17 settembre 2018

PREGHIERA DEL MATTINO - Sauvet


Preghiamo, per una giornata  in grazia di Dio!

PREGHIERA DEL MATTINO

Fin dal risveglio
Prima che gli affanni
del giorno mi avvolgano,
il mio pensiero si volge a te, mio Dio.
Ti affido
tutto ciò che mi attende
nel corso di questo giorno,
ti affido coloro che amo,
quelli che incontrerò,
quelli per cui forse soffrirò.
Serbali da ogni male.
Così a te mi rivolgo
all'inizio di questa giornata:
in te pongo la mia fiducia.
Serviti dunque di me
perché si compia il bene.
Questo giorno è tuo.
Fa' che trascorra secondo
la tua volontà. Amen.

Sauvet

14 agosto 2018

IO PENSO A TE - Johann Wolfgang Goethe


Un pensiero dal mare...

IO PENSO A TE

Io penso a te quando dal seno del mare
il sole sorge e i suoi raggi dardeggia;
io penso a te quando al chiarore lunare
l'onda serena biancheggia.

Io penso a te quando sale la polvere
lungo il lontano sentiero,
e nella notte oscura, quando al passeggero
sul ponte il cuore balza di paura.

Johann Wolfgang Goethe
(Francoforte 28 agosto 1749 Weimar, 22 marzo 1832)

13 agosto 2018

ATTRAVERSO - Patrizia Mezzogori


Un morbido sorriso, per augurarvi una splendida giornata!

ATTRAVERSO

Attraverso una finestra
scivola ancora,
come rugiada mattutina
tra gli spazi sottili
e malinconici del tempo,
un morbido sorriso
che si stende come vela
in mezzo al mare
dove la mia essenza
riflette tra note suadenti
nel sublime splendore
di gabbiani che volteggiano
trasportati da correnti,
come i minuti
che scorrono nella notte
inesorabili e sordi
al richiamo dei sensi

Patrizia Mezzogori

8 agosto 2018

MATTINO D'ESTATE - Libera Mastropaolo



Chissà che avventura ha in serbo per noi, questa giornata!
Per scoprirlo non ci resta che viverla, godendoci ogni attimo…


 MATTINO D'ESTATE
Camminano le nuvole nel cielo,
pezzi di specchio azzurro, sol di rado,
nel tiepido mattino inizio estate.
La rondine riempie,
col suo canto, l'incanto d'aria
che lassù respira;
il vento soave spira sulla pelle,
nelle narici il mare,
nel cuore, nostalgia.
Il sole alto, padrone del suo cielo,
da solo, intorno,
diffonde l'allegria.
Partito il giorno,
inizia l'avventura.
Libera Mastropaolo

6 agosto 2018

ODE A UN USIGNOLO - John Keats


Buonanotte con il canto di un usignolo, considerato tra i più melodiosi e complessi di tutti gli uccelli canori.
All'inizio della primavera gli usignoli cantano prevalentemente di notte fino al mattino, sia per la delimitazione del territorio che per richiamare le femmine con cui riprodursi.
Passato questo periodo, gli usignoli si possono sentire cantare anche durante il giorno.
In tempi antichi il canto dell'usignolo veniva considerato una sorta di antidolorifico, in grado di portare al malato una pronta guarigione e al morente una morte dolce.

ODE A UN USIGNOLO

Il cuore si strugge e un'ottusità plumbea
Affligge i miei sensi, quasi, pieno di cicuta,
O d'un sonnifero pesante trangugiato
Pochi istanti fa, fossi affondato nel Lete:
E non certo per invidia della tua razza felice,
Ma troppo felice nella tua felicità -
Tu, arborea driade dalle lievi ali,
Che in una macchia melodiosa
Di faggi verdi e sparsa d'ombre innumeri
Canti l'estate con la felicità della gola spiegata.

Avere un sorso di vino! E ghiacciato
Da secoli nelle profondità della terra,
Saporoso di Flora e della campagne verde,
Dei balli. dei canti provenzali. d’allegria solare!
Oh, si, bere una coppa piena di caldo meridione,
Colma di rosso, vero Ippocrene,
Con rosari di bolle che s’affacciano all’orlo
E la bocca macchiata di porpora;
Si poter, bere e inosservato lasciare il mondo
Per svanire, infine, con te, nelle foreste oscure:

Sparire, lontano, dissolvermi, e dimenticare poi
Ciò che tu, tra le foglie, non hai mai conosciuto:
La stanchezza, la malattia, l'ansia
Degli uomini, qui, che si sentono soffrire,
Qui, dove il tremito scuote gli ultimi, scarsi capelli grigi,
Dove la gioventù impallidisce, si consuma e simile a un fantasma muore,
Dove il pensare stesso è riempirsi di dolore,
E la disperazione regna, dalle ciglia di piombo,
Dove la bellezza vede spenta la luce dei suoi occhi
E l'amore nuovo non riesce a piangerla oltre il domani.

Andarsene, andarsene. E arrivare da te,
Non portato da Bacco e dai suoi leopardi,
Ma sulle ali della poesia, invisibili,
Anche se la mente, lenta, ha perplessità e indugi:
E il, con te, subito la notte è tenera
Con la sua luna regina sul trono
E le fate stellate tutt’intorno:
Qui, invece, adesso, non ce n’è più di luce, niente,
Se non quella che dal cielo è soffiata
Giù dal vento, nel buio verde e tortuoso di muschio

I fiori che ho intorno, non il vedo,
E neppure l’incenso dolce che impende sui rami,
Ma nell’oscurità profumata intuisco ogni dolcezza
Con cui il mese propizio rende ricca
L’erba, il bosco e il selvaggio albero da frutta,
Il biancospino e l’arcadica eglantina,
Le viole, presto appassite, sepolte tra le foglie,
E la figlia più grande del maggio maturo:
La rosa in boccio, muschiata, piena di vino di rugiada,
Casa sussurrante d’insetti nelle sere estive.

Nel buio ascolto io che spesso
Ho quasi fatto l’amore con la facile morte,
L’ho chiamata coi versi più teneri della mia poesia,
L’ho pregata perché nell’aria via si portasse il mio respiro—
E mai come adesso m’è sembrato ricco il morire:
Spegnersi a mezzanotte, senza dolore,
Mentre tu butti fuori l’anima
In un’estasi stupenda!
Tu canteresti ancora: per le mie orecchie inutili
Per me, una semplice zolla davanti al tuo requiem altissimo.

Non sei mica nato per morire, tu, uccello immortale:
Generazioni di affamati non ti calpestano,
E la tua voce, che ascolta in questa notte fuggente,
Fu ascoltata già de re e da villani:
forse è lo stesso canto che il sentiero trovò
Del cuore di Ruth, quando malata di nostalgia
Pianse in mezzo ai campi stranieri;
Lo stesso, forse, che tante volte ha affascinato
Magiche finestre aperte sulle schiume
Di mari pericolosi in incantate terre deserte.

Deserte! Come una campana risuona questa parola
Che mi riporta alla mia solitudine.
Addio! L’immaginazione non può più illudermi,
Come si dice sia solito fare quest’elfo ingannevole.
Addio, addio. Il tuo canto doloroso svanisce
Oltre i prati vicini, oltre il fiume quieto,
Al di là del colle – ed è sepolto adesso
Tra i boschi della valle vicina.
E stato un sogno soltanto? o una visione?
La musica è svanita: - dormo? son sveglio?

John Keats

TRAMONTO - Mauro Pacella



Un tramonto intriso di tristezza...

TRAMONTO

Il cielo frastornato dai gabbiani
vanifica il tramonto.
E tu da me divisa
soffri ancora il mio pianto,
anima intrisa
d'imperdonabile amore.
Discende poi la sera,
quasi pietosa madre

Mauro Pacella


IL SOLE D' ESTATE - Robert Louis Stevenson


Una soleggiata giornata estiva, speriamo solo non troppo calda!

IL SOLE D'ESTATE 

Il sole è grande e viaggia imperioso 
nel cielo vuoto senza riposo, 
e quando il giorno è azzurro e radiante 
più della pioggia si effonde scrosciante. 

Nella soffitta ragnatelosa 
investe la polvere di luce radiosa, 
e dalle tegole un poco sbrecciate 
porta al fienile le sue fresche risate. 

E intanto mostra al giardino ammirato 
il volto rosso, pieno e dorato 
e sparge luce calda e brillante 
in ogni angolo e in mezzo alle piante. 
Sulle colline e nel blu del cielo, 
nell'aria tersa spazzando ogni velo, 
per divertirsi o piantare le rose, 
è il giardiniere di tutte le cose

Robert Louis Stevenson