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28 dicembre 2021

INOCENTE PALOMITA - SANTOS INOCENTES


Secondo il calendario liturgico, il 28 dicembre si commemora il giorno dei “Santi Innocenti” in ricordo della strage di bambini ordinata da Erode nell'anno della nascita di Gesù.
Molti ignorano che in Spagna e in quasi tutti i paesi di lingua ispanica, questo giorno corrisponde al   "Pesce d’Aprile”, quindi è un giorno in cui è d'uso fare scherzi di ogni genere, detti in questo caso, “inocentadas”.
 La tradizione vuole che si attacchi alle spalle dell’ignara vittima, invece del classico pesce, la tradizione un “monigote”, cioè un pupazzo ritagliato soprattutto nella carta di giornale.


In molti mercatini, oltre agli articoli natalizi, è possibile dunque trovare ogni genere di articoli per scherzi come parrucche, polverina pruriginosa, inchiostro simpatico, ribrezzanti animali finti.

Gli scherzi, che possono sembrare anche pesanti, in realtà sono   desideri di buon auspicio al malcapitato che, per sua fortuna, ancora conserva l’innocenza e il candore dei bambini.
Anche i giornalisti danno sfogo al proprio senso dell’umorismo pubblicando false notizie oppure travisando il contenuto di alcuni articoli in modo che   le informazioni più assurde sembrino reali.
In alcune parti soprattutto dell’America Latina è bene ricordarsi, in questo giorno, di non prestare alcun oggetto o denaro, perché il debitore è libero di non restituirli recitando il motto:

“Inocente palomita que te dejaste engañar, sabiendo que en este día nada se puede prestar”

("candida colombina che ti sei lasciata ingannare, sapendo che in questo giorno nulla si può prestare")



"Su ogni bambino c’è il riverbero del bambino di Betlemme.
Ogni bambino chiede il nostro amore.
Pensiamo pertanto in questa notte in modo particolare anche a quei bambini ai quali è rifiutato l’amore dei genitori.
Ai bambini di strada che non hanno il dono di un focolare domestico. 
Ai bambini che vengono brutalmente usati come soldati e resi strumenti della violenza, invece di poter essere portatori della riconciliazione e della pace. 
Ai bambini che mediante l’industria della pornografia e di tutte le altre forme abominevoli di abuso vengono feriti fin nel profondo della loro anima" 

(Benedetto XVI, omelia della S. Messa nella Notte di Natale 2008)

Guido Reni - La strage degli innocenti (1611-1612)
Bologna - Pinacoteca Nazionale

28 DICEMBRE - GIORNO DEI SANTI INNOCENTI

Peter Paul Rubens - Il massacro degli innocenti  ( 1637) 
 - Alte Pinakothek - Münich-

28 DICEMBRE - GIORNO DEI SANTI INNOCENTI

Questa festa è collegata col Natale, ma colpisce per il suo contenuto cruento : appena tre giorni dopo Natale, la tragedia della morte assurda entra prepotentemente nella storia.
L’ episodio della strage degli innocenti è narrato nel Vangelo secondo Matteo (2,1-16) e comincia dopo la nascita di Gesù, al tempo di Erode il Grande, quando alcuni magi giunsero a Gerusalemme chiedendo dove si trovasse il re dei Giudei, appena nato.
Erode, temendo un usurpatore, si turbò moltissimo alla notizia e chiese ai sommi sacerdoti e agli scribi del popolo il luogo dove sarebbe dovuto nascere il messia.
Saputo che le profezie indicavano come luogo Betlemme, convocò in gran segreto i magi, invitandoli a recarsi nella cittadina giudea, trovare il bambinello e tornare a riferirgli affinché potesse andare ad adorarlo anche lui.  

 Benvenuto Tisi da Garofalo - Strage degli  innocenti (1519)
Pinacoteca Nazionale di Ferrara

Avvertiti in sogno dell’inganno da un angelo, i magi però  dopo acer portato i loro preziosi doni a Gesù,non tornarono a Gerusalemme da Erode che, una volta resosi conto che non avrebbe avuto da loro alcuna informazione, furioso, per proteggere la sua corona, decide di eliminare la minaccia alla radice facendo uccidere tutti i bambini al di sotto dei due anni nati nei dintorni di Betlemme.
Sono loro i Santi Innocenti: queste piccole vittime del sanguinario re Erode, strappate brutalmente dalle braccia materne in tenerissima età, queste pure creature che hanno scritto col loro sangue la prima pagina  dei martiri cristiani e che hanno meritato la gloria eterna secondo la promessa di Gesù: " Colui che avrà perduto la sua vita per causa mia la ritroverà".
Sempre secondo la narrazione evangelica, Gesù scampò alla strage grazie a un angelo che avvisò in sogno Giuseppe, ordinandogli di fuggire in Egitto e solo dopo la morte di Erode la Sacra Famiglia tornò indietro, stabilendosi in Galilea, a Nazareth.


Caroto Giovanni Francesco - Strage degli innocenti e fuga in Egitto 
(altare della Madonna in San Bernardino a Verona) 1527
Bergamo, Accademia Pinacoteca Carrara

La ricerca storica parla in tempi moderni di alcune decine di piccole vittime, visto che Betlemme all’epoca era un piccolo borgo abitato circa da mille persone, ma l’antichissima tradizione liturgica ne evoca un numero molto più alto, fino a farli coincidere con i centoquarantaquattromila di cui si parla nell’Apocalisse di Giovanni.
La Chiesa onora come martiri questo coro di fanciulli ("infantes" o "innocentes") e per essi la liturgia ripete oggi le parole del poeta Prudenzio: "Salute, o fiori dei martiri, che sulle soglie del mattino siete stati diverti dal persecutore di Gesù, come un turbine furioso tronca le rose appena sbocciate. Voi foste le prime vittime, il tenero gregge immolato, e sullo stesso altare avete ricevuto la palma e la corona".

Autore lombardo anonimo - Strage degli innocenti 
( XVII sec.) Pinacoteca Varallo

L'origine della festa dei Santi Innocenti è molto antica, infatti compare già nel calendario cartaginese del IV secolo e cent'anni più tardi a Roma nel Sacramentario Leoniano.
Con la nuova riforma liturgica, attualmente la celebrazione ha un carattere gioioso e non più di lutto com'era agli inizi, collocando le innocenti vittime tra i "comites Christi", per circondare la culla di Gesù Bambino dello stuolo grazioso di piccoli fanciulli, rivestiti delle candide vesti dell'innocenza, piccola rappresentanza dell'esercito di martiri che hanno testimoniato col sangue la loro appartenenza a Cristo.

Daniele da Volterra - Strage degli innocenti (1557) 
Galleria degli Uffizi - Firenze

Ecco il video dove ascoltare la Coventry Carol , cioè  il canto tradizionale inglese del periodo natalizio , ma non di Natale in senso proprio, in quanto si riferisce alla Festa dei Santi Innocenti (Childermas in inglese antico) .
 La Coventry Carol (nota anche col titolo di Lully Lullay) fu composta nel 1534 da Robert Croo, per una delle Sacre Rappresentazioni tradizionali della città di Coventry, appunto, che rappresentavano proprio la Strage degli Innocenti.
 Si tratta probabilmente di uno dei più antichi canti del periodo di Natale giunti fino a noi.

     

10 dicembre 2021

LA MADONNA NERA DI LORETO




 LA MADONNA NERA DI LORETO


Il 10 dicembre si celebra la Madonna nera di Loreto e allora preghiamola insieme...

PREGHIERA ALLA MADONNA DI LORETO

Madonna di Loreto,
Madonna della Casa:
entra nella mia casa
e custodisci
nella mia famiglia
il bene prezioso della Fede
e la gioia e la pace
dei nostri cuori.

 (Angelo Comastri - Arcivescovo)



La Madonna di Loreto, detta anche Vergine Lauretana, è  una  Madonna Nera: la raffigurano infatti col volto scuro per rappresentare quanto citato nel "Cantico dei Cantici": “Bruna sono, ma bella” e più avanti alle amiche: “Non state a guardare che sono bruna perché mi ha abbronzata il sole” (1, 5-6). E il Sole è figura di Dio. Queste parole spiegherebbero la stranezza delle Madonne nere (per esempio di Loreto, Guadalupe, Montserrat giusto per citarne alcune) che sarebbero in realtà donne di razza bianca ma di pelle scura.
La sua celebrazione liturgica è fissata al 10 dicembre, in ricordo della data dell’arrivo della Santa Casa a Loreto.
La tradizione narra, infatti, che siano stati gli Angeli a portare via la casa di Maria in volo da Nazareth, in Galilea, per evitarne la distruzione sotto il dominio musulmano, dopo che il Regno di Gerusalemme costituito dai Crociati in Terra Santa, era caduto sotto i colpi dei mamelucchi del sultano Khalil.
In questa casa Maria era nata, aveva ricevuto la visita dell'Arcangelo Gabriele e in seguito vi si svolse la vita quotidiana della Santa Famiglia. Alla morte di Gesù, la casa di Nazareth era stata poi trasformata in chiesa e gli apostoli vi avevano celebrato i primi misteri: non si poteva assolutamente permetterne la profanazione o distruzione. Prima di giungere definitivamente a Loreto, gli Angeli cercarono varie collocazioni ,prima meta fu   l'odierna Fiume, nell'odierna Croazia .
 La Santa Casa non veniva però adeguatamente onorata, anzi spesso diventava rifugio per banditi e gli Angeli continuarono a trasferirla fino a quando nella notte fra il 9 e il 10 dicembre del 1294 gli angeli finalmente le trovarono la destinazione definitiva.

 

Le origini dell'antica traslazione della Casa di Nazareth risalgono al 1296, quando, in una visione, ne era stata indicata l'esistenza e l'autenticità da un eremita: frà Paolo della Selva.
Si trova conferma di tutto ciò in un’antica tabula del 1300.
La popolazione accorse per vedere la Casa che stava sulla terra senza alcun fondamento e, considerandolo un miracolo, iniziarono i lavori di costruzione di un santuario per proteggerla.
Nel '500, il santuario di Loreto era già diventato il più importante di tutto il mondo cattolico, tappa immancabile di tutti i pellegrini diretti a Roma e alla Terra Santa. Tuttora richiama migliaia di pellegrinaggi da tutto il mondo ed è considerato la “Lourdes italiana”, anche se in questo luogo non risultano apparizioni mariane.


Santa Casa di Loreto


Secondo una teoria di alcuni studiosi, i trasferimenti della casa, in realtà, sarebbero stati fatti da certa famiglia Angeli (da cui l'equivoco) imparentata con l'imperatore di Costantinopoli, che si occupò del trasporto delle pietre via mare su navi crociate; pietre che poi venivano murate nuovamente una volta giunte a destinazione. Il mistero è che sia la malta che tiene insieme le pietre che il metodo di lavorazione tipico della Palestina, fossero sconosciuti nei luoghi di approdo. Se ne deduce quindi che avrebbero trasportato via nave la casa lasciandola intera, cosa più incredibile da credere dell'ipotesi del miracolo. 
 Gli studi però negli anni son proseguiti e in base ai risultati degli scavi archeologici a Nazareth e nel sottosuolo della Santa Casa (1962-65) e a studi filologici e iconografici, si va sempre più confermando l'ipotesi secondo cui le pietre della Santa Casa sono state trasportate su nave, per iniziativa della nobile famiglia Angeli, che regnava sull'Epiro.

La convinzione della miracolosa traslazione spinse Papa Benedetto XV nel 1920 a costituire la Beata Vergine di Loreto "Patrona principale presso Dio dell’aviazione e aereonautica terrestre e spaziale" ed è così che anche la nostra Aeronautica Militare La ricorda ogni anno il 10 dicembre.



PREGHIERA ALLA MADONNA DI LORETO

O Maria, Vergine immacolata per la tua S. Casa che gli angeli trasportarono sull'ameno colle di Loreto, rivolgi il tuo sguardo benigno su di noi.
Per le Sacre Mura ove nascesti e vivesti fanciulla nella preghiera e nell'amore più sublime;
per le pareti fortunate che udirono il saluto dell'Angelo che ti chiamava: "Benedetta fra tutte le donne"
e che ci ricordano l'Incarnazione del verbo nel Tuo purissimo seno;
per la S. Casa ove vivesti con Gesù e Giuseppe e che nel corso dei secoli fu meta ardentemente desiderata dei Santi che si stimarono fortunati imprimere ardenti baci sulle Tue Sacre Mura,
concedici le grazie che umilmente ti chiediamo e dopo quest'esilio la fortuna di venire a ripeterti in Cielo

il saluto dell'Angelo: Ave Maria.

Traslazione della Santa Casa di Loreto-Saturnino Gatti 
(Metropolitan Museum, New York)

8 dicembre 2021

PREGHIERA ALLA VERGINE IMMACOLATA - San Massimiliano Maria Kolbe


Una buona festa dell'Immacolata a tutti !

"Vergine Maria, ricordati di tutti i figli tuoi; avvalora presso Dio le loro preghiere; conserva salda la loro fede; fortifica la loro speranza; aumenta la carità."

(Papa Paolo VI)


PREGHIERA ALLA VERGINE IMMACOLATA 


 Vergine immacolata,

scelta tra tutte le donne

per donare al mondo il Salvatore,

serva fedele del mistero della Redenzione,

fa’ che sappiamo rispondere alla chiamata di Gesù

e seguirlo sul cammino della vita

che conduce al Padre.

Vergine tutta santa, strappaci dal peccato

trasforma i nostri cuori.

Regina degli apostoli, rendici apostoli!

Fa’ che nelle tue sante mani

noi possiamo divenire strumenti docili

e attenti per la purificazione

e santificazione del nostro mondo peccatore.

Condividi con noi la preoccupazione

che grava sul tuo cuore di Madre,

e la tua viva speranza

che nessun uomo vada perduto.

Possa, o Madre di Dio,

tenerezza dello Spirito Santo,

la creazione intera celebrare con te la lode della misericordia e dell’amore infinito.

(San Massimiliano Maria Kolbe )

23 maggio 2021

LA PENTECOSTE - Alessandro Manzoni


La "Pentecoste", incentrato sulla discesa dello Spirito Santo su Maria e sugli Apostoli a Gerusalemme, cinquanta giorni dopo la Pasqua, è considerato il più bello degli "Inni Sacri" di  Alessandro Manzoni. Il componimento ha un testo piuttosto lungo e il poeta, infatti, impiegò molto anche a comporlo: iniziato nel 1817, lo completò solo nel 1822...


 LA PENTECOSTE

 

Madre de’ Santi, immagine

Della città superna,

Del sangue incorruttibile

Conservatrice eterna;

Tu che, da tanti secoli,

Soffri, combatti e preghi,

Che le tue tende spieghi

Dall’uno all’altro mar;


Campo di quei che sperano;

Chiesa del Dio vivente,

Dov’eri mai? qual angolo

Ti raccogliea nascente,

Quando il tuo Re, dai perfidi

Tratto a morir sul colle,

Imporporò le zolle

Del suo sublime altar?


E allor che dalle tenebre

La diva spoglia uscita,

Mise il potente anelito

Della seconda vita;

E quando, in man recandosi

Il prezzo del perdono,

Da questa polve al trono

Del Genitor salì;


Compagna del suo gemito,

Conscia de’ suoi misteri,

Tu, della sua vittoria

Figlia immortal, dov’eri?

In tuo terror sol vigile,

Sol nell’obblio secura,

Stavi in riposte mura,

Fino a quel sacro dì,


Quando su te lo Spirito

Rinnovator discese,

E l’inconsunta fiaccola

Nella tua destra accese;

Quando, segnal de’ popoli,

Ti collocò sul monte,

E ne’ tuoi labbri il fonte

Della parola aprì.


Come la luce rapida

Piove di cosa in cosa,

E i color vari suscita

Dovunque si riposa;

Tal risonò moltiplice

La voce dello Spiro:

L’Arabo, il Parto, il Siro

In suo sermon l’udì.


Adorator degl’idoli,

Sparso per ogni lido,

Volgi lo sguardo a Solima,

Odi quel santo grido:

Stanca del vile ossequio,

La terra a LUI ritorni:

E voi che aprite i giorni

Di più felice età,


Spose, che desta il subito

Balzar del pondo ascoso;

Voi già vicine a sciogliere

Il grembo doloroso;

Alla bugiarda pronuba

Non sollevate il canto:

Cresce serbato al Santo

Quel che nel sen vi sta.


Perché, baciando i pargoli,

La schiava ancor sospira?

E il sen che nutre i liberi

Invidïando mira?

Non sa che al regno i miseri

Seco il Signor solleva?

Che a tutti i figli d’Eva

Nel suo dolor pensò?


Nova franchigia annunziano

I cieli, e genti nove;

Nove conquiste, e gloria

Vinta in più belle prove;

Nova, ai terrori immobile

E alle lusinghe infide,

Pace, che il mondo irride,

Ma che rapir non può.


O Spirto! supplichevoli

A’ tuoi solenni altari;

Soli per selve inospite;

Vaghi in deserti mari;

Dall’Ande algenti al Libano,

D’Erina all’irta Haiti,

Sparsi per tutti i liti,

Uni per Te di cor,


Noi T’imploriam! Placabile

Spirto, discendi ancora,

A’ tuoi cultor propizio,

Propizio a chi T’ignora;

Scendi e ricrea; rianima

I cor nel dubbio estinti;

E sia divina ai vinti

Mercede il vincitor.


Discendi Amor; negli animi

L’ire superbe attuta:

Dona i pensier che il memore

Ultimo dì non muta;

I doni tuoi benefica

Nutra la tua virtude;

Siccome il sol che schiude

Dal pigro germe il fior;


Che lento poi sull’umili

Erbe morrà non colto,

Né sorgerà coi fulgidi

Color del lembo sciolto,

Se fuso a lui nell’etere

Non tornerà quel mite

Lume, dator di vite,

E infaticato altor.


Noi T’imploriam! Ne’ languidi

Pensier dell’infelice

Scendi piacevol alito,

Aura consolatrice:

Scendi bufera ai tumidi

Pensier del violento:

Vi spira uno sgomento

Che insegni la pietà.


Per Te sollevi il povero

Al ciel, ch’è suo, le ciglia,

Volga i lamenti in giubilo,

Pensando a Cui somiglia:

Cui fu donato in copia,

Doni con volto amico,

Con quel tacer pudico,

Che accetto il don ti fa.


Spira de’ nostri bamboli

Nell’ineffabil riso;

Spargi la casta porpora

Alle donzelle in viso;

Manda alle ascose vergini

Le pure gioie ascose;

Consacra delle spose

Il verecondo amor.


Tempra de’ baldi giovani

Il confidente ingegno;

Reggi il viril proposito

Ad infallibil segno;

Adorna le canizie

Di liete voglie sante;

Brilla nel guardo errante

Di chi sperando muor.


Alessandro Manzoni



UNA RIFLESSIONE SULLA PENTECOSTE - Pino Vangone

Pentecoste- Juan Bautista Maino


Buona domenica della Pentecoste, termine greco che tradotto significa: cinquantesimo giorno, perché si celebra, appunto, 50 giorni dopo la Pasqua, festività che gli ebrei celebravano per ricordare la liberazione dalla schiavitù egiziana, avvenuta  per opera di Dio che permise l’apertura delle acque del Mar Rosso, permettendo così al popolo ebreo di attraversarlo e raggiungere la salvezza.
Anche la Pentecoste veniva festeggiata dagli ebrei già al tempo di Gesù , ed era una festa agricola che coincideva con l’inizio della mietitura del grano e si celebrava per ringraziare Dio per i doni della terra.
Già dal IV secolo, da festa agricola, la Pentecoste è diventata per il Cristianesimo una delle solennità più importanti, in cui si ricorda il momento in cui lo Spirito Santo discese su Maria e sugli apostoli riuniti nel Cenacolo. Questo evento segna per la Chiesa il vero atto di nascita d’inizio missionario.

 "Mentre stava per compiersi il giorno di Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue di fuoco, che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi. Si trovavano allora in Gerusalemme giudei osservanti, di ogni Nazione che è sotto il cielo. Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita, perché ciascuno li sentiva parlare nella propria lingua. Erano stupefatti e, fuori di sé per lo stupore, dicevano: “Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? E com’è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa?"

(Atti degli Apostoli, capitolo 2)

UNA RIFLESSIONE SULLA PENTECOSTE


La Pentecoste è una solennità religiosa che ricorda il dono dello Spirito Santo fatto da Dio agli uomini e la nascita della Chiesa. 
 Già Giovanni il battista, che aveva il compito di indicare agli Ebrei chi fosse il Messia, ebbe a preannunciare un battesimo di fuoco agli uomini, ad opera di Gesù, con queste parole: “… Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, al quale io non sono neppure degno di sciogliere il legaccio dei sandali; egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e col fuoco.” (Luca 3:16).
Negli Atti degli Apostoli al capitolo 2, versetti 1-4, è riportata la cronaca del fatto prodigioso avvenuto agli apostoli e gli altri seguaci di Gesù: “Come giunse il giorno della Pentecoste, essi erano tutti riuniti con una sola mente nello stesso luogo. E all’improvviso venne dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, e riempì tutta la casa dove essi sedevano. E apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano, e andarono a posarsi su ciascuno di loro. Così furono tutti ripieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro di esprimersi.” Gesù ha voluto mutare il significato di entrambe le feste e con la sua offerta al Padre in un unico sacrificio di ringraziamento ha voluto che la Pasqua, più che ricordare la liberazione degli ebrei dalla loro schiavitù in Egitto, ricordasse la liberazione dell’uomo dalla schiavitù del peccato scaturita, nel tempo, da un cattivo rapporto dell’uomo col suo Dio. Gesù con la sua risurrezione, promessa anche a tutti quelli che credono in Lui, ha di fatto liberato l’uomo da paure, gravami e torpori ancestrali, che lo limitavano nel primario rapporto di Amore voluto da Dio con la sua creatura.

(Pino Vangone)



“Il frutto dello Spirito  è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza,bontà,fedeltà, mitezza, dominio di sé” 

(Gal 5, 22)


El Greco, Pentecoste (1600 ca.) - Madrid, Museo del Prado


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