3 novembre 2019

NOTTE - Anne Brontë



“Il sole può tramontare e risorgere; per noi quando la breve luce si spegne resta un'unica eterna notte da dormire.”
( Gaio Valerio Catullo)

NOTTE

Amo l'ora silente della notte,
perché un sogno felice nasce allora,
rivelando alla mia vista incantata
ciò che il mio occhio sveglio non adora.

E può il mio orecchio udire anche la voce
che da tempo la morte ha soffocato;
l'afflitta solitudine in un grato
impeto di speranza si tramuta.

Fredda giace da anni nella tomba
la creatura che amavo contemplare;
soltanto il sogno, a notte, come viva
può farlo dolcemente ritornare.

Anne Brontë


LA CROCE DI NEVE - Henry Wadsworth Longfellow




La storia del tenace e tragico amore di Henry Wadsworth Longfellow per Fanny:
 "La mia mattina e la mia stella della sera d'amore!"


 Henry Wadsworth Longfellow, popolare scrittore e poeta statunitense aveva già perso la prima moglie Mary Storer Potter, a causa di un aborto spontaneo al sesto mese di gravidanza, il 29 novembre 1835.
Nel 1836, quando inizia ad insegnare ad Harvard, Longfellow conosce Frances "Fanny" Appleton, figlia di un ricco industriale di Boston e inizia a corteggiarla.
Nonostante la ragazza non sia affatto interessata, Longfellow è molto determinato e non desiste.
Per vederla compie spesso il tragitto da Harvard   a Boston a piedi, passando per il Boston Bridge, ponte che nel 1906 venne demolito e rimpiazzato da uno nuovo, chiamato in suo onore ”Longfellow Bridge”.
L’attesa è lunga, ma alla fine premiata, infatti il 10 maggio 1843, dopo sette anni, Longfellow riceve una lettera da Fanny che accetta di sposarlo.
Tanta è l’emozione che non perde tempo neppure a prendere una carrozza, percorrendo di corsa i consueti 90 minuti di camminata.
La coppia si sposa poco dopo e mette al mondo 6 figli.
La vita trascorre tranquillamente fino al 9 luglio 1861, quando Fanny stava conservando delle ciocche di capelli dei bambini dentro delle buste da chiudere  poi con un sigillo di cera.

 Frances Appleton Longfellow

Mentre eseguiva la sigillatura con una candela, il vestito di Fanny prende fuoco.
Longfellow che stava riposando, viene svegliato dalle urla della moglie e accorso in suo aiuto tenta di spegnere il fuoco gettandole addosso un tappeto, purtroppo troppo piccolo.
Non esita allora a soffocare le fiamme col suo stesso corpo, finendo per ustionarsi seriamente anche lui.
Fanny morì dopo una notte di tormenti e Longfellow, a causa delle ustioni, non poté neppure partecipare al funerale.
Le ustioni riportate al viso furono così gravi che lo scrittore fu costretto a farsi crescere una lunga barba, ma a uscirne devastato fu soprattutto lo spirito, al punto tale che usciva raramente e spesso era costretto a stordirsi con il laudano e l’etere.
Tutto il suo dolore lo espresse diciotto anni dopo nel sonetto “The Cross of Snow” (La croce di neve).
 Longfellow morì il 24 marzo 1882 a causa di una peritonite ed è sepolto insieme alle due mogli al Mount Auburn Cemetery di Cambridge, Massachusetts.







LA CROCE DI NEVE 

Nei lunghi e insonni orologi della notte, 
 Un viso gentile - il volto di un morto da tempo - 
 mi guarda dal muro, dove intorno alla sua testa 
 La lampada notturna emette un alone di luce pallida. 
 Qui in questa stanza morì; e l'anima più bianca 
 Mai attraverso il martirio del fuoco fu condotta
 al suo riposo; né nei libri si può leggere 
 La leggenda di una vita più benedetta. 

 C'è una montagna nel lontano Ovest 
che, sfidando il sole, nelle sue profonde gole
Mostra una croce di neve su un lato.
Questa è la croce che porto sul mio petto
Questi diciotto anni, attraverso tutte le scene mutevoli
E le stagioni, immutabili dal giorno della sua morte.

Henry Wadsworth Longfellow



2 novembre 2019

DORATA - Paul Éluard


DORATA

Le coltri umide di novembre
Mi seppelliscono per sempre
Il tempo mi sfila tra le dita
La terra ruota sulle mie orbite

Dov’è quel tenue sorriso
Che cominciò un giorno di maggio
Se non sulla bocca dei morti
Malgrado la pena dei vivi

Dov’è la lettera senza risposta
E la polvere delle parole
Questa fiducia nella vita
Che ad un tratto diviene silenzio

Io nego le lacrime la loro luce
I miei occhi non sono più di questo mondo
Io sono passato tutto è passato
Io sono un’ombra nel buio

Io sono il germe del disordine.

 Paul  Éluard
( da Le temps déborde, 1947 )

Questi versi furono scritti da Paul Éluard in memoria della seconda moglie Marie Benz, meglio conosciuta col vezzeggiativo "Nusch".
 Marie Benz nata il 21 giugno 1906 a Mulhouse, una cittadina dell’Alsazia all’epoca tedesca, era figlia di artisti circensi e passò la giovinezza in tournée, specializzandosi in numeri acrobatici. 
A soli quattordici anni decide di cambiare vita e si trasferisce prima a Berlino per fare l’attrice, poi va a cercare fortuna a Parigi, dove diventa famosa per i suoi spettacoli d’ipnosi. 
È proprio a Parigi, mentre sta sbocconcellando un croissant in un Cafè, che avviene l'incontro con Paul Éluard, che ne resta ammaliato.
Il poeta, che attraversava un momento di profonda crisi con la moglie Gala, che in seguito sposò il pittore Salvador Dalì, rimane ammaliato da Marie.
Paul, che è già una delle maggiori figure del surrealismo francese, introduce nell'ambiente artistico   la nuova, affascinante compagna che finisce col diventare la musa ispiratrice di personaggi molto importanti come Pablo Picasso, Man Ray, René Magritte e Joan Miró.
 Éluard sposa Marie il 21 agosto del 1934 e resta con lei fino al 28 novembre 1946 quando, mentre si trova a una conferenza in Svizzera, viene informato dell’improvvisa morte dell'amata moglie a causa di un aneurisma cerebrale.
Distrutto dal dolore, scrisse in sua memoria la raccolta “Le temps déborde” (Il tempo straripa), edito nel 1947.
Ciò non gli impedì, tuttavia, di risposarsi nel 1951 con Dominique Lemor, conosciuta un paio d'anni prima in Messico, durante un "Convegno internazionale per la pace".
 Matrimonio di breve durata perché Éluard muore il 18 novembre 1952, in seguito ad un attacco di angina pectoris.



 Paul  Éluard e Marie Benz


SE MUOIO PRIMA DI TE - Vinícius de Moraes


 Spero di non dover mai sperimentare  il dolore struggente di perdere il mio "pezzo di paradiso... 

SE MUOIO PRIMA DI TE

Fammi un favore, piangi quanto vuoi ma non ti arrabbiare con Dio
per avermi portato via.
Se non vuoi o se non riesci a piangere non ti preoccupare.
Se vuoi ridere ridi.
Se le amiche ti raccontano qualcosa di me, ascoltale e credi a quello che ti dicono.
Se mi elogiano troppo, correggi l’esagerazione; se mi criticano troppo, difendimi.
Se vogliono farmi diventare una santa solo perché sono morta, dì loro che avevo qualcosa di una santa, ma che ero ben lungi dall'esserlo.
Se vogliono fare di me una terribile perversa dimostra che forse ho fatto qualcosa di male ma che ho cercato tutta la vita di essere buona e, soprattutto, ho tentato sempre di essere migliore.
Se ti senti triste e hai voglia di pregare per me, puoi farlo, perché forse potrei aver bisogno della tua preghiera. Se vuoi parlare con me parla con Dio e io ti ascolterò.
Spero di rimanere abbastanza con Lui per continuare ad esserti utile ovunque tu sia.
Se vuoi scrivere qualcosa su di me magari potrai dire : «È stata tutto per me, credeva in me e mi ha portato più vicino a Dio».
Qui allora spargi una lacrima, non sarò lì per asciugarla ma, forse, non sarà necessario perché può essere che qualcuno lo farà al posto mio e, vedendomi ben sostituita, andrò a svolgere il mio nuovo compito in cielo.
Però di tanto in tanto, volgi uno sguardo rapido a Dio, sicuramente non vedrai me, ma sarò molto felice di vedere che stai guardando Lui.
Tu credi? Allora prega affinché noi due viviamo come qualcuno che sa che un giorno morirà ma che ha saputo vivere bene ed apprezzare la vita.
Anche se muoio prima di te penso che non rimpiangerò nulla; l’amicizia è tale solo se ci porta più vicino al cielo, e sai una cosa?
 Essere tua amica è come possedere un pezzo di paradiso .

Marcus Vinícius de Mello Moraes (Rio de Janeiro 1913-1980)
poeta cantante drammaturgo e diplomatico brasiliano.

NOVEMBRE - Marino Moretti


Novembre,il triste mese in cui fioriscono i crisantemi, perfetti per rendere omaggio alla memoria dei cari defunti...

NOVEMBRE

A tratti versa qualche goccia il cielo,
qualche piccola lacrima smarrita
e la selva si scuote irrigidita
in un subito brivido di gelo.
Il colchico nei luoghi più deserti
poggia pensoso, e sotto i pioppi lunghi
sorgono, nel silenzio umido, i funghi,
che tengono sempre i loro ombrelli aperti;
e nei giardini taciti e negli orti
nascon, quasi piangendo, i fiori estremi,
i crisantemi per i nostri morti.

Marino Moretti

LA RUOTA DEL TEMPO - Jayan Walter


"Non so da dove vengo/ non so dove vado./
Perchè, allora,attendo/con tanta impazienza/il cambio della ruota?"
Bertolt Brecht

LA RUOTA DEL TEMPO

Lenta girava la ruota del tempo,
lenta svolgeva il destino dell'uomo:
scorrerie e barbarie dell'empio,
coraggio e amore di chi è buono.
La storia ripeteva il suo corso,
la vita rinnovava il suo divenire,
tu invano lottavi per liberarti dal suo morso:
tutto ciò che comincia deve pure finire.

Ed anche il tuo giorno correva verso il suo tramonto
ed i luoghi tuoi cari ti accingevi a lasciare,
gli amori più dolci, la vita, il mare,
ogni tuo desiderio, la tua passione,
le cose a te care, ogni tua creazione,
indietro lasciavi con rammarico e rimpianto.

E la morte che attesa
con un po' di pace ti riposa,
non ferma la ruota
che imperterrita continua a girare
e tu tornavi sulla terra
a gioire, soffrire, e a sognare.

Jayan Walter

1 novembre 2019

NOVEMBRE - Ugo Ghiron


"E’ novembre.
Presto, cogliamo questi ultimi lampi
di bellezza della terra esausta che si prepara a morire."
(Ardengo Soffici)


NOVEMBRE

Sferza, fischiando, il vento
gli alberi nudi, ch’alzan verso il cielo
gli scheletrici rami
e tutto, intorno, dice
che presto arriverà la neve, il gelo.
Non più frutti negli orti,
non c’è quasi più un fiore nei giardini,
è questa la stagione
del crisantemo, il triste fior dei morti.
A mazzi, od in corone,
tra i salici ed i neri
cipressi dei solinghi cimiteri
or tutte se ne infiorano le tombe,
perchè nella lor casa ultima e mesta
abbiano pur gli estinti
un pio giorno di festa.

Ugo Ghiron

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