20 gennaio 2020

IL TRENO DELLA VITA - Ela Gentile


"C'è chi va per la via dritta, c'è chi va per la strada in cerchio e torna alla casa paterna, torna all'amore di un tempo.
Ma io, per mia sventura, non vado né dritto né il cerchio, mai da nessuna parte, come un treno che ha deragliato."
Anna Achmatova

IL TRENO DELLA VITA

Cammino... vado avanti
un passo dietro l'altro
affondo nella sabbia i piedi,
guardo avanti... verso l'orizzonte
e stamani
mi sento saldamente ancorata,
nessuna protuberanza dorsale
che tenti di tirarmi su in alto.
Non si può sempre volare,
ci son giorni 
che ti senti i piedi di piombo
che ti trattengono giù
per assaporare
il gusto amaro della vita,
anche se essa ti ha offerto
la possibilità del "forte sentire",
di catturare il profumo dei fiori,
di ascoltare il canto degli uccelli,
di sorridere e di amare.

Ci son salita sul treno della vita,
...ora son qui con i piedi
affondati nella sabbia
e non so
se quelle che sento scivolare sul viso
son lacrime o gocce di mare 

Ela Gentile 

INNO E ODE ALLA GIOIA





Johann Christoph Friedrich von Schiller, compose l’Ode alla Gioia (An die Freude) nel 1785 e riuscì a pubblicarla l’anno dopo su “Thalia”, una rivista che Schiller aveva lanciato nel 1784, durante il suo periodo come poeta teatrale al Mannheim Theater.
Nel 1808, Schiller ripubblicò una versione leggermente rivista, cambiando due versi della prima strofa e omettendo l’ultima strofa.
In sintesi, la prima versione dell’Ode alla Gioia era composta da nove strofe di otto versi ciascuna, poi ridotte a otto strofe, nella seconda versione.
Nell’ ode, la gioia è intesa non come mera beatitudine, ma come effetto ottenuto quando gli uomini, liberandosi da ogni sentimento di cattiveria, si uniscono in un abbraccio collettivo di fraterno amore, intonando al contempo un canto di lode al Padre Celeste di tutti noi.
Chiaro è, dunque, l’elevato messaggio di pace e amore universale racchiuso nei versi.


Lo stesso messaggio che voleva trasmettere Ludwig van Beethoven quando compose la sua ultima sinfonia, la “Sinfonia n. 9 in re minore per soli, coro e orchestra op. 125”, e proprio per essere inequivocabile nello scopo, il compositore decise di inserire nel finale del Quarto Tempo il testo di Schiller.
La sinfonia -nota anche come Sinfonia corale- sublime risultato di un lavoro durato più di otto anni, fu eseguita per la prima volta il 29 aprile del 1823  a Vienna e continua ad essere delle opere più note ed eseguite di tutto il repertorio classico.
Per i suddetti motivi, il tema del finale della Nona Sinfonia, riadattato da Herbert von Karajan, è stato scelto nel 1972 come Inno europeo.


L’Ode alla Gioia,  già estremamente popolare al momento della sua creazione, fu musicata anche da altri compositori tra cui: Franz Schubert nel 1815  con il "Lied An die Freude"  per voce e piano; Pjotr Iljitsch Tschaikowski  nel 1865  con un "Componimento per voci soliste, coro e orchestra", in traduzione russa; Pietro Mascagni nel 1882 con una cantata "Alla gioia", su testo italiano di Andrea Maffei e, nel 1892, Johann Strauss II con il valzer "Seid umschlungen, Millionen" ("Abbracciatevi o milioni di uomini").



ODE ALLA GIOIA

O amici, non questi suoni!
ma intoniamone altri
più piacevoli, e più gioiosi.

Gioia, bella scintilla divina,
figlia degli Elisei,
noi entriamo ebbri e frementi,
celeste, nel tuo tempio.
La tua magia ricongiunge
ciò che la moda ha rigidamente diviso,
tutti gli uomini diventano fratelli,
dove la tua ala soave freme.

L'uomo a cui la sorte benevola,
concesse di essere amico di un amico,
chi ha ottenuto una donna leggiadra,
unisca il suo giubilo al nostro!
Sì, - chi anche una sola anima
possa dir sua nel mondo!
Chi invece non c'è riuscito,
lasci piangente e furtivo questa compagnia!

Gioia bevono tutti i viventi
dai seni della natura;
tutti i buoni, tutti i malvagi
seguono la sua traccia di rose!
Baci ci ha dato e uva, un amico,
provato fino alla morte!
La voluttà fu concessa al verme,
e il cherubino sta davanti a Dio!

Lieti, come i suoi astri volano
attraverso la volta splendida del cielo,
percorrete, fratelli, la vostra strada,
gioiosi, come un eroe verso la vittoria.
Abbracciatevi, moltitudini!
Questo bacio vada al mondo intero Fratelli,
sopra il cielo stellato
deve abitare un padre affettuoso.

Vi inginocchiate, moltitudini?
Intuisci il tuo creatore, mondo?
Cercalo sopra il cielo stellato!
Sopra le stelle deve abitare!

Friedrich von Schiller


13 gennaio 2020

INVOCAZIONE ALL'ORSA MAGGIORE - I. Bachmann



Una buonanotte arruffata!

INVOCAZIONE ALL'ORSA MAGGIORE

Scendi, Orsa Maggiore, notte arruffata,
fiera dal manto di nubi, dagli antichi occhi,
stelle occhi,
nella macchia affondano, scintillanti,
le tue zampe con gli artigli,
stelle artigli,
vigili noi pascoliamo gli armenti,
pur da te ammaliati, e diffidiamo
dei tuoi fianchi sfiniti, degli aguzzi
denti dischiusi,
vecchia orsa.

Un cono di pigna: il vostro mondo.
Voi: le sue squame.
Dagli abeti dell’inizio
agli abeti della fine
la rivolto, la sbalzo,
l’annuso, ne saggio il sapore
e l’abbranco.

Temete e non temete!
Gettate l’obolo nella borsa,
all’uomo cieco una buona parola,
perché tenga l’orsa al guinzaglio.
E condite gli agnelli di spezie.

Potrebbe quest’orsa
liberarsi, non più minacciando,
incalzando ogni pigna, dagli abeti
caduta, maestosi abeti alati,
precipitati dal paradiso.

Ingeborg Bachmann


IL RIBELLE - Osho Rajneesh



"La gente ha paura, un vero terrore di coloro che conoscono se stessi.
Essi hanno un potere ben preciso, un’aura e un magnetismo,
un carisma in grado di estrarre chi è giovane e vivo dalla prigione delle tradizioni."
(Osho Rajneesh)

IL RIBELLE 

Che sia ricco o povero, il ribelle è un vero imperatore,
poiché ha spezzato le catene dei condizionamenti
 e delle opinioni della società repressiva.
Ha dato forma a se stesso abbracciando tutti i colori dell’arcobaleno
 emergendo dall’oscurità e dalle radici informi del suo passato inconsapevole
 e sviluppando ali con cui volare alto nel cielo.

Il suo modo di essere è ribelle
- non perché lotti contro qualcuno
o qualcosa, ma perché ha scoperto
la propria vera natura
ed è determinato a vivere in base a essa.

L’aquila è il suo spirito animale,
un messaggero tra la terra e il cielo.

Il ribelle ti sfida a essere coraggioso
a sufficienza per assumerti la responsabilità
di ciò che sei e per vivere in funzione della tua verità.

Tutto passa, ma tu rimani.
Tu sei la realtà; tutto il resto
non è altro che un semplice sogno.

Ci sono sogni meravigliosi,
e ci sono incubi terribili…
ma non importa
che si tratti di un sogno magnifico
o di un incubo terrificante
ciò che conta è colui che osserva il sogno.
Colui che vede è l’unica realtà.

Questa è la cosa
più importante da ricordare.
Se inizi a pensare
a come rendere permanenti
i tuoi momenti di estasi,
hai già iniziato a distruggerli.

Quando giungono, sii grato;
quando se ne vanno,
ringrazia l’esistenza.
Resta aperto.
Accadrà molte volte:
non giudicare mai,
non scegliere mai,
non privilegiare nulla.
Resta in uno stato d’animo
privo di scelta.

(Osho Rajneesh)

12 gennaio 2020

INVERNO - L. Galli


Gramo inverno, quando la natura spoglia trema e gran parte degli animali dorme... quanto può sembrare  lunga questa brulla stagione! 

INVERNO

Muta il cielo,
muta il vento.
Che gran brivido!
S’increspa
verde – argento
tutta l’acqua.
Sono tutti un sol tremore
gli alberelli
miserelli.
Dalla grande nube oscura
ora vien la tramontana…
C’è per tutta la campagna
il silenzio e lo squallore.
Gli insettucci, ad uno ad uno,
son spariti sotto terra.
Le formiche hanno sbarrato
il portone ai formicai.
Fin la talpa s’è rinchiusa
nel salone delle feste,
disturbata un pochettino
dal buon tasso, suo vicino,
suo compagno di ritiro,
che, in pelliccia giallo scura
tondo tondo
grasso grasso
russa e russa
come un ghiro. 

(L. Galli)

11 gennaio 2020

GENNAIO - Silvio Catalano



"La luna di Gennaio fa luce come giorno chiaro."
(detto popolare)

GENNAIO

È di gennaio. Al guizzo delle stelle
la stanca luna si diffonde tanto
che pare un'alba a fiore di lagna.

Un'aria lieve, un canto senza accento
- voce diffusa nell'immensità -
fan baratro del cielo senza vento.

Anima mia, sei sola nel pensiero,
quale spettrale forma di ghiacciaio
che dà respiro ad un silenzio freddo.

Silvio Catalano
( Dalla raccolta "Sette sassi")

GENNAIO IL MESE POVERELLO - Renzo Pezzani


GENNAIO IL MESE POVERELLO

Bigio il ciel, la terra brulla,
questo mese poverello
nella sporta non ha nulla
ma tien vivo un focherello.

Senza greggia e campanello
solo va, pastor del vento.
Con la neve sul cappello
fischia all'uscio il suo lamento.

Breve il dì, lunga la notte,
cerca il sole con affanno.
ha le tasche vuote e rotte,
ma nasconde il pan d'un anno.

 (Renzo Pezzani)

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