3 febbraio 2021
OGNI CASO - Wisława Szymborska
31 gennaio 2021
GIORGIO PERLASCA - UN SILENZIOSO UOMO GIUSTO
Il 31 gennaio 1910 nasceva a Como Giorgio Perlasca, l'eroe silenzioso che
nell'inverno del '44, in piena seconda guerra mondiale, riuscì con rischiosi
inganni a salvare la vita a oltre 5000 ebrei ungheresi.
La sua storia rimase pressoché sconosciuta fino al 1987, quando alcune donne ungheresi residenti in Israele riuscirono, dopo anni di ricerca, a rintracciarlo e finalmente ringraziarlo di averle salvate quando erano solo delle bambine.
Il ritrovamento era stato difficoltoso poiché le donne cercavano un certo Jorge Perlasca, ambasciatore spagnolo, ignorando che effettivamente, per una serie di circostanze, all'epoca dei fatti si spacciava per tale.
Ricostruendo sommariamente i fatti, Giorgio Perlasca, dopo aver aderito al Partito Nazionale Fascista arruolandosi nelle Camicie nere, nel 1936 parte volontario come artigliere prima per guerra d’Etiopia e poi, nel 1937, per la guerra civile di Spagna, dove combatte a fianco dei nazionalisti del Generalísimo de los Ejércitos o il Caudillo de España, Francisco Franco.
Fu così che ebbe modo di assimilare bene sia la lingua sia la cultura, ma soprattutto così riuscì a guadagnarsi la concreta riconoscenza dei franchisti, i quali gli rilasciarono un documento che attestava la sua partecipazione alla guerra civile spagnola e l'autorizzazione, se avesse avuto bisogno di aiuto, a rivolgersi alla loro ambasciata in qualsiasi parte del mondo e in qualsiasi momento.
Anche Perlasca fu fatto prigioniero dall'Armata rossa in quanto filo-fascista solo e solo dopo la guerra, nell'agosto 1945, riuscì a tornare in Italia.
Memoriale dei Giusti tra le nazioni nel parco "Raoul Wallenberg" di Budapest
27 gennaio 2021
EDITH STEIN- SANTA TERESA BENEDETTA DELLA CROCE
Tra le tante vittime della Shoah si contano numerosi religiosi di fede
cattolica e Edith Stein, monaca cristiana, filosofa e mistica tedesca
dell'Ordine delle Carmelitane Scalze, altrimenti conosciuta come Teresa
Benedetta della Croce, figura tra queste.
QUANDO HANNO RAPATO A ZERO- Leopold Levin
QUANDO HANNO RAPATO A ZERO
"Quando hanno rapato a zero le donne del convoglio
quattro detenuti hanno spazzato via i capelli
di quelle che stavano per essere gassate
e li hanno ammonticchiati.
Bene in vista, il mucchio di capelli dei giustiziati.
Vi palpita qualche spilla,
qualche pettine d’osso.
La luce non li illumina più,
il vento più non li spettina, nessuna mano li accarezza più,
né la pioggia,
né le labbra.
Nelle casse di capelli
delle donne asfissiate c’è una treccia legata da un nastro,
a scuola i più monelli
la tiravano sempre".
WILHELM BRASSE - IL FOTOGRAFO DI AUSCHWITZ
SOLI - Autore sconosciuto
"Lo strazio più grande, in questi cinquant’anni, è stato quello di dover subire l’indifferenza e la vigliaccheria di coloro che, ancora adesso, negano l’evidenza dello sterminio."
(Elisa Springer)
SOLI
Con il loro sguardo
imploravano.
Con il loro dolore
si rivelavano.
Tutti fingevano
di non capire,
di non vedere,
di son sapere.
Con il loro silenzio
li hanno traditi
annientati
sterminati.
( Autore sconosciuto)
PRIMA VENNERO GLI EBREI - Martin Niemöller
PRIMA VENNERO GLI EBREI
"Prima di tutto vennero a prendere gli zingari,
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei,
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi
. Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c'era rimasto nessuno a protestare".
Martin Niemoeller
(Lippstadt, 14 gennaio 1892 – Wiesbaden, 6 marzo 1984)
ALZARSI - Primo Levi
ALZARSI
Sognavamo nelle notti feroci
Sogni densi e violenti
Sognati con anima e corpo:
Tornare; mangiare; raccontare.
Finché suonava breve sommesso
Il comando dell’alba:
“Wstawac”;
E si spezzava in petto il cuore.
Ora abbiamo ritrovato la casa,
Il nostro ventre è sazio,
Abbiamo finito di raccontare.
È tempo. Presto udremo ancora
Il comando straniero:
“Wstawac”.
Primo Levi , La tregua, 1963
DAVID OLERE- IL PITTORE DELL'OLOCAUSTO
DAVID OLERE- IL PITTORE DELL'OLOCAUSTO
Tanti scampati all'Olocausto hanno descritto il terrificante vissuto nei campi di concentramento in libri o poesie, David Olère lo fece invece "fotografando" i suoi ricordi in raccapriccianti disegni e opere su tela raffigurando spesso anche se stesso, più simile a uno spettro che a un essere umano. I disegni realizzati tra il 1945 e il 1947 sono più di cinquanta e ispireranno le sue successive opere su tavola che nel 1976 donerà al Museo di Arte del Ghetto Fighters d'Israele.
David Olère nacque a Varsavia il 19 gennaio 1902 e studiò all’Accademia di Belle Arti; dopo aver vissuto e lavorato in Germania qualche anno, nel 1923 si trasferì a Parigi, dove lavorò come pubblicitario e costumista per la Paramount Pictures. Era un tranquillo uomo come tanti, sposato e con un figlio, quando il 20 febbraio 1943, Olère fu arrestato dalla polizia francese durante un rastrellamento di ebrei nella Seine-et-Oise. Il 2 marzo 1943 giunse insieme a circa mille ebrei ad Auschwitz-Birkenau e fu selezionato insieme con altri diciotto per il lavoro, mentre il resto finisce gasato poco dopo l'arrivo.
Registrato come prigioniero 106144, lo assegnano al Sonderkommando, la squadra speciale di prigionieri costretta ad accompagnare quelli destinati alla morte e poi svestire, tagliare i capelli, estrarre i denti d’oro ai cadaveri, svuotare le camere a gas e cremare i corpi. I membri di quest’unità vivevano in settori dei campi, completamente separati dagli altri deportati e, normalmente, ricevevano un trattamento migliore come maggiori quantità di cibo, vestiti più pesanti e, probabilmente sopportare meglio l'orribile lavoro, anche alcolici.
Molti storici e deportati sopravvissuti criticarono il comportamento dei Sonderkommando, accusandoli di non aver rifiutato l'infame compito. Lo stesso Primo Levi, li definì "corvi neri del crematorio" anche se invitava, nello stesso tempo, a non essere lapidari nei giudizi perché bisognava immedesimarsi e comprendere che la scelta era, in pratica, tra una qualche speranza di vita o una morte resa certa dal rifiuto.
Verso la fine della prigionia, quando le guardie erano troppo preoccupate per le sorti della guerra e quindi la sorveglianza meno attenta, Olère iniziò a disegnare dettagliatamente quanto vedeva. Poiché le testimonianze fotografiche di quanto avveniva nei campi di concentramento, furono trovate solo successivamente negli archivi delle SS, i disegni di Olère ebbero un valore documentario eccezionale, rivelandosi determinanti per capire soprattutto com’erano strutturati e come funzionavano i forni crematori e le camere a gas, venendo persino mostrati nei processi contro i nazisti come veri e propri atti di accusa .
David Olère riuscì a salvarsi anche perché parlava sei lingue: polacco, russo, yiddish, francese, inglese e tedesco, utile quindi come interprete per tradurre le notizie trasmesse dalla BBC. Le SS apprezzavano anche la sua abilità come illustratore e da lui si facevano scrivere le lettere da spedire ai familiari con un'elegante calligrafia gotica e decorazioni floreali.
David Olère rimase ad Auschwitz fino al 19 gennaio del 1945 quando, a fronte dell’avanzata dell’Armata rossa, i nazisti ormai sconfitti decisero di ritirarsi trascinandosi dietro tutti i prigionieri ancora sani e intraprendendo una disperata "marcia della morte" che li condusse prima al campo di Mauthausen, poi ai sotto campi di Melk ed Ebensee da dove Olère tentò ben cinque la fuga. La salvezza infine giunse il 6 maggio 1945 con l'arrivo dell'esercito americano che liberò i campi.
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