17 giugno 2018

PREGHIERA PER VIVERE IL PRESENTE - Soren Kierkegaard



Vi auguro una serena giornata, libera da inutili fardelli, come anche ci è consigliato nella Bibbia...

"Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena."
(Matteo 6,34)


PREGHIERA PER VIVERE IL PRESENTE

Signore,
aiutaci a vivere l'oggi,
a non indugiare nel passato.
Ciò che è stato è stato,
e tutto il mio rammarico
non lo farà risorgere.
Il momento immediatamente presente
è quasi sempre tollerabile.
Soltanto il rimpianto del passato
e l'apprensione del futuro
lo rendono insopportabile.
Adattarsi alle circostanze
è assai più facile
che piegarle alla nostra volontà.
Aiutaci a capire
che accettare il dono di ogni giorno
è lasciarsi guidare
docilmente da Te.

Soren Kierkegaard


6 giugno 2018

IL GIRASOLE - Francesco Franceschi


Una bella serata tinta di un vivace giallo!

 IL GIRASOLE

Ancora e sempre in cerchio 
vai girando senza pace, 
del sole hai impresso il marchio 
nel color giallo vivace. 
Quel calor ti dà la forza 
e per te niente altro conta, 
la tua fame non si smorza, 
la tua sete non tramonta. 
Quando poi cala la sera, 
la tua vita si sospende, 
ogni cosa divien nera 
ed al mattin tutto riprende. 
Ma che senso può mai avere 
il tuo cieco arido agire, 
il guardar e non vedere 
e il tuo amar senza godere?

Francesco Franceschi

IL GIRASOLE - Bruno Ferrero



IL GIRASOLE

In un giardino ricco di fiori di ogni specie, cresceva, proprio nel centro, una pianta senza nome.
 Era robusta, ma sgraziata, con dei fiori stopposi e senza profumo.
 Per le altre piante nobili del giardino era né più né meno una erbaccia e non gli rivolgevano la parola.
Ma la pianta senza nome aveva un cuore pieno di bontà e di ideali.
Quando i primi raggi del sole, al mattino, arrivavano a fare il solletico alla terra e a giocherellare con le gocce di rugiada, per farle sembrare iridescenti diamanti sulle camelie, rubini e zaffiri sulle rose, le altre piante si stiracchiavano pigre.
La pianta senza nome, invece, non si perdeva un solo raggio di sole.
 Se li beveva tutti uno dopo l'altro. 
Trasformava tutta la luce del sole in forza vitale, in zuccheri, in linfa.
 Tanto che, dopo un po', il suo fusto che prima era rachitico e debole, era diventato uno stupendo fusto robusto, diritto, alto più di due metri.
Le piante del giardino cominciarono a considerarlo con rispetto, e anche con un po' d'invidia.
«Quello spilungone è un po' matto», bisbigliavano dalie e margherite.
La pianta senza nome non ci badava.
 Aveva un progetto. 
Se il sole si muoveva nel cielo, lei l'avrebbe seguito per non abbandonarlo un istante.
Non poteva certo sradicarsi dalla terra, ma poteva costringere il suo fusto a girare all'unisono con il sole.
Così non si sarebbero lasciati mai.
Le prime ad accorgersene furono le ortensie che, come tutti sanno, sono pettegole e comari. 
«Si è innamorato del sole», cominciarono a propagare ai quattro venti.
«Lo spilungone è innamorato del sole», dicevano ridacchiando i tulipani. 
«Ooooh, com'è romantico!», sussurravano pudicamente le viole mammole.
La meraviglia toccò il culmine quando in cima al fusto della pianta senza nome sbocciò un magnifico fiore che assomigliava in modo straordinario proprio al sole.
 Era grande, tondo, con una raggiera di petali gialli, di un bel giallo dorato, caldo, bonario.
 E quel faccione, secondo la sua abitudine, continuava a seguire il sole, nella sua camminata per il cielo.
Così i garofani gli misero nome «girasole».
Glielo misero per prenderlo in giro, ma piacque a tutti, compreso il diretto interessato.
Da quel momento, quando qualcuno gli chiedeva il nome, rispondeva orgoglioso: «Mi chiamo Girasole».
Rose, ortensie e dalie non cessavano però di bisbigliare su quella che, secondo loro, era una stranezza che nascondeva troppo orgoglio o, peggio, qualche sentimento molto disordinato.
 Furono le bocche di leone, i fiori più coraggiosi del giardino, a rivolgere direttamente la parola al girasole.
«Perché guardi sempre in aria? Perché non ci degni di Uno sguardo? Eppure siamo piante, come te», gridarono le bocche di leone per farsi sentire.
«Amici», rispose il girasole, «sono felice di vivere con voi, ma io amo il sole. Esso è la mia vita e non posso staccare gli occhi da lui. Lo seguo nel suo cammino. Lo amo tanto che sento già di assomigliargli un po'. Che ci volete fare? il sole è la mia vita e io vivo per lui...».
Come tutti i buoni, il girasole parlava forte e l'udirono tutti i fiori del giardino.
 E in fondo al loro piccolo, profumato cuore, sentirono una grande ammirazione per «l'innamorato del sole».

Bruno Ferrero, Tutte Storie, ed. Elledici


PORTAMI IL GIRASOLE CH' IO LO TRAPIANTI - Eugenio Montale


Vi auguro una giornata bella e allegra come un girasole!

PORTAMI IL GIRASOLE CH' IO LO TRAPIANTI

Portami il girasole ch’io lo trapianti
nel mio terreno bruciato dal salino,
e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti
del cielo l’ansietà del suo volto giallino.
Tendono alla chiarità le cose oscure,
si esauriscono i corpi in un fluire
di tinte: queste in musiche. Svanire
é dunque la ventura delle venture.
Portami tu la pianta che conduce
dove sorgono bionde trasparenze
e vapora la vita quale essenza;
portami il girasole impazzito di luce.

Eugenio Montale 
(da Ossi di seppia)


5 giugno 2018

PELLEGRINI DEL MONDO - Percy Bisshe Shelley



Una riposante notte a tutti voi!

PELLEGRINI DEL MONDO

Tu Stella dimmi, che ali di luce
ti sospingono rapida a un volo di fiamma,
dentro quale caverna della notte
si chiuderanno ora le tue piume?
E tu Luna che vai, pallida e grigia
pellegrina del Cielo, per vie senza riparo,
in quali abissi del giorno e della notte
stai ora ricercando il tuo riposo?
Vento ormai stanco, che passi vagabondo
come l'ospite esule del mondo,
possiedi ancora un tuo nido segreto
in vetta a un albero, in mezzo alle onde?

Percy Bisshe Shelley

4 giugno 2018

RICETTA LIMONCELLO



Vi va un fresco bicchierino di limoncello?
È perfetto per concludere una serata tra amici!
Questa è la ricetta che seguo io, il procedimento è semplice ma lunghetto, però non c’è il minimo paragone con quelli in vendita, per quanto di buona marca. 
L’importante è procurarsi limoni profumati e possibilmente non  trattati, dalla spessa buccia rugosa.



Ingredienti 

10 limoni grandi e rugosi dal bel colore giallo intenso
1 litro di alcool etilico a 90°
700 g di zucchero semolato
1,250 ml di acqua


Per prima cosa lavare accuratamente i limoni (che dovrebbero essere non trattati e di ottima qualità), immergendoli in acqua con amuchina o bicarbonato per qualche minuto, poi li risciacquiamo strofinandoli bene e li asciughiamo.
Con un coltellino affilato togliere la buccia ai limoni, tagliandola sottilissima ed evitando la parte interna bianca che è molto amara.
Mettere le bucce in un contenitore di vetro a chiusura ermetica dalla capienza di 3 litri circa e versarvi il litro di alcool etilico.
 Chiudere bene riponendo al buio per almeno due settimane, ma non dimenticando di agitare di tanto in tanto.
Trascorso il tempo di macerazione, si prepara lo sciroppo mettendo in una pentola 1,250 ml di acqua (se si preferisce più alcolico mettere solo un litro di acqua) e 700 g di zucchero semolato.
Mescolare per sciogliere lo zucchero e mettere sul fornello a fuoco medio.
Giunta a ebollizione, diminuire la fiamma e far bollire circa 5 minuti.
  Spegnere il gas e fare raffreddare senza coperchio per evitare la condensa, meglio coprire con un canovaccio a trama larga.
Una volta freddo, versare lo sciroppo nelle bucce macerate e mescolare molto bene.


Volendo si può filtrare con un colino e imbottigliare subito, ma io preferisco lasciare riposare ancora 2 o 3 giorni sempre in luogo fresco e buio e agitando di tanto in tanto.
Con questo quantitativo riesco a ottenere circa 3 litri di limoncello.
Per esaltarne il sapore, va servito molto freddo, quindi conviene conservarlo nel freezer, dove io tengo anche i bicchierini di vetro, così lo offro ben ghiacciato.
Ottimo come digestivo, col passare del tempo diventa sempre più buono.L'ideale sarebbe consumarlo circa un mese dopo averlo imbottigliato, ma se proprio non si resiste alla voglia di assaggiarlo, è buono anche dopo qualche ora al gelo.




Per scaricare la ricetta

I LIMONI - Eugenio Montale

Worlds Full of 'Lemons -   Vitaly Urzhumov

Un buongiorno che odora di limoni...

I LIMONI

Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall’azzurro:
più chiaro si ascolta il susurro
dei rami amici nell’aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest’odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l’odore dei limoni.

Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s’abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l’anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d’intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno piú languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.

Ma l’illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rurnorose dove l’azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s’affolta
il tedio dell’inverno sulle case,
la luce si fa avara – amara l’anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo dei cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d’oro della solarità.

Eugenio Montale
 ( Da Ossi di seppia)


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