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1 luglio 2021

LADY DIANA SPENCER




In ricordo di Lady Diana Spencer, l’unica principessa che non conobbe  mai conquistò il suo principe ma in compenso conquistò un intero popolo!
La vita della principessa si concludeva con un fatale incidente stradale il 31 agosto del 1997.
Ufficialmente La Mercedes nera sulla quale viaggiava si schiantava  a forte velocità contro il tredicesimo pilone sotto il tunnel del Pont de l'Alma a Parigi, probabilmente per sfuggire all'assalto dei paparazzi che volevano fotografarla insieme al suo nuovo compagno Dodi al-Fayed, figlio del discusso e ricchissimo proprietario dei magazzini Harrods a Londra.
Dodi e l'autista  Henry Paul , che risultò avere nel sangue  un tasso alcolico superiore al lecito, morirono sul colpo, mentre  Lady Diana e la guardia del corpo Trevor Rees -Jones, l'unico sopravvissuto, furono estratti vivi dalle lamiere. 
La principessa fu portata d’urgenza all'ospedale Pitié-Salpêtrière  dove morirà due ore più tardi per una emorragia interna.
Da subito però furono in molti a sospettare  l'ipotesi di un complotto ai danni della principessa,che la sua morte non fosse quindi accidentale .

Memorial Diane e Dodi - Magazzini Harrods a Londra

Si ipotizzò che Diana fosse incinta e ciò avrebbe   causato grave imbarazzo a corte, essendo Dodi di religione musulmana.
La stessa Diana aveva scritto di temere per la propria vita e  a lungo  il padre di Dodi si è battuto per dimostrare che l'incidente fu organizzato dai servizi segreti inglesi, anche se ben tre diverse inchieste hanno smentito quanto denunciato da Mohamed al Fayed: sia la polizia francese, che  Scotland Yard, e i magistrati britannici  sono arrivati alla stessa conclusione che  l'incidente fu causato  dall’alta velocità per sfuggire ai paparazzi unito all'elevato tasso di alcol dell'autista. 



 Diana aveva sposato ad appena vent'anni l'erede al trono del Galles, il principe Carlo,  nella St. Paul's Cathedral a Londra il 29 luglio 1981 e ben presto gli aveva dato i due figli William e Harry.
Nulla però potette fare per conquistare il cuore di Carlo che, da sempre innamorato di  Camilla Parker-Bowles, non smise mai di tradirla con lei.



 La principessa Diana e a’attore  John Travola nel 1985 mentre danzano ad una cena alla Casa Bianca sulle note di "You Should Be Dancing", dal film "La Febbre del Sabato Sera". 
L’abito blu notte di Victor Edelsten, indossato da Diana, fu da allora conosciuto come "Travolta dress"  e  venduto all'asta nel 2011 per oltre 500.000 dollari.


Tormentata e infelice, arrivando persino a soffrire di gravi problemi di bulimia, Diana fu comunque per anni  protagonista del jet-set, diventando un modello di eleganza e fascino, e alimentando le cronaca rosa , ma conquistandosi anche il titolo di “principessa del popolo”  per il suo prodigarsi nel sociale, impegnandosi tra l'altro nella lotta contro l’AIDS e nella campagna per la messa al bando delle mine antiuomo. 
Le immagini di Lady Diana accanto a personalità come il Dalai Lama, Madre Teresa di Calcutta e Nelson Mandela, a testimonianza del suo reale intento di aiutare il prossimo, la resero popolarissima e  amatissima dal mondo intero.
Alla fine Diana ebbe il coraggio di chiudere un matrimonio che le aveva causato tanto dolore e nel 1996 divorziò da Carlo, mantenendo però il titolo di Principessa di Galles. 


Lady D. e Madre Teresa di Calcutta



I funerali della sfortunata principessa furono celebrati  il 6 settembre 1997 a Londra,  nella cattedrale di Westminster , davanti a una immensa folla commossa e trasmessi in mondovisione.

LADY DIANA

Lunga, malinconica, insonne è l’attesa.
Nelle strade, una folla silenziosa, 
aspetta il passaggio d’una bara regale, 
avvolta nella bandiera. 
Ecco, viene, passa, cadono fiori
Sopra di essa, scendono lacrime amare
Da ogni viso, questo pianto convulso
È figlio dell’affetto. 
Chi piange la gente? Piange la Principessa 
Dal volto bello ma triste. 
Addio Principessa, tu stringi nelle mani scarne
La croce, tu stringi sul petto il dolore, 
tu porti nel cuore l’amore delle persone, 
tu conosci da oggi il destino crudele, 
tu dormi per sempre un lungo sonno silente. 
Addio Lady Diana, il ricordo vivrà nel tempo, 
la fiamma non si spegnerà: brillerà
viva, inestinguibile, perpetua, luminosa 
per l’eternità. 
Addio Principessa del popolo, ogni saluto
È testimonianza di riconoscenza, di sconforto, 
di rimpianto, di nostalgico ricordo, 
il mio pensiero un atto di rispetto, 
scritto sopra un foglio bianco. 

(Gianfranco Piastra)


Il corpo della principessa riposa nel Northamptonshire ,  nella tenuta della famiglia Spencer dove Lady Diana è cresciuta e ha vissuto fino al matrimonio con il principe Carlo.
La tomba, divenuta meta di pellegrinaggio, sorge in un  isolotto  chiamato Round Oval al centro di un laghetto  a circa 130 chilometri Londra.






2 giugno 2021

2 GIUGNO 1946 - NASCE LA REPUBBLICA ITALIANA



Buona festa della Repubblica!

2 GIUGNO 1946 - NASCE LA REPUBBLICA ITALIANA

Il 2 giugno 1946 l'Italia con un referendum istituzionale mandava in esilio la monarchia e proclamava la Repubblica.
L’ultimo re d’ Italia fu Umberto II di Savoia, successore di Vittorio Emanuele III e detto anche "Re di Maggio", a causa della breve durata del suo regno, che andò dal 9 maggio 1946 al 10 giugno dello stesso anno.
Il ruolo di Capo provvisorio dello Stato Venne affidato ad Alcide De Gasperi, presidente del Consiglio dei Ministri.
Il primo presidente della Repubblica fu Enrico de Nicola, nominato capo provvisorio dello Stato il 28 giugno 1946 dall'Assemblea Costituente e che con l'entrata in vigore della Costituzione assunse il titolo e le funzioni di presidente, mentre il primo presidente eletto secondo il dettato della Costituzione fu Luigi Einaudi il 12 maggio 1948.


Nell'ottobre del 1946, il Governo di De Gasperi istituì una apposita Commissione per bandire un concorso nazionale allo scopo di creare uno stemma che rappresentasse la Repubblica italiana.
 Il concorso, aperto a tutti, era basato su pochi elementi: esclusione rigorosa dei simboli di partito e inserimento della stella d'Italia, "ispirazione dal senso della terra e dei comuni".
Dopo due concorsi pubblici, ottocento bozzetti presentati e un percorso creativo lungo due anni, a risultare vincitore fu Paolo Paschetto, di Torre Pellice, in provincia di Torino, professore di ornato all'Istituto di Belle Arti di Roma e artista poliedrico che passava indifferentemente dalla xilografia alla grafica, dall'olio all'affresco, dalla pittura religiosa al paesaggio e che fu autore anche di numerosi francobolli, compresa "la rondine" della prima emissione italiana di posta aerea.


Il disegno di Paschetto fu sottoposto a ulteriori ritocchi da parte dei membri della Commissione e approvato il 31 gennaio 1948.
Il 5 maggio 1948 il Presidente della Repubblica in carica Enrico De Nicola, firma il decreto legislativo n. 535 e l'Italia repubblicana ha finalmente il suo emblema: una stella dai bordi rossi posta su una ruota dentata entrambe circondate da un ramo d' ulivo a sinistra e da uno di quercia a destra.
La stella è uno degli oggetti più antichi del patrimonio iconografico italiano ed è sempre stata associata alla personificazione dell'Italia, sul cui capo appunto, una stella splende raggiante.
Così fu rappresentata nell'iconografia del Risorgimento e così comparve, fino al 1890, nel grande stemma del Regno unitario.


 La stella caratterizzò, poi, la prima onorificenza repubblicana della ricostruzione, la Stella della Solidarietà Italiana e ancora oggi indica l'appartenenza alle Forze Armate del nostro Paese.
La ruota dentata d'acciaio, simbolo dell'attività lavorativa, traduce il primo articolo della Carta Costituzionale: "L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro".
Il ramo di ulivo simboleggia la volontà di pace della nazione, sia nel senso della concordia interna che della fratellanza internazionale, mentre la quercia incarna la forza e la dignità del popolo italiano. Entrambe le piante, oltretutto, appartengono al nostro patrimonio arboreo.



Dopo diverse "elaborazioni" della bandiera dalla Cispadana a quella del Regno Unito, con decreto legislativo del 19 giugno 1946, si stabilì invece la bandiera della Repubblica italiana, confermata dall'Assemblea Costituente nella seduta del 24 marzo 1947 e inserita all'articolo 12 della nostra Carta Costituzionale: "La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a bande verticali e di eguali dimensioni".

 La prima bandiera italiana portata in Firenze 
 (Francesco Saverio Altamura)

Erano stati due patrioti e studenti dell’Università di Bologna, Luigi Zamboni e Giovanni Battista De Rolandis, nell’autunno 1794, ad unire il bianco e il rosso delle rispettive città natie al verde, colore della speranza.
I due eroi volevano organizzare una rivolta per ridare al Comune di Bologna l’antica indipendenza perduta con la sudditanza allo Stato Pontificio ma furono scoperti e giustiziati, ma il loro tricolore apparve come coccarda sugli abiti dei patrioti nella sommossa di Bologna Il 14 novembre 1794.
Il 18 maggio 1796 i colori furono accettati da Napoleone, a Milano, che consegnò una bandiera a strisce verticali verde, bianca e rossa, alla Guardia Civica, alla Legione Lombarda e alla Guardia Nazionale.

Episodio delle cinque giornate di Milano
(Baldassare Verazzi)

 Il 18 ottobre 1796, il senato, riunito a Bologna e Modena, decretò la bandiera tricolore come simbolo della nuova Repubblica Cispadana, prima tappa di una nuova Repubblica italiana e infine nel 1797, a Reggio Emilia, il Parlamento della Repubblica Cispadana decreta "che si renda universale la Bandiera Cispadana di tre colori verde, bianco e rosso”.
Il 7 gennaio 1897 a Reggio Emilia, in occasione del primo centenario della bandiera, il grande poeta Giosuè Carducci, pronunciò un discorso in cui dava un suo significato ai tre colori: «Il bianco, la fede serena alle idee che fanno divina l’anima nella costanza dei savi; il verde, la perpetua rifioritura della speranza a frutto di bene della gioventù dei poeti; il rosso, la passione ed il sangue dei martiri e degli eroi!».


21 marzo 2021

ARTON SENNA - Anna Maria Spadafora




In ricordo del pilota brasiliano Ayrton Senna, nato a San Paolo il 21 marzo del 1960  e scomparso, in seguito a un incidente nel Gran Premio di San Marino, il 1° Maggio 1994...

AYRTON SENNA

Rombava assordante il motore
 che aggredì l'infausta pista,
 percorrendo solo pochi metri,
 col fondo che sprizzava scintille
 e chissà se ti rombava anche  il  cuore,
 mentre perdevi il controllo del tuo destino.

Un beffardo sussulto di speranza
 a quel piccolo cenno del capo
 poi tutto sembrò fermarsi e tacere
 e all'improvviso l’azzurro del cielo strideva.

Chissà se presagivi che presto 
si sarebbe arrestata la tua corsa
 ma di certo lo sapevano i tuoi occhi che, 
sempre offuscati da incontenibile malinconia,
 sembravano già guardare  lontano…
  
Lo schianto fatale ti consacrò immortale eroe
 e tu, che della pioggia eri l’indiscusso re, 
ora sei dove più nessuna intemperia c’è
 a dimostrare di essere più veloce del vento.
  
In quell’impatto si schiantarono anche tanti cuori
 non solo di chi ti amava e ammirava,
 ma anche di chi ti biasimava e disapprovava,
 poiché la morte il potere ha
 di annullare il livore
 e riunire tutti nel dolore.

Certo neppure Dio potrà avercela con te
 perché la voglia che avevi di vincere
 era più esigente della voglia di vivere.
 Ayrton, fisicamente non sei più qui,
 ma il tuo ricordo non potrebbe essere 
più vivo di così.

(Anna Maria Spadafora)




Tre volte Campione del mondo di Formula 1 nel 1988, 1990 e 1991, Ayrton Senna è considerato uno dei piloti di Formula 1 più forti di tutti i tempi, dimostrandosi un campione assoluto sia in condizioni di asciutto che in condizioni di pioggia, riuscendo spesso in rimonte entusiasmanti.
Particolarmente veloce sul giro in prova, Senna ha ottenuto nella sua carriera 65 pole position e 41 vittorie, tuttora è il terzo pilota in classifica per numero di pole e quinto per il numero di vittorie.
Al di là dei suoi eccezionali successi sportivi, anche umanamente Ayrton Senna aveva grandi doti.
Solo dopo la morte fu infatti reso noto che Senna dava in beneficenza parte dei guadagni che accumulava grazie alla sua attività di pilota e che nel testamento aveva destinato ad opere di carità grosse somme.


Durante l'anniversario dei dieci anni dalla scomparsa del campione brasiliano, la sorella Viviane  rese pubblico che nella vettura con cui Ayrton corse quel tragico giorno portava con sé la bandiera austriaca, con l'intenzione di sventolarla in caso di vittoria in onore di Roland Ratzenberger, il pilota morto durante le qualifiche proprio il giorno prima.


Profondamente religioso, Senna nella valigia portava sempre con sé una Bibbia e prima di ogni partenza ne leggeva un passo; in una intervista, dichiarò di aver visto Dio accanto a lui, sullo schieramento di partenza del Gran Premio del Giappone del 1988.
Sulla sua tomba, a San Paolo del Brasile, è scolpita una citazione dalla Lettera di Paolo ai Romani 8,39: "Nada pode me separar do amor de Deus", in italiano "Niente mi può separare dall'amore di Dio".



Statua di bronzo di Senna, proprio vicino alla curva del Tamburello all’Autodromo di Imola dove il pilota perse la vita, opera dell’artista Stefano Pierotti.
Sul monumento una frase di Ayrton: "Credo di essere molto lontano da una maniera di vivere che mi piacerebbe"


18 marzo 2021

18 MARZO Giornata nazionale per le vittime italiane del covid - poesie tratte da "IL DOLORE DELLA CASA" di Gian Piero Stefanoni




 Era il 18 marzo 2020 quando a Bergamo, una delle città più colpite dalla prima ondata di Covid -19, i camion dell’esercito sfilavano con il loro funebre carico, trasportando fuori città le centinaia di bare che non trovavano più posto nel cimitero.
Le immagini, drammaticamente indimenticabili, hanno suscitato commozione e terrore in tutti e proprio in memoria di quel doloroso ricordo, il Senato ha approvato rapidamente la legge che istituisce la Giornata nazionale per le vittime della terribile pandemia da celebrare, per l'appunto, ogni 18 marzo. 
La cerimonia commemorativa si è svolta a Bergamo, dove è stata deposta una corona di fiori al Cimitero Monumentale e il presidente del Consiglio ha richiesto anche l’esposizione a mezz'asta delle bandiere nazionali ed europee sugli edifici pubblici e un minuto di silenzio.


Le chiamiamo vittime, ma ognuna di loro aveva un'identità e una famiglia alla quale sono state strappate e la pandemia non ha guardato in faccia nessuno, portandosi via persone di ogni età.
Molte di queste vittime hanno contratto il virus e perso la vita per svolgere generosamente il loro lavoro, in luoghi a stretto contatto con i contagiati, con mascherine e occhiali obbligatori tenuti così a lungo da lasciare dolorosi segni.
A loro va un riconoscente, enorme GRAZIE!
A rappresentazione di queste vittime, ho scelto alcune poesie tratte dalla raccolta "Il dolore della casa", dedicate ai compianti del Covid.
Non resta che augurarci che la pandemia diventi presto solo un funesto ricordo…

 Disegno di Paola, ausiliaria di Siena, per dare forza 
e augurare buona Pasqua ai “bianchi guerreri”.


 CHIARA FILIPPONI

Anestesista di Portogruaro, primo medico deceduto in Italia (per concausa) da corona virus il 7.3.2020. 


Sei stata la prima,
da te che gestivi il sopore del corpo
la coscienza: il camice
pronto a cedere ha ceduto,
persa la presa nel sonno.


Del virus hai detto
l'acritica funzionalità del colpo,
la fragilità della scienza
nell'immagine di un silenzio
che però ora non tocca.
Le perle infatti
ancora circondano la bocca,
nel sorriso, nella luce digitale della nostra foresta.

(Gian Piero Stefanoni)




DANIELA TREZZI

Infermiera di trentaquattro anni della terapia intensiva del San Gerardo di Monza (uno dei maggiori fronti della pandemia). Si è tolta la vita il 24 marzo: "Viveva in un pesante stress per la paura di aver contagiato altri" (Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche).

Dobbiamo ricordare i vivi
grazie anche a chi, per loro,
vivo non è più.  Che non è
un facile bando la regola della memoria
ma nei fatti del sangue il passaggio,
l'ossigenato fluire dalle mascherine
da una esistenza offesa. 

Con te però il sudario 
raccoglie lo scrupolo, il terrore 
esploso negli occhi di un dare infetto, 
dentro le corsie una malattia d'amore
probabilmente vinta. 

Resta un qualcosa di più grande
però in ciò che t' ha spazzata,
di più vasto. La donna che teme, 
e che avanza se cade infatti non è muta 
nel grido della terra che reclama,
che in te ancora può. E non cessa.

(Gian Piero Stefanoni)


LI WENLIANG

Oculista all'ospedale centrale di Wuhan uno dei primi medici a riconoscere la pericolosità della polmonite di Wuhan lanciando l'allarme sul virus il 30.12.2019. Ammonito dalla polizia "per aver fatto commenti falsi su internet" muore dopo aver contratto il Covid-19 sul  lavoro il 7.2.2020.  Il 2 aprile dello stesso anno è stato dichiarato martire ed eroe nazionale.

La legge smentisce- 
e punisce- i fabbricatori 
di notizie fuori dallo stato.

Per questo ti pronuncia del virus
il primo segno, l'incredulità 
nel destino di Cassandra.

Ma tu giovane oculista 
hai risposto 
all'elementare rispondenza 
del dato, al confine invisibile 
che pronuncia della scienza l'allarme.

A questo educato, 
a questo esposto
nella norma della cura, 
nella norma dell'assenso  
che è della vita ora riposi.

(Gian Piero Stefanoni)


LAMENTAZIONI

Ricomincia da ciò che sai,
da ciò che puoi cuore mio 
ora che la sera muta i legami
e la notte non ha corpo
a cui cedere il sangue.

Ricomincia dalle tue morti,
dagli abbandoni precoci, 
reimpara l'assenza, la misura 
esatta e sola della carne.

Qui freme la sottrazione
la parte mutila del mondo,
accorda in una medesima nota
una vita che non ha terra, 
e che non torna.

Siamo nel grande pianto.

(Gian Piero Stefanoni)

Ringrazio Gian Piero Stefanoni, gentilissima persona ed eccellente  poeta, per avermi concesso di pubblicare le sue poesie. 







10 agosto 2019

LA COMETA - Maria Luisa Spaziani


Buona notte di San Lorenzo, augurandoci di vedere uma pioggia di stelle cadenti così da poter esprimere tanti desideri!

LA COMETA

Quel mio amore per lui aveva ali di cera
lunghe le ali sembravano eterne
battevano il cielo sicure, sfioravano picchi,
puntavano al sole con nervature nervine.

Fuse le ali ormai mi ricrescono dentro,
soltanto ora perdute mi diventano vere,
e ai cuori incauti grido: la passione è un fantasma
troppo importante, uomini, per potersi incarnare.

Chiomate vaganti comete di Halley, presagi
disastri prodigi che infiammano e gelano il sangue,
nessuno osi fissarvi, si arrischi a sfiorare
coaguli di pura lontananza – morgane.

Maria Luisa Spaziani

SAN LORENZO DIACONO - 10 AGOSTO

"Mea nox obscurum non habet, sed omnia in luce clarescunt"
 ("La mia notte non conosce tenebre, tutto risplende di luce" )
San Lorenzo Martire, Liturgia delle Ore

SAN LORENZO


 San Lorenzo è, dopo Santo Stefano, uno dei martiri più venerati della Chiesa. 
La fama del santo molto probabilmente è dovuta alla leggenda secondo la quale, durante la notte del 10 agosto - data in cui fu martirizzato e pertanto a lui consacrata- il cielo "piangerebbe"  le lacrime da lui versate durante il suo atroce martirio sotto forma di stelle cadenti.
In base ad altre versioni, le stelle cadenti rappresenterebbero invece i tizzoni ardenti su cui San Lorenzo fu, da tradizione, martirizzato.
 Da ciò trae origine la credenza popolare secondo cui chi in questa notte vedrà una stella cadente e guardandola ricorderà il supplizio del Santo Diacono, potrà chiedere una grazia o, in linguaggio più comune, esprimere un desiderio con buone speranze di realizzazione.
Padroni di crederci o meno, reale è che questa notte dell'anno è una delle più propizie per vedere le scie luminose  prodotte dallo sciame meteorico delle Perseidi, popolarmente dette stelle cadenti.


Beato Angelico - San Lorenzo distribuisce le elemosine

Si ritiene che San Lorenzo fu arso vivo a fuoco lento  il 10 agosto del 258 d.C. quindi, il suo emblema è la graticola (strumento del supplizio)  e  viene  invocato soprattutto da coloro che per lavoro  rischiano bruciature come pompieri ,cuochi, pasticcieri, vermicellai,  rosticcieri e lavoratori del  vetro .
Considerato altresì patrono dei diaconi, Lorenzo viene generalmente raffigurato come un giovane diacono rivestito della dalmatica, cioè la lunga veste liturgica, con il ricorrente attributo della graticola o, in tempi più recenti, della borsa del tesoro della Chiesa romana da lui distribuito, secondo i testi agiografici, ai poveri.
Santo protettore pertanto anche dei poveri  e ancora, poiché  era  custode di libri sacri, anche di bibliotecari e librai.
 Secondo un’antica leggenda, San Lorenzo ogni venerdì scende nel Purgatorio per liberare un’anima e portarla in Paradiso, pertanto è invocato persino contro le fiamme del Purgatorio.

Juan de Miranda- San Lorenzo martire, 1785 circa
Chiesa della Concezione- Santa Cruz de Tenerife

Riguardo alla sua vita le notizie sono piuttosto scarse, ma si ritiene che Lorenzo fosse originario della Spagna e più precisamente nato nel 225 a Huesca, antica cittadina dell’Aragona, regione ai piedi dei Pirenei.
Di famiglia nobilissima e santa, fin da bambino si astenne sempre da ogni divertimento puerile e fu modello di docilità e innocenza.
Ancora giovinetto Lorenzo fu inviato alla celebre università di Saragozza per completare gli studi umanistici e teologici, come allievo del futuro papa Sisto II, insegnante tra i conosciuti e apprezzati dell’epoca.
Tra maestro e allievo nacque  una grande amicizia  e collaborazione che li portò a trasferirsi dalla Spagna a Roma per meglio servire la Chiesa.

Papa San Sisto II incontra S. Lorenzo mentre è condotto al martirio
 Vetrata della Basilica di S. Patrizio -  Ottawa

Il 30 agosto 257 Sisto II venne eletto Papa  e affida a  Lorenzo il compito di arcidiacono della Chiesa Romana,  corrispondente all’ attuale dignità cardinalizia, ruolo che gli consentiva di assistere il papa nella celebrazione dei riti,  distribuire l’Eucaristia e amministrare le offerte donate alla Chiesa.
Mentre la Chiesa si espandeva sempre più fra i pagani, soprattutto grazie alla fervente predicazione di Lorenzo, nel 258 l'imperatore Valeriano scatenava una nuova persecuzione cristiana, che secondo San Dionisio fu tra più terribili.
Tra i perseguitati, il vescovo Cipriano di Cartagine, che morirà decapitato e lo stesso papa Sisto II, catturato mentre celebrava l'Eucaristia nelle catacombe di San Callisto e decapitato con quattro diaconi il 6 agosto del 258.
Come spesso capita nelle persecuzioni e nelle guerre, la motivazione decisiva a scatenare l’ennesimo bagno di sangue, fu in realtà un fattore economico: era, infatti, forte la convinzione che la Chiesa avesse accumulato grandi ricchezze su cui l'impero romano, sempre più in crisi, bramava mettere le mani per risollevarsi.
Lorenzo, in quanto tesoriere,  fu quindi  inevitabilmente  fermato e la tradizione narra che gli  fu promessa salva la vita se avesse consegnato i tesori della Chiesa entro tre giorni.
Lorenzo usò però il tempo a disposizione per distribuire ai poveri tutto quanto  in suo avere, per poi presentarsi al cospetto del prefetto accompagnato da una turba di malati, storpi ed emarginati pronunciando le leggendarie parole:“ Ecco, questi sono i nostri tesori: sono tesori eterni, non vengono mai meno, anzi crescono sempre”.

San Lorenzo distribuisce gli arredi sacri ai poveri 
Bernardo Strozzi - 1615-1620 circa
Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini - Roma


Ciò scatenò il furore di Valeriano e Lorenzo fu ovviamente condannato a morte per la disobbedienza.
 Riguardo al modo in cui fu giustiziato, un’antica “passione” raccolta da sant’Ambrogio, precisa: "Bruciato sopra una graticola", un supplizio che ispirerà opere d’arte, testi di pietà e detti popolari per secoli.
 Ambrogio si dilunga, dapprima, sull'incontro e sul dialogo fra Lorenzo e il Papa, poi allude alla distribuzione dei beni della Chiesa ai poveri, infine menziona la graticola, strumento del supplizio, rimarcando la frase con cui l'arcidiacono della Chiesa di Roma, rivolgendosi ai suoi aguzzini dice:” Assum est... versa et manduca”, ossia : "E' cotto... girami e mangia".
Probabilmente fu per via di questo passo che si diffuse nel Medioevo la macabra credenza secondo cui il corpo del martire fu fatto a pezzi e dato in pasto alla plebe pagana, in preda  alla fame a causa di una grave carestia.


 Il Martirio di San Lorenzo - Cesare Giuliani

Studi più approfonditi, però dichiarano leggendaria questa tradizione, poiché pare che Valeriano non avesse ordinato torture ai cristiani, e propendono più per la decapitazione di Lorenzo, proprio come Sisto II, San Cipriano e tanti altri in quel periodo.
 Il corpo di Lorenzo fu tumulato sulla via Tiburtina e sulla sua tomba, agli inizi del IV secolo, l’imperatore convertito Costantino fece edificare un piccolo oratorio, ampliato e abbellito in seguito da Pelagio II tra il 579 e il 590.
Fu invece Sisto III, tra il 432 e il 440, a far costruire la grande basilica a tre navate, con l'abside appoggiata all'antica chiesa.
Dobbiamo però a Onorio II, nel XIII secolo, l’unificazione dei due edifici che costituiscono la basilica tuttora esistente e restaurata nel XX secolo dopo i danni del bombardamento americano su Roma del 19 luglio 1943.
 Secondo una tradizione un soldato romano che assistette al supplizio, raccolse con uno straccio gocce di sangue e grasso mentre il martire spirava e portò la reliquia al paese di Amaseno, in provincia di Frosinone, dove tuttora è custodita e ogni 10  agosto, avviene il miracolo della liquefazione del Sangue di S. Lorenzo, proprio come accade a Napoli con il  sangue di San Gennaro.
Nonostante i dubbi sullo svolgimento del martirio, non vi sono dubbi sull'esistenza del santo, sul luogo del martirio e sulla data della sepoltura.



Basilica di  San Lorenzo fuori le mura - Roma



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