2 marzo 2019

LEGGENDA AMAZZONICA SULLA NINFEA - dal web


LEGGENDA AMAZZONICA SULLA NINFEA 

Buonanotte con una triste leggenda sulla ninfea ...

La bellezza di questo fiore, i cui petali lo fanno assomigliare a una stella, ha fatto nascere molte leggende sull'origine e sul significato della ninfea.
 Una di queste leggende arriva da molto lontano: addirittura dall'Amazzonia.
Presso la popolazione indigena dei Tupi la nascita delle ninfee è collegata a un tragico evento.
Si racconta che una fanciulla era talmente  affascinata dalla luna da desiderare di essere una stella per poterla accarezzare.
La ragazza pregava giorno e notte gli spiriti di trasformarla in una stella, ma il suo desiderio non venne esaudito.
Una sera allora prese la canoa per raggiungere il punto della palude in cui la luna si rifletteva  sperando di  toccarla , ma si sporse troppo, cadde e annegò.
Solo allora gli dei la trasformarono in un fiore a forma di stella che galleggia nelle paludi in cui di notte si riflette la luna.


LA LEGGENDA DELLA NASCITA DELLA NINFEA


LA LEGGENDA DELLA NASCITA DELLA NINFEA

C'era una volta una ninfa bellissima che abitava nelle acque argentee di un lago. 
Un giorno si innamorò di lei Raggio di Sole, che le si presentò nel suo abito d'oro splendente. 
La ninfa si sentì misera ed oscurata da tanta luce e si vergognò del suo abituccio di perle. 
Perciò discese nel fondo del lago, dove erano nascoste tante ricchezze, si riempì le mani d'oro e volle tornare alla superficie per mostrare quella ricchezza a Raggio di Sole; ma non riusciva a risalire verso l'alto perché l'oro la trascinava giù facendola sprofondare nel fondo melmoso del lago. 
Il fango la sommerse a poco a poco e ben presto la ninfa scomparve: di lei rimasero soltanto le candide mani piene d'oro. 
Il povero Raggio di Sole innamorato, cercò disperatamente la sua ninfa, la cercò su tutta la superficie del lago, ma non riuscì a vedere che una foglia a forma di cuore, con dei fiori bianchi che avevano nell'interno tanto oro. 
Di giorno i fiori si aprivano per offrire a Raggio di Sole i loro tesori, di notte si chiudevano per custodire l'oro fino al giorno dopo. 
La ninfa si era trasformata in un fiore: la Ninfea".



NINFEA - Chiara Jommetti


Anticamente  la ninfea  era simbolo della vita e della rinascita  e presso i Greci era simbolo dell'amore non corrisposto e dell'amore platonico.
 Con il tempo ha assunto altri significati e in Oriente, poiché alcune specie di questo fiore si chiudono di notte e si riaprono con il sorgere del sole, è simbolo dell'alba
In Occidente, invece,  per la sua caratteristica di fiorire spesso in acque sporche mantenendo il suo candore, la ninfea rappresenta la castità e la purezza.

NINFEA

Bianco fiore che galleggi sull'acqua, 
elemento caro ad alcune dee eteree come te 
a cui il tuo nome assomiglia, 
che attendi che qualcuno apra gli occhi 
e si stupisca del tuo fiorire, 
attendi una mano che ti accarezzi 
e non ti colga, 
una mano gentile di bimbo 
che in te sappia vedere
il sogno che sai regalare, 
una farfalla che si posi tranquilla
grata per il lieve dondolio che gli offri:
sei per lei come una barca 
in mezzo all'immenso mare.

Chiara Jommetti


NINFEE - Antonia Pozzi



Ninfee che affondano le loro radici in un lago di tristezza...

NINFEE

Ninfee pallide lievi
coricate sul lago –
guanciale che una fata
risvegliata
lasciò
sull’acqua verdeazzurra –

ninfee –
con le radici lunghe
perdute
nella profondità che trascolora –

anch’io non ho radici
che leghino la mia
vita – alla terra –

anch’io cresco dal fondo
di un lago – colmo
di pianto.

Antonia Pozzi


NINFEA - Agostino Venanzio Reali


Buonasera con una bianca ninfea  o giglio d’acqua, ch'è, nelle varie lingue, il nome più utilizzato al mondo per indicare questo acquatico fiore...

NINFEA

Dall’acqua che taceva nera
ride adesso una ninfea;
da un campanile scocca
il rintocco dell’avemaria.
Un fiore bianco s’è aperto stasera
sull’acqua buia dell’anima mia.

Agostino Venanzio Reali 
Padre Cappuccino
  (Montetiffi, 27 agosto 1931 - Bologna, 25 marzo 1994)



1 marzo 2019

LA NOTTE BELLA - Giuseppe Ungaretti


Vi auguro una notte bella!

“La notte bella” fu composta da Giuseppe Ungaretti nel 1916, durante lo svolgimento della Prima Guerra Mondiale, mentre combatteva in trincea.
Solo di notte Ungaretti riusciva a distaccarsi della tragica realtà, ad accantonare la paura della morte sempre in agguato e gli orrori del giorno.
Dinnanzi all’immensità del cielo stellato, il poeta entrava in tale sintonia con l’universo da sentirsi pervadere da una profonda sensazione di benessere e la sua mente, almeno per la notte, fuggiva via dalla guerra… 


LA NOTTE BELLA

Quale canto s’è levato stanotte
che intesse
di cristallina eco del cuore
le stelle
Quale festa sorgiva
di cuore a nozze
Sono stato
uno stagno di buio
Ora mordo
come un bambino la mammella
lo spazio
Ora sono ubriaco
d’universo

Giuseppe Ungaretti

IL MAESTRO E IL SAMURAI - Ruedigers Schache


IL MAESTRO E IL SAMURAI

Un guerriero dell’antico Giappone, un possente samurai, decise di approfondire la propria formazione spirituale. 
Si recò dal maestro zen Hakuin, un celebre monaco buddista che viveva da eremita sulle montagne.
Quando l’ebbe trovato gli chiese: “Esistono un inferno e un paradiso? Se esistono qual è la porta per accedervi?”
Il vecchio monaco alzò lentamente lo sguardo verso il samurai esaminandolo da capo a piedi e gli chiese: “Chi sei tu?”
 Il guerriero rispose: “Sono un samurai, un guerriero coraggioso, pronto a dare la vita per la causa per cui combatte. Sono un grande guerriero. Perfino l’imperatore mi rispetta”, continuò il samurai.
Ma Hakuin rise e rispose: “Tu, un samurai? Ma guardati: hai la barba lunga e puzzi, sembri un mendicante! Devi essere molto stupido se pensi che io possa insegnare qualcosa ad uno come te.” 
Sentendo quelle parole, il samurai si infuriò e divenne rosso dalla collera, sguainò la spada per tagliere la testa al monaco insolente.
 Il maestro Hakuin rimase tranquillo a guardarlo e con pacatezza disse: “Vedi? Quello che stai vivendo in questo momento è l’inferno! Con questa spada, con questa collera, con questo ego, si apre quella porta.”
Il samurai, imbarazzato, ripose la spada nel fodero. Comprese che il maestro aveva appena rischiato la vita per insegnargli qualcosa. Allora gli occhi si riempirono di lacrime e s’inchinò scusandosi.
Il maestro lo guardò sorridendo: “Vedi?  È così che si apre la porta del paradiso!”

Ruedigers Schache
(Da “Il segreto di Dio”)



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