25 dicembre 2016

AUGURIO - Agatha Christie Mallowan


Con l'augurio che a tutti le feste natalizie  portino davvero in dono il divino AMORE: perché dove c'è amore,a seguito  arrivano PACELETIZIA!

AUGURIO

Lode al gaio ceppo festivo!
Balzate fiamme balzate gioiose.
salute alla coppa colma di vino!
spumeggia allegro roseo liquore.
Dorme nella mangiatoia il bambino.
Ragliare d’asini muggire di buoi
chiocciar di galline e canti di galli.
trabocca di gente stasera l’albergo
in alto una stella splende e riluce
prega il pastore accanto al suo gregge
recano i Magi il dono regale
cantano gli angeli in alto nel cielo
annunciano il dono divino d’amore.
Presto bambini svegliatevi tutti
svegliatevi e udite l’angelico canto
lasciate il sonno
è giunto ormai il giorno
il giorno glorioso
è giunto Natale!

Agatha Christie Mallowan

24 dicembre 2016

PICCOLO ALBERO - Edward Estlin Cummings



Buon Natale danzando e cantando tutti insieme attorno all'albero!

PICCOLO ALBERO

Piccolo albero
piccolo muto albero di Natale
sei così piccolo che
sembri piuttosto un fiore;
chi ti ha trovato nella foresta verde
e ti dolesti tanto di venir via?
Vedi io ti conforterò
perchè hai un odore tanto dolce.
Bacerò la tua fresca corteccia
e ti terrò stretto al sicuro
come farebbe tua madre,
ma tu non avere paura,
guarda i lustrini
che dormono tutto l'anno in una
scatola scura
e sognano d'esser presi fuori e
poter luccicare,
le palline, le catenelle rosso e oro
i fili lanuginosi
alza le tue piccole braccia
e te li darò tutti da tenere,
ogni dito avrà il suo anello
e non ci sarà un solo posto
scuro o infelice:
poi quando sarai completamente
vestito,
starai ritto alza finestra che tutti
ti vedano
e come ti guarderanno con tanto
d'occhi;
oh, ma tu sarai molto orgoglioso
e la mia sorellina e io ci piglieremo
per mano
e tenendo gli occhi fissi al nostro
bell'albero
danzeremo e canteremo.

  Edward Estlin Cummings


IL BASTONCINO DI ZUCCHERO NATALIZIO


IL BASTONCINO DI ZUCCHERO 

Uno dei simboli di Natale che più allettano soprattutto i bimbi è il bastoncino di zucchero, di cui ormai in commercio sono numerosissime le varianti sia di gusto sia di colore.
La tradizione vuole, però il bastoncino esclusivamente bianco e rosso e al sapore di menta piperita, perché l’intenzione del pasticcere tedesco che circa 300 anni fa lo realizzò, era di preparare un dolce che rappresentasse il nostro Salvatore Gesù, ispirandosi ai versetti della Bibbia. 
Iniziò dalla forma J" che è sia l’iniziale di Jesus” (Atti 4:12), che la riproduzione stilizzata di un bastone da pastore per rappresentare Gesù come pastore di anime (Giovanni 10:11).
Come unico ingrediente usò caramello solidificato così come “Gesù, è la solida roccia su cui sono costruite le nostre vite” (Matteo 16:18).
Anche i colori hanno un significato preciso: il bianco indica la purezza e l’assenza del peccato in Gesù, mentre il rosso rappresenta il sangue di Cristo versato per i peccati del mondo (Giovanni 10:11); persino le strisce indicano le frustate date a Gesù dai soldati romani (Isaia 53:5).
La scelta del gusto ricadde sulla menta piperita perché simile all'issopo (altra pianta aromatica della famiglia della menta) usato secondo il Vecchio Testamento per purificare e sacrificare e chi è più puro e sacro di Gesù, agnello di Dio sacrificatosi per i peccati del mondo?
Fu invece August Imgard, emigrato dalla Germania al nord dell’America, che per primo nel 1847 appese un bastoncino di zucchero a un ramo del suo albero di Natale e da allora oltre che come goloso dolciume il bastoncino diventa pure una decorazione natalizia: è, infatti, dopo quella data che nei decenni successivi iniziarono a mostrare alberi di Natale addobbati con bastoncini di zucchero nelle cartoline d'auguri.
E dopo averne conosciuta la storia, i bastoncini a Natale non potranno più mancare…



AGRIFOGLIO - Gianny Mirra



Auguri di buone feste con un ramoscello di agrifoglio che si dice protegga dai demoni e porti prosperità e fortuna.
In tempi antichi,  pare inoltre che, essendo una pianta economica e resistente, fosse l’unica con cui anche le famiglie più povere potessero decorare le proprie case e questa è una delle ragioni per cui, tra le piante natalizie, l’agrifoglio è storicamente la più amata!

AGRIFOGLIO

Neve sui boschi d'aceri
pietre e pirite
come pezzi di stelle,
foglie verdi e bacche rosse
sui cespugli di Natale.
Un asinello guarda fuori dalla stalla
con occhi umili
e fiato caldo,
un bambino fa il pupazzo di neve
una carota per naso
e la sciarpa al collo.
Profumo di panettone,
dolci all'uvetta,
le finestre con le lucine
il camino acceso
ed il gatto vicino la porta.
Luccicano capelli d'angelo
sul biancospino
davanti ai villini,
dorati riflessi di paradiso
nelle candele accese
sui davanzali.
Candide note di freddo e silenzio
nelle notti di dicembre
dal muso duro,
perline argento sui i rami d'agrifoglio
tra il ghiaccio del gelo
ed una preghiera dal cuore.

Gianny Mirra

LA STORIA DELL'AGRIFOGLIO




STORIA DELL'AGRIFOGLIO

L'usanza di decorare la casa con ramoscelli  di agrifoglio è una delle più antiche e gioiose tradizioni natalizie.
Si credeva che le foglie acuminate e pungenti come armi di difesa avessero il potere di scacciare gli spiriti maligni. Oggi si tiene volentieri in casa un ramo di agrifoglio; il fatto che sia una pianta sempreverde, é promessa di vita perenne e le sue bacche rosse esprimono gioia ed esultanza.
Perciò l'agrifoglio si accompagna bene alla letizia che circonda la nascita di Gesù, alle campane festose, alle risa dei bambini, alle melodie.
I rami di agrifoglio hanno una loro storia. I
 romani usavano regalarlo agli sposi novelli in segno di augurio e di simpatia. Quando invasero la Britannia, essi stupirono di notare che l'agrifoglio era considerato pianta sacra.
I
 Druidi, sacerdoti di quel paese appendevano rami di agrifoglio nelle loro abitazioni per onorare con amore gli spiriti della foresta, e dopo di loro questa usanza continuò ad essere rispettata, con l’intento di allontanare sortilegi e fulmini, di propiziare la fertilità degli animali e della terra, e soprattutto la protezione dalle presenze malevole e dalla sfortuna.
Le spine appuntite delle sue foglie, infatti, mostrano senza alcun dubbio la sua funzione di difesa naturale, di combattività verso ciò che è pericoloso o ostile, di reazione attiva agli stati d’essere negativi.

I fiorellini bianchi dell’agrifoglio, appesi alla maniglia della porta di casa, si credeva ostacolassero l’entrata di persone o entità dannose, e questa forza magica si pensava fosse ancora più forte e potente se la porta stessa fosse stata costruita con il suo legno duro e resistente. Soprattutto durante le feste del Solstizio e del Natale una simile protezione sarebbe stata auspicabile, dato che in tal periodo i folletti del bosco si sbizzarriscono e sono molto più dispettosi del solito, con i loro scherzi e le loro malefatte.
Un’altra proprietà magica dell’agrifoglio era quella di ammansire gli animali selvatici e imbizzarriti, nonché quella di rendere più dolce e sopportabile il gelo dell’inverno, proprio come un piccolo Sole che agiva in modi misteriosi, forse scaldando e rallegrando l’anima più che il corpo.
Come
 albero simbolo del Solstizio d’Inverno, l’agrifoglio è anche legato alla parte calante dell’anno, quella che dal momento di maggior splendore del Sole porta al momento più buio e freddo. Esso rappresenta il Vecchio dell’anno passato, il Re Agrifoglio dalla lunga barba bianca e dal sorriso radioso che porta i suoi regali a chi ha conservato in sé uno spirito bambino.




Egli, che a seconda delle tradizioni assume nomi diversi, non è altri che il dolce e caro Babbo Natale, che proprio per non dimenticare le sue antichissime origini, ancora oggi porta tradizionalmente un rametto di agrifoglio sul berretto.
In 
Irlanda, se si ricevevano rami d’agrifoglio prima del Solstizio, questi venivano spazzati fuori subito dopo il Solstizio stesso, poiché non era di buon auspicio conservare le cose dell’anno vecchio, ed inoltre in tal modo si spazzava via tutto ciò che apparteneva al passato, potendo poi cominciare un nuovo ciclo più leggeri e con lo sguardo rivolto non indietro, ma avanti a sé.
Come accennato, l’agrifoglio era connesso anche alla 
Fortuna che poteva pervenire dei regni sottili. Questa sua magica caratteristica compare in una delle antiche leggende irlandesi appartenente al Ciclo di Finn McCumhail, nella quale si racconta che le tre figlie di Conanan possedevano tre fusi costruiti con il suo legno. Su di essi le tre Donne avevano posto matasse di filo fatato ed avevano filato la sorte di Finn e dei suoi guerrieri, provocando il loro imprigionamento e forse, con esso, una delle prove che essi avrebbero dovuto superare.
In questo senso, l’agrifoglio risulta essere vicino alle
 sacre Filatrici del Destino, nonché loro stesso strumento per determinare la sorte degli uomini posti sotto la loro protezione.
Sempre tra i 
celti, con il legno dell’agrifoglio si costruivano le lance e gli scudi dei guerrieri. Anche in questo caso appaiono chiaramente le funzioni di attacco alle forze ostili e, al contempo, difesa da esse, esercitate dalla pianta e probabilmente resi ancor più potenti ed efficaci dai suoi influssi sottili.
Anche i
 neonati potevano essere protetti da questo magico arbusto; per questo venivano spruzzati con l’Acqua di Agrifoglio, preparata come infuso delle foglie oppure come distillato.
Infine, pare che un 
antico incantesimo usasse l’agrifoglio per attirare i desideri del cuore. Se ne dovevano raccogliere nove foglie da una pianta non troppo spinosa, dopo la mezzanotte di un venerdì, nel più completo silenzio. Le foglie dovevano essere avvolte in un panno bianco, alle cui due estremità si dovevano fare nove nodi. Il sacchettino andava quindi riposto sotto al cuscino e ciò che si sarebbe intensamente desiderato, poggiandovi sopra la testa, si sarebbe presto avverato.
Alcune tribù adoperavano il legno bianco e duro dell'agrifoglio per foggiare le impugnature delle loro armi.




 Quando Colombo scoprì l'America, trovò che gli indiani tenevano in gran conto le piante di agrifoglio; se ne fregiavano come di un distintivo di coraggio durante le battaglie; ne piantavano arbusti davanti alle capanne per tenere lontano gli spiriti maligni, bevevano decotti di foglie e di bacche per acquistare forza.
L’agrifoglio infatti possiede una scarsa tossicità che ne permette l’
utilizzo curativo, ad eccezione delle sue bacche che, sebbene anticamente usate, sono velenose per l’uomo in quanto provocano forte diarrea e vomito.
Le 
foglie, invece, usate in infusi, decotti, vini medicinali o sciroppi, sono un rimedio ottimo contro reumatismi e artrite, nonché contro l’influenza, la febbre e la tosse forte e persistente.
Anche la
 corteccia, in modo simile alle foglie, abbassa la temperatura 
corporea e, inoltre, calma i disturbi legati al fegato.
Anche il
maté, la più diffusa bevanda dell'America meridionale, é preparata con foglie di agrifoglio; ha proprietà stimolanti perché contiene caffeina in quantità superiore a quella del caffé. Quanto alle bacche rosse, esse sono uno dei cibi preferiti dal pettirosso.

COLTIVAZIONE DELL'AGRIFOGLIO




     COLTIVAZIONE DELL' AGRIFOGLIO

L'agrifoglio che si vede a Natale è uno degli arbusti più resistenti e più coltivati al mondo che appartiene alla famiglia delle Aquifoliacee
Anche detto aquifoglio, alloro spinoso, pungitopo maggiore, il suo nome botanico è Ilex aquifolium.
Il nome deriva dal latino “acrifolium”, ovvero “acer”, (acuto) e “folium” (foglia) in riferimento alle foglie pungenti.
Ne esistono circa 400 specie arbustive o arboree, di cui alcune a foglia caduca; sono coltivate come piante ornamentali da molto tempo e al giorno d’oggi il numero degli ibridi e delle varietà ha largamente superato quello delle specie    
Cresce su terreni abbastanza sabbiosi e acidi, in luoghi abbastanza protetti dalla vegetazione per poter sopravvivere ai freddi invernali troppo rigidi, come nei pascoli boschivi o al limitare dei boschi. 
La sua altezza può raggiungere i 10 o 12 metri, che raramente supera, mentre l’età che può sfiorare è di circa 300 anni.


Coltivato come arbusto, non supera i 4-5 m.
Possiede una corteccia liscia, grigia o bruno-verde; il suo legno è molto duro, resistente e pesante, tanto da affondare, se posto in acqua, anche quando è secco. Questa durezza è data soprattutto dalla crescita della pianta, che è molto lenta.
Le sue belle foglie, un po’ accartocciate e contornate da spine molto aguzze, sono lucidissime, piuttosto dure e cerose, di colore verde scuro nella pagina superiore e verde più chiaro su quella inferiore.

 Si tratta di un arbusto dioico, che cioè sono presenti i fiori maschili e femminili, con chioma piramidale, corteccia liscia grigia e rami verdastri. Solo i fiori femminili daranno le drupe, cioè le bacche dal caratteristico color rosso brillante.



I fiori, che compaiono non prima dei 20 anni d’età, sono piccoli, bianchi o appena rosati, e leggermente profumati; sbocciano alla fine della primavera, a maggio e giugno.
Le bacche, invece, arrivano con l’autunno e permangono per tutto l’inverno, costituendo uno dei cibi preferiti da molti tipi di uccelli, tra i quali il tordo e, soprattutto, il pettirosso, che le ama in modo particolare. Il loro colore, inizialmente verde, diventa poi un bel rosso vivo e brillante.




Cure: sopporta perfettamente la potatura quando è necessaria
Esposizione: dalla mezz’ombra al sole pieno. Nelle regioni fredde, sempre in pieno sole.
Temperatura: sopporta un clima variabile, ma soffre il freddo troppo intenso.
Annaffiatura: circa 2 alla settimana.
Riproduzione: per seme, in autunno o all’inizio della primavera. Anche per talea alla fine dell’inverno.
Terreno: l’agrifoglio preferisce terreni acidi, leggeri, ricchi di humus, che restino freschi d’estate. Molto resistente, si adatta però benissimo a qualsiasi suolo, anche o quelli un po’ calcarei.

Potatura essendo una pianta a crescita lenta, la potatura dell’agrifoglio, se necessaria, va effettuata tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, nel periodo in cui le piante non hanno ancora iniziato il loro nuovo sviluppo vegetativo. Se necessario, si può ripetere la potatura a metà dell’estate ma non è consigliabile eseguirla alla fine del periodo estivo perché i germogli che nascono dopo la potatura potrebbero essere troppo teneri per resistere alle gelate dell’inverno. La potatura effettuata in primavera, potrebbe invece comportare l’assenza di fioritura e quindi di drupe.


LEGGENDE SULL'AGRIFOGLIO




Cercavo una leggenda sull'agrifoglio e ne ho trovato addirittura  tre!
       
LA LEGGENDA SULL' AGRIFOGLIO

Il pastorello si sveglia all'improvviso. In cielo v'è una luce nuova: una luce mai vista a quell'ora. Il giovane pastore si spaventa, lascia l'ovile, attraversa il bosco: è nel campo aperto, sotto una bellissima volta celeste. 
Dall'alto giunge il canto soave degli Angeli.
- Tanta pace non può venire che di lassù - pensa il pastorello, e sorride tranquillizzato.
Le pecorine, a sua insaputa, l'hanno seguito e lo guardano stupite.
Ecco sopraggiungere molta gente e tutti, a passi affrettati, si dirigono verso una grotta.
- Dove andate? - chiede il pastorello.
- Non lo sai? - risponde, per tutti, una giovane donna. -
È nato il figlio di Dio: è sceso quaggiù per aprirci le porte del Paradiso.
Il pastorello si unisce alla comitiva: anch'egli vuole vedere il Figlio di Dio. A un tratto, si sente turbato: tutti recano un dono, soltanto lui non ha nulla da portare a Gesù. Triste e sconvolto, ritorna alle sue pecore. Non ha nulla; nemmeno un fiore; che cosa si può donare quando si è così poveri?
Il ragazzo non sa che il dono più gradito a Gesù è il suo piccolo cuore buono.
Ahi! Tanti spini gli pungono i piedi nudi. Allora il pastorello si ferma, guarda in terra ed esclama meravigliato: - Oh, un arbusto ancor verde!
È una pianta di agrifoglio, dalle foglie lucide e spinose.
Il coro di Angeli sembra avvicinarsi alla terra;  c'è tanta festa attorno. 
Come si può resistere al desiderio di correre dal Santo Bambino anche se non si ha nulla da offrire? Ebbene, il pastorello andrà alla divina capanna; un ramo d'agrifoglio sarà il suo omaggio.
Eccolo alla grotta. Si avvicina felice e confuso al bambino sorridente che sembra aspettarlo. Ma che cosa avviene? Le gocce di sangue delle sue mani, ferite dalle spine, si trasformano in rosse palline, che si posano sui verdi rami dell'arbusto che egli ha colto per Gesù.
Al ritorno, un'altra sorpresa attende il pastorello: nel bosco, tra le lucenti foglie dell'agrifoglio, è tutto un rosseggiare di bacche vermiglie.
Da quella notte di mistero, l'agrifoglio viene offerto, in segno di augurio, alle persone care.



LE LACRIME DELL' ORFANELLO

Un piccolo orfanello viveva presso alcuni pastori quando gli angeli araldi apparvero annunciando la lieta novella della nascita di Cristo.
Sulla via di Betlemme, il bimbo intrecciò una corona di rami d'alloro per il neonato re.
Ma quando la pose davanti a Gesù, la corona gli sembrò così indegna che il pastorello si vergognò del suo dono e cominciò a piangere.
Allora Gesù Bambino toccò la corona, fece in modo che le sue foglie brillassero di un verde intenso e cambiò le lacrime dell'orfanello in bacche rosse.


   L' AGRIFOGLIO E L' UCCELLINO

Quando giunse l’inverno tutti gli uccellini del bosco partirono. Soltanto un piccolo uccellino decise di rimanere nel suo nido dentro un cespuglio di agrifoglio:voleva a tutti i costi attendere la nascita di Gesù per chiedergli qualcosa. L’inverno fu lungo e molto nevoso. Il povero uccellino era stremato dal freddo e dalla fame.Finalmente arrivò la Notte di Natale. Quando l uccellino fu dinnanzi al Bambino appena nato, disse : “Caro Gesù, vorrei che tu dicessi al vento invernale del bosco di non spogliare l’agrifoglio. Così potrei restare nel mio nido e attendere la nuova primavera”. Gesù sorrise, poi chiamò un angelo e gli ordinò di esaudire il desiderio di quell’uccellino. Da allora, l’agrifoglio conserva le sue verdi foglie anche d’inverno. E per riconoscerlo dalle altre piante, l’angelo vi pose , delle piccole bacche rosse e lucide.



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