4 marzo 2017

OMAGGIO A LUCIO DALLA



Il 1º marzo del 2012, moriva inaspettatamente Lucio Dalla, stroncato da un infarto a Montreaux, la cittadina svizzera dove si era esibito in uno spettacolare concerto la sera precedente.
Nel giorno in cui avrebbe compiuto 69 anni ,come ben sappiamo soprattutto grazie al titolo di una delle sue canzoni più famose nacque il 4 Marzo 1943, gli venne dato invece l'estremo saluto .
 La funzione religiosa ebbe luogo alle ore 14.30 a Bologna, nella Basilica di San Petronio in Piazza Grande, la piazza che l'artista tanto amava...


...Lenzuola bianche per coprirci non ne ho 

sotto le stelle in Piazza Grande,

e se la vita non ha sogni io li ho e te li do.

E se non ci sarà più gente come me

voglio morire in Piazza Grande,

tra i gatti che non han padrone come me attorno a me”...



Lucio è volato oltre le nuvole, lasciandoci in eredità l'immenso patrimonio delle sue  canzoni che tante emozioni ci hanno regalato e continueranno a regalarci ogni volta che le ascolteremo.




Se la sua musica testimonia la grandezza artistica di Lucio Dalla, chi l’ha conosciuto ne testimonia la grandezza umana: ecco alcuni brevi ricordi e riflessioni espressi da suoi noti colleghi nel sapere della sua scomparsa…



Gianni Morandi   disse, senza riuscire a trattenere le lacrime: “Ho perso un amico. Ci conoscevamo dal '63 e eravamo legati anche dal tifo per il Bologna oltre che dalla passione per la musica. Tanti anni di amicizia ci legano. Sentire che ci ha lasciato mi ha colpito, non riesco ancora a riprendermi. Mi manca l'amico". Morandi racconta anche che Lucio è stato: "uno dei più grandi, autore, cantante, musicista, jazzista, un uomo che parlava a tanta gente e sapeva comunicare".



Andrea Mingardi: "Lo conosco da cinquanta anni” - ha commentato il cantante – “Lucio diceva sempre che la vita è il primo tempo, il secondo è da un’altra parte"



Anche Adriano Celentano ha pubblicato  un ricordo per Lucio: “Lucio, amico caro di tutti. Da oggi il mondo sarà più buio. Prego e penso che poeti come te non dovrebbero mai morire.
Il distacco umano da uomini e artisti grandi come sei stato e sei ,ci coglie sempre impreparati.
Ci mancherà tutto di te.
Anche i momenti di eroica fragilità che contribuivano a renderti sempre più grande. Ti volevo e ti voglio bene. Ero catturato dalla tua magica grandezza e delicata generosa umanità.
Ricordo quando mia figlia venne da te per trascorrere qualche giorno speciale di vacanza… le apristi la tua casa come un padre accoglie un figlio.
Parlavate di arte, di musica, della vita… Mi raccontò di avere vissuto giorni meravigliosi, indimenticabili. Indimenticabile come sei tu”.



Renzo Arbore: “Era un musicista originale, di grande valore che ha inventato uno stile italiano e anche napoletano. Per lui succederà quello che è successo con Gaber e De Andrè: le sue opere migliori verranno studiate e apprezzate, si capisce che è nuova letteratura e poesia”.



Roberto Vecchioni così lo ricorda: "Sono non solo dispiaciuto, ma sconvolto perché ci legava non solo una grande amicizia ma soprattutto una unità di intenti: quella di cantare l'umanità cosi com'è, ma soprattutto di amarla. Lucio era un maestro in questo, raccontava l'umanità tutta senza distinzioni di colori, di pelle, di età. Era un maestro, un antesignano, un pioniere. Ecco, lo ricordo così: Lucio era un pioniere dell'affettività totale".



Il regista bolognese Pupi Avati  prova a smorzare con un po' di ironia il dolore per la perdita di un amico vero: "Lucio aveva 16 anni e io 21 e suonavamo lo stesso strumento solo che lui lo suonava molto meglio di me. Se ho smesso di fare il jazzista e mi sono messo a fare cinema è stata anche colpa sua. Provai invidia nei suoi confronti, ironicamente posso dire che mi rovinò alcuni degli anni della mia vita. A Barcellona pensai anche di spingerlo giù dalla Sagrada Familia. Dalla era l'amico definitivo, da anziani ci dicevamo cose di intimità assoluta anche se, forte del suo ottimismo, lui continuava a guardare al futuro. Lui ha musicato gli ultimi due miei film. Era nato con la vocazione per la musica, qualsiasi cosa toccasse diventava musica. Io l'ho riscoperto nel tempo e questa è la peculiarità di Lucio che farà si che le sue canzoni non saranno mai dimenticate".


Pippo Baudo: “Sono distrutto, siamo nati insieme, l’ho visto crescere fin dagli inizi della nostra carriera. Lui non voleva cantare “Caruso”, io gli ho detto che era una capolavoro, e poi è diventato un inno“.



Sulla lapide del cantautore, che riposa nel Cimitero Monumentale della Certosa di Bologna, sono cesellate le parole tratte dall’ultima strofa della sua canzone "Cara", tratta dall’album "Dalla" e pubblicato nel 1980...


 "Buonanotte, anima mia, adesso spengo la luce e così sia".


 Buon volo, piccolo grande Lucio!




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