31 marzo 2017

FARFALLE DI PORCELLANA - Gianluca Della Monica



Ecco uno stralcio e un paio di poesie reperiti in rete, che ho trovato così affascinanti da aver cercato il libro per leggerlo tutto, ma la ricerca al momento è stata infruttuosa…



L'ULTIMO PETALO

Anche l'ultimo petalo è stato strappato
e il vento l'ha portato via fino al mare.
Solo dalle onde ha ricevuto qualche carezza,
finché, appesantito e stanco di galleggiare,
è colato a picco, lontano dalla luce, lontano dalle stelle.
Il fondale freddo ed oscuro lo accoglie,
una lieve corrente lo distrae e un po' lo culla,
lo trascina, tra piroette e capriole, su un bianco corallo
e di esso fa il suo trono dove, beato e sereno, finalmente si riposa.
Ma l'acqua, la corrente e il sale piano piano lo sbiadiscono,
lo sfaldano, lo assottigliano, lo cancellano.
Ma ormai lui si sente corallo
e del mare si crede il re.

Gianluca Della Monica, Farfalle di porcellana. 



"Niente è quello che sembra. La vita è piena di misteri. Sembra che ci sia silenzio. In realtà siamo circondati da voci insistenti. Per chi riesce a sentirle sono persino assordanti.
Non è impossibile sentire profumo di mare in alta montagna, di fiori di pesco in inverno.
A volte uno è convinto che sia ormai giorno fatto, che l'alba sia già alle spalle. Invece è completamente avvolto dal buio.
Può capitare di percorrere distanze lunghissime, per accorgersi, alla fine, di essere ancora al punto di partenza.
Pieni di rabbia, di odio, si può riuscire a perdonare. Pur amando smisuratamente, si possono causare atroci sofferenze.
C'è chi si accontenta di una boccata di felicità e chi rincorre la fortuna galoppando in sella a cavalli pazzi.
Nasce un fiore nello stesso istante in cui sta morendo un bambino.
La differenza tra un sogno e un incubo spesso è minima.
Qual è il confine tra fantasia e scienza? La morte è sempre e soltanto dolore o può essere anche una salvezza? Cosa è preferibile tra una morte col sorriso sulle labbra e una vita con una fitta al cuore? Un uccellino che fugge dalla propria gabbia saprà cavarsela anche se gli si spezza un'ala? Una totale solitudine è preferibile a rapporti pieni di problemi? E i conflitti individuali possono essere risolti isolandosi? È meglio piangere in compagnia o ridere da soli? È più sopportabile un pugno in faccia o dover ammettere un fallimento? L'unico modo per ricevere assistenza è dimostrare la propria incapacità?
Nessuno può saperlo, nessuna risposta può essere pienamente accettabile. Niente è meritevole di totale fiducia, nessuna immagine, nessuna persona, nessun'emozione. Tutto è ingannevole, temporaneo, e può nascondere significati e segreti diversi perché ogni uomo è diverso dall'altro e ciascuno ha reazioni e istinti diversi. Se nel bel mezzo di una gelida notte di Dicembre, rientrando a casa si dovesse spezzare la chiave nella serratura e se suonando il campanello nessuno venisse ad aprire, alcuni non esiterebbero a svegliare tutti gli altri conviventi battendo con forza alla porta, altri si rassegnerebbero a dormire accovacciati sulla soglia.
Nella fitta vegetazione, alcune nuove piante, strette da tante altre, deperiscono fino a seccare del tutto, altre crescono più in fretta per arrivare prima a raggiungere la luce. C'è chi possiede una paura innata, e chi l'ha imparata, c'è chi sa di avere coraggio da vendere e chi non sa di essere coraggioso finché non si mette alla prova. Ci sono accusatori e difensori, vittime ed oppressori, vittoriosi e vinti. Ma siamo sempre noi, uomini comuni, passeggeri come nuvole di primavera, oggi perseguitati, domani persecutori, ora reclusi, poi carcerieri.
Vivere da soli è difficile, quasi impossibile: è come illuminare una gran sala in una villa ottocentesca con la luce di una sola candela. È come abbattere una quercia centenaria con un coltellino a serramanico, come bere il brodo con la forchetta.
Comunicare è importante, il conforto altrui può aiutare, ma quando per notti intere lo scandire dei secondi di un pendolo sembra il rumore di una posata metallica su un piatto di porcellana, c'è chi potrebbe preferire il silenzio, la paura, le preghiere.
A volte c'è bisogno di fuggire, di dire addio alle persone più care, ai propri sogni legati alla fanciullezza pura, e si rischia di perdere tutto. Proprio tutto. Quello che si è ottenuto al prezzo di molti sacrifici, per quanto gratificante, forse non vale la serenità e la pace che è costato. Alle volte è l'umiltà che racchiude il vero eroismo, e spesso le parole più semplici sono quelle che toccano il cuore, che sanno offrire speranza, che ridonano la voglia di vivere e permettono al mondo di continuare a compiere i suoi perenni moti rotatori.
La vita è un po' come Giano Bifronte, il Dio dell'antica Roma che aveva due volti, uno rivolto al passato e uno rivolto al futuro. L'idea della fine e quella del principio devono pertanto essere saldamente legate assieme, in armonia. Solo considerando continuità, l’insolito e l’imprevisto non provocheranno traumi. Ma non basta tenere gli occhi aperti e le orecchie drizzate per evitare gli inganni del vivere. Non è sufficiente ascoltare il proprio cuore o i consigli di un vecchio saggio. E allora cosa serve? A chi appellarsi? Chi invocare? Verso cosa essere fiduciosi? Di cosa diffidare? Esiste un codice di comportamento universale? E se sì, dov'è custodito, chi l'ha scritto e perché? Occorrono risposte esaurienti e soluzioni plausibili, “poiché l'ora è vicina. Lascia che colui che pratica il male continui a praticare il male e che lo sporco resti sporco e chi è giusto continui a fare il giusto e che il sacro resti sacro...”
 


QUEL CHE ERO NON SONO PIU'

Ero l'ala spezzata di una rondine moribonda,
ora sono un cigno che danza in un lago di un giardino fiorito.
Ero la neve e poi il ghiaccio dell'inverno polare,
ora sono l'aromatico caffè nella tua tazzina di porcellana.
Ero una balena anziana e malata in via di estinzione,
ora sono una voce importante in un coro augurale.
Ero un pulcino abbandonato bagnato dalla pioggia,
ora sono un condottiero d'esercito con medaglie di gloria.
Ero la porta di servizio di uno stabile precario,
ora sono il portale gotico di una cattedrale ristrutturata.
Ero il faro spento di un porto mal frequentato,
ora sono scaldata e protetta dalla tua luce.
  
dal romanzo "Farfalle di porcellana"

Nessun commento:

POST PIU' POPOLARI

SANTA CHIARA D' ASSISI - 11 Agosto

SANTA CHIARA D' ASSISI "Per la grazia di Dio, l'anima dell'uomo fedele, che è la più degna di tutte le creature, è...