23 maggio 2021

LA PENTECOSTE - Alessandro Manzoni


La "Pentecoste", incentrato sulla discesa dello Spirito Santo su Maria e sugli Apostoli a Gerusalemme, cinquanta giorni dopo la Pasqua, è considerato il più bello degli "Inni Sacri" di  Alessandro Manzoni. Il componimento ha un testo piuttosto lungo e il poeta, infatti, impiegò molto anche a comporlo: iniziato nel 1817, lo completò solo nel 1822...


 LA PENTECOSTE

 

Madre de’ Santi, immagine

Della città superna,

Del sangue incorruttibile

Conservatrice eterna;

Tu che, da tanti secoli,

Soffri, combatti e preghi,

Che le tue tende spieghi

Dall’uno all’altro mar;


Campo di quei che sperano;

Chiesa del Dio vivente,

Dov’eri mai? qual angolo

Ti raccogliea nascente,

Quando il tuo Re, dai perfidi

Tratto a morir sul colle,

Imporporò le zolle

Del suo sublime altar?


E allor che dalle tenebre

La diva spoglia uscita,

Mise il potente anelito

Della seconda vita;

E quando, in man recandosi

Il prezzo del perdono,

Da questa polve al trono

Del Genitor salì;


Compagna del suo gemito,

Conscia de’ suoi misteri,

Tu, della sua vittoria

Figlia immortal, dov’eri?

In tuo terror sol vigile,

Sol nell’obblio secura,

Stavi in riposte mura,

Fino a quel sacro dì,


Quando su te lo Spirito

Rinnovator discese,

E l’inconsunta fiaccola

Nella tua destra accese;

Quando, segnal de’ popoli,

Ti collocò sul monte,

E ne’ tuoi labbri il fonte

Della parola aprì.


Come la luce rapida

Piove di cosa in cosa,

E i color vari suscita

Dovunque si riposa;

Tal risonò moltiplice

La voce dello Spiro:

L’Arabo, il Parto, il Siro

In suo sermon l’udì.


Adorator degl’idoli,

Sparso per ogni lido,

Volgi lo sguardo a Solima,

Odi quel santo grido:

Stanca del vile ossequio,

La terra a LUI ritorni:

E voi che aprite i giorni

Di più felice età,


Spose, che desta il subito

Balzar del pondo ascoso;

Voi già vicine a sciogliere

Il grembo doloroso;

Alla bugiarda pronuba

Non sollevate il canto:

Cresce serbato al Santo

Quel che nel sen vi sta.


Perché, baciando i pargoli,

La schiava ancor sospira?

E il sen che nutre i liberi

Invidïando mira?

Non sa che al regno i miseri

Seco il Signor solleva?

Che a tutti i figli d’Eva

Nel suo dolor pensò?


Nova franchigia annunziano

I cieli, e genti nove;

Nove conquiste, e gloria

Vinta in più belle prove;

Nova, ai terrori immobile

E alle lusinghe infide,

Pace, che il mondo irride,

Ma che rapir non può.


O Spirto! supplichevoli

A’ tuoi solenni altari;

Soli per selve inospite;

Vaghi in deserti mari;

Dall’Ande algenti al Libano,

D’Erina all’irta Haiti,

Sparsi per tutti i liti,

Uni per Te di cor,


Noi T’imploriam! Placabile

Spirto, discendi ancora,

A’ tuoi cultor propizio,

Propizio a chi T’ignora;

Scendi e ricrea; rianima

I cor nel dubbio estinti;

E sia divina ai vinti

Mercede il vincitor.


Discendi Amor; negli animi

L’ire superbe attuta:

Dona i pensier che il memore

Ultimo dì non muta;

I doni tuoi benefica

Nutra la tua virtude;

Siccome il sol che schiude

Dal pigro germe il fior;


Che lento poi sull’umili

Erbe morrà non colto,

Né sorgerà coi fulgidi

Color del lembo sciolto,

Se fuso a lui nell’etere

Non tornerà quel mite

Lume, dator di vite,

E infaticato altor.


Noi T’imploriam! Ne’ languidi

Pensier dell’infelice

Scendi piacevol alito,

Aura consolatrice:

Scendi bufera ai tumidi

Pensier del violento:

Vi spira uno sgomento

Che insegni la pietà.


Per Te sollevi il povero

Al ciel, ch’è suo, le ciglia,

Volga i lamenti in giubilo,

Pensando a Cui somiglia:

Cui fu donato in copia,

Doni con volto amico,

Con quel tacer pudico,

Che accetto il don ti fa.


Spira de’ nostri bamboli

Nell’ineffabil riso;

Spargi la casta porpora

Alle donzelle in viso;

Manda alle ascose vergini

Le pure gioie ascose;

Consacra delle spose

Il verecondo amor.


Tempra de’ baldi giovani

Il confidente ingegno;

Reggi il viril proposito

Ad infallibil segno;

Adorna le canizie

Di liete voglie sante;

Brilla nel guardo errante

Di chi sperando muor.


Alessandro Manzoni



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