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26 novembre 2020

RIPENSO IL TUO SORRISO - Eugenio Montale

 

  

Un sorriso si può stampare per sempre nel cuore e ogni volta che ne riaffiora il pensiero, inevitabilmente le nostre labbra finiscono per allargarsi in un nuovo, benefico, sorriso.
 Non è un bellissimo motivo per elargire sorrisi più spesso? 

"Se tutti lo facessero anche solo una volta al giorno, regalare un sorriso, immagina che incredibile contagio di buon umore si espanderebbe sulla terra."

(Marc Levy)

RIPENSO IL TUO SORRISO


Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un'acqua limpida 
scorta per avventura tra le pietraie d'un greto, 
esiguo specchio in cui guardi un'ellera e i suoi corimbi;
e su tutto l'abbraccio di un bianco cielo quieto.

Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,
se dal tuo volto si esprime libera un'anima ingenua,
vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua
e recano il loro soffrire con sé come un talismano.

Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie
sommerge i crucci estrosi in un'ondata di calma,
e che il tuo aspetto s'insinua nella memoria grigia
schietto come la cima di una giovane palma.


Eugenio Montale  

2 novembre 2020

UN MILIONE DI SCALE - Eugenio Montale


Eugenio Montale conosce Drusilla Tanzi, donna non bellissima ma di arguta intelligenza,  a Firenze nel 1929, quando lei era sposata con il critico d'arte Matteo Marangoni, che ben presto lascia per andare a vivere con il poeta.
Durante la loro relazione Eugenio Montale conoscerà e frequenterà diverse donne tra cui Irma Brandeis e Maria Luisa Spaziani , ma la relazione con Drusilla resterà sempre il punto fermo della sua vita sentimentale.

"Non ho mai capito se io fossi
il tuo cane fedele e incimurrito
o tu lo fossi per me.

Per gli altri no, eri un insetto miope
smarrito nel blabla
dell'alta società. Erano ingenui
quei furbi e non sapevano
di essere loro il tuo zimbello:

di esser visti anche al buio e smascherati
da un tuo senso infallibile, dal tuo
radar di pipistrello."

Eugenio Montale

Si sposano molti anni dopo, nel 1962, ma Drusilla sarà la signora Montale solo per pochi mesi : muore difatti l'anno seguente , in seguito a complicazioni derivanti da una caduta e dalla conseguente rottura del femore.
In suo ricordo Montale scrisse una delle sue più belle e note liriche: " Ho sceso dandoti il braccio,almeno un milione di scale".
Ora i due riposano insieme  nel cimitero accanto alla chiesa di San Felice a Ema, sobborgo nella periferia sud di Firenze.

HO SCESO, DANDOTI IL BRACCIO,
 ALMENO UN MILIONE DI SCALE

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

Eugenio Montale



8 febbraio 2019

AGAVE - Primo Levi - Eugenio Montale


L'agave è una pianta “succulenta”, impropriamente detta pianta grassa, cioè dotata di particolari tessuti "succulenti", i parenchimi acquiferi, tramite i quali possono assorbire grandi quantità di acqua che poi amministrano sapientemente durante i periodi di siccità.
Per la presenza di questo tessuto succulento, foglie, fusti e radici di queste piante diventano molto carnosi.
Originaria del centro America, con una maggiore concentrazione di varietà e diffusione nell'attuale Messico, dove con l'estratto dell'agave blu si prepara il famosissimo distillato conosciuto come  "Tequila", fu il medico naturalista Linneo a darle nel 1753   il nome ispirandosi al greco γαυός, che significa "illustre", "nobile".

Agave blu

Per la sua longevità questa pianta è nota anche con il nome “century plant”, in quanto può arrivare anche a 50 anni, in base alla specie (ne esistono circa 200) e soprattutto alle condizioni vegetative.
 La sua unica fioritura avviene lungo uno stelo legnoso che si genera al centro della pianta.
Questo stelo varia dai 2 agli 11 metri e produce anche diverse migliaia di fiori che durano diversi mesi.
Ciò richiede alla pianta grande dispendio di energie e dopo la fioritura, infatti, quasi la totalità delle specie muore per poi riprodursi con i semi dispersi nelle zone circostanti.
Possiamo giustamente dire che l’agave chiude in bellezza il suo ciclo vitale…



AGAVE

Non sono utile né bella,
non ho colori lieti né profumi;
le mie radici rodono il cemento,
e le mie foglie, marginate di spine,
mi fanno guardia, acute come spade.
Sono muta. Parlo solo il mio linguaggio di pianta,
difficile a capire per te uomo.
È un linguaggio desueto,
esotico, poiché vengo di lontano,
da un paese crudele
pieno di vento, veleni e vulcani.
Ho aspettato molti anni prima di esprimere
questo mio fiore altissimo e disperato,
brutto, legnoso, rigido, ma teso al cielo.
E’ il nostro modo di gridare che
morrò domani. Mi hai capito adesso?

Primo Levi, 10 settembre 1983

Agave in fiore

 L’AGAVE SULLO SCOGLIO

O rabido ventare di scirocco
che l'arsiccio terreno gialloverde
bruci;
e su nel cielo pieno
di smorte luci
trapassa qualche biocco
di nuvola, e si perde.
Ore perplesse, brividi
d'una vita che fugge
come acqua tra le dita;
inafferrati eventi,
luci-ombre, commovimenti
delle cose malferme della terra;
oh alide ali dell'aria
ora son io
l'agave che s'abbarbica al crepaccio
dello scoglio
e sfugge al mare da le braccia d'alghe
che spalanca ampie gole e abbranca rocce;
e nel fermento
d'ogni essenza, coi miei racchiusi bocci
che non sanno più esplodere oggi sento
la mia immobilità come un tormento.

Eugenio Montale
(da “Ossi di seppia”, 1925)


6 giugno 2018

PORTAMI IL GIRASOLE CH' IO LO TRAPIANTI - Eugenio Montale


Vi auguro una giornata bella e allegra come un girasole!

PORTAMI IL GIRASOLE CH' IO LO TRAPIANTI

Portami il girasole ch’io lo trapianti
nel mio terreno bruciato dal salino,
e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti
del cielo l’ansietà del suo volto giallino.
Tendono alla chiarità le cose oscure,
si esauriscono i corpi in un fluire
di tinte: queste in musiche. Svanire
é dunque la ventura delle venture.
Portami tu la pianta che conduce
dove sorgono bionde trasparenze
e vapora la vita quale essenza;
portami il girasole impazzito di luce.

Eugenio Montale 
(da Ossi di seppia)


4 giugno 2018

I LIMONI - Eugenio Montale

Worlds Full of 'Lemons -   Vitaly Urzhumov

Un buongiorno che odora di limoni...

I LIMONI

Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall’azzurro:
più chiaro si ascolta il susurro
dei rami amici nell’aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest’odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l’odore dei limoni.

Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s’abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l’anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d’intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno piú languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.

Ma l’illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rurnorose dove l’azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s’affolta
il tedio dell’inverno sulle case,
la luce si fa avara – amara l’anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo dei cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d’oro della solarità.

Eugenio Montale
 ( Da Ossi di seppia)


13 febbraio 2012

RICORDO - Eugenio Montale



Un evanescente ricordo...

RICORDO


Lei sola percepiva i suoni
dei miei silenzi. Temevo
a volte che fuggisse il tempo
ostile mentre parlavamo.
Dopodichè ho smarrito la memoria
ed ora mi ritrovo a parlare
di lei con te, tra spirali di fumo
che velano la nostra commozione.
Ed è questa la parte di me che ritrovo
mutata: il sentimento, per sè informe,
in quest'oggi che è solo di rimpianto.

(Eugenio Montale)




21 gennaio 2012

CAPELLI - Eugenio Montale


A domani con una una bella poesia d'amore...
ah, l'amore che fa sospirare il cuore!


CAPELLI

 Vorrei avere una ciocca dei tuoi capelli
e con loro costruire un'arpa dai mille suoni dolci e melodiosi
come la natura di prima mattina
quando la luna che scalda i cuori innamorati lascia il posto al sole che ci dona ogni giorno la vita;
Si!! io vorrei avere te perche'solo con te riesco
a sentire quella calda ed intensa emozione che e' l'amore.
Se potessi avere te imparerei a conoscere il mondo
se potessi avere te imparerei a sentire il mondo
ogni emozione che può volare nella fantasia
farebbe sì che sei per sempre mia
se potessi avere te il mio cuore batterebbe per il mondo
se potessi avere te il mio cuore sentirebbe il mondo
ma quando sono fiero
ma quando sono vuoto io mi rendo conto
che tu sei più grande dell'ignoto
perché l'amore che provo per te
non ha assolutamente un confine
io vorrei che tu fossi il mio inizio e la mia fine. 

Eugenio Montale

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