la dottrina paterna e come da consuetudine per l’epoca, giurarono di vendicarne la morte.
Rita, quando si accorse dell’inutilità dei suoi sforzi per distogliere i figli dalla vendetta, ebbe il coraggio di pregare Dio affinché li chiamasse a sé, piuttosto di permettere che si macchiassero di omicidio: “Io te li dono. Fa’ di loro secondo la tua volontà”.


Dio l'esaudì e qualche tempo dopo i due fratelli si ammalarono forse di peste e morirono.
Sola e straziata, Rita si dedica ancor più intensamente alla preghiera e prende la decisione  di entrare nel Monastero agostiniano di Santa Maria Maddalena a Cascia per diventare la sposa di Cristo.
La sua richiesta viene però rifiutata diverse volte, forse perché le suore avevano timore che accogliere nel monastero una “vedova di sangue” significasse coinvolgere nella faida anche quel luogo sacro e loro stesse.  
Il Signore invece decise di appagare questo suo desiderio.


Casa maritale di Santa Rita a Roccaporena 


"Scoglio" di Roccaporena 

Nel 1417, come di consueto, Rita era in orazione nel cuore della notte sullo “scoglio” di Roccaporena, quando all'improssivo le comparvero San Giovanni Battista, Sant' Agostino e San Nicola da Tolentino.
I tre Santi  che le rivolsero prima parole di conforto e annunciandole ch'era ora di realizzare il desiderio di una vita, la conducono in volo fin dentro l’oratorio del convento.
 Le monache che all'alba si recarono a cantare le lodi, la trovarono raccolta in preghiera e rendendosi conto che solo un miracolo poteva aver portato Rita dentro le impenetrabili mura del loro convento, non esitarono più ad accettarla come consorella.
Rita poté così finalmente consacrarsi a Dio.



La vita al convento inizialmente non fu facile e la badessa mise a dura prova la vocazione e l’obbedienza di Rita.
La santa vedova però divenne in breve lo specchio di ogni virtù, obbedendo senza contestare anche quando la Superiora le ordinò di annaffiare un arbusto di vite evidentemente secco.
Rita con umiltà e fede attinse ogni giorno l’acqua dal pozzo, finché il Signore la premiò facendo rifiorire la vite:  leggenda vuole che sia quella tuttora florida nel chiostro del monastero.

Vite di Santa Rita

Rita passò quaranta anni nel convento, durante i quali si dedicò all’assistenza di poveri e ammalati, tra ferventi preghiere, digiuni e penitenze corporali.
La sera del 18 aprile 1432, un Venerdì Santo, ritiratasi in preghiera dopo aver ascoltato una coinvolgente predica sulla Passione di Gesù Cristo, la Santa si gettò ai piedi del Crocifisso e  supplicò il Signore di renderla misticamente partecipe ai supplizi patiti da Cristo in croce.
Dio anche in questo caso l’accontento e un raggio di luce partì dal Crocifisso, riflettendosi sul capo di Rita, mentre una spina  si stacca dalla corona di Gesù per conficcarsi nella fronte della Santa.
 Rita patì 15 anni la spina, che oltre a causarle acuti dolori era anche maleodorante, per cui ella per infastidire il meno possibile le sorelle, preferiva chiudersi nella solitudine della sua celletta, vivendo in piena comunione con Dio.

Santa Rita riceve lo stigma - Quadro conservato
 nella Cappella del Monastero delle Agostiniane di Cascia

La piaga sulla fronte e la precaria salute la obbligavano a non spostarsi da Cascia e, dopo la grazia dello stigma, l’unica volta in cui lasciò Cascia fu nel 1446 per assistere a Roma alla canonizzazione del predicatore agostiniano Nicola da Tolentino: proprio uno dei tre Santi che la portarono in volo all’interno del convento e che finalmente veniva santificato.
Rita non voleva proprio mancare all'avvenimento, ma la badessa a causa della precarietà della sua salute e della ferita purulenta sulla fronte, non voleva che affrontasse il viaggio.

Rita riuscì però a partire perché miracolosamente lo stigma scomparve  il giorno prima del pellegrinaggio, per poi puntualmente riaprirsi al suo ritorno.


Crocifisso dinnanzi al quale santa Rita ricevette lo stigma 

Rita trascorse gli ultimi anni di vita inferma nel suo povero giaciglio; anni di acuto e lento martirio, accettati con eroica pazienza e desiderio sempre maggiore di patire come Cristo.
 Priva anche della forza per nutrirsi, era però circondata dall’affetto delle monache e di tutta la popolazione di Cascia.
Un giorno d’inverno molto rigido, accorse al suo capezzale una cugina di Rocca Porena, desiderosa di fare qualcosa per lei.
Rita le fece una richiesta che la donna giudicò a dir poco impossibile, le chiese infatti  di portarle una rosa e due fichi del suo vecchio orto.
Visto il il gelo e la neve la donna credette al delirio di una moribonda, ma spinta da un inspiegabile impulso, tornando a casa decide di passare dall’orto di Rita e là, in mezzo alla neve, spiccavano una rosa e due fichi maturi appesi ai rami di un albero.
Stupefatta  si affretta a coglierli e subito torna da Rita con il prezioso dono.
Con questo miracolo Dio volle certo mostrare quanto caro gli fosse il patire di Rita e indicarle, tramite la rosa e i due fichi, che il marito e i due figli erano in paradiso grazie alle sue preghiere.

Il roseto di Santa Rita, in ricordo del miracolo della rosa e dei fichi

Fontanella e api di Santa Rita

Rita si spense la notte del 22 maggio, mentre le campane da sole suonavano a festa, annunciando la sua ascesa al cielo, ma sull’anno gli studiosi hanno delle discordanze tra il 1447 e il 1457.
Secondo la tradizione devozionale seicentesca, così come apparvero delle api bianche sulla culla, delle api nere apparvero sul letto di morte: api che continuano a riprodursi fra le mura del convento. 
Sulla base di questi racconti, le api, le rose e la spina sono diventati i simboli iconografici della Santa.


Subito dopo la morte, santa Rita da Cascia era già venerata come protettrice dalla peste, probabilmente per essersi dedicata in vita alla cura degli appestati, senza mai contrarre la malattia, ma furono i numerosi miracoli a lei attribuiti a farle meritare il titolo di patrona dei casi disperati e la devozione in tutto il mondo cattolico.
I resti della santa sono conservati in una teca a Cascia, all'interno della basilica di Santa Rita, facente parte dell'omonimo santuario.
Il viso, le mani e i piedi sono mummificati, il resto del corpo, coperto dall'abito agostiniano, è in forma di semplice scheletro e rilievi scientifici hanno confermato la presenza, sulla zona frontale sinistra, di tracce di una lesione ossea aperta.


Interno della Basilica di Santa Rita



Urna con le spoglie mortali di Santa Rita

Il suo santuario in Umbria, è meta ogni anno di migliaia di pellegrini.
A lei è dedicata la statua religiosa cattolica più alta del mondo, inaugurata nel 2010, che misura 56 metri e si trova nelle vicinanze della città di Santa Cruz, in Brasile, anche questa molto visitata.


Statua di Santa Rita in Brasile




A SANTA RITA

Delle rosa e delle spina,
del cielo e della terra sei regina.
Di bianco e di nero vestita…
con una corda che ti cinge la vita,
il rosario tra le mani
l’amore di Dio nel tuo domani.
Troppi dolori in questa vita
un’ascesa infinita,
del mio cuore sei la stella
nel mio cielo la piu’ bella.
Una donna,
una moglie,
una figlia,
una mamma.
Con la spina sulla fronte
affrontando il tuo calvario
sei di tutti esempio del perdono.
Noi devoti afflitti nella sorte e nel dolore
a te rivolgiamo le nostre spine.
In questo inverno della vita sei la rosa nel giardino .
Come l’ape laboriosa frutta il miele
dona carita’ e pace non solo a chi da te viene.
La terra accoglie l’uomo
il cielo dona i Santi.
Tu Santa dell’impossibile
rendi questa vita sopportabile.

Carmen Gullo



17 maggio 2022

MARE AL MATTINO - Konstantinos Kavafis



"Sul mare la cerimonia del nuoto ha inizio il mattino presto, molto presto, quando ancora non c’è nessuno. C’è silenzio, e il mare è intatto e immobile ad aspettarmi."

(Valentina Fortichiari)

 

MARE AL MATTINO


Fermarmi qui. Per vedere anch’io un po’ la natura.

Luminosi azzurri e gialle sponde

del mare al mattino e del cielo limpido: tutto

è bello e in piena luce.


Fermarmi qui. E illudermi di vederli

(e davvero li vidi un attimo appena mi fermai);

e non vedere anche qui le mie fantasie,

i miei ricordi, le visioni del piacere.


Konstantinos Kavafis

15 maggio 2022

ERA TROPPO AMORE - Almudena Grandes Hernández


Una breve poesia di María Almudena Grandes Hernández, scrittrice spagnola, nota al grande pubblico soprattutto per il romanzo "Le età di Lulù" del 1989, dal quale l'anno successivo il regista Bigas Luna girò l'omonimo film.


ERA TROPPO AMORE

Era troppo amore.

Troppo grande, troppo complicato,

troppo confuso,

e azzardato e fecondo e doloroso.

Era tutto quello che potevo dare,

più di quanto mi convenisse.

Per questo si infranse.

Non si esaurì, non finì, non morì,

semplicemente si infranse,

crollò come una torre troppo alta,

come una scommessa troppo alta,

come un’aspettativa troppo ambiziosa.


Almudena Grandes Hernández




TARTUFINI DI ORO SAIWA

 

TARTUFINI DI ORO SAIWA

 

Dose per 20 tartufini circa

 

500 g di biscotti Oro Saiwa o altro tipo di biscotti secchi

250 g burro

5 cucchiai di cacao amaro

10 cucchiai di zucchero

Latte   q.b.




Sbriciolare i biscotti abbastanza finemente e mescolarli con il cacao setacciato e lo zucchero: le dosi di zucchero e cacao possono essere aumentate o diminuite secondo i gusti.Aggiungere il burro fuso freddo e qualche cucchiaio di latte mescolando fino a compattare il composto. Formare le palline da sistemare nei pirottini e mettere in frigo qualche ora.



Per guarnire una grattugiata di cioccolata bianca o fondente, oppure una spolverata di farina di noce di cocco. In alternativa alle palline, si può fare un rotolone da affettare, una volta freddo di frigorifero, tipo salame… molto più sbrigativo, anche se meno decorativo!





PASTA ALLA PUTTANESCA


Buon appetito con un piatto della cucina napoletana: leggenda vuole infatti che fu inventato dal proprietario di una casa di appuntamenti nei Quartiere Spagnoli di Napoli per rifocillare i suoi ospiti. Molto saporita e pronta in circa mezz'ora!



 SPAGHETTI ALLA PUTTANESCA


Ingredienti per 4 persone

 400 g spaghetti

800 ml salsa di pomodoro

Olive nere snocciolate 

1 cucchiaio di capperi

4 filetti di acciughe sott'olio

160 g tonno sott'olio (2 scatolette)

Origano 

Olio evo

Peperoncino piccante e prezzemolo (facoltativi)

1 spicchio d 'aglio

Sale, pepe q.b.


In una padella dorare l 'aglio in un cucchiaio di olio, quindi eliminarlo e unire le acciughe , il tonno sgocciolato, i capperi e le olive nere snocciolate e spezzettate.

Mescolare a fuoco basso finchè le acciughe son saranno disintegrate quindi unire la salsa di pomodoro, una spolverata di origano, salare e pepare.

Se graditi, unire un peperoncino piccante e del prezzemolo

Fare restringere una ventina di minuti, quindi cuocere gli spaghetti e saltare in padella.




13 maggio 2022

MI VESTIRO' DI TE - G. Xartam

 


Buonanotte con una dolce poesia...

MI VESTIRO' DI TE
 

Mi vestirò di te…..
dei tuoi caldi sguardi
e delle tue illusioni,
sarai per me il fresco cotone
per le giornate afose
oppure pura lana vergine
per quando il freddo
invaderà il cuore mio,
cucirò un foulard colorato
con la seta della tua pelle.

Mi vestirò di te….
delle tue notti insonni
e dei tuoi sogni più dolci
che saranno il mio pigiama,
sarai carezza lieve
sulla mia pelle nuda,
userò le fibre tue più calde
per mantenere il fuoco nel mio corpo,
userò tutta la stoffa che c’è in te
per fare capi unici.

Mi vestirò di te…..
perché senza di te
è come se fossi nudo.

G. Xartam 

PREGHIERA ALLA MADONNA DI FATIMA



  Il 13 maggio 1917 la Vergine Maria apparve per la prima volta in Portogallo, in un villaggio sperduto sugli altipiani dell'Estremadura ai tre pastorelli: Lucia Dos Santos e Francesco e Giacinta Marto.  Dopo questa prima apparizione la Madonna avrebbe dato appuntamento ai tre in quello stesso luogo per il tredici di ogni mese, fino al 13 ottobre, rivelando eventi futuri come la fine imminente della prima guerra mondiale e il pericolo di una seconda guerra ancora più devastante se gli uomini non si fossero convertiti.


PREGHIERA ALLA MADONNA DI FATIMA 


Maria, Madre di Gesù e della Chiesa, noi abbiamo bisogno di Te. Desideriamo la luce che si irradia dalla tua bontà, il conforto che ci proviene dal tuo Cuore Immacolato, la carità e la pace di cui Tu sei Regina.

Ti affidiamo con fiducia le nostre necessità perché Tu le soccorra, i nostri dolori perché Tu li lenisca, i nostri mali perché Tu li guarisca, i nostri corpi perché Tu li renda puri, i nostri cuori perché siano colmi di amore e di contrizione, e le nostre anime perché con il tuo aiuto si salvino.

Ricorda, Madre di bontà, che alle tue preghiere Gesù nulla rifiuta.

Concedi sollievo alle anime dei defunti, guarigione agli ammalati, prezza ai giovani, fede e concordia alle famiglie, pace all'umanità. Richiama gli erranti sul retto sentiero, donaci molte vocazioni e santi Sacerdoti, proteggi il Papa, i Vescovi e la santa Chiesa di Dio.

Maria, ascoltaci e abbi pietà di noi. Volgi a noi i tuoi occhi misericordiosi. Dopo questo esilio mostra a noi Gesù, frutto benedetto del tuo grembo, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.

 Amen



SII PRUDENTE - Nathan Zach

 


Buongiorno con una poesia ,contenuta nella raccolta "Sfavorevole agli adii", del poeta israeliano Nathan ZachNato a Berlino da ufficiale ebreo tedesco e madre cattolica italiana, la famiglia fuggì ad Haifa, in Israele,  nel 1936 in seguito all'ascesa del regime nazista. Considerato uno dei più eminenti del suo paese, vincitore nel 1995 del Premio Israele per la poesia e di altri premi nazionali e internazionali, Zach era professore di letteratura ebraica e comparata all'Università di Haifa .


SII PRUDENTE


Sii prudente.

La tua vita apri

solo a venti che portano carezza

di lontananza.

Sii prudente, ma non vigliacco:

non far finta di vivere.

Apri la tua vita,

apri le finestre al presagio di primavera.

Lascia entrare i venti

che ti parlano di lontananza,

di ignoto, di svolte e bivi e sentieri;

che ti spingono verso nuovi orizzonti.

È tempo di andare,

tempo di mettersi in cammino.

Tempo di ricominciare a respirare.


Nathan Zach


12 maggio 2022

HO PIANTO - Anaïs Nin






"Piango i miei mali: nel pianto v'è una certa voluttà, ed il dolore che si scioglie in lagrime trova un sollievo."

Publio Ovidio Nasone


HO PIANTO


Ho pianto perché

il processo grazie al quale sono divenuta donna

è stato doloroso.


Ho pianto perché

non sono più una bambina

con la fede cieca di una bambina.


Ho pianto perché

i miei occhi sono aperti sulla realtà.


Ho pianto perché

non posso più credere e io amo credere.

Posso ancora amare appassionatamente

anche senza credere.


Questo significa che amo umanamente.


Ho pianto perché

d’ora in avanti piangerò meno.


Ho pianto perché

ho perso il mio dolore

e non sono ancora abituata

alla sua assenza.

Anaïs Nin 

I PAPPAGALLI- Louis Figuier



Vivi in modo tale da non doverti vergognare di vendere il tuo pappagallo ai pettegoli della città.

(Will Rogers) 


I PAPPAGALLI

Malgrado il loro cinguettare aspro e rumoroso, i Pappagalli hanno saputo cattivarsi la simpatia dell’uomo per il loro strano talento di imitazione. Tengono a mente e ripetono, con somma facilità, le parole che si insegnano loro o che hanno inteso per caso. Talvolta anche imitano, con meravigliosa esattezza, il grido degli animali, il suono di vari strumenti di musica.

(Louis Figuier)

DA " I VIAGGI DI AMERIGO VESPUCCI"





" I VIAGGI DI AMERIGO VESPUCCI"

Amerigo Vespucci, nato a Firenze il  9 marzo 1454 e morto a Siviglia il  22 febbraio 1512,  navigatore, cartografo ed esploratore italiano, fu tra i primi ad esplorare il Nuovo Mondo,cui diede il nome America.
Furono sostanzialmente 4 i viaggi esplorativi più importanti al servizio di spagnoli e portoghesi.
Vespucci fu quasi sicuramente il primo europeo ad individuare l'estuario del Rio delle Amazzoni, durante il secondo viaggio lasciandoci le descrizioni dei popoli e della fauna incontrati, rimanendo colpito soprattutto  dai pappagalli, che così descrive:

« Quello che vidi fu...tanti pappagalli e di tante diverse specie che era una meraviglia; alcuni colorati di verde, altri di uno splendido giallo limone e altri neri e ben in carne; e il canto degli altri uccelli che stavano negli alberi era cosa così soave e melodica, che molte volte rimanemmo ad ascoltare tale dolcezza. Gli alberi che vidi sono di tale e tanta bellezza e leggerezza che pensammo di trovarci nel paradiso terrestre... »

Amerigo Vespucci 



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