21 maggio 2014

Il dilemma del porcospino - A. Schopenhauer


IL DILEMMA DEL PORCOSPINO

Alcuni porcospini, in una fredda giornata d'inverno, si strinsero vicini, vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche e il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l'uno dall'altro. Quando poi il bisogno di riscaldarsi li portò nuovamente a stare insieme, si ripeté quell'altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro fra due mali. finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione.
Così il bisogno di società, che scaturisce dal vuoto e dalla monotonia della propria interiorità, spinge gli uomini l'uno verso l'altro; le loro molteplici repellenti qualità e i loro difetti insopportabili, però, li respingono di nuovo l'uno lontano dall'altro. La distanza media, che essi riescono finalmente a trovare e grazie alla quale è possibile una coesistenza, si trova nella cortesia e nelle buone maniere.
A colui che non mantiene quella distanza, si dice in Inghilterra: keep your distance! − Con essa il bisogno del calore reciproco è soddisfatto in modo incompleto, in compenso però non si soffre delle spine altrui. − Colui, però, che possiede molto calore interno preferisce rinunciare alla società, per non dare né ricevere sensazioni sgradevoli. 

Arthur Schopenhauer-Danzica 1788 - Francoforte sul Meno 1860
(tratto da Parerga e Paralipomena, 1851)



IL RICCIO E LA LEPRE - Fratelli Grimm


Un cervello lesto vince sempre...


IL RICCIO E LA LEPRE

Un giorno il riccio permaloso stava facendo una passeggiata  in campagna quando incontrò la lepre.
La lepre che si sentiva fiera di essere veloce,  quando vide il riccio, così lo derise:
“Oh, povero riccio, con queste zampe ispide e storte, ti ci vuole un’intera mattinata per coprire metà della distanza che io copro in un minuto.”
Al riccio bastò sentire queste parole per esplodere di rabbia e rispondere stizzito:
“Le mie zampe sono buone quanto le tue, anzi sono migliori. Se facessimo una gara sicuramente vincerei io.”
La lepre, assolutamente certa di essere la più veloce della foresta, scoppiò a ridere:
“Ha ha ha ha! Una gara tra una lepre e un riccio? Allora facciamola subito. Se vinci, dirò a tutti che sei l’animale più veloce della foresta, ma se perdi dovrai venire ogni mattina a spazzolarmi la pelliccia e diremo a tutti che sei l’animale più lento della foresta.”
Il riccio ormai non aveva altra scelta che accettare la sfida, ma prese tempo per pensare a una soluzione che gli salvasse l'orgoglio:
“Dovremo aspettare un po’ perché non posso correre a stomaco vuoto. Andrò a casa a fare colazione e ci incontreremo qui fra mezz’ora per la gara.”
“Aspetterò”, rispose la lepre.
Mentre camminava lungo il sentiero che portava a casa, il riccio pensava a come  uscir fuori dal pasticcio in cui si era cacciato.
 “Come posso fare per battere la lepre? E’ veramente impossibile!”
Arrivato a casa, la moglie riccia notò la sua espressione preoccupata e gli chiese preoccupata: “Cosa c’è che non va, caro?”
Il riccio le raccontò di come la lepre l’avesse offeso prendendolo in giro per la sua lentezza.
 La  moglie ci pensò un pò su poi s'illuminò:
“Ho un’idea per dare una bella lezione alla presuntuosa lepre!
Farete la gara nel campo lungo e appena superata la linea di partenza, dopo che la lepre sarà schizzata via, tu andrai a nasconderti e al traguardo  la lepre troverà me a gridare Ce l'ho fatta,così avrai.
Visto che siamo praticamente indistinguibili di certo non noterà la differenza e così penserà che  l’ hai battuta."
“Che magnifica idea!” -esultò il riccio- "funzionerà di certo!"
Così il riccio tornò dalla lepre per disputare la sfida,mentre la moglie andava a nascondersi vicino al traguardo.
 Quando fu il momento di iniziare la gara nel campo lungo, la lepre disse al riccio:“Allora sei pronto?
“Quando sei pronta tu, lo sono anch’io.”
E così la lepre gridò:“Uno, due, tre, via!”
La lepre partì veloce come un fulmine, mentre il riccio fece solo due passi poi andò a nascondersi  in una buca,mentre la riccia usciva dal suo nascondiglio in tempo per gridare“Ho vinto”!
La lepre non riusciva a crederci, così volle ripetere la corsa:
“C’è qualcosa di sospetto in tutto questo. Rifacciamola!”
“La possiamo rifare quante volte vuoi”, disse la moglie del riccio e si posizionarono di nuovo.
“Uno, due, tre, via!”
Lesto l'altro riccio usciva dal nascondiglio e si riposizionava ad aspettare la lepre.
La lepre non voleva proprio darsi per vinta, quindi passarono tutta la mattinata a correre avanti e indietro e più la lepre si stancava, più i due ricci si divertivano.
Alla fine la lepre non ebbe più  fiato e dovette arrendersi umiliata e stremata.
Da quel giorno la lepre non si prese più gioco degli altri, né si vantò di essere l’animale più veloce della foresta.Tutto grazie alla furbizia dei ricci!

 Fratelli Grimm
Jacob Ludwig Karl Grimm (Hanau, 4 gennaio 1785 – Berlino, 20 settembre 1863) e Wilhelm Karl Grimm (Hanau, 24 febbraio 1786 – Berlino, 16 dicembre 1859) 


MIMI' LA VOLPE E IL RICCIO- R. La Capria


«La volpe sa molte cose, ma il riccio ne sa una grande».

 Così declamava Archiloco, uno dei poeti lirici greci più antichi di cui si abbia notizia. Il frammento riassume la morale della favola "La volpe e il riccio" :  nonostante i numerosi e scaltri mezzi di cui è capace una volpe, non può nulla contro l’unica grande arma di difesa del riccio.
Morale della favola ovviamente applicabile sugli esseri umani, perchè l'astuzia può essere vinta da una prudente autodifesa, è meglio non fidarsi di certi volponi!
La volpe nelle fiabe è destinata a restare a muso asciutto:  nè uva nè riccio riesce a degustare, ma chissà perchè non fa minimamente pena...peccato solo che nella vita reale  le sue prede sono invece tante.

LA VOLPE MIMI' E IL RICCIO

Mimì la volpe dal pelo rosso si è appostata dietro un cespuglio di more. Ha sentito un lieve tramestìo sottoterra, poi anche quel rumore è cessato. La sua preda deve avere intuito il pericolo, qualcosa deve averla insospettita. Mimì la volpe si mimetizza, si finge morta e aspetta.
Nemmeno respira. Sa che la sua preda appena si sentirà sicura verrà fuori dal  nascondiglio e bisogna lasciarle tutto il tempo che le occorre per muoversi. Il tempo passa. Dopo una lunga paziente attesa appare all’imboccatura della tana un riccio. Deve attraversare uno spazio brevissimo per infilarsi in un altro cunicolo buio più avanti ma si guarda intorno circospetto, esamina il terreno, si ritrae di nuovo nella tana, riemerge esitando. Che animale prudente, che animale compunto, pensa la volpe. Razza nostrana di  roditori da sottobosco che non amano camminare allo scoperto. Preferisce i suoi tortuosi labirinti sotterranei, anche a costo di scavarseli con le unghie e coi denti. Avrà le sue buone ragioni per evitare di mostrarsi alla luce del sole, comunque non lo invidio. Intanto il riccio si è deciso, eccolo finalmente all’aperto. Sembra appena uscito dal letargo, è goffo, lento, impacciato. Mimì la volpe fa un bel balzo e zac! Ma il riccio in un attimo si è trasformato in una palla spinosa. La volpe lancia un urlo di sorpresa e di dolore e con la bocca sanguinante si allontana.
Che strano animale! - pensa la volpe senza darsi per vinta. Deve avere una carne prelibata se la natura gliela protegge così bene. Sarà molto meglio della carne di una talpa o di quella di  un uccello. Come mi piacerebbe assaggiarla per sapere che sapore ha!
E fiduciosa delle proprie risorse Mimì la volpe dal pelo rosso escogita e mette in atto mille artifici, trucchi, espedienti, uno più ingegnoso e sottile dell’altro, per catturare il riccio e divorarlo. Eppure ogni volta il riccio si appallottola e così appallottolato risulta imprendibile.
 Dopotutto un riccio non vale tanto spreco di trovate e neppure tanta ostinazione, dice a se stessa la volpe per consolarsi. E stanca degli innumerevoli, inutili stratagemmi che si concludono sempre allo stesso modo, decide di lasciarlo perdere, quell’ottuso animale.

Raffaele La Capria
(tratto da: Fiori giapponesi - Mondadori, 1989)




FATE ATTENZIONE AI PICCOLI RICCI


ATTENZIONE c'è un appello molto particolare dal mondo animale!

E' il periodo in cui iniziano a circolare i piccoli ricci, quindi prestate particolare attenzione a non ucciderli inavvertitamente: sono tanti infatti ogni anno i ricci investiti dalle auto, feriti da tagliaerba e falciatrici, caduti nelle piscine o altro ancora.Come sappiamo il riccio è un animale d’indole poco socievole, ma nei mesi che vanno da aprile a luglio, sente il richiamo dell’amore .



Allora va in cerca di una compagna per poi andarsene subito dopo l'accoppiamento; quindi sarà la femmina a occuparsi da sola dei piccoli che nasceranno dopo circa trentacinque giorni di gravidanza.
 In genere nascono da quattro a sette riccetti con gli aculei che non pungono: crescendo sarà la cheratina ( la stessa proteina che gli esseri umani hanno nei capelli e nelle unghie) a renderli  duri e taglienti.   


Alla nascita i ricci sono ciechi e sordi, quindi facile preda dei carnivori come volpi, tassi, civette e la mamma deve proteggerli da vari predatori tra cui lo stesso riccio maschio che, talvolta, divora i piccoli della propria specie. Anche le madri possono mangiare il nido se insidiato ma, fortunatamente molto più spesso si limitano a trasferirlo altrove.
 Dopo quattro settimane i piccoli sono già in grado di lasciare la tana e andarsene in giro.


Il riccio ha abitudini crepuscolari e notturne, mentre durante il giorno si nasconde nella propria tana di paglia e foglie, situata nelle cavità dei tronchi, sotto le rocce o nei cespugli. Procede sul terreno lentamente, esplorando e fiutando qualsiasi oggetto che incontra.
Il riccio è un buon nuotatore, un abile arrampicatore e soprattutto un eccellente camminatore: addirittura arriva a percorrere ogni notte fino a dieci km per procurarsi il cibo. Ha anche un finissimo udito attraverso il quale percepisce il suono dei movimenti delle sue potenziali prede persino sottoterra.
 La vista invece è debole, al massimo ha un campo visivo di una decina di metri, in compenso, però vede di notte.


Caratteristico è il suo modo di difendersi: al minimo rumore sospetto l'animale fa un salto sulle quattro zampe per colpire con gli aculei qualsiasi cosa si trovi vicino, poi si appallottola stretto, nascondendo capo e zampe, trasformandosi in una sfera spinosa difficilmente attaccabile; adotta la stessa tattica anche quando gli succede di cadere da un muro o di scivolare lungo un pendio, evitando in tal modo di ferirsi.In condizioni di tranquillità invece gli aculei sono morbidi ed è possibile toccarli e accarezzarli senza problemi.


Mammifero della Famiglia Erinaceidi è diffuso in Europa, Asia e Africa.
Vive nella macchia e nei boschi sia in pianura sia in montagna al di sotto dei 1600 metri, ma si può trovare anche in campi, praterie e giardini.
Misura circa una trentina di centimetri ed è la femmina ad avere la stazza superiore.
La sua dentatura è completa, formata da 44 denti aguzzi e taglienti, ed è particolarmente adatta a triturare gli insetti.
In natura la sua vita raramente supera i 3-4 anni, in cattività può invece raggiungere i 6-10 anni di vita.


Il riccio, durante la stagione fredda trova un luogo perfettamente riparato e dove essere al sicuro e si appallottola. Riduce le sue funzioni corporee come battito cardiaco e calore e va in letargo e si risveglierà solamente dopo quattro o addirittura sei mesi, periodo in cui si nutrirà del grasso accumulato in precedenza.
Nei paesi a clima temperato può restare attivo per tutto l'anno. 


Il riccio è un animale praticamente onnivoro,pur appartenendo all'ordine degli insettivori . Predilige, infatti, tutti i tipi d’insetti, rane, lumache, ragni, vermi e uova di uccelli e può arrivare a mangiare uccelli di piccola taglia, topi e persino serpenti: l'animale non teme infatti i  loro morsi, in quanto i denti veleniferi sono più corti degli aculei e raramente riescono a penetrare il rivestimento di peli ispidi che lo protegge. In caso di necessità, i ricci mangiano senza problemi anche ghiande, bacche, frutta, e altro materiale di origine vegetale.


In Europa quella dei ricci è una specie protetta dalla legge: non può essere cacciato e nemmeno portato al di fuori del suo ambiente naturale, nel caso a qualcun venisse la tentazione di catturarlo come animale domestico. È previsto che possa essere invece soccorso e trattenuto per brevi periodi in caso di necessità, ad esempio se fosse visto vagare durante le stagioni fredde. Il riccio, infatti, può superare il letargo solo raggiunti gli 800 grammi di peso; è difficile, invece, che un giovane riccio di 350-400 grammi riesca a superare il periodo di letargo e quindi corre il rischio concreto di morire d' inedia se non viene accudito.


                          
Si può anche creare in giardino un ambiente adatto a ospitarlo in piena libertà nel caso vi capitasse, cosa che per voi sarebbe molto positiva, poiché vi libererebbe di tanti indesiderati animali.
Evitate dunque pesticidi e concimi chimici e fate sempre molta attenzione quando pulite il giardino nelle zone con foglie e rametti secchi dove il riccio potrebbe aver fatto la tana.


Nell' alimentazione dei ricci domestici è consigliabile alternare verdura, frutta e carne cotta. Devono essere evitati insaccati, latte e derivati, alimenti di cui va molto ghiotto ma dannosi per il suo metabolismo.
Adorano l'acqua fresca ed è per questo motivo che le piscine possono rappresentano per loro un grosso rischio.


Il riccio adulto di norma è selvatico e quindi non si fa prendere in mano volentieri, si chiude a palla e soffia. Se la situazione richiede che lo prendiate in mano, usate un paio di guanti: vi proteggeranno nel caso acuminasse le spine e proteggerete anche lui dall'abituarsi al vostro odore: il riccio deve restare il più selvatico possibile, anche se sono in grado di affezionarsi (e molto) alle persone. 
Dopo l’ampia presentazione, i ricci ringraziano per l'attenzione, certi che non resterete indifferenti al loro appello!



Il RICCIO

Il riccio è assai carino
ha un muso piccolino
e intorno tanti aghetti
contro chi gli fa i dispetti.

Lui va per la campagna
cammina e non si lagna.
Attento deve stare
quando deve attraversare.

Il riccio è assai carino
ha il muso sbarazzino.
In macchina dirai:
babbo attento al riccio sai!


UN FIORE DI CAMPO - Airon


Andiamo a raccogliere dei fiori di campo da mettere in un vaso sul davanzale in cucina e garantito che la giornata è rallegrata!


UN FIORE DI CAMPO

S'erge su un cielo
di vuoti colori
la sola carezza
che ha avuto
è del vento
al passare

lo vedi ?

non ha mai cure
sguardi d'amore
chi disseta
il suo dolce fiorire

fra sterpi
ed incolte radure
sa viver il suo tempo
cogliendo una goccia di cielo
un raggio di sole
un sospiro del vento

lo vedi ?

non ha chi lo pensi
e gli offra un pò il cuore
 ma intenso profumo ti dona
come grande lezione d'amore. 

Airon

20 maggio 2014

IL LISIANTHUS



IL LISIANTHUS

Il Lisianthus fa parte della famiglia delle Gentianaceae,è molto noto anche col nome di Eustoma
E’ un fiore originario del Messico e della parte meridionale degli Stati Uniti, anche se una leggenda vuole che il lisianthus sia nato dalle gocce d'acqua scivolate a terra dal corpo di Nefertiti uscita da un bagno in mare.
Nefertiti, che in antico egizio significa “La Bella che giunge da lontano”, è forse la più famosa regina di tutta la storia d’Egitto, vissuta nel XIV secolo a.C.
Sposa prediletta di Amenophis IV (meglio noto con il nome di Akhenaton) è l' unica moglie di un faraone ad aver avuto parte attiva e determinante nella gestione del potere, influenzando le scelte politiche e religiose durante i tredici anni del suo regno al fianco del marito. 
L’unica in assoluto in tutta la tradizione  egizia a essere rappresentata nella ritrattistica ufficiale con la corona doppia, simbolo indiscusso dell’autorità del sovrano reggente, emblema che di prammatica spettava al solo faraone.
 Nefertiti ,nota per la splendente bellezza, viene  descritta come "dama piena di grazia", e "dotata di tutte le virtù". Fu tanto oggetto di adorazione popolare da essere stata talvolta raffigurata come una dea.


Caratteristiche e generalità

Il Lisianthus è una pianta erbacea semirustica, annuale o perenne, originaria dell’America caratterizzata da una crescita lenta e da portamento generalmente compatto.
Gli steli esili e flessibili, lunghi 40 -50 cm, sono ricoperti da foglie basali cerose di colore verde-bluastro.
Il Lisianthus ha avuto un enorme successo commerciale grazie alla grande varietà di colori. tonalità che vanno dal bianco al giallo, dal rosa al rosso porpora, dal blu al malva o anche in tinte bicolori come nella varietà ibride.
Quello più apprezzato è però il rosa per il significato che ha di sensualità e unione e proprio per questo  utilizzato dai fidanzati per rinnovare la promessa di amore eterno.
In generale questo fiore rappresenta la tenerezza,la grazia e la bellezza e il suo significato è "Vola via con me".

Fioritura
La sua fioritura va da maggio fino ad ottobre.

Coltivazione
Clima: il lisianthus è una pianta che predilige il clima temperato, teme la pioggia e il gelo.

Esposizione: non ama i raggi diretti del sole, preferisce l’esposizione a mezz’ombra o in zone luminose.

Terreno: terriccio leggero, ricco di sostanza organica, composto da sabbia e torba per evitare il marciume radicale causato dal ristagno idrico.

Annaffiature: frequenti ma senza eccedere nel periodo primavera – estate e solo quando il terreno inizia ad asciugarsi ed avendo l’accortenza di non bagnare i fiori. In inverno invece annaffiare raramente.

Concimazione: in primavera, ogni 20 giorni, somministrare concime specifico per piante da fiore diluito nell’acqua delle annaffiature.

Moltiplicazione
Lisianthus si moltiplica per seme o divisione dei cespi.
La semina si effettua in inverno collocando il semenzaio in un luogo con temperatura mite fino a completa germinazione dei semi.

La divisione dei cespi va praticata in primavera rimpiantando al momento le piante divise.
E’ comunque consigliabile moltiplicare il lisianthus per seme se si vuole ottenere un’abbondante e sicura fioritura nell’estate successiva.

Trapianto
A fine primavera le nuove piantine possono essere trapiantate in vasi collocati in posizioni luminose e riparati dalla pioggia.

Cimatura
Per favorire lo sviluppo e l’emissinone dei getti laterali effettuare 1 – 2 volte la cimatura degli apici vegetativi.

Rinvaso
Per ottenere una pianta forte e rigogliosa è consigliabile effettuare il rinvaso del lisianthus ogni 2-3 anni utilizzando un vaso  di qualche cm più grande.

Malattie e parassiti
Il lisianthus teme l’attacco degli acari e delle cocciniglie.

Usi
I fiori sono usati per abbellire le case, addobbare le chiese, i banchetti dei ricevimenti di nozze e i bouquet delle spose.




LISIANTHUS - Sergio Fravolini



 Un pensiero d'amore al profumo di lisianthus...

Il lisianthus è quel delicato fiore dalle diverse tonalità, che somiglia a una rosellina e per la sua eleganza è molto usato per i bouquet delle spose e gli addobbi floreali.
Il suo significato è romanticamente suggestivo, infatti vuol dire  "Vola con me"!

LISIANTHUS

E tu
parlami
del tempo
che passa.

Io che vago
nei sentieri della mente soffocato
dai momenti di solitudine.

E allora
tu che ami nella perenne vitalità
travolgimi con l'amabile
pensiero d'amore.

Sergio Fravolini


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