17 ottobre 2018

NATURA AUTUNNALE - Marino Moretti


 
Non sembrano proprio dei fiori, questi bianchi funghi che ho scorto stamattina in un vaso di gelsomino ?
Non ne avevo mai visti di così belli e mi hanno fatto ricordare una poesia molto carina, di Marino Moretti, studiata alle elementari...

NATURA AUTUNNALE

Il cielo ride un suo riso turchino
benché senta l'inverno ormai vicino.
Il bosco scherza con le foglie gialle
benché l'inverno senta ormai alle spalle.
Ciancia il ruscel col rispecchiato cielo,
benché senta nell'onda il primo gelo.
é sorto a piè di un pioppo ossuto e lungo
un fiore strano,un fiore a ombrello,un fungo.

Marino Moretti



MATTINO D' AUTUNNO - Fabrizio Bragante


Nonostante la pioggia, speriamo sia un buon giorno!

MATTINO D' AUTUNNO

Piove in questo mattino d’autunno
pigro ad aprire gli occhi
sulla pallida luce che screzia l’orizzonte
di un timido e fuggevole grigiore
mentre le gocce sui vetri confondono il mondo
ed allungano i contorni delle cose
come ombre stiracchiate sui muri
dalle ultime luci sul far dell sera

I pensieri scorrono copiosi come rivoli d’acqua
ai margini delle strade affollate di gente nervosa
ed affamata di tempo da immolare
sull’altare del fretta.
Non mi muoverò di casa oggi
ascolterò la silenziosa sinfonia dei minuti
che passano portando con sé
minuscole briciole dell mia vita.

(Da ” Un Ponte di parole ” )
Fabrizio Bragante

15 ottobre 2018

O NOTTE - Giuseppe Ungaretti


  Una dolce notte con un'ermetica poesia di un illustre poeta...

O NOTTE

Dall'ampia ansia dell'alba
Svelata alberatura.

Dolorosi risvegli.

Foglie, sorelle foglie,
Vi ascolto nel lamento.

Autunni,
Moribonde dolcezze.

O gioventù,
Passata è appena l'ora del distacco.

Cieli alti della gioventù,
Libero slancio.

E già sono deserto.

Preso in questa curva malinconia.

Ma la notte sperde le lontananze.

Oceanici silenzi,
Astrali nidi d'illusione,

O notte.

Giuseppe Ungaretti

FOGLIE D' AUTUNNO - Ugo Mastrogiovanni



Le foglie che cadono non ci dicono addio, ma semplicemente arrivederci!

"La libertà della foglia che abbandona il ramo è la responsabilità di tornare ogni primavera"
(Fabrizio Caramagna)

FOGLIE D' AUTUNNO

Quanto dolore
nella foglia che perde il suo colore
e che tremore quando turbina e cade con il vento
negli avanzi d’autunno.
Dal tiglio spento
che riconosce a stento la sua ombra
nel pallore vespertino
comincia il suo cammino
e senza meta scende.
Ruzzola, volteggia,
s’arrotola, plana
tende a fermarsi,
risale, danza, sosta,
sembra si volti,
vien giù.
Il nido piange il merlo
senza protezione
fino all’altra stagione.
Anche la gazza spaurita
rende smarrita commiato alle sue foglie
che raccoglie il vento e porta via.
Pallide, contorte, ballerine
alcune sole, altre vicine,
smarrite, sembra si voltino
quasi volesser salutare
e dirci: aspettateci
sapremo ritornare.

Ugo Mastrogiovanni

3 ottobre 2018

ODE ALLA MELA - Pablo Neruda


A voi una croccante mela, che oltre a essere uno dei frutti più gustosi fa notoriamente bene, affermato dal detto popolare “Una mela al giorno leva il medico di torno”.
 La mela è infatti costituita per circa l'85% del suo peso da acqua, contiene pochissime proteine e i grassi sono quasi assenti, mentre la restante parte è costituita soprattutto da carboidrati e da Vitamine come la B1, che combatte inappetenza, stanchezza e nervosismo e la B2 che facilita la digestione, protegge le mucose della bocca e dell’intestino e rinforza capelli e unghie.
La mela è ben tollerata dai diabetici perché ha pochi zuccheri e contiene circa il 2% di fibre tra cui la pectina.
Ottimi motivi per non farle mancare nella nostra alimentazione!

ODE ALLA MELA 

Te, mela,
voglio
celebrare
riempiendomi
la bocca
col tuo nome,
mangiandoti.
Sei sempre
nuova come niente altro,
sempre
appena caduta
dal Paradiso:
piena
e pura
guancia arrossata
dell’aurora!

Quanto difficili
sono
paragonati
a te
i frutti della terra,
le uve cellulari,
i manghi
tenebrosi,
le prugne
ossute, i fichi
sottomarini:
tu sei pura manteca,
pane fragrante,
cacio vegetale.

Quando addentiamo
la tua rotonda innocenza
torniamo per un istante
ad essere
creature appena create :
abbiamo ancora qualcosa della mela.

Io voglio
un’abbondanza totale,
la moltiplicazione
della tua famiglia,
voglio una città,
una repubblica,
un fiume Mississippi
di mele,
e alle sue rive
voglio vedere
tutta
la popolazione
del mondo
unita, riunita,
nell’atto più semplice che ci sia:
mordere una mela.

Pablo Neruda

CHI RICORDA - Nelson Sabbagh


Moderni Romeo e Giulietta...molto meno romantici degli originali, anzi direi proprio che al romanticismo hanno fatto il funerale!
 
CHI RICORDA...

Chi ricorda la bellezza della finestra 
e il calore delle dita che sono state scambiate 
per la tastiera fredda e inodore del cellulare? 

chi ricorda la bellezza della finestra 
e il calore e la luminosità dello sguardo, 
sostituito lo schermo che non vede nulla ? 

Ah ... mi mancano i romanzi che vivono dentro i libri 
che non ho mai dimenticato 
e che non potrò mai vivere !

Nelson Sabbagh

2 ottobre 2018

L'INVERNO A LLANES - Martín López-Vega


Auguri a tutti i dolci nonnini, soprattutto quelli che l'età ha reso fragili e che ora, dopo aver dato tanto, son loro ad aver bisogno di premurose cure e affetto smisurato...

"Marciapiedi pericolosi
ma quest'anno affronterò il ghiaccio con il bastone del nonno"
Seamus Heaney

L'INVERNO A LLANES

Mio nonno mi aveva parlato di queste cose: l'inverno
non è neve, così strano nelle città della costa;
l'inverno non si sente come la pioggia
ottieni le ossa, è sensazione
penetrare attraverso le mille cicatrici dell'anima,
molto lentamente, inevitabilmente. È sentimento
il freddo non nelle gambe quando si torna a casa,
ma nella punta delle dita
per ogni tocco non ricordato. effettivamente
mio nonno non mi ha mai detto queste cose; o almeno
non mi ha detto chiaramente, mi ha lasciato leggere
nella stanchezza dei tuoi occhi, o forse
Li ho letti di nascosto mentre li rileggeva
scritto in modo indelebile, acuto, con lettere di sale
nella carne viva del suo stesso cuore. Quel dolore
allora per me era incomprensibile, così vecchio.
Oggi l'inverno bussa alla mia porta, non molto forte,
perché non è necessario, perché so che non ho
altro rimedio che lasciarlo entrare, ricordai
quegli occhi; il suo modo di camminare, così veloce,
non arrivando prima, non fuggendo, consapevolmente
che accettare tardi la sconfitta non lo attenua.

Oggi le strade si aprono davanti a me
più scivoloso del solito,
congelato dai vecchi dubbi,
Esco allo stesso modo in strada,
Rassegnato, ma privo di paure,
di fronte al ghiaccio con il bastone di mio nonno.

 Martín López-Vega

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