10 novembre 2021

SUL TEMPO - Gibran Kahlil

 

Il futuro ci tormenta, il passato ci trattiene. È per questo che il presente ci sfugge.

(Gustave Flaubert)


SUL TEMPO


Poi prese la parola un astronomo: Maestro, che sai dirci del Tempo?

Ed egli rispose:

Voi vorreste misurare il tempo, che è smisurato e immisurabile.

Vorreste conformare la vostra condotta, e perfino guidare il corso dello spirito, secondo le ore e le stagioni.

Vorreste fare del tempo una corrente sulle cui rive sedervi a guardarla fluire.

Eppure ciò che in voi è senza tempo, sa che la vita è senza tempo.

E sa che ieri e domani non sono che il ricordo ed il sogno dell’oggi.

E che quello che in voi medita e canta vive tuttora nei confini di quel primo momento che seminò le stelle nello spazio.

Chi di voi non avverte che il suo potere d’amare è senza limiti?

Eppure chi non sente che questo stesso amore, sebbene illimitato, è racchiuso nel centro del suo essere, e che non muove da pensiero d’amore verso pensiero d’amore, né da fatti d’amore verso altri fatti d’amore?

E non è il tempo, come è anche l’amore, indiviso ed immoto?

Ma se dovete nella vostra mente scandire il tempo in stagioni, lasciate che ogni stagione cinga tutte le altre,

E che l’oggi abbracci il passato col ricordo, ed il futuro col desiderio.

(Gibran Kahlil)

4 novembre 2021

IL TEMPO E L'OBLIO - Emily Brontë

 

"Ci sono persone che non vivono la vita presente, ma si preparano con grande zelo come se dovessero vivere una qualche altra vita e non quella che vivono: e intanto il tempo si consuma e fugge via."
(Antifonte)

IL TEMPO E L'OBLIO

Il tempo e l’oblio hanno cancellato
ormai quel sorriso d’incanto
gli anni hanno spento la freschezza
muffa e umidità sfigurano il volto.
Ma la ciocca di capelli di seta
ancora intrecciata sotto il ritratto
dice quale fosse un tempo quel viso
ne ritrae l’immagine alla memoria.
Bianca la mano che ha vergato quel verso
“Amore sappimi sempre fedele”
veloci correvano le belle dita
quando la penna tracciava quel motto.

(Emily Brontë)


3 novembre 2021

LACRIME , VANE LACRIME - Alfred Tennyson

 


La vita passa mentre ci prepariamo per viverla.

(Ralph Waldo Emerson)

 

LACRIME , VANE LACRIME

 

Lacrime, vane lacrime ed arcane

Dal sen d’una divina disperanza,

Sorgano in cuor, s’accolgono negli occhi.

Vedendo i lieti campi dell’Autunno,

Pensando ai giorni che non sono più.

Gai come il primo raggio su una vela

Che ci riporti i cari d’oltremare,

Tristi come l’estremo su una vela

Che affondi insieme con tutto quel che amiamo:

Si tristi e gai quei dì che non son più.

Ah, tristi e strani come in alba oscura

Voci d’uccelli per morenti orecchi,

Mentre ad occhi morenti la finestra

Via via diventa un pallido quadrato;

Si tristi e strani i dì che non son più.

Cari siccome i baci ricordati

Dopo la morte, e dolci come i baci

Sognati invan, profondi come amore,

Il primo amore, e folli di rimpianto:

O Morte in Vita, i dì che non son più.

(Alfred Tennyson)



1 novembre 2021

NOVEMBRE - Antonia Pozzi

Benvenuto anche a te, Novembre, che inizi in maniera dolente, acuendo il ricordo di chi non c'è più e che nemmeno noi siamo eterni. Sei un mese poco gradito anche a causa della pioggia e la nebbia, che ci rubano la luce e colori della natura, con effetti negativi per il nostro umore. Noi ci impegneremo a rastrellare in giro tutto il buono che riusciremo a scovare e così anche novembre positivo sarà!


NOVEMBRE

E poi se accadrà ch'io me ne vada 
resterà qualche cosa
di me
nel mio mondo 
resterà un’esile scia di silenzio
in mezzo alle voci 
un tenue fiato di bianco
in cuore all'azzurro 
Ed una sera di novembre
una bambina gracile
all'angolo d’una strada
venderà tanti crisantemi
e ci saranno le stelle
gelide verdi remote 
Qualcuno piangerà
chissà dove  chissà dove 
Qualcuno cercherà i crisantemi
per me
nel mondo
quando accadrà che senza ritorno
io me ne debba andare.

Antonia Pozzi 

25 ottobre 2021

15 ottobre 2021

SANTA TERESA D' AVILA - 15 ottobre


“Nulla ti turbi, nulla ti spaventi. Tutto passa, solo Dio non cambia. La pazienza ottiene tutto. Chi ha Dio non manca di nulla: solo Dio basta! Il tuo desiderio sia vedere Dio, il tuo timore, perderlo, il tuo dolore, non possederlo, la tua gioia sia ciò che può portarti verso di lui e vivrai in una grande pace.”
(S. Teresa d'Ávila)

Il 15 ottobre si celebra Santa Teresa D’ Ávila, patrona di Spagna e protettrice di: cordai, orfani, persone degli ordini religiosi, persone in cerca di grazia, persone malate nel corpo, persone ridicolizzate per la loro pietà, scrittori.
Santa Teresa di Gesù, o d' Ávila, al secolo Teresa Sánchez de Cepeda Dávila y Ahumada, vergine e Dottore della Chiesa, riformatrice delle monache e dei frati carmelitani, nacque il 28 marzo 1515 a Ávila, importante città della regione di Castiglia e Leon, nella Spagna centrale.


"Fa’ tutto come se Egli fosse davvero visibile; agendo in questo modo, la tua anima trarrà grande guadagno."
(S. Teresa d'Ávila)

 Nella sua autobiografia ella stessa menziona alcuni particolari della sua infanzia: la nascita da “genitori virtuosi e timorati di Dio”, all'interno di una famiglia numerosa, con nove fratelli e tre sorelle.
Teresa si distinse fin da bambina per un grande amore alla lettura di buoni libri e della Sacra Scrittura.


“Nei momenti di tristezza e inquietudine, non abbandonare né le opere di preghiera né la penitenza a cui sei abituato. Anzi, intensificale, e vedrai che il Signore ti sosterrà prontamente.”.
(S. Teresa d'Ávila)


Pochi sono gli episodi conosciuti sull'infanzia della piccola Teresa, fra di essi è noto il tentativo di fuga intrapreso col fratello Rodrigo verso un immaginario paese dei mori infedeli, dove i due bambini, pensando alle vicende dei martiri, speravano di versare il sangue per la fede.
Ricondotti a casa da uno zio, i due bambini pensarono di condurre una vita solitaria e si costruirono una celletta nel giardino, dove si ritiravano in preghiera.
A 12 anni le morì la madre e Teresa provò un tale dolore da non trovare conforto che rivolgendosi a un'altra madre ben più amorosa e potente: la Madonna, e a Lei si dedicò.

S. Teresa d'Ávila - Opera di autore anonimo del XVII sec.
Museo del Prado

"Non parlare mai male di nessuno e non ascoltare cose cattive su nessuno, a meno che non sia te stesso. Progredirai molto il giorno in cui te ne rallegrerai."
(S. Teresa d'Ávila)

Fuggita di casa all’età di 20 anni per seguire la sua vocazione religiosa osteggiata dal padre, entra nel monastero carmelitano dell'Incarnazione della sua città, assumendo il nome di Teresa di Gesù.
Nei primi anni dovette combattere contro gravi disturbi fisici e nervosi, che la lasciarono a lungo debole e contro l’ostilità dello stesso mondo religioso, che la accusò persino di essere posseduta dal demonio.
Indicibili furono i dolori fisici, le penitenze e le discipline, ma sostenne tutto colla più dolce serenità di spirito.
 Gesù la ricompensava con sublimi estasi, rivelandole verità altissime che ella tramandò nelle sue mirabili “Opere “.


“Non dire mai di te stesso qualcosa che meriti ammirazione, né sulle tue conoscenze né sulle tue virtù o la tua nascita, a meno che non serva per prestare un servizio. E in questo caso sia con umiltà, e considerando che questi doni vengono dalle mani di Dio.”.
(S. Teresa d'Ávila)

Faticò dunque prima di arrivare a quella che lei chiama la sua «conversione», a 39 anni, raggiunta dopo un travagliato percorso interiore, grazie anche all’incontro con alcuni direttori spirituali.
Fu in questi duri anni che concepì e attuò la riforma del suo ordine religioso per ricondurlo all’austerità e alla povertà delle origini.
Nel 1562 fonda ad Avila, con il sostegno del Vescovo della città, don Alvaro de Mendoza, il primo Carmelo riformato, e negli anni successivi prosegue le fondazioni di nuovi Carmeli, in totale diciassette, tra cui uno a Lisbona.


“In tutte le cose osserva la provvidenza di Dio e la sua sapienza, e soprattutto lodalo.”.
(S. Teresa d'Ávila)

Fondamentale è l'incontro con san Giovanni della Croce, col quale, nel 1568, costituisce a Duruelo, vicino ad Ávila, il primo convento di Carmelitani scalzi.
Teresa termina la sua vita terrena proprio mentre è impegnata nell'attività di fondazione; nel 1582, infatti, dopo aver costituto il Carmelo di Burgos e mentre sta compiendo il viaggio di ritorno verso Ávila, muore la notte del 15 ottobre ad Alba de Tormes, in provincia di Salamanca, ripetendo umilmente due espressioni: “Alla fine, muoio da figlia della Chiesa” e “E' ormai ora, mio Sposo, che ci vediamo”.


“Non vedere in te stesso se non il servo di tutti, e in tutti contempla Cristo Nostro Signore; così lo rispetterai e lo venererai.”.
(S. Teresa d'Ávila)

 Autrice di diversi testi nei quali presenta la sua dottrina mistico-spirituale e i fondamenti e le origini del suo ideale di Riforma dell'Ordine carmelitano, la sua opera maggiore è “Il castello interiore” (intitolato anche “Mansioni”) affiancata dal "Cammino di perfezione" e dalle "Fondazioni" nonché da molte massime, poesie e preghiere, alcune delle quali particolarmente celebri.
Proclamata beata nel 1614 e poi santa da papa Gregorio XV nel 1622, fu annoverata tra i dottori della Chiesa nel 1970 da Paolo VI, insieme a Caterina da Siena.
Il suo corpo riposa ancora oggi nella chiesa dell'Annunciazione in Alba de Tormes.


Santa Teresa d’Avila - autore Peter Paul Rubens

“La santità non consiste nel fare cose ogni giorno più difficili, ma nel farle ogni volta con più amore”.
(S. Teresa d'Ávila)

1 ottobre 2021

I CIGNI SELVATICI A COOLE- William Butler Yeats


Un buon mese di ottobre con dei magnifici cigni selvatici!

 I CIGNI SELVATICI A COOLE


Gli alberi sono nella loro autunnale bellezza,

i sentieri del bosco sono asciutti,

nel crepuscolo d’ottobre l’acqua

riflette un cielo immobile;

sull’acqua colma fra le pietre, stanno

cinquantanove cigni.

Già diciannove autunni mi raggiunsero

da quando li contai la prima volta;

li vidi, prima che finissi il conto,

tutti di colpo sollevarsi

e sperdersi rotando in grandi cerchi interrotti

sulle ali rumorose.

Ho ammirato quelle creature splendenti

e ora è triste il mio cuore.

Tutto è cambiato da quando io, ascoltando

la prima volta, su questa riva, al crepuscolo,

lo scampanare delle loro ali sopra il mio capo,

camminavo con passo più leggero.

Senza ancora saziarsi, amata e amante,

remano nelle fredde

correnti amiche, o scalano l’aria;

i loro cuori non sono invecchiati;

passione o conquista, dovunque vadano errando,

tuttora li accompagna.

Ma ora galleggiano sull’acqua immobile,

misteriosi, bellissimi.

Fra quali giunchi nidificheranno,

sulle sponde di quale lago o stagno

delizieranno occhi umani quando un giorno,

svegliandomi, mi accorgerò che son volati via?


(William Butler Yeats)

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