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12 maggio 2022

DA " I VIAGGI DI AMERIGO VESPUCCI"





" I VIAGGI DI AMERIGO VESPUCCI"

Amerigo Vespucci, nato a Firenze il  9 marzo 1454 e morto a Siviglia il  22 febbraio 1512,  navigatore, cartografo ed esploratore italiano, fu tra i primi ad esplorare il Nuovo Mondo,cui diede il nome America.
Furono sostanzialmente 4 i viaggi esplorativi più importanti al servizio di spagnoli e portoghesi.
Vespucci fu quasi sicuramente il primo europeo ad individuare l'estuario del Rio delle Amazzoni, durante il secondo viaggio lasciandoci le descrizioni dei popoli e della fauna incontrati, rimanendo colpito soprattutto  dai pappagalli, che così descrive:

« Quello che vidi fu...tanti pappagalli e di tante diverse specie che era una meraviglia; alcuni colorati di verde, altri di uno splendido giallo limone e altri neri e ben in carne; e il canto degli altri uccelli che stavano negli alberi era cosa così soave e melodica, che molte volte rimanemmo ad ascoltare tale dolcezza. Gli alberi che vidi sono di tale e tanta bellezza e leggerezza che pensammo di trovarci nel paradiso terrestre... »

Amerigo Vespucci 



18 marzo 2021

18 MARZO Giornata nazionale per le vittime italiane del covid - poesie tratte da "IL DOLORE DELLA CASA" di Gian Piero Stefanoni




 Era il 18 marzo 2020 quando a Bergamo, una delle città più colpite dalla prima ondata di Covid -19, i camion dell’esercito sfilavano con il loro funebre carico, trasportando fuori città le centinaia di bare che non trovavano più posto nel cimitero.
Le immagini, drammaticamente indimenticabili, hanno suscitato commozione e terrore in tutti e proprio in memoria di quel doloroso ricordo, il Senato ha approvato rapidamente la legge che istituisce la Giornata nazionale per le vittime della terribile pandemia da celebrare, per l'appunto, ogni 18 marzo. 
La cerimonia commemorativa si è svolta a Bergamo, dove è stata deposta una corona di fiori al Cimitero Monumentale e il presidente del Consiglio ha richiesto anche l’esposizione a mezz'asta delle bandiere nazionali ed europee sugli edifici pubblici e un minuto di silenzio.


Le chiamiamo vittime, ma ognuna di loro aveva un'identità e una famiglia alla quale sono state strappate e la pandemia non ha guardato in faccia nessuno, portandosi via persone di ogni età.
Molte di queste vittime hanno contratto il virus e perso la vita per svolgere generosamente il loro lavoro, in luoghi a stretto contatto con i contagiati, con mascherine e occhiali obbligatori tenuti così a lungo da lasciare dolorosi segni.
A loro va un riconoscente, enorme GRAZIE!
A rappresentazione di queste vittime, ho scelto alcune poesie tratte dalla raccolta "Il dolore della casa", dedicate ai compianti del Covid.
Non resta che augurarci che la pandemia diventi presto solo un funesto ricordo…

 Disegno di Paola, ausiliaria di Siena, per dare forza 
e augurare buona Pasqua ai “bianchi guerreri”.


 CHIARA FILIPPONI

Anestesista di Portogruaro, primo medico deceduto in Italia (per concausa) da corona virus il 7.3.2020. 


Sei stata la prima,
da te che gestivi il sopore del corpo
la coscienza: il camice
pronto a cedere ha ceduto,
persa la presa nel sonno.


Del virus hai detto
l'acritica funzionalità del colpo,
la fragilità della scienza
nell'immagine di un silenzio
che però ora non tocca.
Le perle infatti
ancora circondano la bocca,
nel sorriso, nella luce digitale della nostra foresta.

(Gian Piero Stefanoni)




DANIELA TREZZI

Infermiera di trentaquattro anni della terapia intensiva del San Gerardo di Monza (uno dei maggiori fronti della pandemia). Si è tolta la vita il 24 marzo: "Viveva in un pesante stress per la paura di aver contagiato altri" (Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche).

Dobbiamo ricordare i vivi
grazie anche a chi, per loro,
vivo non è più.  Che non è
un facile bando la regola della memoria
ma nei fatti del sangue il passaggio,
l'ossigenato fluire dalle mascherine
da una esistenza offesa. 

Con te però il sudario 
raccoglie lo scrupolo, il terrore 
esploso negli occhi di un dare infetto, 
dentro le corsie una malattia d'amore
probabilmente vinta. 

Resta un qualcosa di più grande
però in ciò che t' ha spazzata,
di più vasto. La donna che teme, 
e che avanza se cade infatti non è muta 
nel grido della terra che reclama,
che in te ancora può. E non cessa.

(Gian Piero Stefanoni)


LI WENLIANG

Oculista all'ospedale centrale di Wuhan uno dei primi medici a riconoscere la pericolosità della polmonite di Wuhan lanciando l'allarme sul virus il 30.12.2019. Ammonito dalla polizia "per aver fatto commenti falsi su internet" muore dopo aver contratto il Covid-19 sul  lavoro il 7.2.2020.  Il 2 aprile dello stesso anno è stato dichiarato martire ed eroe nazionale.

La legge smentisce- 
e punisce- i fabbricatori 
di notizie fuori dallo stato.

Per questo ti pronuncia del virus
il primo segno, l'incredulità 
nel destino di Cassandra.

Ma tu giovane oculista 
hai risposto 
all'elementare rispondenza 
del dato, al confine invisibile 
che pronuncia della scienza l'allarme.

A questo educato, 
a questo esposto
nella norma della cura, 
nella norma dell'assenso  
che è della vita ora riposi.

(Gian Piero Stefanoni)


LAMENTAZIONI

Ricomincia da ciò che sai,
da ciò che puoi cuore mio 
ora che la sera muta i legami
e la notte non ha corpo
a cui cedere il sangue.

Ricomincia dalle tue morti,
dagli abbandoni precoci, 
reimpara l'assenza, la misura 
esatta e sola della carne.

Qui freme la sottrazione
la parte mutila del mondo,
accorda in una medesima nota
una vita che non ha terra, 
e che non torna.

Siamo nel grande pianto.

(Gian Piero Stefanoni)

Ringrazio Gian Piero Stefanoni, gentilissima persona ed eccellente  poeta, per avermi concesso di pubblicare le sue poesie. 







3 marzo 2021

MONTE HUA SHAN IN CINA


Il monte Hua o Hua shan, conosciuto nell’antichità come “Monte Occidentale”, è una delle cinque sacre montagne della Cina, si erge nella contea di Huayin di fronte al Fiume Giallo e da tanto ritiene il titolo di “Prima fra le ripide montagne sotto il Cielo”.


In passato si riteneva avesse tre picchi ma oggi se ne riconoscono cinque principali:  Vetta Orientale (anche nota come Sole del Mattino), Vetta d’Occidente (Loto),Vetta Settentrionale (Terrazza delle Nuvole),  Vetta Centrale (La Fanciulla di Giada) e la Vetta Meridionale (Anatra selvatica) che, misurando circa 2.160 metri, è anche la più elevata  e tuttora è raggiungibile solo a piedi dalla Vetta Settentrionale.




Tutte le vette sono raggiungibili scalando a piedi, ma i sentieri che vi conducono sono veramente per cuori impavidi, non tanto per l'altitudine, quanto perché strettissimi e a strapiombo: decisamente da capogiro anche solo in foto.






Da secoli meta di pellegrinaggi, il monte Huan Shan, ha svolto un’importante funzione religiosa fin dai tempi più antichi e fin dal II secolo a.C. sulle cime e le pendici del monte furono costruiti diversi templi sia buddisti sia taoisti. Secondo un’antica leggenda da una delle vette del monte ascese al cielo il mitico Imperatore Giallo, l’antenato di tutta l’etnia cinese Han.

Alla sua base, si trova un gigantesco insieme di scale scolpite nella pietra, chiamate "Le scale del paradiso", che salgono così in alto da non vederne la fine.




 L'infinita scalinata porta al sentiero Hua Shan, considerato il più pericoloso al mondo, interamente costruito su rudimentali tavole di legno, dall'aspetto non esattamente rassicurante.



 Le attrezzature di sicurezza, per quanto caldamente consigliate, non sono obbligatorie ma occorre ricordare che, anche se non esistono statistiche ufficiali, sembra che la media delle persone mai tornate si avvicini al centinaio ogni anno , precipitate durante il  percorso  che in molti punti rasenta lo strapiombo, senza corrimano e così stretti da permettere il passaggio di una sola persona alla volta. L'accessibilità al monte è condizionata anche dalle condizioni meteorologiche: in caso di forte vento o ghiaccio l'ascensione diviene impossibile.











Ci sono cinque punti di sosta sospesi nel vuoto, che formano i petali di un fiore, da qui il nome ''Huashan", cioè ''Fiore di montagna''. Attualmente la montagna è diventata una turistica conosciuta in tutto il mondo, soprattutto per chi ama le spericolate scalate, anche se, per accontentare anche i visitatori meno allenati o coraggiosi, nel 1996 sono state installate due funivie lungo la vetta Settentrionale.


 

Il sistema montuoso sovrasta una zona altrettanto affascinante, nei pressi della città di Huayin, considerata la culla della millenaria cultura cinese e luogo dei famosi Guerrieri di Terracotta, posti di guardia alla tomba dell'imperatore Qin Shi Huang.


In cima a ogni vetta, ad attendere gli scalatori, c'è una ''casa da tè'' e chi riesce ad arrivarci,  merita proprio di godersi questo tè... che minimo avrà un sapore paradisiaco!





Io, mi scuserete, ma preferisco il tè inglese, che andrò a prendere comodamente al bar sotto casa,  aggiungendo pure dei pasticcini...



19 dicembre 2020

IN PUNTO IN CUI INIZIA LA CIVILTA' - Ira Byock


IN PUNTO IN CUI INIZIA LA CIVILTA'

Anni fa uno studente chiese all’antropologa Margaret Mead quale riteneva fosse il primo segno di civiltà in una cultura. Lo studente si aspettava che la Mead parlasse di ami, pentole di terracotta o macine di pietra.
Ma non fu così.
Margaret Mead disse che il primo segno di civiltà in una cultura antica era un femore rotto e poi guarito. Spiegò che nel regno animale se ti rompi una gamba muori.
 Non puoi scappare dal pericolo, andare al fiume a bere o cercare cibo.
 Sei carne per bestie predatrici. 
Nessun animale sopravvive a una gamba rotta abbastanza a lungo perché l’osso guarisca.
Un femore rotto che è guarito è la prova che qualcuno si è preso il tempo di stare con colui che è caduto, ne ha bendato la ferita, lo ha portato in un luogo sicuro e lo ha aiutato a riprendersi.
In pratica, Margaret Mead disse che aiutare qualcun altro nelle difficoltà è il punto in cui la inizia la civiltà."


(Ira Byock)



12 dicembre 2019

UNA STORIA VERA DI SOLIDARIETA'- dal web


Incredibilmente commovente...

UNA STORIA VERA DI SOLIDARIETA'
Qualche anno fa, alle Paraolimpiadi di Seattle del 1992, nove atleti, tutti mentalmente o fisicamente disabili erano pronti sulla linea di partenza dei 100 metri. Allo sparo della pistola, iniziarono la gara, non tutti correndo, ma con la voglia di arrivare e vincere. In tre correvano, un piccolo ragazzino cadde sull'asfalto, fece un paio di capriole e cominciò a piangere. Gli altri otto sentirono il ragazzino piangere. Rallentarono e guardarono indietro. Si fermarono e tornarono indietro... ciascuno di loro. Una ragazza con la sindrome di Down si sedette accanto a lui e cominciò a baciarlo e a dire: "Adesso stai meglio?" Allora, tutti e nove si abbracciarono e camminarono verso la linea del traguardo.Tutti nello stadio si alzarono, e gli applausi andarono avanti per parecchi minuti. Persone che erano presenti raccontano ancora la storia. Perché? Perché dentro di noi sappiamo che: la cosa importante nella vita va oltre il vincere per se stessi. La cosa importante in questa vita è aiutare gli altri a vincere, anche se comporta rallentare e cambiare la nostra corsa: "Una candela non ci perde niente nell'accendere un'altra candela". 

 (dal web)

24 giugno 2019

MOUNT RUSHMORE NATIONAL MEMORIAL E LE BLACK HILLS ( U.S.A.)



 MOUNT RUSHMORE NATIONAL  MEMORIAL  E LE BLACK HILLS (U.S.A.)

Nello Stato del South Dakota, nei pressi di Rapid City, città considerata la Stella dell'Ovest e famosa perché è la porta d’ingresso alle Black Hills, si trova Mount Rushmore, famoso nel mondo per la monumentale scultura nella sua facciata di 4 presidenti statunitensi.
Il monte deve il suo nome a Charles E. Rushmore, un avvocato di New York che nel 1885 si trovava in loco per condurre uno studio sull'estrazione mineraria nelle Black Hills: rimase talmente colpito da chiederne il nome e non avendone uno, lo battezzarono col suo. 
Rushmore comunque con la scultura non c'entra nulla fuorché, anni dopo, contribuì con una cospicua cifra alla sua realizzazione.




L'idea di stravolgere il volto della montagna fu di Doane Robinson, uno storico locale cui era stato chiesto di ingegnarsi a pensare qualcosa per incrementare il turismo della zona e senza dubbio l'idea che concepì fu grandiosa, in perfetto stile americano!
In realtà il luogo designato in origine era un altro, ma si rivelò non idoneo a una simile opera, quindi la scelta ricadde sul Monte Rushmore, che si trovava a sud-est, quindi usufruiva di ottima luce per gran parte del giorno, in più era la cima più alta del posto e, soprattutto, la sua composizione in granito garantiva la conservazione della scultura addirittura per migliaia d'anni.




L'incarico di eseguire i lavori fu affidato allo scultore statunitense Gutzon Borglum, che iniziò il 4 ottobre 1927 con una squadra di 400 operai che lavorarono in condizioni precarie e pericolose per 14 anni, ma nonostante si maneggiasse la dinamite tanto quanto lo scalpello, per fortuna non si verificarono incidenti.
Al progetto prese parte come capo-scultore anche l'italiano Luigi Del Bianco.



Gutzon Borglum, purtroppo morì pochi mesi prima di vedere l'opera completamente realizzata e fu il figlio Lincoln a occuparne il posto e finire nel 1941 la scultura.
L'opera, che originariamente doveva essere completa di busti, ma per mancanza di fondi si fermarono ai volti, misura tra i 18 e i 20 metri ed è posta a 140 metri di altezza.






Lo scenografico monumento raffigura 4 dei presidenti più amati d’America e, partendo in ordine da sinistra, sono : 
George Washington, (Bridges Creek, 22 febbraio 1732 - Mount Vernon il 14 dicembre 1799) 1º primo Presidente degli Stati Uniti d’America eletto nel 1789.

George Washington

Thomas Jefferson, (Shadwell, 13 aprile 1743-Charlottesville, 4 luglio 1826) 3º  Presidente degli Stati Uniti d’America eletto nel 1789, convinto sostenitore dell'egualitarismo di tutti gli esseri umani è considerato uno dei padri fondatori della nazione.

Thomas Jefferson

Theodore Roosevelt, (New York, 27 ottobre 1858 - Sagamore Hill, 6 gennaio 1919) 26º presidente degli Stati Uniti, eletto all'età di 42 anni continua a essere il più giovane presidente eletto negli Stati Uniti. Nel 1906 gli fu consegnato il Premio Nobel per la pace per aver messo fine alla guerra russo-giapponese, una delle più sanguinose mai combattute.

Theodore Roosevelt

Abraham Lincoln, (Hodgenville, 12 febbraio 1809-Washington, 15 aprile 1865) 16º Presidente degli Stati Uniti d’America, forse il più importante e amato, che nel 1865 ebbe il grande merito di abolire definitivamente la schiavitù dagli Stati Uniti. A Lincoln è riconosciuto anche il merito di avere difeso l'unità della nazione, sconfiggendo gli Stati Confederati d'America nella Guerra di secessione. Lincoln fu assassinato, a guerra conclusa, da John Wilkes Booth, un fanatico sostenitore della Confederazione.

Abraham Lincoln

Attualmente il Mount Rushmore National Memorial è un'importante meta turistica che attira migliaia di turisti nelle Black Hills, quindi missione compiuta per Mr. Robinson!


Le Black Hills ( letteralmente in italiano "Colline Nere") sono una catena montuosa , che si estende dal Dakota del Sud fino al Wyoming.
Le colline erano chiamate così a causa della fitta vegetazione che in lontananza le faceva apparire di colore molto scuro.
Anche se son denominate colline, di fatto sono montagne che possono raggiungere anche i duemila metri e si estendono per oltre 200 chilometri per 100 di larghezza.  
Ospitano inoltre le cime più alte delle Montagne Rocciose nella parte orientale del continente nordamericano.



La zona delle Back Hills è soprattutto nota per essere  tristemente legata a cruente e vergognose pagine storiche contro gli indiani delle riserve, quando gli Americani di origine europea vi scoprirono l'oro nel 1874, a seguito della spedizione dell'ufficiale dell'esercito degli Stati Uniti George Armstrong Custer e i primi minatori invasero la zona alla caccia dell'oro.
Il Governo degli Stati Uniti quindi spostò contro il loro volere gli indiani Lakota, che  avevano conquistato il territorio nel 1776 ai  Cheyenne , in altre riserve nel Dakota del sud ovest.
L'economia delle Black Hills è così passata dallo sfruttamento delle risorse naturali (miniere e legname) all'industria del turismo e dell'ospitalità.


Black Hills

Per celebrare la storia dal punto di vista dei Nativi americani, è ancora  in costruzione, sempre nel Dakota del Sud, un ancora più imponente monumento nella roccia:  il "Crazy Horse Memorial", dedicato a quello che viene definito "l'ultimo Sioux", Crazy Horse (Cavallo Pazzo).



Dopo aver molto penato per ottenere il benestare dei nativi americani, la prima esplosione di dinamite  a inaugurare i lavori di scavo della montagna , avvenne il 3 giugno 1948, alla presenza di una decina di anziani reduci della battaglia di Little Bighorn, ma la scultura ancora è ben lungi dall'essere finita.
Quando sarà finito, il monumento misurerà ben  195 metri in larghezza e 172 metri in altezza.


Statua in scala che raffigura come sarà la scultura di Crazy Horse

Nella zona delle Black Hills, precisamente nello stato del Wyoming, si trova anche la Devils Tower (Torre del Diavolo), una singolare quanto inquietante montagna con punta piatta alta circa 1600 m, con delle scanalature sui fianchi di origine vulcanica che i geologi chiamano spine vulcaniche.


Gli indiani chiamavano questa montagna "Tipila Mata", che tradotto significa “Casa dell’Orso” perché nei regolari solchi verticali i nativi ci vedevano i graffi provocati dalle zampe di un orso.
 Una leggenda lakota difatti racconta che, mentre sette fanciulle raccoglievano dei fiori ai piedi del monte, degli orsi si avvicinarono per divorarle, ma il Grande Spirito le salvò trasportandole in cima al picco.
Gli orsi tentarono inutilmente di arrampicarsi per raggiungere le prede, provocando con gli artigli i caratteristici solchi sui lati del monte.





Il picco è sacro per i Lakota, gli Cheyenne, i Corvi, i Kiowa e gli Shoshone che, ancor oggi, vi svolgono rituali e in particolar modo a giugno, periodo in cui si svolgono cerimonie sacre, è richiesto agli scalatori di non raggiungere la vetta della montagna per non commettere sacrilegio.
La vetta infatti attira scalatori da tutto il mondo, affascinati dalle difficoltà della scalata generata dalle sue pareti scoscese: salire fino alla cima risulta incredibilmente difficile e la discesa è ancor più pericolosa dell’arrampicata.
Proclamata primo Monumento Nazionale il 24 settembre del 1906 dall’allora presidente Theodore Roosevelt, molti ricorderanno la Devils Tower come la location utilizzata per la scena finale del film "Incontri ravvicinati del terzo tipo" di Steven Spielberg.


Concludiamo tornando al Mount Rushmore, con un'immagine di qualche burlone che si è divertito a immaginare come potrebbe essere raffigurato il retro della scultura ... ipotesi certamente irriverente nei riguardi di simili illustri presidenti, però quanto sarebbe divertente!



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