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25 dicembre 2021

CAMPANE DI NATALE - Henry Wadsworth Longfellow






Era il giorno di Natale del 1863, quando il poeta statunitense Henry Wadsworth Longfellow scrisse, nel periodo più brutto della sua vita e nel pieno della guerra d'indipendenza, la toccante poesia “I Heard the Bells on Christmas Day” (Campane di Natale).
Un paio d’anni prima l'illustre letterato aveva, infatti, perso l’adorata moglie Fanny: "La mia mattina e la mia stella della sera d'amore!"

Frances Elizabeth Appleton

La donna perì a causa di uno sciagurato incendio, da lei stessa causato, mentre sigillava  delle ciocche di capelli dei bambini dentro delle buste,  sciogliendo la cera con una candela che fece prendere fuoco al suo vestito.
Longfellow, che stava riposando, svegliato dalle urla della moglie accorse in suo aiuto tentando di spegnere inutilmente il fuoco e finendo per ustionarsi seriamente anche lui.
Fanny, morì dopo una notte di tormenti e il poeta, a causa delle gravi ustioni riportate, non poté neppure partecipare al funerale.
Tutto il suo dolore per la perdita della moglie, mai placato, lo espresse diciotto anni dopo nel sonetto “The Cross of Snow” (La croce di neve).

Henry Longfellow , sua moglie, Frances Elizabeth Appleton e i figli Charles ed Ernest
 (foto dal National Park Service, sito storico nazionale di Longfellow)


In “Campane di Natale”, invece Longfellow riversò tutta la sua ansia per il figlio diciasettenne, Charles Appleton Longfellow, che rischiava seriamente la vita o, quanto meno di rimanere paralizzato e anche il suo raccapriccio per gli orrori della guerra civile americana, che stava versando copioso sangue.
Il ragazzo nove mesi prima era fuggito da casa pur di arruolarsi nell'esercito dell'Unione, lasciando al padre un biglietto dove spiegava che sentiva, a costo della vita, di dover fare il suo dovere per il paese.
Durante la cena del 1° dicembre 1863, Henry Wadsworth Longfellow ricevette un telegramma con la preoccupante notizia che suo figlio era stato gravemente ferito. 


Charles Appleton Longfellow


Il giovane fu riportato a casa e nonostante le critiche condizioni riuscì a salvarsi e anche a recuperare completamente, anche se impiegò molto a guarire.
Congedato con onore dall’esercito a causa della disabilità fisica, verso la fine del 1864, Charley entrò in nuova fase della sua vita, quella di viaggiatore del mondo, visitando angoli remoti tra cui India, Giappone, sud dell’America e Sud Pacifico
Morì dopo una lunga malattia nel 1893, appena un paio d’anni dopo il padre, nella casa di famiglia in Brattle Street.



La poesia, musicata dal compositore inglese John Baptiste Calkin nel 1872, è diventata un celebre canto natalizio registrato da artisti di fama mondiale come: Bing Crosby, Frank Sinatra, Elvis Presley, Johnny Cash, Sarah McLachla, giusto per citarne alcuni.
La guerra civile americana è risolta da secoli, ma nel mondo le guerre non sono mai cessate, anche se non combattute più a colpi di cannone, ma con armi molto più distruttive.
Le campane a Natale però continuano a suonare speranzose che, alla fine, riusciranno a coprire ogni sinistro suono, che  sulla terra resteranno solo uomini di buona volontà e che  pace finalmente sarà!



CAMPANE DI NATALE


Ho sentito le campane, per Natale,

suonar le loro vecchie càrole consuete

e ripetere, dolci e libere, le parole

di pace sulla terra, di buona volontà per gli uomini.


E pensavo a come, venuto quel giorno,

i campanili di tutta la Cristianità

avevano battuto al canto ininterrotto

di pace sulla terra, di buona volontà per gli uomini.


E, disperato, ho chinato la testa

“Non c'è pace sulla terra”, ho detto,

“Perché l'odio è troppo forte e si fa gioco del canto

di pace sulla terra, di buona volontà per gli uomini”.


Poi da ogni bocca nera e maledetta

il cannone tuonò nel Sud,

ed in quei rombi annegaron le càrole

di pace sulla terra, di buona volontà per gli uomini.


Fu come se un terremoto scuotesse

le pietre focaie di un continente

e mandasse in rovina i focolari domestici

di pace sulla terra, di buona volontà per gli uomini.


Allora le campane hanno rintoccato più forte e profondo:

“Dio non è morto, e non dorme;

Il male fallirà, il bene prevarrà

con pace sulla terra, con buona volontà per gli uomini”.


Finché con quei rintocchi e con quel canto

il mondo non è tornato dalla notte al giorno,

una voce, una melodia, un canto sublime

di pace sulla terra, di buona volontà per gli uomini.


Henry Wadsworth Longfellow

https://blublogpreziosa.blogspot.com/2019/11/la-croce-di-neve-henry-wadsworth.html



10 dicembre 2021

LA SPERANZA E' UN ESSERE PIUMATO - Emily Dickinson


Il 10 dicembre 1830, ad Amhers in Massachusset, nasceva Emily Dickinson.
Poetessa dal semplice, non ebbe molti riconoscimenti durante la sua vita, perché all'epoca si preferivano dei linguaggi più forbiti e solo sette delle sue poesie, furono pubblicate mentre era in vita.
Di carattere fiero e ribelle e costantemente ossessionata dalla morte soprattutto a causa della perdita del suo nipote preferito, intorno al 1870 decide di vivere da reclusa senza più uscire dalla sua camera, forse affetta da agorafobia,  e non ne uscì neanche per partecipare ai funerali dei genitori.
Alla sua morte avvenuta a causa di una nefrite il 15 maggio 1886, la sorella scoprì nella camera di Emily ben 1775 poesie, scritte su foglietti ripiegati e cuciti con ago e filo.
Emily Dickinson, totalmente rivalutata, è ora considerata una delle poetesse più sensibili ed emblematiche di tutti i tempi.


LA SPERANZA E' UN ESSERE PIUMATO


La speranza è un essere piumato

che si posa sull'anima,

canta melodie senza parole e non finisce mai.

La brezza ne diffonde l'armonia,

e solo una tempesta violentissima

potrebbe sconcertare l'uccellino

che ha consolato tanti.

L'ho ascoltato nella terra più fredda

e sui più strani mari.

Eppure neanche nella necessità

ha chiesto mai una briciola  a me


Emily Dickinson


8 marzo 2021

SONO TERESA WILMS MONTT


TERESA WILMS MONTT

"Sono Teresa Wilms Montt :grande nel piccolo, piccola davanti all'infinito."


Considerata una pioniera del femminismo in Cile, Teresa era una scrittrice nata a Viña del Mar, l'otto settembre del 1893, da una famiglia di facoltosi immigrati catalani che nella nuova terra aveva raggiunto alte cariche in vari campi.
Educata da governanti e tutori privati, a diciassette anni, contro la volontà della sua famiglia, sposò Gustavo Balmaceda Valdés, nipote del defunto presidente José Balmaceda Valdés, da molti visto come un dittatore e istigatore della guerra civile cilena di fine Ottocento.
Con il marito visse prima a Santiago, dove frequenterà i migliori ambienti culturali e mondani, poi, tra il 1912 e il 1915, la coppia si trasferisce, per motivi di lavoro del marito che era un dipendente delle Agenzie delle Entrate, a Iquique, città portuale dove Teresa strinse importanti legami con femministe, sindacalisti e persino massoni, associandosi ai nascenti movimenti riformisti.

Teresa e le figlie Elisa e Sylvia Luz


Il matrimonio però iniziò presto a scricchiolare: Gustavo non gradiva che Teresa leggesse tanto e ancor meno che scrivesse e così lei doveva farlo usando pseudonimi; inoltre non approvava le sue prese di posizione anarco-sindacaliste.
Teresa non era felice e cercò comprensione in Vicente Zañartu Balmaceda, un cugino del marito che molto apprezzava la sua personalità e il suo talento e con lui ebbe un assiduo scambio epistolare.
Quando il marito, che da qualche tempo nutriva dei sospetti, scoprì la "relazione", punì Teresa facendola dichiarare pazza e internandola nel Convento de la Preciosa Sangre.
Rinchiusa in convento Teresa, riversò le sue angosce in un diario di memorie ma nulla leniva la depressione, causata anche dal forzato allontanamento dalle figlie Elisa e Sylvia Luz, e il 29 marzo 1916 tenta il suicidio ingerendo una fiala di morfina.

La salvezza per lei giunse grazie all'aiuto del padre, che di nascosto le procurò del denaro, e dell'amico Vicente Huidobro, poeta cileno massimo esponente del movimento letterario "Creacionismo", che nel giugno 1916 la aiutò a fuggire portandola con sé a Buenos Aires.
Nella capitale argentina Teresa s'inserì molto bene, conobbe importanti scrittori come Jorge Borges e lei stessa pubblicò due libri di successo: "Inquietudes sentimentales" e "Los tres cantos".

Vicente García-Huidobro Fernández


Durante la Prima guerra mondiale, dopo che Horacio Ramos Mejía, un suo ammiratore, si uccise in casa della poetessa, Teresa lasciò Buenos Aires e partì per New York  per arruolarsi nella Croce Rossa, ma qui, scambiata per una spia tedesca, fu deportata in Spagna.
In Spagna visse a Madrid, dove divenne la musa del pittore Julio Romero de Torres, che la presentò agli scrittori Gómez de la Serna, Gómez Carrillo e Ramón Valle-Inclán.

Ritratto di Teresa Wilms Montt - Julio Romero de Torres 


A Madrid, con lo pseudonimo di Teresa de la Cruz, pubblicò "En la Quietud del Mármol" e "Anuarí". 
 Riuscì a rivedere le figlie a Parigi nel 1920, dopo cinque anni di separazione, grazie agli sforzi di suo padre.
Teresa però non resse al dolore di un'altra separazione e cadde in una nuova, profonda depressione che la portò a suicidarsi in una camera dell'Hotel Laenaec di Parigi il 24 dicembre 1921, con una massiccia dose di Veronal.
La poetessa "non adatta alle signorine", riposa nel famoso cimitero di Père Lachaise, a Parigi.


SONO TERESA WILMS MONTT


Sono Teresa Wilms Montt

e anche se sono nata cento anni prima di te,

la mia vita non è stata tanto diversa dalla tua.

Anche io ho avuto il privilegio d’essere donna.

E’ difficile essere donne in questo mondo.

Tu lo sai meglio di tutti.

Ho vissuto intensamente ogni respiro e ogni istante della mia vita.

Ho distillato una donna.

Hanno cercato di reprimermi ma non ci sono riusciti con me.

Quando mi hanno voltato le spalle, io ci ho messo la faccia.

Quando mi hanno lasciato sola, ho dato compagnia

Quando hanno voluto uccidermi, ho dato vita.

Quando hanno voluto rinchiudermi, ho cercato la libertà.

Quando mi amavano senza amore, ho dato ancora più amore.

Quando hanno cercato di zittirmi, ho urlato.

Quando mi hanno picchiato, ho risposto.

Sono stata crocefissa, morta e sepolta,

dalla mia famiglia e la società.

Sono nata cento anni prima di te

comunque ti vedo uguale a me.


Sono Teresa Wilms Montt,

e non sono adatta per le signorine.

Teresa Wilms Montt


6 febbraio 2021

CANTO DI BELLEZZA - Forough Farrokhzad

 

 
Buonanotte con un’appassionata poesia di Forough Farrokhzad, l'emancipata poetessa nata a Teheran il 5 gennaio del 1935, che sfidò le autorità religiose e i letterati conservatori, contestando il ruolo della donna nel matrimonio tradizionale e nella società e rivendicando con veemenza, il diritto femminile di disporre liberamente del proprio corpo.
Compositrice precoce autodidatta, si fa notare a metà anni ’50 con la raccolta "Prigioniera", le cui liriche sono per lo più autobiografiche: è , infatti, lei che si sente in gabbia, tanto che divorzia dal marito, che sposato giovanissima, lasciandogli il figlio ancora piccolo.
A causa del suo stile di vita poco convenzionale, dopo il divorzio consumò difatti diversi amori anche con uomini sposati, e anche per lo stile ardito delle sue poesie, negli anni post Rivoluzione Islamica, alcune delle sue opere furono censurate.
Lei però non si piegò e oltre a scrivere e un po’ dipingere, si occupò anche di girare film e documentari tra cui, nel 1963, il più importante "La casa è nera ", dove mostra la drammatica situazione dei lebbrosi iraniani, vincendo premi in tutto il mondo.
Quasi presagisse la sua tragica fine, la paura della morte traspare nelle ultime liriche.
La sua vita, infatti, s'interrompe bruscamente a trentadue anni, il 13 febbraio 1967, quando l'auto della poetessa, di ritorno da una visita alla madre, scivola su una lastra di ghiaccio, schiantandosi.
L’eco della sua voce però non si è spento e Forough, assurta a simbolo culturale iraniano, continua a essere la poetessa più tradotta all’estero e la più amata in patria, dove la sua tomba è diventata meta di pellegrinaggio.

.


CANTO DI BELLEZZA

Sulle tue spalle, rocce di granito dure e superbe
cascate di luce, ruscella l’onda dei miei capelli.

Sulle tue spalle, muro di cinta di un mirifico castello
danzano, come rami del salice, le ciocche dei miei capelli.

Le tue spalle, torri di ferro,
le tue spalle, fulgenti di sangue e di vita,
hanno il colore di un braciere di rame.

Nel silenzio, nel tempio del desiderio,
addormentata vicino a te,
i segni dei miei baci sulle tue spalle,
come morsi ardenti di serpenti.

Le tue spalle, nella rifrazione del sole
sotto le gocce chiare e tiepide di sudore
sfavillano come cime di montagne.

Le tue spalle, Mecca dei miei sguardi appassionati,
le tue spalle, sigillo di preghiera...

Forough Farrokhzad


26 gennaio 2021

AMORE - Edith Irene Södergran

 



Buongiorno con una  poesia di   Edith Södergran, poetessa finlandese, considerata la fondatrice del modernismo scandinavo.
Edith Södergran contrasse una malattia polmonare all'età di sedici anni nel 1908 e questo fu l'inizio dell'andirivieni dai sanatori, prima in Finlandia, poi in Svizzera, finché non rifiutò altre cure per vivere il più pienamente possibile. 
Tornata in patria, diede inizio alla sua attività poetica attraversando anni bui di guerra, di difficoltà economiche e d’isolamento, influenzata soprattutto dal simbolismo francese, dall'espressionismo tedesco e dal futurismo russo.
Esordì nel 1916 con la raccolta “Poesie”, cui seguirono “Lira di settembre” del 1918, “L'altare delle rose” del 1919, “L'ombra del futuro” del 1920 e “Il paese che non esiste” pubblicata postuma nel 1925.
In vita però non ottenne la notorietà che meritava come poetessa, fu dopo la sua prematura dipartita che la sua influenza divenne notevole e a oggi è considerata tra i più importanti esponenti della poesia svedese, lingua in cui si espresse. 
Morì a causa della tisi poco più che trentenne e la consapevolezza della morte è evidente tra le righe delle sue oniriche poesie...


AMORE


La mia anima era un vestito azzurro color del cielo;

l’ho lasciato su una rupe, presso il mare,

e nuda son venuta a te, somigliando a una donna.

E come una donna mi son seduta alla tua tavola

e ho bevuto una coppa di vino, ho respirato il profumo di rose.

Mi hai trovato bella, che somigliavo a qualcosa visto in sogno,

ho dimenticato tutto, dimenticato la mia infanzia e la mia patria,

sapevo soltanto che le tue carezze mi tenevano prigioniera.

E tu sorridente hai preso uno specchio, m’hai invitato a guardarmi.

Io ho visto che le mie spalle erano di polvere e andavano in briciole,

io ho visto che la mia bellezza era malata e senza più volontà – svaniva.

Oh, tienimi chiusa fra le tue braccia, così forte ch’io non abbia bisogno di nulla.


Edith Irene Södergran  

(San Pietroburgo, 4 aprile 1892 – Roščino, 24 giugno 1923)



21 novembre 2020

ALBERI - Albert Joyce Kilmer

 


Sebbene Alfred Joyce Kilmer  fosse un prolifico poeta americano che celebrava la  bellezza della natura e la sua  grande fede religiosa , è principalmente ricordato per la poesia : "Trees" (Alberi)  pubblicata nella raccolta "Trees and Other Poems" nel 1914
Kilmer era anche giornalista, critico letterario, docente ed editore , sposato con Aline Murray , anche lei una poetessa e scrittrice affermata, dalla quale ebbe cinque figli.
Durante la prima guerra mondiale si arruolò nella Guardia Nazionale di New York e fu schierato in Francia con il 69 ° Reggimento di Fanteria  nel 1917
Perse la vita il 6 dicembre del 1918,  ucciso dalla pallottola di un cecchino nella seconda battaglia della Marna  all'età di 31 anni.

ALBERI 

Non credo che vedrò mai
una poesia bella come un albero.
Un albero la cui bocca bramosa sia attaccata
al dolce seno fluente di madre Terra.
Un albero rivolto a Dio per tutto il giorno,
che innalza al cielo le sue frondose braccia
in segno di preghiera.
Un albero che in estate può indossare
un nido di pettirossi tra i capelli.
Sopra il cui cuore la neve si stende leggera,
che vive intimamente con le piogge.
Le poesie sono scritte dagli sciocchi come me,
ma solo Dio può creare un albero.

(Albert Joyce Kilmer)

30 maggio 2019

SOGNO DI LIBERTA' - Marcos Ana




Marcos Ana, pseudonimo di Fernando Macarro Castillo (Alconada, 20 gennaio 1920 - Madrid, 24 novembre 2016) è il poeta spagnolo che ha illustrato a tutto il mondo la spietatezza del fascismo spagnolo (che uccise e torturò migliaia di persone) e la disumanità delle carceri franchiste con tanto di celle di tortura.
Imprigionato nel 1938, a 18 anni, e scampato a due condanne a morte, trascorse in diverse prigioni 23 anni per motivi politici: “Due volte venne la morte, e due volte si dimostrò pentita. Dicono che andò via offesa perché non poté farmi abbassare la fronte. Per questo mi lasciò la vita!”.
Durante quei bui e disperati anni di prigionia, l'unico appiglio fu la poesia.
In cella compose poesie che furono imparate a memoria dai suoi compagni di prigionia i quali, una volta liberati, le divulgarono.
Le poesie commossero e inorridirono il mondo e i più grandi poeti e artisti dell'epoca, tra cui Pablo Picasso, Pablo Neruda e Rafael Alberti se ne fecero promotori.
 Liberato nel 1961 per interessamento anche di Amnesty International, visse da esiliato a Parigi, ma rientrò nella sua Spagna alla morte del Caudillo Francisco Franco nel 1976.
Assolutamente da leggere la struggente autobiografia “Ditemi com'è un albero.”


LA MIA CASA E IL MIO CUORE
(SOGNO DI LIBERTA')

Se un giorno tornerò alla vita
la mia casa non avrà chiavi:
sempre aperta, come il mare,
il sole e l'aria.

Che entrino la notte e il giorno,
la pioggia azzurra, la sera,
il pane rosso dell'aurora;
la luna, mia dolce amante.

Che l'amicizia non trattenga
il passo sulla soglia,
né la rondine il volo,
né l'amore le labbra. Nessuno.

La mia casa e il mio cuore
mai chiusi: che passino
gli uccelli, gli amici,
e il sole e l'aria.

Marcos Ana)
(da 'Ditemi com'è un albero')


DITEMI COM' E' UN ALBERO

Ditemi com’è un albero.
Ditemi il canto del fiume
quando si copre di uccelli.

Parlatemi del mare. Parlatemi
del vasto odore della campagna.
Delle stelle. Dell’aria.

Recitatemi un orizzonte
senza serratura né chiavi
come la capanna di un povero.

Ditemi com’è il bacio
di una donna. Datemi il nome
dell’amore: non lo ricordo.

Le notti si profumano ancora
di innamorati con fremiti
di passione sotto la luna?

O resta solo questa fossa,
la luce di una serratura
e la canzone delle mie lapidi?

Ventidue anni… Già dimentico 
la dimensione delle cose,
il loro colore, il loro profumo…. Scrivo

a tentoni: "il mare", "la campagna"…
Dico "bosco" e ho perduto
la geometria dell'albero.

Parlo, per parlare, di argomenti
che gli anni mi hanno cancellato.

(non posso continuare, sento
i passi della guardia)

Marcos Ana
(da 'Ditemi com'è un albero')


28 aprile 2019

ASCOLTATE! - Vladími V. Majakóvskij



Buonanotte con una poesia di Vladímir Vladímirovič Majakóvskij, uno dei cantori della rivoluzione russa d'ottobre e maggior interprete della cultura post-rivoluzionaria.
Poeta, scrittore, drammaturgo, regista teatrale, attore, pittore, e giornalista, Majakóvskij aveva da giovane aderito alla fazione bolscevica e venne per tre volte arrestato e poi rilasciato dalla polizia zarista.
Inizialmente fu entusiasta degli esiti della rivoluzione e mise la sua arte, così piena di pathos, al servizio della rivoluzione bolscevica, sostenendo la necessità d'una propaganda che attraverso la poesia divenisse espressione immediata della rivoluzione.
Allo scopo organizzò discussioni e letture di versi nelle fabbriche e nelle officine, ma o suoi tentativi trovarono opposizioni e censure da parte prima del regime zarista e poi della dittatura staliniana.
Majakovskij muore a 37 anni il 14 aprile del 1930, sparandosi un colpo di pistola al cuore.
 La tragica decisione fu probabilmente indotta dalle disillusioni politiche e dai violenti attriti con il partito, a cui si unirono anche alcune delusioni amorose, ma non tutti son convinti che si sia trattato davvero di suicidio, arrivando a sospettare che sia stato simulato dai suoi nemici politici.

ASCOLTATE!

Se accendono le stelle,
vuol dire forse che a qualcuno servono,
che qualcuno desidera che esse siano,
che qualcuno chiama perle questi piccoli sputi?
E, forzando
le bufere di polvere del meriggio,
si spinge fino a Dio,
teme d’essere in ritardo,
piange,
gli bacia la mano nodosa,
implora
– ha bisogno di una stella! –
giura
che non può sopportare questo martirio senza stelle!
E poi
cammina inquieto,
fa finta d’esser calmo.
Dice a qualcuno:
“Allora, adesso, stai meglio?
Non hai paura?
No?!”.

Ascoltate!
Se accendono
le stelle,
vuol dire forse che a qualcuno servono,
che è indispensabile
che ogni sera
sopra i tetti
risplenda almeno una stella?

Vladímir Vladímirovič Majakóvskij 



17 marzo 2019

COME POSSO DIRE - Karin Maria Boye



Buonanotte con una breve poesia di Karin Maria Boye, scrittrice, poetessa e critica letteraria svedese. 
 La Boye ebbe una vita molto problematica a causa delle sue inclinazioni sessuali: nonostante il matrimonio con il letterato Leif Björk, infatti non riusciva a soffocare la sua attrazione verso persone del suo stesso sesso.
A seguito di un periodo di grave depressione con tendenze suicide, la scrittrice decise di sottoporsi a psicoanalisi, per comprendere meglio la natura della propria inclinazione bisessuale.
Karin era consapevole della propria bisessualità da molto tempo, ma faticava ad accettarla, considerando anche che l'omosessualità all'epoca era considerata reato in Svezia così come nella maggior parte dei paesi occidentali.
Trovò comunque il coraggio di lasciare il marito e intraprendere una relazione con Margot Hanel, una giovane donna ebrea.
Il rapporto però non le diede stabilità né serenità, anzi iniziò per lei un periodo di crescente instabilità mentale, che la portò a togliersi la vita il 24 aprile del 1941.
 Un mese dopo il suo suicidio, anche la compagna Margot Hanel si uccise.
Karin Boye venne in seguito riconosciuta come importante scrittrice femminista e la sua esplorazione dei rapporti di ruolo maschili e femminili divenne oggetto di numerosi studi accademici.

"Immersa nella tua bellezza  vedo spiegata la vita e la soluzione dell’enigma oscuro svelata."
(Karin Maria Boye)

COME POSSO DIRE

Come posso dire se la tua voce è bella.

So soltanto che mi penetra

e mi fa tremare come una foglia
e mi lacera e mi dirompe.

Cosa so della tua pelle e delle tue membra.

Mi scuote soltanto che sono tue,

così che per me non c'è sonno né riposo,
finché non saranno mie.



18 novembre 2018

DESIDERATA - Max Ehrmann


Questo bellissimo testo viene quasi sempre presentato come un “Manoscritto del 1692 trovato a Baltimora nell’antica chiesa di San Paolo”.
 In realtà, l’autore di questa poesia in prosa è Max Ehrmann, uno scrittore e avvocato di Terre Haute, Indiana, nato il 26 settembre 1872 da genitori tedeschi.
Laureatosi  nel 1896 in legge e filosofia all'università di Harvard, a  40 anni smise di praticare la professione forense per scrivere poesie.
La poesia venne scritta nel 1927 e pubblicata nello stesso anno, ma in quel periodo non ottenne un particolare successo.
Ehrmann morì nel 1945 e nel 1957, il reverendo Frederick Kates, parroco della St. Paul's Protestant Episcopal Church di Baltimora, inserì la "Desiderata" in una raccolta di preghiere da lui compilata per la sua congregazione.
Sulla copertina era scritto: "Old Saint Paul's Church, Baltimore A.D. 1692", l'anno di fondazione della chiesa e fu per questo che, negli anni seguenti, si diffuse erroneamente la convinzione che la poesia fosse stata rinvenuta in tale chiesa e che fosse stata composta da un autore anonimo nel XVII secolo.
La fama per la poesia però giunse nel 1965 quando morì Adlai Stevenson e sul suo comodino venne trovata una copia della “Desiderata” e si scoprì che intendeva usarla per le cartoline di Natale.
La popolarità dell'uomo politico statunitense fece da cassa di risonanza, ed in breve sia la poesia che la chiesa di San Paolo di Baltimora raggiunsero la fama.
“ Desiderata”, divenne un culto per il movimento hippy nato a San Francisco negli anni sessanta e fu diffusa come simbolo pacifista.
Negli anni settanta il testo fu stampato su dei poster che vennero venduti in grandi quantità e nel 1971, il presentatore radiofonico statunitense Les Crane ne incise su vinile per la Warner Bros Records una versione parlata, accompagnata da una musica psichedelica tipica delle atmosfere hippy, che nel 1972 entrò nella top ten delle classifiche di vendita sia negli USA che nel Regno Unito.


DESIDERATA

Procedi con calma tra il frastuono e la fretta e ricorda quale pace possa esservi nel silenzio.
Per quanto puoi, senza cedimenti, mantieniti in buoni rapporti con tutti.
Esponi la tua opinione con tranquilla chiarezza e ascolta gli altri: pur se noiosi ed incolti, hanno anch’essi una loro storia.
Evita le persone volgari e prepotenti: costituiscono un tormento per lo spirito.
Se insisti nel confrontarti con gli altri rischi di diventare borioso ed amaro, perché sempre esisteranno individui migliori e peggiori di te.
Godi dei tuoi successi e anche dei tuoi progetti. Mantieni interesse per la tua professione, per quanto umile: essa costituisce un vero patrimonio nella mutevole fortuna del tempo. Usa prudenza nei tuoi affari, perché il mondo è pieno d’inganno. Ma questo non ti renda cieco a quanto vi è di virtù: molti sono coloro che perseguono alti ideali e dovunque la vita è colma di eroismo.
Sii te stesso. Soprattutto non fingere negli affetti. Non ostentare cinismo verso l’amore, perché, pur di fronte a qualsiasi delusione e aridità, esso resta perenne come il sempreverde.
Accetta docile la saggezza dell’età, lasciando con serenità le cose della giovinezza. Coltiva la forza d’animo, per difenderti nelle calamità improvvise. Ma non tormentarti con delle fantasie: molte paure nascono da stanchezza e solitudine.
Al di là d’una sana disciplina, sii tollerante con te stesso. Tu sei figlio dell’universo non meno degli alberi e delle stelle, ed hai pieno diritto d’esistere. E, convinto o non convinto che tu ne sia, non v’è dubbio che l’universo si stia evolvendo a dovere.
Perciò sta in pace con Dio, qualunque sia il concetto che hai di Lui. E quali che siano i tuoi affanni e aspirazioni, nella chiassosa confusione dell’esistenza, mantieniti in pace col tuo spirito. Nonostante i suoi inganni, travagli e sogni infranti, questo è pur sempre un mondo meraviglioso. Sii prudente. Sforzati d’essere felice.

Max Ehrmann
 (Terre Haute, 26 settembre 1872 – Terre Haute, 9 settembre 1945)


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