26 febbraio 2019

ARACNE - Ilaria Spes



"L’invisibile ragno della malinconia stende sempre la sua ragnatela grigia sui luoghi dove fummo felici e da dov’è fuggita la felicità."
(Boleslaw Prus)

ARACNE

Potrei uscire 
e guardare il sole 
Strappare 
le ombre ferite 
della memoria 
E dimenticarmi 
Invece resto qui 
chiusa tra questi
muri d'acanto 
Imprigionata 
nella tela 
dei tuoi disegni 
A cercare il filo 
che la sciolga 
per sempre

Ilaria Spes

NELLA TELA DEL RAGNO - dal web


"Tendiamo nel vuoto molteplici fili di ragno per formare la tela che possa trattenere la felicità."
Augusta Amiel-Lapeyre

NELLA TELA DEL RAGNO

Come insetto
Abbagliato dalla luce
Mi sono impigliato
Nella tela del ragno
E attendo inerme
Imprigionato a bozzolo
Le fauci imperiose
Nutrirsi della mia anima

(dal web)


TIENE IL RAGNO - Emily Dickinson




Anche un insignificante ragno diventa un'opera d'arte  se nasce dalla penna di una grande poetessa come Emily Dickinson...

TIENE IL RAGNO


Tiene il ragno un gomitolo d'argento
con due mani invisibili
e in una danza dolce e solitaria
sdipana il filo di perla.

Di nulla in nulla avanza
col suo lavoro immateriale.
Ricopre i nostri arazzi con i suoi
nella metà del tempo.

Gli basta un'ora ad innalzare
teorie di luce.
Pende poi dalla cima di una scopa,
dimenticando ogni sua sottigliezza.



Emily Dickinson

IL FILO DEL RAGNO - Bruno Ferrero



IL FILO DEL RAGNO

Uno strozzino morì.
Per tutta la vita,egoista e spergiuro,aveva accumulato ricchezze sfruttando i poveri e carpendo la buona fede del prossimo.
La sua anima cadde nel profondo baratro dell'inferno, che le avvampò tutt'intorno.
Gridò allora: "Giudice supremo delle anime aiutami! Concedimi una sosta, fà sì che ritorni sulla terra e ponga rimedio alla mia condanna!".
Il Giudice supremo lo udì e chinandosi dall'alto sul baratro dell'inferno chiese: "Hai mai compiuto un'opera buona, in vita, cosicché ti possa aiutare adesso?".
L'anima dello strozzino pensò a tutto quel che aveva fatto in vita, e più pensava e meno riusciva a trovare una sola azione buona in tutta la sua lunga esistenza.
Ma alla fine si illuminò e disse: "Si Giudice supremo, certo! Una volta stavo per schiacciare un ragno, ma poi ne ebbi pietà, lo presi e lo buttai fuori dalla finestra!".
"Bravo!- rispose il giudice supremo.- Pregherò quel ragno di tessere un lungo filo dalla terra all'inferno, così ti ci potrai arrampicare".
Detto fatto. Non appena il filo di ragno la toccò, l'anima dello strozzino cominciò ad arrampicarsi, bracciata dopo bracciata, del tutto piena d'angoscia perché temeva che l'esile filo si spezzasse.
Giunse a metà strada, e il filo continuava a reggere, quando vide che altre anime s'erano accorte del fatto e cominciavano ad arrampicarsi anch'esse lungo lo stesso filo.
 Allora gridò: "Andate via, lasciate stare il mio filo. Regge solo me. Andatevene, questo filo è mio!".
E proprio in quel momento il filo si spezzò, e l'anima dello strozzino ricadde nell'inferno.
Infatti il filo della salvezza regge il peso di centomila anime buone, ma non regge un solo grammo d'egoismo.

Bruno Ferrero



24 febbraio 2019

CADE LA NOTTE - Forough Farrokhzad


Buonanotte con una poesia di Forough Farrokhzad, forse la più grande poetessa iraniana.
Compositrice precoce, dopo la scuola dell’obbligo non si diploma neppure, ma pubblica a metà degli anni ’50 la raccolta autobiografica "Prigioniera": è così che si sente, tanto che divorzia dal marito, sposato a soli 17 anni, lasciandogli il figlio piccolissimo, per essere libera di seguire la vocazione poetica e una vita tumultuosa e anticonformista.
 Per sfuggire alla pressione sociale ripara per un breve periodo in Europa, dove riceve premi e riconoscimenti internazionali per il documentario "La casa è nera" da lei stessa girato in una comunità di lebbrosi nel 1963.
Vivendo di provocazioni che la portarono a sfidare le autorità religiose e i letterati più conservatori contestando il ruolo della donna nel matrimonio tradizionale e nella società, ebbe chiacchierate relazioni anche con uomini sposati e si legò al poeta Nader Naderpur, finché non trova il suo ultimo amore, lo scrittore e regista Ebrahim Golestan.
La loro però e una relazione tempestosa, fatta di litigi e rappacificazioni.
Anche la fredda notte di febbraio in cui morì, a 32 anni, aveva litigato furiosamente con lui e mentre stava tornando da una visita alla madre la sua jeep scivolò su una lastra di ghiaccio e si schiantò.
Forugh Farrokhzad è ora il simbolo della voglia di vivere e di libertà degli iraniani e la sua tomba è meta di pellegrinaggio.

CADE LA NOTTE

Cade la notte
E dopo la notte, il buio
E dopo il buio
Gli occhi
Le mani
I respiri, i respiri…
E il rumore dell’acqua
Che gocciola dal rubinetto

Dopo due punti rossi
Due sigarette accese
Il tic-tac dell’orologio
Due cuori
E due solitudini

Forough Farrokhzad
(Teheran, 5 gennaio 1935 – Tafresh, 13 febbraio 1967) 

CONOSCO DELLE BARCHE - Marie Annick Retif



 "Conosco delle barche" (Je connais des bateaux), sembra una poesia, ma è il testo di una vecchia canzone francese, tratta dall’album “Le temps de l’amour” del 1977.
 La canzone, scritta e cantata da Marie Annick Retif (in arte Mannik), è dedicata al cantautore, compositore, attore e regista belga Jacques Brel.

CONOSCO DELLE BARCHE 

Conosco delle barche
che restano nel porto per paura
che le correnti le trascinino via con troppa violenza.
Conosco delle barche che arrugginiscono in porto
per non aver mai rischiato una vela fuori.
Conosco delle barche che si dimenticano di partire
hanno paura del mare a furia di invecchiare
e le onde non le hanno mai portate altrove,
il loro viaggio è finito ancora prima di iniziare.
Conosco delle barche talmente incatenate
che hanno disimparato come liberarsi.
Conosco delle barche che restano ad ondeggiare
per essere veramente sicure di non capovolgersi.
Conosco delle barche che vanno in gruppo
ad affrontare il vento forte al di là della paura.
Conosco delle barche che si graffiano un po’
sulle rotte dell’oceano ove le porta il loro gioco.
Conosco delle barche
che non hanno mai smesso di uscire una volta ancora,
ogni giorno della loro vita
e che non hanno paura a volte di lanciarsi
fianco a fianco in avanti a rischio di affondare.
Conosco delle barche
che tornano in porto lacerate dappertutto,
ma più coraggiose e più forti.
Conosco delle barche straboccanti di sole
perché hanno condiviso anni meravigliosi.
Conosco delle barche
che tornano sempre quando hanno navigato.
Fino al loro ultimo giorno,
e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti
perché hanno un cuore a misura di oceano.

Marie Annick Retif





IL SIGNIFICATO DELLA VITA - Bruno Ferrero




"La verità era uno specchio che, cadendo, si ruppe. Ciascuno ne prese un pezzo e, vedendovi riflessa la propria immagine, credette di possedere l'intera verità."
(Jalal ed Din Rumi)

 IL SIGNIFICATO DELLA VITA

Un professore concluse la sua lezione con le parole di rito: "Ci sono domande?". 
Uno studente gli chiese: "Professore, qual è il significato della vita?". 
Qualcuno, tra i presenti che si apprestavano a uscire, rise. Il professore guardò a lungo lo studente, chiedendo con lo sguardo se era una domanda seria. Comprese che lo era. "Le risponderò" gli disse. Estrasse il portafoglio dalla tasca dei pantaloni, ne tirò fuori uno specchietto rotondo, non più grande di una moneta. Poi disse: "Ero bambino durante la guerra. Un giorno, sulla strada, vidi uno specchio andato in frantumi. 
Ne conservai il frammento più grande. Eccolo. Cominciai a giocarci e mi lasciai incantare dalla possibilità di dirigere la luce riflessa negli angoli bui dove il sole non brillava mai: buche profonde, crepacci, ripostigli. Conservai il piccolo specchio. Diventando uomo finii per capire che non era soltanto il gioco di un bambino, ma la metafora di quello che avrei potuto fare nella vita. Anch'io sono il frammento di uno specchio che non conosco nella sua interezza. Con quello che ho, però, posso mandare la luce, la verità, la comprensione, la conoscenza, la bontà, la tenerezza nei bui recessi del cuore degli uomini e cambiare qualcosa in qualcuno. Forse altre persone vedranno e faranno altrettanto. In questo per me sta il significato della vita".


Bruno Ferrero
 ( da Solo il vento lo sa)


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