1 marzo 2019

LA RABBIA, L' INVIDIA E GLI INSULTI - racconto zen


"Il perdono è la qualità del coraggioso
non del codardo"
(Mahatma Gandhi)

LA RABBIA, L' INVIDIA E GLI INSULTI

C'era una volta un anziano samurai che si dedicava a insegnare il buddismo zen a giovani allievi. Malgrado la sua età, correva la leggenda che fosse ancora capace di sconfiggere qualunque avversario. 
Un pomeriggio si presentò un giovane guerriero conosciuto per la sua totale mancanza di scrupoli. Egli era famoso per l'uso della tecnica della provocazione: aspettava che l'avversario facesse la prima mossa e, dotato di una eccezionale intelligenza che gli permetteva di prevedere gli errori che avrebbe commesso l'avversario, contrattaccava con velocità fulminante. Questo giovane e impaziente guerriero non aveva mai perduto uno scontro. Conoscendo la reputazione del samurai, aveva deciso di sfidarlo, sconfiggerlo e accrescere così la propria fama. 
Tutti gli allievi del vecchio samurai si dichiararono contrari all'idea, ma il maestro decise ugualmente di accettare la sfida lanciata dal giovane guerriero. 
Si recarono tutti nella piazza della città: il giovane cominciò a insultare l'anziano maestro. Lanciò prima alcuni sassi nella sua direzione, gli sputò poi in faccia. Gli urlò tutti gli insulti che conosceva, offendendo addirittura i suoi antenati. Per lunghe ore fece di tutto per provocarlo, tuttavia il vecchio si mantenne impassibile. 
Sul finire del pomeriggio, quando ormai si sentiva esausto e umiliato, l'impetuoso guerriero si ritirò. 
Delusi dal fatto che il maestro avesse accettato tanti insulti e tante provocazioni senza reagire, gli allievi gli domandarono: 
- "Come avete potuto sopportare tante indegnità? Perché non avete usato la vostra spada? Anche sapendo che avreste potuto perdere la lotta, avreste mostrato il vostro coraggio! La gente penserà che siete un codardo!" 
L'anziano maestro samurai, allora domandò loro: 
- "Se qualcuno vi si avvicina con un dono e voi non lo accettate, a chi appartiene il dono?" 
- "Appartiene a chi ha tentato di regalarlo" - rispose uno dei ragazzi. 
- "Lo stesso vale per l'invidia, la rabbia e gli insulti" - disse il maestro - "Quando invidia, rabbia e insulti non vengono accettati, continuano ad appartenere a chi li porta con sé".
(racconto zen)


28 febbraio 2019

L' IMPORTANZA DI SAPER ASCOLTARE - racconto zen



L' IMPORTANZA DI SAPER ASCOLTARE

Molti anni fa, in Cina, vivevano due amici. Uno era molto bravo a suonare l'arpa. 
L'altro era dotatissimo nella rara arte di saper ascoltare.
Quando il primo suonava o cantava di una montagna, il secondo diceva: "Vedo la montagna come se l'avessimo davanti".
Quando il primo suonava a proposito di un ruscello, colui che ascoltava prorompeva: "Sento scorrere l'acqua fra le pietre". 
Ma un brutto giorno, quello che ascoltava si ammalò e morì. 
Il primo amico tagliò le corde della sua arpa e non suonò mai più.

Esistiamo veramente solo se qualcuno ci ascolta e il dono più grande che possiamo fare ad una persona è di ascoltarla "veramente.

( racconto zen)

IL CONTADINO GIAPPONESE DISPERATO - racconto zen


IL CONTADINO GIAPPONESE DISPERATO

Un contadino giapponese disperato chiese un incontro con un famoso maestro di meditazione – un maestro Zen – e il suo allievo: quando si presentò il contadino disse: “Maestro, mi devi aiutare! Sono disperato! Mia moglie mi ha scacciato di casa perchè dice che sono un fannullone, mio figlio maggiore è scappato con una geisha invece di aiutarmi nei campi, il Daimyo (la carica feudale più importante tra il XII secolo e il XIX secolo in Giappone) ha preso gli altri due miei figli maschi per le sue guerre, non mangio da tre giorni e mia madre è morta il mese scorso. Ti prego aiutami, solo tu puoi farlo!”
Maestro e discepolo si trovavano nel giardino della loro dimora, l’allievo guardò il Maestro che sembrava pensoso.
Una farfalla svolazzava allegramente tra fiori rossi porpora e il cielo era terso, spirava una leggera brezza primaverile che rinfrescava l’ambiente.
Il contadino era trepidante in attesa della risposta che il Maestro gli avrebbe dato e anche il discepolo non poteva proprio immaginare come il Maestro avrebbe potuto aiutare il povero contadino.
Dopo qualche minuto il maestro si voltò verso il contadino e gli disse: “Ricordati che l’acqua scorre nel ruscello, le farfalle volano, il vento ci accarezza e il cielo è blu.”
Il contadino rimase ammutolito per qualche secondo, poi iniziò a ringraziare il Maestro e ad inchinarsi, sembrava veramente sollevato dal peso delle sue disgrazie.
Quando il contadino se ne andò, il discepolo si rivolse al Maestro: “Maestro, non ho capito il senso della sua risposta” e il Maestro gli disse: ‘‘Aspetta, abbi pazienza!’’
Passò un anno e il contadino tornò a fare visita al Maestro.
 La sua condizione esteriore denotava un sicuro miglioramento rispetto l’anno precedente.
 Arrivato al cospetto del Maestro Zen gli disse: “Maestro, le sue parole mi hanno veramente aiutato, mi hanno svelato lati che non vedevo nella mia situazione. Mia moglie mi ama e mi accudisce,  mio figlio maggiore è tornato e mi aiuta seguendo le mie indicazioni, anche il Daimyo ha ascoltato questo povero contadino e ha restituito entrambi i miei figli minori che così possono aiutarmi nei campi. Sono diventato un uomo benestante e felice e questo lo devo ai tuoi preziosissimi consigli”.
Il contadino fece un dono al Maestro e se ne andò.
Quando furono soli, il discepolo disse: “Maestro, non ho ancora capito, malgrado ci abbia meditato tutto l’anno, come le tue parole possano aver aiutato quel contadino. Ti prego, spiegamelo!”
Il Maestro gli rispose: “Caro discepolo, è questo uno dei vantaggi di essere un Maestro Zen: puoi dire quello che ti passa per la testa sicuro che la gente lo interpreterà come grande insegnamento e agirà di conseguenza!”

( racconto zen)


27 febbraio 2019

COSI' PERCORRONO LE STELLE - Hermann Hesse



Che miriadi di stelle illuminino le nostre notti buie...

COSI' PERCORRONO LE STELLE

Così percorrono le stelle la loro orbita
inalterabili ed incomprese.
Noi ci contorciamo in mille vincoli.
Tu procedi di splendore in splendore.

La tua vita è un'unica luce.
Io dalle mie oscurità devo tendere
le mie desiderose braccia verso di te.
Tu mi sorridi e non mi comprendi

Hermann Hesse

MI HAI FATTO SENZA FINE - Rabindranath Tagore


Infinitamente bella questa poesia di Rabindranath Tagore , poeta, prosatore, drammaturgo e filosofo bengalese , vincitore del Premio Nobel per la letteratura nel 1913: "per la profonda sensibilità, la freschezza e la bellezza dei versi con i quali, con consumata capacità, ha reso il proprio pensiero poetico, espresso in inglese con parole proprie, parte della letteratura occidentale."

MI HAI FATTO SENZA FINE

Mi hai fatto senza fine
questa è la tua volontà
questo fragile vaso
continuamente tu vuoti
continuamente lo riempi
di vita sempre nuova.

Questo piccolo flauto di canna
hai portato per valli e colline
attraverso esso hai soffiato
melodie eternamente nuove.

Quando mi sfiorano le tue mani immortali
questo piccolo cuore si perde
in gioia senza confini
e canta melodie ineffabile.

Su queste piccole mani
scendono i tuoi doni infiniti.
Passano le età, e tu continui a versare
e ancora c'è spazio da riempire.

Rabindranath Tagore




ELEVAZIONE- Charles Pierre Baudelaire




Una felice giornata!

 ELEVAZIONE

Al di là degli stagni, delle valli e dei monti,
al di là dei boschi, delle nuvole e dei mari,
al di là del sole, al di là dell'aria,
al di là dei confini delle stellate sfere,

tu, mio spirito, ti muovi con agilità
e, come buon nuotatore che gode tra le onde,
allegro solchi la profonda immensità
con indocile e maschia voluttà.

Fuggi lontano dai morbosi miasmi,
voli a purificarti nell'aria più alta,
e bevi, come un puro liquido divino,
il fuoco chiaro che colma spazi limpidi.

Felice chi con ali vigorose,
le spalle alla noia e ai vasti affanni
che opprimono col peso la nebbiosa vita,
si eleva verso campi sereni e luminosi!

Felice chi lancia i pensieri come allodole
in libero volo verso i cieli nel mattino!
Felice chi, semplice, si libra sulla vita e intende
il linguaggio dei fiori e delle cose mute!

Charles Pierre Baudelaire

26 febbraio 2019

UNA MANO SOGNANTE - Roberto Perin


Buonanotte e romantici sogni!

UNA MANO SOGNANTE

Dita
fra le dita,
emozioni incantate
da emozioni sognanti.


Gesta
di umili gesta,
il tuo viso sulle punte,
una briciola alle labbra,
una carezza tra i capelli.


Sogni,
piccoli sogni,
di una mano
sognante nella notte 

Roberto Perin 

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