13 aprile 2015

PREGHIERA AL RISVEGLIO- Canto Apache



Buon risveglio con un canto apache...

PREGHIERA AL RISVEGLIO

Svegliati! Svegliati! 
La terra ti sorride.
 Svegliati, e stà  pronto al giorno che comincia.
 La madre della vita ti sta chiamando,ti saluta, 
dunque svegliati, non indugiare più. 
Potente Sole, 
dacci la luce perchè ci guidi, perchè ci aiuti.

Guarda come sorge, 
guarda come la terra ne risplende,
 e come gode lo spirito nel petto,
 ascoltando la musica del Sole. 

Svegliati! Svegliati!
 La terra ti sorride. 
Svegliati, e stà pronto al giorno che comincia.
La madre della vita ti sta chiamando, 
ti saluta, e allora… 
forza, Svegliati!

 (Canto Apache)



11 aprile 2015

FINALMENTE LA PRIMAVERA...Toro Seduto


Finalmente la primavera è tornata, ma quanto ci ha fatto attendere!

FINALMENTE LA PRIMAVERA

"La primavera è tornata, 
il sole ha abbracciato la terra.
Presto vedremo i figli del loro amore.

Ogni seme, ogni animale si è svegliato.
Anche noi siamo stati generati 
da questa grande forza.

Per questo crediamo che anche gli altri uomini
e i nostri fratelli animali 
abbiano il nostro stesso diritto 
a vivere su questa terra." 


Tȟatȟaŋka Iyotȟaŋka
 (Toro Seduto) - Capo Sioux



Questo poetico stralcio fa parte di un discorso molto più ampio e molto meno piacevole pronunciato, pare nel 1866, in un consiglio indiano dal capo Sioux Toro Seduto...

Vedete, fratelli, è tornata la primavera. Il sole ha abbracciato la terra. 
Presto vedremo i figli del loro amore. Ogni seme, ogni animale si è destato.
 Anche noi siamo stati generati da questa grande forza.
 Per questo riteniamo che anche gli altri uomini e i nostri fratelli animali abbiano il nostro stesso diritto di vivere su questa terra.
Ma ascoltate, fratelli. 
Adesso abbiamo a che fare con un'altra razza.
 Erano pochi e deboli, quando i nostri padri incontrarono i primi di loro; ora però sono grandi e sono forti e arroganti.
E' strano, ma vogliono arare la terra e sono malati di avidità.
Hanno fatto molte leggi, e queste leggi i ricchi possono infrangerle ma i poveri no.
 Nella loro religione i poveri pregano e i ricchi no.
 Tolgono denaro ai poveri e ai deboli per sostenere i ricchi e i potenti.
 Dicono che la nostra Madre, la Terra, è di loro proprietà e costruiscono recinzioni per allontanare i vicini dalla loro Madre.
Insudiciano nostra Madre con le loro case e la loro spazzatura.
 La costringono a generare quando non è il suo tempo e quando non dà più frutti la riempiono di medicine affinchè generi ancora.
Ciò che fanno non è sacro.
Sono come un fiume in piena che in primavera esce dagli argini e distrugge tutto ciò che trova sul suo cammino.
Non possiamo vivere fianco a fianco.
 Sette anni fa abbiamo stipulato un trattato con l'uomo bianco.
Ci ha promesso che la terra dei bufali sarebbe stata nostra per sempre.
 Adesso minaccia di prenderci anche quella. Dovremmo cedere, fratelli? o invece dire loro: "Dovrai uccidermi prima di impossessarti del mio paese."

Testo tratto da "LA TERRA E' LA NOSTRA MADRE" , a cura di William Arrowsmith e Michael Knort, ed. Newton & Compton, 1998.


9 aprile 2015

IL GIOVANE PESCO-Diego Valeri



Un tenue profumo di fiori di pesco si diffonde nelle sere di primavera, sfidando gli ultimi geli...

IL GIOVANE PESCO

Chiaro sotto l’imminente luna
sta in sua grazia il pesco giovinetto,
tutto fiori, un esile rametto
che si spicca dalla terra bruna.
Nuda grazia che alla sera esali
il profumo delle braccia lievi,
tu non temi i tardi geli: brevi
i tuoi dì fioriti, ma immortali.

(Da “Poesie”)
Diego Valeri
1887 - 1976

CERTO CHE FA MALE - Karin Marie Boye



Ora sappiamo perché la primavera tanto indugia ad arrivare...

CERTO CHE FA MALE

Certo che fa male, quando i boccioli si rompono.
Perché dovrebbe altrimenti esitare la primavera?
Perché tutta la nostra bruciante nostalgia
dovrebbe rimanere avvinta nel gelido pallore amaro?
Involucro fu il bocciolo, tutto l’inverno.
Cosa di nuovo ora consuma e spinge?
Certo che fa male, quando i boccioli si rompono,
male a ciò che cresce
male a ciò che racchiude.

Certo che è difficile quando le gocce cadono.
Tremano d’inquietudine pesanti, stanno sospese
si aggrappano al piccolo ramo si gonfiano, scivolano
il peso le trascina e provano ad aggrapparsi.
Difficile essere incerti, timorosi e divisi,
difficile sentire il profondo che trae, che chiama
e lì restare ancora e tremare soltanto
difficile voler stare
e volere cadere.

Allora, quando più niente aiuta
si rompono esultando i boccioli dell’albero,
allora, quando il timore non più trattiene,
cadono scintillando le gocce dal piccolo ramo,
dimenticano la vecchia paura del nuovo
dimenticano l’apprensione del viaggio -
conoscono in un attimo la più grande serenità
riposano in quella fiducia
che crea il mondo.

Karin Marie Boye

7 aprile 2015

DAMMI LA MANO- Gabriela Mistral



Per oggi vi saluto con una dolce  poesia di Gabriela Mistral ...

DAMMI LA MANO  

Dammi la mano e mi amerai
come un solo fior saremo
come un solo fiore e niente più.
Lo stesso verso canteremo
allo stesso passo danzerai
Come una spiga onduleremo
come una spiga e niente più.
Ti chiami rosa e io speranza
ma il tuo nome dimenticherai
perchè saremo una danza
sulla collina e niente più.

Gabriela Mistral

GABRIELA MISTRAL - Desolazione


GABRIELA MISTRAL

Il 7 Aprile ricorre l anniversario della nascita della poetessa- educatrice Gabriela Mistral, pseudonimo di Lucila de María del Perpetuo Socorro Godoy Alcayaga .
Nata a Vicuña in Cile il 7 aprile 1889, fu la prima donna latino-americana a vincere il Premio Nobel per la letteratura nel 1945.
Il suo pseudonimo lo scelse unendo i nomi di due poeti che molto apprezzava: il provenzale Frédéric Mistral (premio Nobel nel 1904) e Gabriele D’Annunzio.
La sua vita fu segnata da avvenimenti drammatici (intuibili in ogni sua opera) a iniziare dall
abbandono del padre, Juan Gerónimo Godoy Villanueva, all’età di tre anni.
Questo la costrinse a maturare anzitempo, infatti, a quattordici è già in grado di sostenere economicamente lavorando come aiuto-insegnante, se stessa e la madre Petronila Alcayaga.
Il legame con la madre sarà sempre fortissimo e alla morte di quest'ultima, Gabriela le dedica la prima sezione del suo libro Tala.
Nel 1906 incontra Romeo Ureta, un ferroviere che però si toglierà la vita nel 1909.
La poetessa non superò mai totalmente il suicidio del suo amato e continuò a scrivere per tutta la vita di «quel ragazzo dalla rosa rossa fra i capelli ... che si allontana per l’eternità» (Sonetti della morte,1914.)

Nell’Agosto del 1943 un altro devastante dramma sconvolge la sua vita quando anche il nipote
Juan Miguel, da lei cresciuto come un figlio, si toglie la vita a diciassette anni.

Nell’' ambito lavorativo ebbe invece enormi soddisfazioni: oltre il Nobel ebbe, (giusto per citarne alcune) la carica di
console del Cile, una laurea honoris causa da un college californiano e nel 1951 le viene conferito nel proprio paese anche il Premio Nazionale per la Letteratura.
Come eccellente insegnante ebbe tra gli studenti Pablo Neruda, altro cileno vincitore del Nobel.

Si spense a New York nel il 10 gennaio 1957 a causa di una malattia incurabile ma fu sepolta nel suo paesino natio, come da suo desiderio e in suo onore il Cile dichiarò tre giorni di lutto nazionale. 


DESOLAZIONE

La bruma spessa, eterna, affinché dimentichi dove
mi ha gettato il mare nella sua onda di salamoia.
La terra nella quale venni non ha primavera:
ha la sua notte lunga che quale madre mi nasconde.
Il vento fa alla mia casa la sua ronda di singhiozzi
e di urlo, e spezza, come un cristallo, il mio grido.
E nella pianura bianca, di orizzonte infinito,
guardo morire immensi occasi dolorosi.
Chi potrà chiamare colei che sin qui è venuta
se più lontano di lei solo andarono i morti?
Tanto solo loro contemplano un mare tacito e rigido
crescere tra le sue braccia e le braccia amate!
Le navi le cui vele biancheggiano nel porto
vengono da terre in cui non ci sono quelli che sono miei;
i loro uomini dagli occhi chiari non conoscono i miei fiumi
e recano frutti pallidi, senza la luce dei miei orti.
E l’interrogazione che sale alla mia gola
al vederli passare, mi riscende, vinta:
parlano strane lingue e non la commossa
lingua che in terre d’oro la mia povera madre canta.

Gabriela Mistral


5 aprile 2015

UN SOGNO FANTASTICO - dal web


Per Pasqua vi regalo un sogno fantastico...


UN SOGNO FANTASTICO 

Ieri notte ho sognato 
un coniglietto che correva nel prato: 
"Dove vai così di fretta? 
Sembri molto indaffarato!"
Mi ha risposto divertito: 
"Porto uova di cioccolata, 
sono piene di sorprese 
destinate ad ogni paese. 
In ognuno c’è saggezza
e anche molta tenerezza, 
altruismo e bontà, 
infinita generosità…
Viaggerò continuamente 
fino a quando finalmente, 
ogni cuore della gente 
il perdono conoscerà 
e d’amore si riempirà"
" E poi cosa succederà? "
"Tutto il mondo si abbraccerà
festa di gioia sarà 
e ogni uomo la pace vera vivrà!"

(dal web)

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